{"id":525,"date":"2012-11-29T16:07:35","date_gmt":"2012-11-29T16:07:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=525"},"modified":"2013-06-09T19:04:00","modified_gmt":"2013-06-09T19:04:00","slug":"rivoluzione-verde-lontana-credit-suisse-punta-sullenergia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2012\/11\/29\/rivoluzione-verde-lontana-credit-suisse-punta-sullenergia\/","title":{"rendered":"Rivoluzione verde lontana, Credit Suisse punta sull&#8217;energia"},"content":{"rendered":"<p>\u00abI nostri processi produttivi, e in effetti l\u2019intera struttura delle nostre economie, si basa sui vecchi prezzi. Produciamo cemento utilizzando petrolio per scaldare il calcare. Utilizziamo aeroplani costruiti dieci anni fa quando i prezzi del petrolio erano bassi. Produciamo utensili per la cucina in alluminio che a\u00a0loro volta necessitano di un processo di fusione ad alta intensit\u00e0 di energia. Costruiamo citt\u00e0 molto estese senza un adeguato trasporto pubblico, e installiamo impianti di aria condizionata. Anche il cosiddetto <em>mondo virtuale<\/em> richiede impianti di raffreddamento ad alta intensit\u00e0 di energia per i suoi server\u00bb.<\/p>\n<p>No, non sono le dichiarazioni di intenti di un irriducibile ecologista.\u00a0E nemmeno le premesse programmatiche di un candidato grillino. Ma le valutazioni sull&#8217;andamento del mercato energetico del team di esperti guidati da <strong>Giles Keating, <\/strong>responsabile della ricerca per il Private Banking<strong> <\/strong>e l\u2019Asset Management di <strong>Credit Suisse<\/strong>. L&#8217;interrogativo che gli analisti svizzeri si pongono, infatti, riguarda la natura stessa della crisi. \u00c8 nata da motivazioni finanziarie (esplosione della bolla dei mutui subprime, default della Grecia, ecc.) oppure \u00e8 stata scatenata dall&#8217;aumento dei prezzi petroliferi, iniziata nel 2008 a seguito dei massicci investimenti in infrastrutture e in produzione industriale della <strong>Cina<\/strong>?<\/p>\n<p>Volendo essere proprio pignoli, dal punto di vista strettamente economico il dilemma non si pone. Entrambi\u00a0i problemi\u00a0sono stati scatenati da un eccesso di liquidit\u00e0. Cio\u00e8 dal fiume di denaro a basso costo che la <strong>Fed<\/strong> ha stampato (e continua a stampare) per far funzionare l&#8217;economia Usa (proprio a partire dal mercato immobiliare).\u00a0E anche dal denaro a basso costo che la banca centrale cinese ha immesso sul mercato per due motivi: evitare il rafforzamento del <strong>renminbi<\/strong> sul <strong>dollaro<\/strong>\u00a0(perch\u00e9 questo frenerebbe le esportazioni) e consentire allo Stato di continuare a investire per colmare il deficit infrastrutturale esistente rispetto ai Paesi industrializzati.<\/p>\n<p>Ma questi sono dibattiti che <em>Wall &amp; Street<\/em> lascia volentieri agli studiosi e agli analisti. Sono gli effetti, che sentiamo quotidianamente nelle nostre tasche, a preoccuparci. E il messaggio che lancia Keating \u00e8 emblematico: viviamo in una societ\u00e0 che continua a ragionare secondo i vecchi schemi di produzione e consumo. \u00c8 inutile parlare di risparmio energetico, di fonti alternative e di auto elettriche fintantoch\u00e9 tutti questi nuovi sistemi non prenderanno definitivamente piede diventando alla portata di tutti. Questa rivoluzione verde ha bisogno di tempo. Ne consegue che\u00a0i prezzi del petrolio resteranno complessivamente della stessa fascia degli ultimi cinque anni (circa\u00a075-105 dollari\u00a0per il <strong>Wti <\/strong>&#8211; il barile americano -, circa\u00a085\u2013125 dollari per il <strong>Brent <\/strong>&#8211; il barile inglese<strong> &#8211;\u00a0<\/strong>, con trading solitamente\u00a0pi\u00f9 vicino al centro che agli estremi di queste fasce).<\/p>\n<p>Il consiglio, per\u00f2, \u00e8 scommettere sul cambiamento: modificare le strutture attuali richieder\u00e0 ricerche e investimenti per\u00a0ottenere processi produttivi che risparmino energia (gli aerei prodotti oggi\u00a0consumano molto\u00a0meno kerosene di quelli di anni fa)\u00a0e che dunque determinino un abbassamento dei prezzi delle materie prime. \u00abIn quanto investitori, dovremmo iniziare a guardare oltre la crisi finanziaria e quella dell\u2019Eurozona, concentrando invece l\u2019attenzione su come l\u2019attuale era di prezzi petroliferi elevati sta modificando le nostre economie, potenzialmente permettendo alla produzione di sorprendere in positivo, quindi favorendo i mercati azionari senza necessariamente provocare in una fase iniziale gravi danni alle obbligazioni. L\u2019attenzione pu\u00f2 riguardare le opportunit\u00e0 d\u2019investimento in energia, nella consapevolezza che prima o poi, forse dopo un decennio, il pendolo torner\u00e0 ad oscillare verso un\u2019era di costi energetici pi\u00f9 bassi, con opportunit\u00e0 nuove ed interessanti\u00bb, conclude Keating. Che guarda gi\u00e0 lontano.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abI nostri processi produttivi, e in effetti l\u2019intera struttura delle nostre economie, si basa sui vecchi prezzi. Produciamo cemento utilizzando petrolio per scaldare il calcare. Utilizziamo aeroplani costruiti dieci anni fa quando i prezzi del petrolio erano bassi. Produciamo utensili per la cucina in alluminio che a\u00a0loro volta necessitano di un processo di fusione ad alta intensit\u00e0 di energia. Costruiamo citt\u00e0 molto estese senza un adeguato trasporto pubblico, e installiamo impianti di aria condizionata. 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