{"id":5824,"date":"2014-10-09T08:27:24","date_gmt":"2014-10-09T08:27:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5824"},"modified":"2014-10-09T14:31:49","modified_gmt":"2014-10-09T14:31:49","slug":"%c2%abper-fare-limprenditore-non-basta-tagliare-i-costi%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/10\/09\/%c2%abper-fare-limprenditore-non-basta-tagliare-i-costi%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abPer fare l&#8217;imprenditore non basta tagliare i costi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/impresa-da-archivio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5841\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/impresa-da-archivio.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"614\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le piccole e medie imprese italiane, che rappresentano da sempre la spina industriale del nostro Paese , \u00a0hanno davanti a loro la grande sfida del consolidamento: sovente la sola via per riuscire competere nel mercato dopo la crisi, esportando il brand del made in Italy nei mercati emergenti e andando a cercare ricavi nelle economie dove la ripresa \u00e8 gi\u00e0 in atto, ma anche un passaggio difficilissimo per aziende ad alto tasso famigliare come quelle italiche. Chiediamo a Fabiano Schivardi, titolare della cattedra in\u00a0\u00a0Entrepreneurship alla Bocconi di Milano, \u00a0come si pu\u00f2 superare questo ostacolo e valorizzare il \u00abgenio italico\u00bb.<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Schivardi-per-blog.jpg\"><br \/>\n<\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Schivardi-per-blog1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5844\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Schivardi-per-blog1-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Schivardi-per-blog1-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Schivardi-per-blog1.jpg 638w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Professor Schivardi, \u00a0che cosa deve sapere un giovane per creare una impresa in grado di resistere sul mercato?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>\u00abNon esiste una ricetta per la sopravvivenza. Anzi, l\u2019evidenza ci dice che circa la met\u00e0 delle nuove imprese lascia il mercato entro cinque anni dalla nascita. Quindi la prima cosa da sapere \u00e8 che il fallimento \u00e8 parte del processo imprenditoriale e va messo in conto. Ci\u00f2 detto, tutto dipende dal tipo di attivit\u00e0 che si vuol creare. Un conto \u00e8 aprire un ristorante, un\u00a0 altro un\u2019impresa innovativa che vuole competere sui mercati internazionali\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Lo spirito imprenditoriale si pu\u00f2 imparare?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abForse lo spirito no, ma sicuramente la pratica ha una componente apprendibile molto importante. Fare l\u2019imprenditore richiede un mix composito di capacit\u00e0: visione, creativit\u00e0, sopportazione del rischio, leadership, capacit\u00e0 organizzative. Alcune caratteristiche possono avere una forte componente innata, ma altre, penso in particolare alle capacit\u00e0 organizzative e alla leadership, si possono in gran parte imparare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia \u00e8 allineata al resto d\u2019Europa in termini di percentuale di imprese a controllo familiare (85,6%, con la Francia all\u201980% e la Germania all\u201989,8%) e rimane allineata quanto meno alla Germania in termini di percentuale di imprese familiari con amministratore delegato familiare (83,9% l\u2019Italia, 84,5% la Germania), ma si caratterizza per una quota senza uguali di imprese in cui l\u2019intero gruppo dirigente \u00e8 di estrazione familiare (66,3%, con la Spagna al 35,5% e la Germania al 28%). Questa \u00abfamigliarit\u00e0\u00bb \u00e8 un disvalore se l\u2019azienda deve affrontare il mercato globale?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa \u201cfamigliarit\u00e0\u201d rappresenta in generale un valore. Gli imprenditori familiari hanno un attaccamento alla loro impresa e ai dipendenti che altre forme proprietarie non hanno. Allo stesso tempo, la \u201cfamigliarit\u00e0\u201d diventa un disvalore quando l\u2019imprenditore organizza l\u2019impresa unicamente attorno alla famiglia. Oggi servono competenze e attitudini che non necessariamente si trovano nel ristretto ambito familiare. Limitarsi a questo ambito nella ricerca delle figure chiave nell\u2019impresa significa precludersi percorsi di sviluppo che oggi, pi\u00f9 che nel passato recente, sono una scelta quasi obbligatoria\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Se l\u2019attitudine imprenditoriale ha una dose di ereditariet\u00e0 in quanto chi \u00e8 circondato da imprenditori, come il figlio di un imprenditore, in teoria dovrebbe esserne avvantaggiato, perch\u00e9 allora non si \u00e8 verificata una crescita delle imprese al di l\u00e0 degli effetti negativi e ciclici della crisi?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 \u00e8 cambiato il mondo attorno a noi. Fino a vent\u2019anni fa i nostri giovani potevano apprendere i \u201csegreti\u201d dell\u2019imprenditorialit\u00e0 da altri imprenditori, tipicamente lavorando per qualche anno in una o pi\u00f9 piccole imprese. In questo modo si apprende come organizzare in modo efficiente la produzione. Ma oggi ci\u00f2 non basta pi\u00f9. Contenere i costi non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente, data la competizione dei paesi a basso costo del lavoro. Servono competenze dal lato dell\u2019innovazione, del marketing, della distribuzione eccetera. Lo scenario competitivo \u00e8 diventato pi\u00f9 complesso e quindi sono cambiate le competenze richieste per essere imprenditori. Imparare \u201cin fabbrica\u201d \u00e8 ancora un punto di partenza fondamentale, ma non pi\u00f9 sufficiente da solo. L\u2019istruzione universitaria, particolarmente in materie tecniche ed economico\/aziendali, \u00e8 diventata pi\u00f9 importante\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 sono cos\u00ec difficili i passaggi generazionali nelle piccole e medie imprese?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abPerch\u00e9 la struttura familiare riflette, in ambito aziendale, tutte le problematiche che si hanno nella famiglia. Spesso poi i figli e le figlie del fondatore hanno capacit\u00e0 o interessi diversi, e quindi non sono le figure pi\u00f9 adatte per proseguire nella gestione dell\u2019impresa. Di nuovo, costringersi al ristretto cerchio famigliare pu\u00f2 diventare un abbraccio che soffoca l\u2019impresa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Italia \u00e8 storicamente specializzata in tipi di produzione che risentono della concorrenza di Paesi in grado di poter sfruttare un minor costo del lavoro. La Cattedra di entrepreneurship come pu\u00f2 aiutare a sviluppare competenze aggiuntive in grado di colmare il gap competitivo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abIntendo muovermi lungo due direzioni. La prima riguarda l\u2019insegnamento, offrendo corsi ad aspiranti imprenditori che li aiutino a sviluppare le competenze necessarie per affrontare le sfide imprenditoriali. La secondo riguarda lo studio delle imprese italiane, per approfondire la nostra conoscenza delle cause del ristagno della produttivit\u00e0 registrato negli ultimi vent\u2019anni ed essere in grado di formulare proposte di politica economica che aiutino il rilancio del nostro sistema produttivo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0O forse la mancata crescita delle aziende famigliari \u00e8 da collegarsi alla naturale diffidenza verso strumenti di finanziamento alternativi come private equity e venture capital (per non parlare della quotazione in Borsa)?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSicuramente questa \u00e8 una delle cause, legata alla riluttanza ad aprire il capitale dell\u2019impresa a soggetti esterni. Ma i nostri imprenditori devono capire che questi operatori finanziari offrono non sono capitali di rischio, oggi importanti per affrontare i percorsi di crescita, ma anche l\u2019accesso a un network di competenze molto utili per lo sviluppo dell\u2019impresa\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le piccole e medie imprese italiane, che rappresentano da sempre la spina industriale del nostro Paese , \u00a0hanno davanti a loro la grande sfida del consolidamento: sovente la sola via per riuscire competere nel mercato dopo la crisi, esportando il brand del made in Italy nei mercati emergenti e andando a cercare ricavi nelle economie dove la ripresa \u00e8 gi\u00e0 in atto, ma anche un passaggio difficilissimo per aziende ad alto tasso famigliare come quelle italiche. 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