{"id":5856,"date":"2014-11-20T17:09:19","date_gmt":"2014-11-20T17:09:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5856"},"modified":"2014-11-20T17:09:19","modified_gmt":"2014-11-20T17:09:19","slug":"%c2%abbasta-articolo-18-lasciamoci-alle-spalle-gli-anni-70%c2%bb","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/11\/20\/%c2%abbasta-articolo-18-lasciamoci-alle-spalle-gli-anni-70%c2%bb\/","title":{"rendered":"\u00abBasta articolo 18, lasciamoci alle spalle gli anni &#8217;70!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Mirafiori-1970-Ansa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5861\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Mirafiori-1970-Ansa.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"353\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Mirafiori-1970-Ansa.jpg 550w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/10\/Mirafiori-1970-Ansa-300x192.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;Italia non \u00e8 pi\u00f9 quella che vedete in questa foto dell&#8217;archivio <strong>Ansa<\/strong> con gli operai che protestano fuori dai cancelli di <strong>Mirafiori<\/strong> contro il \u00abpadrone\u00bb <strong>Gianni Agnelli<\/strong>. \u00a0L&#8217;Italia di oggi \u00e8 fatta di competenze trasversali, di capitale umano pi\u00f9 complesso rispetto a quello dell&#8217;\u00aboperaio-massa\u00bb teorizzato dal \u00absovversivo\u00bb\u00a0<strong>Toni Negri<\/strong>. Pensate, nemmeno quella <strong>Fiat<\/strong> che vedete sullo sfondo esiste: oggi si chiama <strong>FCA<\/strong>, \u00e8 quotata a Wall Street e ha la sua sede legale in Olanda e il domicilio fiscale a Londra, anche se il cuore continua a battere a Torino.\u00a0Eppure, nonostante questa lenta e non ancora conclusa trasformazione, molti italiani sono ancora attaccati al caro vecchio \u00ab<strong>articolo 18<\/strong>\u00bb, al posto di lavoro a vita, magari sempre con le stesse funzioni e inquadramenti. A parole si dice una cosa e nella pratica se ne fa un&#8217;altra. L&#8217;estenuante trattativa di queste settimane tra le diverse anime della maggioranza (<strong>renziani<\/strong>, <strong>sinistra Pd<\/strong> e <strong>Ncd<\/strong>), sfociata in un <strong><a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/pdf2010\/Editrice\/ILSOLE24ORE\/ILSOLE24ORE\/Online\/_Oggetti_Correlati\/Documenti\/Notizie\/2014\/11\/regole.pdf\" target=\"_blank\">compromesso al ribasso sui licenziamenti disciplinari<\/a><\/strong>, \u00e8 lo specchio di un Paese con la testa rivolta al passato e incapace di accettare il futuro, sempre pronto a dividersi in <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/larticolo-18-va-superato-1069122.html\" target=\"_blank\">\u00abpro\u00bb<\/a> e <a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2014\/11\/20\/articolo-18-non-tutele-fondamento-economia-stabile\/1222805\/\" target=\"_blank\">\u00abcontro\u00bb<\/a>. Ecco perch\u00e9 diamo ancora una volta spazio alla riflessione di <strong>Angelo Pasquarella<\/strong>,\u00a0amministratore delegato di\u00a0Projectland\u00a0ed esperto di sociologia del lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/Pasquarella.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-2850\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/06\/Pasquarella-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00ab<strong>Sull\u2019articolo 18 ci stiamo arrovellando in astratte valutazioni di equit\u00e0 o di giustizia sociale<\/strong> o sul confronto tra la situazione di lavoratori anziani e privilegiati contro quelli giovani che hanno difficolt\u00e0 a trovare un\u2019occupazione.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il vero problema sta invece nel giudicare se questa normativa sia o meno utile per regolamentare il lavoro nell\u2019attuale contesto economico<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><strong>La normativa vigente \u00e8 figlia di un periodo storico<\/strong>, quello degli anni sessanta e dei primi anni settanta, che gli americani hanno chiamato <strong><em>The golden age of capitalism <\/em><\/strong>(L&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro del capitalismo), caratterizzato da una domanda costantemente superiore all\u2019offerta, che aveva dato l\u2019illusione che la crescita sarebbe durata per sempre. La disoccupazione era attestata su tassi fisiologici, la prospettiva era quella di iniziare in un\u2019azienda, svolgendo coscienziosamente un compito in un modello organizzativo strutturato e incasellato, e di lavorarvi per sempre. Questa \u00e8 stata l\u2019esperienza di molti.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Cosa \u00e8 cambiato nel frattempo? Da una societ\u00e0 industriale siamo passati ad una societ\u00e0 postindustriale.<\/strong><\/span> Da un mercato di domanda a un mercato di offerta. <span style=\"text-decoration: underline\">Dalla normale concorrenza alla competizione globale. Dalla prevalenza del \u201cquarto stato\u201d (gli operai) alla prevalenza del \u201cquinto stato\u201d (i lavoratori della conoscenza, con gli inquadramenti pi\u00f9 disparati).<\/span><\/p>\n<p>La ricchezza non deriva oggi automaticamente dal modello organizzativo e dal capitale impiegato, ma anche e soprattutto dalla capacit\u00e0 di rendere attrattivi, su un mercato globale, prodotti e servizi attraverso l\u2019intelligenza che si esprime in tecnologia, estetica,\u00a0 arte e penetrazione mercantile, lavoro che viene appunto fatto in prevalenza da operatori della conoscenza.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Oggi, nella cosiddetta \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d, la realt\u00e0 delle imprese prevede, anche a livello operaio, lavoratori che debbono essere maggiormente coinvolti<\/strong><\/span>, che, a fronte di sistemi pi\u00f9 automatizzati, esercitano funzioni di controllo e prendono spesso decisioni nei processi operativi. Nulla che assomigli al \u201clavoratore massa\u201d di un tempo che invece caratterizza oggi\u00a0 l\u2019occupazione nei paesi a basso costo di mano d\u2019opera.<\/p>\n<p>I lavoratori, da meri strumenti nelle mani dell\u2019imprenditore, adibiti ad un\u2019attivit\u00e0 organizzativamente incasellata e facilmente sostituibili, sono divenuti invece protagonisti del processo produttivo e quindi attivamente e consapevolmente coinvolti nei risultati aziendali.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>I lavoratori della conoscenza rappresentano ormai il 43% del totale e il lavoro meramente esecutivo, che richiedeva una protezione maggiore di fronte all\u2019eventuale arbitrio dell\u2019impresa, \u00e8 in diminuzione. L\u2019importantissimo settore manifatturiero rappresenta oggi solo il 16% del Pil<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Due sono quindi gli istituti che hanno sicuramente perso di significato: il rigido meccanismo delle mansioni e l\u2019obbligo di reinserimento nel posto di lavoro.<\/strong> <em>Questi istituti sono nati ed hanno senso in un contesto in cui l\u2019assetto organizzativo \u00e8 tutto e l\u2019apporto delle persone \u00e8 solo esecutivo ed esclusivamente funzionale all\u2019organizzazione stessa<\/em><\/span>. Se i compiti sono rigidamente definiti e le persone intercambiabili \u00e8 pensabile un reintegro, in caso contrario gli elementi di fiducia e di coinvolgimento nei processi aziendali prevalgono su ogni altra considerazione, altrimenti penalizzeremmo la stessa produttivit\u00e0 dell\u2019azienda e ne otterremmo un danno sia per gli altri lavoratori che\u00a0 per la collettivit\u00e0.<\/p>\n<p>D\u2019altro canto, se diciamo ai nostri figli che cambieranno nel corso della loro vita una decina di imprese, che saranno costretti a riconvertire le loro competenze almeno 4 o 5 volte nella vita, che dovranno preferibilmente cercare esperienze all\u2019estero, diventa difficile sostenere un modello industriale basato sui mansionari e sull\u2019obbligo di reintegro.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Nella \u201csociet\u00e0 della conoscenza\u201d dovremo necessariamente convivere con un diverso livello di incertezza<\/strong><\/span> nel quale <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">le sicurezze<\/span><\/strong><\/span> di un tempo pi\u00f9 che sulle garanzie legali e contrattuali (che possono venir meno anche per le frequenti crisi aziendali), <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">saranno date dalle competenze, dalle conoscenze e dalla capacit\u00e0 di riconversione delle persone<\/span><\/strong><\/span>, che dovranno trovare sbocco nei settori che risulteranno di volta in volta emergenti. In questa direzione abbiamo oggi molto da fare sia nell\u2019ambito della scuola che della formazione continua che della responsabilizzazione di ogni lavoratore nella crescita delle proprie competenze\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L&#8217;Italia non \u00e8 pi\u00f9 quella che vedete in questa foto dell&#8217;archivio Ansa con gli operai che protestano fuori dai cancelli di Mirafiori contro il \u00abpadrone\u00bb Gianni Agnelli. \u00a0L&#8217;Italia di oggi \u00e8 fatta di competenze trasversali, di capitale umano pi\u00f9 complesso rispetto a quello dell&#8217;\u00aboperaio-massa\u00bb teorizzato dal \u00absovversivo\u00bb\u00a0Toni Negri. Pensate, nemmeno quella Fiat che vedete sullo sfondo esiste: oggi si chiama FCA, \u00e8 quotata a Wall Street e ha la sua sede legale in Olanda e il domicilio fiscale a Londra, anche se il cuore continua a battere a Torino.\u00a0Eppure, nonostante questa lenta e non ancora conclusa trasformazione, molti italiani sono [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/11\/20\/%c2%abbasta-articolo-18-lasciamoci-alle-spalle-gli-anni-70%c2%bb\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[36416],"tags":[31503,8950,5465,58,53002,52994,123,25077,40156,12947,60196,5709,52995,39709,60197,53001,52998,52999,53000,52997],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5856"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5856"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5856\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5951,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5856\/revisions\/5951"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5856"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5856"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5856"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}