{"id":5633,"date":"2014-08-10T14:31:40","date_gmt":"2014-08-10T14:31:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5633"},"modified":"2014-08-11T14:19:43","modified_gmt":"2014-08-11T14:19:43","slug":"%c2%abdalema-c-hanno-distrutto-mps%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/08\/10\/%c2%abdalema-c-hanno-distrutto-mps%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abD&#8217;Alema &amp; C. hanno distrutto Mps\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Rocca-Salimbeni-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-5649\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Rocca-Salimbeni-01-956x1024.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"589\" \/><\/a><\/p>\n<p>Era da un po&#8217; di tempo che non vi parlavamo del <strong>Monte dei Paschi<\/strong>. D&#8217;altronde, in questi mesi, la situazione si \u00e8 profondamente modificata (speriamo in meglio). Il successo dell&#8217;<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>aumento di capitale da 5 miliardi di euro<\/strong><\/span> dovrebbe aver definitivamente messo in sesto la banca senese che cos\u00ec ha potuto restituire 3 miliardi su 4,1 di <strong>Monti-bond <\/strong>(<a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/economia\/mps-finisce-rosso-350-milioni-1043567.html\" target=\"_blank\">gli strascichi del recente passato e le rettifiche su crediti hanno continuato a far sentire il loro effetto negativo anche nel primo semestre 2014<\/a>). Ora toccher\u00e0 al presidente <strong>Alessandro Profumo<\/strong> e all&#8217;ad <strong>Fabrizio Viola<\/strong> rimetterla in marcia verso il profitto. L&#8217;aumento monstre ha sancito l&#8217;uscita di scena definitiva della <strong>Fondazione Mps<\/strong> dal ruolo di padre-padrone dell&#8217;istituto, anche se, grazie a un <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>patto parasociale<\/strong><\/span> con la brasiliana <strong>Btg Pactual<\/strong> e e la messicana <strong>Fintech<\/strong> (che vincola il 9% del capitale), esercita un&#8217;influenza decisiva, ancorch\u00e9 non il controllo. Il <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>primo socio individuale<\/strong><\/span>, con il 5%, \u00e8 il fondo Usa <strong>York Capital Management<\/strong>. La presidente della Fondazione, <strong>Antonella Mansi<\/strong>, terminato il proprio compito di risanamento dei bilanci dell&#8217;ente, ha lasciato l&#8217;incarico e, come al solito, la politica senese non riesce a mettersi d&#8217;accordo sul nome del successore (in lizza <strong>Bettina Campedelli<\/strong> e <strong>Marcello Clarich<\/strong>).<\/p>\n<p>Insomma, oggi il Monte \u00e8 una <strong>public company<\/strong> (destinata, prima o poi, a un&#8217;aggregazione). <em>Wall &amp; Street<\/em> vi hanno raccontato la sua fase pi\u00f9 critica, cercando di <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/02\/04\/tuttomontepaschi-il-passato\/\" target=\"_blank\">storicizzare la questione<\/a> e di mettere in rilievo, soprattutto, come <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/09\/09\/il-giogo-di-bruxelles-su-mps\/\" target=\"_blank\">l&#8217;intransigenza dell&#8217;Unione Europea<\/a> e <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2013\/07\/12\/mps-quanto-costa-non-far-passare-lo-%C2%ABstraniero%C2%BB\/\" target=\"_blank\">l&#8217;insipienza della classe dirigente italiana<\/a> abbiano reso ancor pi\u00f9 difficile la messa in sicurezza dell&#8217;istituto. Attualmente, \u00e8 possibile illuminare ancor di pi\u00f9, se possibile, la corsa dissennata del Monte verso il precipizio.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Siena-Front.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5650\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Siena-Front-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Siena-Front-211x300.jpg 211w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Siena-Front-721x1024.jpg 721w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Siena-Front.jpeg 1128w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a>Da qualche tempo \u00e8 uscito in libreria \u00ab<strong>Siena<\/strong>\u00bb (Eclettica edizioni, 176 pagine) un libro-intervista dell&#8217;ex sindaco del capoluogo toscano dal 1990 al 2001, <strong><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/economia\/montepaschi-lascer-siena-ora-citt-serve-futuro-1006838.html\" target=\"_blank\">Pierluigi Piccini<\/a><\/strong>, curato dal giornalista <strong>Matteo Orsucci<\/strong>. <span style=\"text-decoration: underline\">La figura di Piccini \u00e8 emblematica per capire come i contorni della vicenda del Monte non siano esclusivamente finanziari, ma anche politici<\/span>. Certo, la verit\u00e0 di Piccini \u00e8 politica anch&#8217;essa ed \u00e8 anche la testimonianza che arriva da una parte in causa nelle vicende di Mps precedenti l&#8217;acquisizione di Antonveneta che ne segn\u00f2 il triste e veloce declino. Le parole dell&#8217;ex sindaco, per\u00f2, consegnano al lettore alcune verit\u00e0:<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> l&#8217;ingerenza della politica a tutti i livelli (locale per le nomine della Fondazione e nazionale per l&#8217;imprimatur sulle strategie dell&#8217;istituto) \u00e8 esiziale per la conduzione di un&#8217;impresa privata<\/strong><\/span>. In secondo luogo, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il fallimento del piano di sviluppo del Monte non \u00e8 solo il fallimento della sinistra che guida Siena da sempre, ma \u00e8 anche il fallimento di un centrodestra che non ha mai denunciato queste stesse ingerenze<\/strong><\/span> e che si \u00e8 accontentato di sedere come minoranza nei consigli della Fondazione e della banca.<\/p>\n<h3>Un po&#8217; di storia<\/h3>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Mps \u00e8 stata fino all&#8217;altroieri la banca del \u00absistema-Siena\u00bb<\/strong><\/span>, <span style=\"text-decoration: underline\">cio\u00e8 i vertici del Pds-Ds-Pd decidevano le strategie della banca che, a sua volta, finanziava tutte le iniziative economiche e politiche del territorio e non<\/span>. \u00c8 una visione un po&#8217; retorica ma che d\u00e0 bene il quadro della situazione. Il fatto \u00e8 che<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> questo paradigma funziona per gli ultimi 20 anni<\/strong><strong> e non per ci\u00f2 che \u00e8 accaduto anteriormente al 1992<\/strong><\/span>, quando <span style=\"text-decoration: underline\">la legge Amato-Draghi ha consentito la privatizzazione degli istituti di credito di diritto pubblico (come le Casse di risparmio e il Monte) scorporando le Fondazioni dalla spa bancaria<\/span>. Prima di quella data le banche erano sotto il ferreo controllo del governo, cio\u00e8 della <strong>Democrazia Cristiana<\/strong> che scavalcava anche la <strong>Banca d&#8217;Italia<\/strong> nella decisione dei vertici dei singoli istituti dalle tre banche di interesse nazionale (<strong>Credit<\/strong>, <strong>Comit<\/strong> e <strong>Banco di Roma<\/strong> guidate dall<strong>&#8216;Iri<\/strong> capeggiata per molti anni da <strong>Romano Prodi<\/strong>) fino alla pi\u00f9 piccola Popolare di provincia. Agli alleati di governo della Dc restavano le briciole (qualcosa in pi\u00f9 per il <strong>Psi<\/strong> di <strong>Bettino Craxi<\/strong> che era l&#8217;altro polo forte dell&#8217;alleanza) e, come in molte altre realt\u00e0, anche <span style=\"text-decoration: underline\">la <strong>massoneria<\/strong> aveva voce in capitolo<\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Pierluigi-Piccini.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5651\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Pierluigi-Piccini-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\">Pierluigi Piccini diventa sindaco di Siena quando la situazione sta cambiando<\/span>. Le Fondazioni sono enti senza scopo di lucro cui viene affidata la totalit\u00e0 del controllo delle banche che poi devono essere privatizzate. Essendosi la politica trasferita dalle banche alle Fondazioni ed essendo quest&#8217;ultime a vocazione territoriale, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>nel caso di Siena per la prima volta gli eredi del Pci riescono a governare un istituto di credito<\/strong><\/span>. Il partito, che ha esperienza di finanza grazie alle <strong>Coop rosse<\/strong>, si comporta abbastanza responsabilmente e tutto sembra procedere come al solito: i bilanci sono soddisfacenti grazie all&#8217;opera di un ottimo manager come il dg <strong>Divo Gronchi<\/strong> e i vertici continuano a essere nominati dalla politica con il Pds che si \u00e8 sostituito alla Dc.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/DAlema-03.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5652\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/DAlema-03-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tutto cambia tra il 1998 e il 1999.<\/strong><\/span> Il Pds, questa volta, controlla anche Palazzo Chigi. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Presidente del Consiglio \u00e8 Massimo D&#8217;Alema che inaugura la stagione dei \u00abcapitani coraggiosi\u00bb sponsorizzando la scalata di Roberto Colaninno a Telecom e appoggiando la linea del governatore di Bankitalia, Antonio Fazio, favorevole a un&#8217;integrazione tra i grandi gruppi bancari italiani affinch\u00e9 essi non diventino preda di investitori esteri<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\">\u00c8 nel 1999 che si tentano, senza successo, le integrazioni fra UniCredit e Comit e fra Sanpaolo Imi e Banca di Roma<\/span>. Entrambe le operazioni falliscono,\u00a0\u00a0ma danno vita a nuove fusioni come quella fra Banca Intesa e Comit e tra il Sanpaolo e Banco di Napoli, mentre la Banca di Roma di Cesare Geronzi \u00e8 vivace nello shopping di istituti in difficolt\u00e0. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>I<\/strong><\/span><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"text-decoration: underline\">l<\/span> Monte dei Paschi \u00e8 tagliato fuori da questi circuiti e rischia di diventare irrilevante negli equilibri della finanza italiana. Massimo D&#8217;Alema lo sa bene e, come racconta Piccini, si spende affinch\u00e9 si aggreghi con l&#8217;altra grande \u00abzitella\u00bb del sistema bancario italiano: la Banca Nazionale del Lavoro (Bnl)<\/strong><\/span>. Piccini non \u00e8 d&#8217;accordo e pagher\u00e0 un prezzo elevato per il suo \u00abno\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le operazioni \u00abBanca del Salento\u00bb e \u00abMps Vita\u00bb<\/h3>\n<p>Siena, intanto, coltiva una strategia di crescita per linee esterne. Nel 1999 c&#8217;\u00e8 una piccola preda che fa gola e che potrebbe permettere all&#8217;istituto il salto di qualit\u00e0 \u00a0verso la nuova frontiera di Internet: \u00e8 la <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Banca del Salento (Banca 121)<\/strong><\/span>, piccolo istituto privato con sede a Lecce che, per\u00f2, \u00e8 fortissimo proprio sul nascente canale di distribuzione ed ha un&#8217;articolata rete di promotori finanziari in Puglia. Conquistarla non \u00e8 facile perch\u00e9 tutte le grandi banche sono interessate. Racconta Piccini nel libro:<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nel frattempo per\u00f2\u00a0a Siena, il direttore generale di Montepaschi Divo Gronchi,\u00a0stava guardando con interesse da un po\u2019 di tempo alla realt\u00e0\u00a0di Banca 121. Un annetto prima aveva fatto invitare lo stesso\u00a0De Bustis al Palio proprio come momento di raccordo. Ci\u00a0fu un incontro tra l\u2019allora presidente Fabrizi, il dg Gronchi\u00a0e De Bustis a Rocca Salimbeni. De Bustis, che rappresentava\u00a0gli interessi dei suoi soci, disse chiaro e tondo: \u2018C\u2019\u00e8 in ballo\u00a0un\u2019esclusiva con Sanpaolo, ma se voi fate giungere un\u2019offerta\u00a0irrituale di 2500 miliardi i miei soci abbandoneranno l\u2019ipotesi\u00a0Fiat e venderanno a voi\u2019. (&#8230;) Nel frattempo si era mossa anche la politica nazionale,\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Luigi_Berlinguer\" target=\"_blank\">Luigi Berlinguer<\/a> telefonava ogni giorno affinch\u00e9 l\u2019operazione\u00a0la facesse Siena. A De Bustis poi, a livello pugliese, arrivarono\u00a0anche i moniti del vescovo di Lecce che invitava a non fuggire<\/em><br \/>\n<em> a Torino dove il Capitale avrebbe rovinato la banca del territorio<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;acquisizione verr\u00e0 formalizzata tra il dicembre del 1999 e il gennaio del 2000: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>i<\/strong><\/span><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"text-decoration: underline\">l<\/span> Monte dei Paschi comper\u00f2 la Banca del Salento (poi Banca 121) per 2.500 miliardi di vecchie lire, grosso modo 1,3 miliardi di euro del nuovo conio<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\">I multipli sono fantascientifici, ma si \u00e8 in una fase di espansione dell&#8217;economia e comperare \u00e8 costoso senza contare, come detto, che Banca 121 \u00e8 gi\u00e0 attiva sul canale Internet (\u00e8 nata pi\u00f9 o meno contemporaneamente a Fineco) e ha una rete strutturata di promotori<\/span>. Oltre alla pressioni di <strong>Luigi Berlinguer<\/strong> (plenipotenziario del Pds per il territorio senese) e all&#8217;ovvio scontento della <strong>famiglia Agnelli<\/strong> (che a quell&#8217;epoca era l&#8217;azionista di \u00abpeso\u00bb del Sanpaolo), ci\u00f2 che \u00e8 risultato decisivo \u00e8 anche il coinvolgimento di <strong>Vincenzo De Bustis<\/strong>, manager dell&#8217;istituto salentino che di l\u00ec a poco si trasferir\u00e0 armi e bagagli a Siena.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Nel 2000\u00a0poi il suo nome torn\u00f2 in pista: invitai De Bustis a un pranzo\u00a0nel quale parlammo della strategia della banca, il ruolo che\u00a0essa doveva avere, l\u2019ipotesi che gi\u00e0 circolava di scalare Bnl. A\u00a0maggio disse no all\u2019offerta di Banca Intesa e venne a Siena.\u00a0Restava il nodo di Divo Gronchi. Per non creare imbarazzi garantii\u00a0personalmente i due: De Bustis avrebbe preso il posto di\u00a0Gronchi e mi sarei impegnato a far modificare lo statuto della\u00a0banca per la creazione della figura dell\u2019amministratore delegato,\u00a0carica che all\u2019epoca non era prevista da conferire poi a Divo<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/De-Bustis.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-5664\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/De-Bustis.jpg\" alt=\"\" width=\"124\" height=\"146\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il dualismo non dur\u00f2 molto<\/strong><\/span>. De Bustis, nominato direttore generale nel giugno 2000, convisse con Gronchi per circa sei mesi. A fine anno, quest&#8217;ultimo lasci\u00f2 il Monte per andare alla <strong>Banca Popolare di Vicenza<\/strong>. Anche se l&#8217;ingresso di De Bustis (oggi alla guida della <strong>Banca Popolare di Bari<\/strong> dopo essere stato il numero uno di <strong>Deutsche Bank<\/strong> in Italia) fu in qualche modo \u00absponsorizzato\u00bb, come lascia intendere Piccini, la sua gestione fu buona. Prova ne fu <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;affare realizzato con i francesi di Axa (da 12 anni azionisti stabili di Mps) per la cessione di Montepaschi Vita<\/strong><\/span>, il cui \u00a050% fu rilevato dalla <strong>Fondiaria<\/strong> dei <strong>Ligresti<\/strong> per soli 200 milioni di euro poco pi\u00f9 di un anno prima.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Il numero magico fu 1,2 miliardi di\u00a0euro, ovvero la cifra a cui Axa compr\u00f2 il tutto entrando di\u00a0fatto nel cda di Montepaschi e facendo guadagnare non poco\u00a0alla banca. Inutile dire che Ligresti da una parte, e i vertici di\u00a0Unipol dall\u2019altra erano furenti. La verit\u00e0 \u00e8 che Unipol e Hopa\u00a0erano un vero e proprio comitato d\u2019affari all\u2019interno del quale\u00a0stavano cercando di inglobare anche Mps. Del resto ricordo\u00a0un episodio: De Bustis mi ha raccontato che, davanti alla ipotesi\u00a0di un aumento di capitale per Hopa, chiese in consiglio\u00a0d\u2019amministrazione la redditivit\u00e0 di quella struttura. Fabrizi,\u00a0uno che in cda non parlava mai, prese la parola e si spese in\u00a0una filippica per sostenere la faccenda<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Consorte-Fassino.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5665\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Consorte-Fassino-300x196.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"196\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Consorte-Fassino-300x196.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Consorte-Fassino.jpg 457w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In queste poche righe Piccini racconta i principali motivi (e, in controluce, si vedono anche quelli secondari) della <em>rupture<\/em> tra De Bustis e le istituzioni che controllavano il Monte dei Paschi. In primo luogo, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>cedendo il ramo Vita ai francesi, aveva fatto uno sgarbo alle Coop rosse che controllano la Unipol<\/strong><\/span>, allora guidata da <strong>Giovanni Consorte<\/strong>, irritando non poco il partito. In secondo luogo, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>De Bustis aveva questionato sul sostegno finanziario a Hopa, la holding bresciana di Chicco Gnutti<\/strong><\/span> (oggi fusa all&#8217;interno di <strong>Mittel<\/strong>, societ\u00e0 di partecipazioni vicina al presidente del cds di Intesa, <strong>Giovanni Bazoli<\/strong>) che aveva accompagnato Colaninno nella scalata a Telecom e in difficolt\u00e0 dopo l&#8217;uscita dall&#8217;operatore telefonico che cost\u00f2 una pesante minusvalenza nonostante i buoni uffici di Consorte che \u00abaiut\u00f2\u00bb Tronchetti, Colaninno e Gnutti a trattare. Gnutti fu anche vicepresidente di Mps al 2003 al 2005. A proposito, qui si parla dello stesso Giovanni Consorte che nel 2005 ricevette <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/fassino-consorte-aspetta-denunciare.html\" target=\"_blank\">la famosa telefonata del segretario dei Ds e oggi sindaco di Torino, <strong>Piero Fassino<\/strong>, che gli chiese \u00abAbbiamo una banca?\u00bb<\/a> dopo il lancio dell&#8217;offerta di Unipol su Bnl. Al partito la Banca Nazionale del Lavoro era sempre interessata&#8230;<\/p>\n<p>Alla prima buona occasione si rinfacci\u00f2 a De Bustis un grave peccato: i prodotti \u00ab<strong>My Way<\/strong>\u00bb e \u00ab<strong>4You<\/strong>\u00bb, il primo originato da Banca 121 e il secondo da Mps, che venivano collocati come piani di accumulo previdenziali in fondi, ma che in realt\u00e0 erano contratti di mutuo per l&#8217;acquisto di titoli e quote. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La chiusura delle posizioni con i clienti che si trovavano inconsapevolmente una segnalazione alla Centrale Rischi di Bankitalia quando cercavano di stipulare un mutuo ipotecario sarebbero costate circa 500 milioni di euro<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\">La banca ha sempre smentito la ricostruzione, ma nel libro Piccini afferma che con la spesa per le transazioni \u00absi sarebbe potuta comprare un&#8217;altra banca\u00bb<\/span>. In ogni caso, a Siena non sapevano che farsene di un istituto orientato ai canali innovativi e, a fine 2002, Banca 121 fu incorporata nel Monte e trasformata in una banca per la clientela <em>affluent<\/em>. Ma la vera colpa di De Bustis fu un&#8217;altra.<\/p>\n<h3>Il niet di D&#8217;Alema e l&#8217;ascesa di Giuseppe Mussari<\/h3>\n<p>\u00ab<em>Nell\u2019estate del 2000 ero in ferie sul tranquillo litorale tirrenico, ricevo una telefonata dalla segretaria di D\u2019Alema: era in Toscana, alla Festa dell\u2019Unit\u00e0 a Pisa o Livorno, se non ricordo male, e mi disse che aveva assoluto bisogno di parlarmi. (&#8230;) Parlammo per un po\u2019 nella sala ristorante appositamente tenuta\u00a0deserta per noi, con me in costume, e lui in completo blu\u00a0e camicia. Mi parl\u00f2, ovviamente, della Bnl e un sacco di altre\u00a0cose che gi\u00e0 in precedenza non aveva mancato di riferirmi, in un incontro, ai tempi in cui era stato segretario del partito. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Gli dissi che non mi convinceva e che esistevano anche altre\u00a0possibilit\u00e0 per la Banca, pur sempre in chiave aggregativa<\/strong><\/span>.\u00a0Ma promisi comunque che avrei riflettuto sulla opportunit\u00e0\u00a0e sulla fattibilit\u00e0 dell\u2019operazione. Ci salutammo su questo. Ma le pressioni arrivavano anche da Vincenzo Visco, allora ministro del Tesoro. Arrivavano anche da Giuliano Amato per interposta persona. Ricordo che lo stesso direttore generale del Monte, Divo Gronchi, mi disse pi\u00f9 volte che Amato avrebbe desiderato che l\u2019operazione Bnl venisse fatta. Le pressioni arrivavano anche da Antonio Fazio, col quale ci furono scontri molto duri<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Mussari-Giuseppe.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-5666\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Mussari-Giuseppe.jpg\" alt=\"\" width=\"144\" height=\"111\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L&#8217;opposizione all&#8217;aggregazione con la Bnl cost\u00f2 cara a Pierluigi Piccini<\/strong><\/span> che l&#8217;anno successivo, al termine del suo terzo mandato da sindaco, era convinto di esser nominato presidente della Fondazione Mps. Mal gliene incolse perch\u00e9 proprio <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>nel 2001 il governo presieduto da Giuliano Amato e con ministro del Tesoro Vincenzo Visco (il direttore generale era Mario Draghi) eman\u00f2 una norma che proibiva la nomina negli enti bancari a coloro che avessero ricoperto incarichi istituzionali nei 12 mesi precedenti<\/strong><\/span>. Ovviamente, Piccini fu \u00abrisarcito\u00bb dai Ds con la nomina a vicedirettore generale di Mps Banque, la filiale francese del Monte con uno stipendio da top manager, ma fu allontanato da Siena per qualche anno. Il progetto alternativo di natura aggregante cui Piccini fa riferimento \u00e8 una strategia, elaborata assieme a <strong>Goldman Sachs<\/strong>, secondo cui <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Mps avrebbe potuto essere un polo di attrazione per istituti medio-piccoli a forte vocazione locale che avrebbe consentito a Siena di ampliare la propria rete commerciale su tutto il territorio nazionale<\/strong><\/span>, un modello molto simile a quello di alcune grandi casse di risparmio tedesche.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Anni dopo gli stessi esponenti politici gli confessarono che il provvedimento fu varato in ragione del suo diniego all&#8217;integrazione con Bnl<\/strong><\/span>. A Palazzo Sansedoni nel 2001 si insedi\u00f2, cos\u00ec, <strong><a href=\"http:\/\/cinquantamila.corriere.it\/storyTellerThread.php?threadId=MUSSARI+Giuseppe\" target=\"_blank\">Giuseppe Mussari<\/a><\/strong> che l&#8217;ex sindaco descrive cos\u00ec.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Mussari faceva parte del partito e stava dentro a quel \u2018cerchio\u00a0magico\u2019, usando un\u2019espressione in voga oggi, che comprendeva\u00a0<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Fabio_Ceccherini\" target=\"_blank\">Ceccherini <\/a>e <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Franco_Ceccuzzi\" target=\"_blank\">Ceccuzzi<\/a> tra gli altri, e che era legato\u00a0fortissimamente a Firenze e a Roma. Erano loro i garanti, gli\u00a0irriducibili. Mussari era giovane, ambizioso, accentratore: chi\u00a0meglio di un \u2018fedele alla linea\u2019 come lui poteva essere visto\u00a0quale presidente che assecondasse i diktat romani?<\/em>\u00bb<\/p>\n<h3>Le nozze fallite con Bnl<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Abete.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5667\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Abete-150x147.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"147\" \/><\/a>Il clou del racconto finisce nel 2002, ma \u00e8 negli anni successivi che la vicenda assumer\u00e0 i contorni drammatici che noi tutti conosciamo. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>I tentativi di integrazione fra Mps e Bnl, infatti, naufragano abbastanza clamorosamente verso la fine del 2002<\/strong><\/span>. Secondo il racconto di Piccini,<span style=\"text-decoration: underline\"> le resistenze dei vertici dell&#8217;istituto romano<\/span> (il presidente <strong>Luigi Abete<\/strong> e l&#8217;ad <strong>Davide Croff<\/strong>), <span style=\"text-decoration: underline\">soprattutto sul tema della governance, sarebbero state decisive<\/span>. Anche <span style=\"text-decoration: underline\">se pure a Siena c&#8217;era chi non faceva i salti di gioia dinanzi alla prospettiva di una fusione che avrebbe, s\u00ec, reso la Fondazione azionista di maggioranza, ma non pi\u00f9 con quel 51% che Palazzo Sansedoni difender\u00e0 con le unghie e con i denti, in barba alla legge Amato-Draghi, fino a quando il fondo del baratro non sar\u00e0 stato toccato<\/span>.<\/p>\n<p>Con Piccini estromesso a priori (nel 2004 sar\u00e0 anche espulso dal partito per aver partecipato alle elezioni con una lista civica concorrente dei Ds) e De Bustis \u00abcacciato\u00bb (nonostante avesse condotto le trattative con Bnl, negli ultimi periodi del suo incarico si era dimostrato piuttosto freddo nei confronti dell&#8217;operazione), <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Giuseppe Mussari &#8211; in tandem con il presidente della banca Pierluigi Fabrizi (del quale prender\u00e0 il posto nel 2006) &#8211; aveva ormai campo libero per realizzare il sogno senese di <em>grandeur<\/em><\/strong><\/span>. Non a caso, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>tra la fine del 2003 e gli inizi del 2004, le parti cominciarono a riavvicinarsi<\/strong><\/span>. \u00c8 bene ricordarlo: Mps e Bnl erano sole in un&#8217;epoca in cui tutte le concorrenti crescevano per linee esterne. Le sovrapposizioni di filiali, all&#8217;epoca, erano relativamente poche e, dunque, i presupposti per una buona operazione c&#8217;erano tutti (ancorch\u00e9 il progetto fosse sostenuto soprattutto da disegni politici). <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Anche Piccini, a distanza di un paio d&#8217;anni, aveva cambiato idea e nel libro lo afferma esplicitamente<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>\u00ab<em>Fondere il Montepaschi di allora con la Bnl significava creare un colosso fatto di credito, finanza, assicurazioni e depositarlo di fatto nelle mani del segretario del maggior partito della sinistra. I fronti erano due a livello nazionale ed anche a Siena: D\u2019Alema che spingeva per la scalata, Veltroni, e quindi Prodi, che la contrastavano, almeno nella seconda fase<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Prodi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5670\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/08\/Prodi-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Romano Prodi, candidato in pectore del centrosinistra a Palazzo Chigi, nel 2005 avrebbe contribuito materialmente a ostacolare la fusione perch\u00e9 sgradita (and\u00f2 diversamente l&#8217;anno successivo quando benedisse le nozze Intesa-Sanpaolo e UniCredit-Capitalia)<\/strong><\/span>. Ma Piccini avanza anche un&#8217;altra ipotesi. Giuseppe Mussari, vero dominus del Monte, avrebbe potuto agire in autonomia dalla politica (o quantomeno assecondare i desiderata dalemiani) e portare avanti le trattative. Non lo fece. <em><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00abNon \u00e8 che Mussari\u00a0avesse gi\u00e0 raggiunto un accordo di massima per l\u2019operazione\u00a0Antonveneta?\u00bb<\/strong><\/span><\/em>, si chiede l&#8217;ex sindaco insinuando il sospetto (tutto da verificare) che gli spagnoli del <strong>Santander<\/strong>, che nel 2007 acquistarono <strong>Antonveneta<\/strong> dopo lo spacchettamento di <strong>Abn Amro<\/strong>, avessero intenzione di mettere i bastoni tra le ruote ai concorrenti iberici del <strong>Bbva<\/strong>, allora azionisti di Bnl. E se questi fossero i motivi (anche se \u00e8 difficile pensare che Santander nel 2005 sapesse cosa avrebbe fatto di l\u00ec a due anni), <span style=\"text-decoration: underline;color: #ff0000\"><strong>\u00e8 lecito chiedersi, come fa Piccini, perch\u00e9 Mussari avesse rifiutato, sempre nel 2002 una proposta di acquistare Antonveneta, avanzatagli da Chicco Gnutti, che con Hopa ne era socio, a condizioni molto pi\u00f9 vantaggiose degli oltre 10 miliardi spuntati dagli spagnoli nel 2007<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Se la politica si fosse tenuta fuori dalla vicenda, probabilmente questi interrogativi sarebbero superflui<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Era da un po&#8217; di tempo che non vi parlavamo del Monte dei Paschi. D&#8217;altronde, in questi mesi, la situazione si \u00e8 profondamente modificata (speriamo in meglio). Il successo dell&#8217;aumento di capitale da 5 miliardi di euro dovrebbe aver definitivamente messo in sesto la banca senese che cos\u00ec ha potuto restituire 3 miliardi su 4,1 di Monti-bond (gli strascichi del recente passato e le rettifiche su crediti hanno continuato a far sentire il loro effetto negativo anche nel primo semestre 2014). Ora toccher\u00e0 al presidente Alessandro Profumo e all&#8217;ad Fabrizio Viola rimetterla in marcia verso il profitto. L&#8217;aumento monstre ha [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/08\/10\/%c2%abdalema-c-hanno-distrutto-mps%c2%bb\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[15706],"tags":[52930,22674,36387,18706,52889,52887,15857,52923,31475,17072,52897,52898,52932,15779,52926,17070,17055,52916,17069,52931,12480,52925,16911,52924,52927,49752,22680,26273,52892,17056,27448,12953,27451,6748,52917,15646,52918,52921,52884,52922,9154,5711,52895,3150,52919,15774,52929,11976,52883,27447,6920,14553,18740,5717,52893,22678,15839,167,22840,5719,52888,50135,52928],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5633"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5633"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5633\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5676,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5633\/revisions\/5676"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5633"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5633"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5633"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}