{"id":5833,"date":"2014-10-06T11:22:01","date_gmt":"2014-10-06T11:22:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5833"},"modified":"2014-10-08T12:00:37","modified_gmt":"2014-10-08T12:00:37","slug":"%c2%abil-jobs-act-non-cambia-nulla-se-resta-cosi%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/10\/06\/%c2%abil-jobs-act-non-cambia-nulla-se-resta-cosi%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abIl Jobs Act, se non cambia, \u00e8 inutile\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/lavoro-ansa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-large wp-image-2345\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/lavoro-ansa-1024x681.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/lavoro-ansa-1024x681.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/lavoro-ansa-300x199.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La settimana che inizia oggi sar\u00e0 decisiva per le sorti del <strong>Jobs Act<\/strong>, da circa un mese impantanato al Senato. La proposta-choc di <strong>abolire l&#8217;articolo 18, ossia l&#8217;obbligo di reintegra per i licenziamenti senza giusta causa<\/strong>, \u00e8 rimasta, per ora, solo uno slogan. Fatti salvi dall&#8217;inizio i <strong>licenziamenti discriminatori<\/strong>, i senatori sono riusciti a far ricomprendere anche quelli <strong>disciplinari<\/strong>, praticamente <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>senza cambiar nulla rispetto alla riforma Fornero<\/strong><\/span>. Ne abbiamo parlato con <strong>Marco Marazza<\/strong>, docente di Diritto del lavoro e delle Relazioni industriali presso l&#8217;<strong>Universit\u00e0 Luiss-Guido Carli<\/strong> di Roma. Lo scenario da lui descritto \u00e8 poco confortante:<em><span style=\"text-decoration: underline\"><strong> senza modifiche, il Jobs Act non produrr\u00e0 nessun cambiamento epocale<\/strong><\/span>. <\/em><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><em>Il sussidio di disoccupazione universale per accompagnare i lavoratori licenziati al reinserimento sembra un miraggio e, senza tagliare le unghie alle prerogative delle Regioni, anche la formazione centralizzata potrebbe rivelarsi inefficace. In tutto questo resta dimenticato il ruolo fondamentale dell&#8217;apprendistato<\/em>.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Marco-Marazza.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5834\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Marco-Marazza-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Marco-Marazza-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Marco-Marazza-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Marco-Marazza.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><strong>L\u2019introduzione della possibilit\u00e0 di licenziamento senza giusta causa con indennizzo economico contenuta nel ddl delega sul Lavoro pu\u00f2 aumentare le possibilit\u00e0 di occupazione in un Paese come l\u2019Italia che si avvia verso un tasso di disoccupazione del 12,5 per cento, secondo le stime contenute nella Nota di aggiornamento del DEF?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abBisogna fare una premessa. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Nel Jobs Act ancora manca una proposta completa e dettagliata e all\u2019interno della maggioranza di governo la trattativa \u00e8 ancora molto aperta<\/strong><\/span>. Ad oggi sembra che l\u2019indennizzo economico\u00a0 sostituir\u00e0 la reintegrazione per i nuovi assunti, ma non si sa se per tutta la durata del contratto o solo per gli anni iniziali. Non \u00e8 secondario, poi, sapere di che cifre si parla. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La mia impressione \u00e8 che una riforma cos\u00ec strutturata aumenta il dualismo del nostro mercato del lavoro ed \u00e8 destinata a produrre qualche effetto solo nel medio lungo periodo.<\/strong><\/span> \u00c8 possibile che ci sia un incremento di occupazione. Ma <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se la sanzione economica dovesse operare solo per i primi anni di contratto, temo che la situazione non cambierebbe molto rispetto ad oggi, visto che le imprese per tre anni possono ingaggiare un lavoratore con contratti a tempo determinato molto flessibili<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>La flessibilit\u00e0 \u00e8 una condizione sufficiente per aumentare gli investimenti diretti esteri?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<strong><span style=\"text-decoration: underline;color: #ff0000\">La flessibilit\u00e0 \u00e8 una condizione importante ma non sufficiente. Pi\u00f9 di ogni altra cosa gli investitori esteri chiedono di poter contare sulla certezza delle regole applicabili al rapporto di lavoro, che poi vuol dire anche certezza del costo del lavoro.<\/span><\/strong> Oggi, purtroppo, questa certezza manca. Gli esempi da fare sarebbero innumerevoli. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>In materia di licenziamenti, la magistratura ha una discrezionalit\u00e0 eccessiva nel disporre la reintegrazione o l\u2019indennizzo. In materia di cassa integrazione, l\u2019accesso agli ammortizzatori sociali \u00e8 sottoposto ad una elevata discrezionalit\u00e0 dell\u2019amministrazione.<\/strong><\/span> Nelle relazioni industriali, poi, ancora non si capisce cosa succede quando un contratto collettivo \u00e8 sottoscritto solo da alcuni sindacati e contrastato da altri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Gli oppositori della riforma sostengono che l\u2019abolizione dell\u2019articolo 18 per le imprese con pi\u00f9 di 15 dipendenti non sia dirimente e che contribuisca solo a diminuire le tutele. \u00c8 veramente cos\u00ec?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abLa rivisitazione dell\u2019articolo 18 certamente diminuisce le tutele. Il problema \u00e8 che nel definire il livello di protezione dei lavoratori non possiamo fare a meno di confrontarci con i sistemi dei Paesi europei pi\u00f9 evoluti e l\u00ec la reintegrazione resta una sanzione applicabile solo in casi marginali, quando il licenziamento \u00e8 gravemente viziato perch\u00e9, ad esempio, discriminatorio. Il punto \u00e8 che <span style=\"text-decoration: underline;color: #ff0000\"><strong>l\u2019abolizione dell\u2019articolo 18 pu\u00f2 solo essere un tassello, certamente doloroso, ma importante, di una riforma che deve contemporaneamente dare strumenti di incremento del reddito, speranze di rioccupazione, qualit\u00e0 della formazione<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>I giuslavoristi che negli anni hanno ipotizzato riforme del diritto del lavoro hanno sempre messo l\u2019accento sull\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione. Un sistema universale che garantisca per un periodo determinato la maggior parte del reddito eventualmente perduto (in Danimarca si ottiene il 90% per 4 anni) \u00e8 sostenibile visti il costo elevato (superiore ai 5 miliardi di euro) e la scarsit\u00e0 di risorse disponibili (l\u2019Aspi introdotta dal Ddl Fornero si ferma a 1,5 miliardi circa)?\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abTutti vorremmo assicurare a chi perde il posto di lavoro un sistema di protezione universale ed economicamente consistente. Poi bisogna fare i conti con la realt\u00e0 delle risorse disponibili e <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sinceramente non so dire, esattamente, che tipo di tutele oggi ci possiamo permettere<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Ci\u00f2 che mi \u00e8 chiaro \u00e8 che questo sistema di protezione non pu\u00f2 essere posto sulle spalle delle imprese<\/strong><\/span>. Quando Pietro Ichino qualche anno fa avanz\u00f2 la proposta del contratto unico, che poi non \u00e8 molto diversa da quella del contratto a tutele crescenti di cui si parla ora,\u00a0 ipotizz\u00f2 un nuovo rapporto di lavoro dal quale il datore di lavoro poteva liberamente recedere pagando al dipendente una cifra importante, a prescindere dalla legittimit\u00e0 o meno del licenziamento. Una somma che si aggiungeva al preavviso ed al trattamento di fine rapporto. Furono gli stessi imprenditori a giudicare impraticabile questa soluzione. Preferivano tenersi l\u2019articolo 18\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il cosiddetto Jobs Act sancisce anche la possibilit\u00e0 di demansionare il lavoratore assegnandogli una qualifica e un salario inferiore in base alle esigenze organizzative. Qual \u00e8 la sua opinione in merito?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline;color: #ff0000\"><strong>Penso che una maggiore flessibilit\u00e0 nella modificazione delle mansioni del lavoratore sia fondamentale.<\/strong><\/span> Si tratta di una delle tante forme di flessibilit\u00e0 del rapporto di lavoro di cui si parla sempre troppo poco. Disgraziatamente si finisce sempre per focalizzare l\u2019attenzione sulla flessibilit\u00e0 in entrata ed in uscita ma il recupero di efficienza del sistema produttivo \u00e8 strettamente correlato alla flessibilit\u00e0 dell\u2019organizzazione del lavoro: mansioni, orario di lavoro, controlli. In Spagna dopo le ultime riforme il datore di lavoro pu\u00f2 assegnare il lavoratore anche a mansioni inferiori, quando ci\u00f2 \u00e8 richiesto da esigenze di competitivit\u00e0 dell\u2019impresa. Penso sia uno strumento da approfondire e adattare alle peculiarit\u00e0 del nostro sistema. Ma gi\u00e0 sarebbe molto allargare la fungibilit\u00e0 delle mansioni ed abolire quella norma, gi\u00e0 superata dalla giurisprudenza, che vieta al lavoratore e datore di lavoro di accordarsi, semmai con l\u2019assistenza del sindacato, per l\u2019assegnazione a mansioni inferiori\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il piano del governo Renzi prevede, inoltre, la creazione di un\u2019Agenzia Nazionale per il Lavoro che si occupi di formazione, reinserimento e matching tra domanda e offerta. \u00c8 favorevole oppure sarebbe meglio lasciare spazio alla libera impresa?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abSono molto favorevole, ma dipende da come si pensa di fare funzionare questa Agenzia. La proposta di Renzi si ispira all\u2019Agenzia Federale del Lavoro Tedesca che opera tramite direzioni regionali ma ha un coordinamento centrale. Per fare una cosa simile anche la nostra Agenzia dovrebbe essere dotata di un organo centrale di coordinamento e ci\u00f2 impone che sia ben chiarito il riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia di politiche del lavoro. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Temo che se non va avanti la riforma dell\u2019articolo 117 della Costituzione (che regola la potest\u00e0 legislativa concorrente delle Regioni su un ampio spettro di materie; ndr) sia molto difficile che questa Agenzia possa funzionare.<\/strong><\/span> In ogni caso l\u2019Agenzia per il lavoro, che come noto disporrebbe di un\u2019organizzazione molto pi\u00f9 piccola di quella tedesca, dovrebbe essere supportata. Un ruolo centrale lo potrebbero avere le Camere di Commercio, soprattutto per l\u2019incontro tra domanda e offerta ed il raccordo scuola lavoro. Ma anche i privati possono giocare un ruolo fondamentale\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei, sarebbe utile rilanciare l\u2019apprendistato, ultimamente penalizzato dal legislatore?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Sembra una battaglia persa. Il contratto di lavoro pi\u00f9 economico di tutti, perch\u00e9 supportato da forti sgravi contributivi, continua ad essere del tutto marginale<\/strong><\/span> per via di due fattori determinanti: la <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>farraginosit\u00e0 di un sistema che affida alle Regioni la competenza a legiferare in materia di formazione<\/strong><\/span> ed <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>un assurdo livello di burocrazia che impone ad un imprenditore di assumere uno stuolo di consulenti per fare un contratto di apprendistato<\/strong><\/span>. Fin quando non si risolve il problema del riparto di competenze tra Stato e Regioni credo che la cosa migliore sia quella di sostituirlo con un pi\u00f9 flessibile contratto di inserimento che preveda una formazione on the job erogata direttamente nei luoghi di lavoro. L\u2019apprendistato classico dovrebbe rimanere lo strumento di raccordo tra scuola e lavoro per l\u2019assunzione di giovani studenti delle scuole superiori o di studiosi universitari. Ma per funzionare dovrebbe essere completamente rivisitato. Credo che in tutta Italia gli studenti che hanno firmato un contratto di apprendistato si contino nell\u2019ordine di qualche centinaia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La settimana che inizia oggi sar\u00e0 decisiva per le sorti del Jobs Act, da circa un mese impantanato al Senato. 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