{"id":5987,"date":"2015-01-27T16:11:59","date_gmt":"2015-01-27T16:11:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=5987"},"modified":"2015-01-28T13:45:03","modified_gmt":"2015-01-28T13:45:03","slug":"il-golpe-di-renzi-sulle-popolari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/01\/27\/il-golpe-di-renzi-sulle-popolari\/","title":{"rendered":"Il golpe di Renzi sulle Popolari"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-Milano-2002.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5989\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-Milano-2002.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-Milano-2002.jpg 538w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-Milano-2002-300x200.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>A molti di voi questa foto non dir\u00e0 nulla. A noi, invece, s\u00ec. \u00c8 uno scatto dell&#8217;ottobre 2002 durante l&#8217;inaugurazione della prima filiale milanese della <strong>Banca Popolare di Bari<\/strong>, in Piazza Diaz, a due passi dal Duomo. Al centro c&#8217;\u00e8 il presidente dell&#8217;istituto <strong>Marco Jacobini<\/strong>. Accanto a lui si riconoscono l&#8217;ex governatore della Regione Puglia, Raffaele Fitto (oggi eurodeputato) e l&#8217;ex sindaco di Bari, Simeone di Cagno Abbrescia. La presenza dei due massimi esponenti politici pugliesi testimoniava la storicit\u00e0 dell&#8217;evento: un medio gruppo bancario meridionale aveva \u00abconquistato\u00bb la capitale della finanza italiana piantando la propria bandierina.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-a-Milano.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-5991\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-a-Milano.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"413\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-a-Milano.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/BPBari-a-Milano-300x225.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Qui sopra vedete, invece, le tre filiali che oggi la Popolare di Bari conta a Milano. alla prima di Piazza Diaz si sono aggiunte quelle di Porta Romana e di Corso Sempione. Passo dopo passo, senza mai fare il passo pi\u00f9 lungo della gamba il gruppo barese ha seguito una lenta strategia di crescita. Prima acquisendo delle piccole banche locali nel Sud Italia (Campania e Calabria) e poi, approfittando della necessit\u00e0 dei supergruppi di liberarsi delle filiali in eccesso. Nel 2007, infatti, furono acquisite le agenzie meridionali di <strong>Intesa Sanpaolo<\/strong> e nel 2008, quando Ca&#8217; de Sass inglob\u00f2 <strong>CariFirenze<\/strong>, acquis\u00ec la maggioranza di CariOrvieto. Tutto senza eccessiva finanziarizzazione: a ogni espansione \u00e8 sempre corrisposto un aumento di capitale, come l&#8217;ultimo chiuso qualche mese per inglobare la periclitante <strong>Banca Tercas<\/strong>. Eh s\u00ec, perch\u00e9 <span style=\"text-decoration: underline\">in anni di crescita ordinata la Popolare di Bari ha acquisito notevole credibilit\u00e0 in Banca d&#8217;Italia diventandone un interlocutore privilegiato nel momento in cui la crisi globale ha forzato le integrazioni<\/span>.<\/p>\n<p>Il piano industriale che la Popolare di Bari si appresta a varare sotto la regia del direttore generale <strong>Vincenzo De Bustis<\/strong> riguarder\u00e0 un gruppo da circa 400 sportelli, 3.200 dipendenti, attivit\u00e0 totali per 15 miliardi di euro e 550.000 clienti. E proprio l&#8217;essere cresciuta, passo dopo passo, ha fatto cadere la Popolare di Bari nellae maglie del <strong>Dl Investment Compact<\/strong> del <strong>governo Renzi<\/strong> che prevede la trasformazioni delle Popolari con oltre 8 miliardi di attivi in spa: addio <strong>voto capitario<\/strong> (cio\u00e8 una testa un voto indipendentemente dalle quote possedute), addio tetto al possesso delle quote e addio specificit\u00e0.<\/p>\n<p>Magari potr\u00e0 sembrarvi che un barese come <em>Wall<\/em> intenda usare il blog per una bella orazione pro domo sua. E invece no. Abbiamo scritto di Popolari meno di quanto avremmo dovuto, proprio per evitare di trasformare il blog in una specie di \u00abBatti &amp; Ribatti\u00bb all&#8217;americana. Wall \u00e8 da sempre favorevole a una trasformazione delle grandi Popolari quotate in spa e, sinceramente, avrebbe auspicato che l&#8217;avventura di <strong>Andrea Bonomi<\/strong> alla <strong>Banca Popolare di Milano<\/strong> si concludesse con una profonda rivoluzione di Piazza Meda che la facesse diventare quello che \u00e8: un grande gruppo bancario italiano, ormai sempre meno vincolato a quello che \u00e8 il suo territorio di riferimento (ancorch\u00e9 Bpm, essendo milanese, sia legata a quasi tutti i grandi finanziamenti corporate di Piazza Affari). <em>Street<\/em>, invece, \u00e8 favorevole alla conservazione di quella specificit\u00e0 che fa delle Popolari un punto di riferimento per famiglie e imprese che cercano nelle banche un rapporto dal volto umano. E questo convincimento lo ritrovate, leggendo fra le righe, anche nei suoi articoli sul <em>Giornale<\/em>, come il suo <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/sistema-salotti-locali-che-finanzia-famiglie-e-pmi-1084696.html\" target=\"_blank\">commento sulla riforma<\/a>. \u00a0 O come <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/economia\/popolari-si-studia-modello-agricole-1085768.html\" target=\"_blank\">la dettagliata analisi sulle contromosse di <strong>Assopopolari<\/strong><\/a>, l&#8217;associazione che riunisce tutte le \u00abcooperative\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/matteo-renzi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-5230\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/matteo-renzi.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/matteo-renzi.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/04\/matteo-renzi-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Alla fine, l&#8217;unico modo con il quale possiamo argomentare sono i numeri. Cominciamo dal fronte del \u00abno\u00bb. Lo ha spiegato la <strong>Cgia di Mestre<\/strong> qualche giorno fa perch\u00e9 sia necessario lasciare le Popolari al loro posto.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Nell\u2019arco di tempo che va dall\u2019inizio della fase di credit crunch (2011) sino alla fine del 2013, le Popolari hanno aumentato i prestiti alla clientela del 15,4%; diversamente, quelle sotto forma di spa e gli istituti di\u00a0credito cooperativo\u00a0hanno diminuito l\u2019ammontare dei prestiti rispettivamente del 4,9 e del 2,2 per cento<\/strong><\/span>. Lo stesso trend negativo \u00e8 stato registrato anche dalle banche estere presenti nel nostro Paese: sempre tra il 2011 e il 2013, i prestiti sono diminuiti del 3,1 per cento. In particolare, le due Popolari venete coinvolte dal decreto di Renzi &#8211; <strong>PopVicenza<\/strong> e <strong>Veneto Banca<\/strong> &#8211; hanno incrementato il volume dei prestiti rispettivamente del 9 e del 2,5 per cento. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Secondo Assopopolari,\u00a0la riforma delle banche popolari mette a rischio 20mila posti di lavoro in due anni e\u00a0determiner\u00e0 una contrazione pari a 3 punti percentuali di Pil,\u00a0un calo dei crediti a clientela di 80 miliardi di euro di cui 25\u00a0miliardi per le famiglie e 55 per le imprese<\/strong><\/span>. \u00abIl decreto &#8211; si legge in una nota &#8211; metter\u00e0 in moto un meccanismo speculativo con un\u00a0progressivo trasferimento della propriet\u00e0 di una parte rilevante del sistema bancario italiano alle grandi banche internazionali\u00bb.<\/p>\n<p>Per contro, <strong>Ricerche &amp; Studi Mediobanca<\/strong> ci ricorda che\u00a0nel 2013 il costo del lavoro per dipendente nelle banche italiane \u00e8 sceso del 4,6% rispetto al 2012, portandosi a 70.600 euro da 74.100. Per le Popolari si \u00e8 attestato a 69.900 euro (-1,7% annuo), poco sotto la media. Sempre nel 2013 hanno chiuso poco pi\u00f9 di mille sportelli (-3,3%) scendendo a 30.264: -1,2% le Popolari (circa 80). Insomma, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>ci sono molti risparmi ancora da conseguire negli istituti a carattere mutualistico<\/strong><\/span>. Basta guardare il bilancio 2013 della Popolare di Bari per rendersi conto che i costi operativi sono stati pari al 66,6% del margine di intermediazione, cio\u00e8 si sono mangiati due terzi dei ricavi. Le spese per il personale (148,6 milioni) sono state pari al 45% degli introiti. Va da s\u00e9 che gli analisti abbiano accolto favorevolmente il progetto di riforma. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La trasformazione in spa che renderebbe le Popolari scalabili pu\u00f2 accelerare la creazioni di sinergie di costo derivante dalle aggregazioni<\/strong><\/span>: <strong>Banca Akros<\/strong> stima un miliardo circa di risparmi sui costi dalle sinergie che si creerebbero, con un conseguente rialzo del 20% per le quotazioni delle Popolari in Borsa (<strong>Ubi<\/strong>, <strong>Banco Popolare<\/strong>, <strong>Bper<\/strong>, <strong>Bpm<\/strong>, <strong>BancaEtruria<\/strong>, <strong>PopSondrio<\/strong>, <strong>Creval<\/strong>). <strong>Barclays<\/strong> \u00e8 stata pi\u00f9 prudente e prevede la possibilit\u00e0 di realizzare un 10% di risparmi sui costi che si tradurrebbe in un analogo incremento del Roe.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/Bonomi-Andrea.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6001\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/Bonomi-Andrea-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/Bonomi-Andrea-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/01\/Bonomi-Andrea.jpg 457w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Come ha detto il numero uno del gruppo <strong>Investindustrial<\/strong> (nonch\u00e9 ex presidente del cdg di Bpm), <strong>Andrea Bonomi<\/strong>: \u00abSe colgono l\u2019occasione le Popolari possono rimanere delle banche di stile popolare e costruirsi un futuro non completamente diverso da quello che avevano quando sono state concepite con una struttura che era all\u2019epoca innovativa e che oggi purtroppo ha mancato di evoluzione\u00bb. Il problema \u00e8 che \u00abnon possono dire che questo non gli sia stato detto sia dalla Bce che dalla Banca d\u2019Italia, per cui \u00e8 una cosa ben conosciuta. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Personalmente in banca l\u2019ho detto a tutti incluso alla pianta di ficus che era all\u2019entrata! Che era ora di svilupparsi&#8230;<\/strong><\/span>\u00bb, ha aggiunto. Bonomi ha colto la questione nel segno: le Popolari hanno resistito alla moral suasion del governatore di <strong>Bankitalia<\/strong>, <strong>Ignazio Visco<\/strong>, che negli anni scorsi le ha spinte ad autoriformarsi e ad aprirsi completamente al mercato. Senza successo, perch\u00e9 il processo avviato da Assopopolari (sostanzialmente indirizzato verso una minora chiusura ai fondi di investimento) era di l\u00e0 dall&#8217;essere completato. D&#8217;altronde, nessuno vuole rinunciare a un potere che si \u00e8 conquistato nel corso degli anni.<\/p>\n<p>E qui nessuno disconosce quella funzione importantissima che le Popolari hanno avuto sin dalla fine del XIX secolo, fungendo da antesignane della <strong>dottrina sociale della Chiesa<\/strong> teorizzata da <strong>Papa Leone XIII<\/strong> (l&#8217;impianto cattolico \u00e8 rimasto inalterato in ognuna di esse). Ma oggi possiamo vedere veramente Ubi, Banco e Bpm solo come degli istituti di credito mutualistici? La risposta non pu\u00f2 che essere negativa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/10\/sileoni1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4393\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/10\/sileoni1-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"217\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/10\/sileoni1-217x300.jpg 217w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/10\/sileoni1-740x1024.jpg 740w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/10\/sileoni1.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><\/a>E, comunque, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il problema dell&#8217;efficienza degli istituti di credito non si risolve certo con un golpe, come pu\u00f2 considerarsi un decreto legge calato dall&#8217;alto<\/strong><\/span>. Un golpe violento perch\u00e9 prende in contropiede anche il sindacato, che ha organizzato uno <strong><a title=\"Niente banche venerd\u00ec 30 gennaio!\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/01\/12\/niente-banche-venerdi-30-gennaio\/\" target=\"_blank\">sciopero generale<\/a><\/strong> venerd\u00ec prossimo a causa del mancato rinnovo contrattuale. \u00abRifomare le Popolari, che hanno sempre sostenuto l\u2019economia dei territori, trasformandole in spa \u00e8 un errore perch\u00e9 inevitabilmente si creerebbero le condizioni per ulteriori tagli del personale e di numeri importanti in tema di esuberi. Ci auguriamo che la sensibilit\u00e0 sociale del presidente Renzi sia al fianco delle organizzazioni sindacali che, nell\u2019attuale rinnovo contrattuale, stanno difendendo, con ogni mezzo, i posti di lavoro\u00bb, ha dichiarato <strong>Lando Maria Sileoni<\/strong>, segretario della <strong>Fabi<\/strong>, il principale sindacato bancario per poi rinfocolare la battaglia della <strong>Fisac-Cgil<\/strong> di <strong>Agostino Megale<\/strong> contro i<strong> superstipendi dei top banker<\/strong>: \u00abQuando si chiedono sacrifici economici ai lavoratori e si perdono 68mila posti di lavoro in 15 anni\u00a0\u00a0 anche i vertici devono dare l\u2019esempio. E di banchieri che \u00a0hanno dato l\u2019esempio, tagliandosi lo stipendio, ce ne sono davvero pochi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abGli esami della Bce hanno evidenziato che il sistema bancario italiano ha particolari rischi in due societ\u00e0 per azioni, non nelle Popolari\u00bb, ha sottolineato il segretario del sindacato bianco\u00a0<strong>Fiba-Cisl,\u00a0<\/strong><strong>Giulio Romani<\/strong> domandando retoricamente: \u00abQuello che \u00e8 successo in Mps \u00e8 colpa della governance delle Popolari? E in Carige? O ancora in Banca Marche? O in Tercas?\u00bb. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>I \u00a0fatti dimostrano che non \u00e8 un problema di governance, n\u00e9 delle Popolari e nemmeno delle spa, ma del comportamento di certi banchieri<\/strong><\/span>\u00bb, ha concluso. \u00a0\u00abPer non parlare della democrazia\u00a0 \u00a0economica &#8211; ha aggiunto il capo della <strong>Uilca<\/strong>, <strong>Massimo Masi<\/strong> &#8211; sono stato alle\u00a0 \u00a0ultime assemblee di Mps e Bper: nella prima hanno deciso\u00a0 tutto 20 persone, nella seconda 20mila. Qual \u00e8 la pi\u00f9\u00a0 \u00a0democratica?\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla fine, resta sempre il sospetto che questa riforma, ancorch\u00e9 utile, ancorch\u00e9 innovativa, ancorch\u00e9 necessaria, sia stata tirata fuori dal cilindro per un secondo fine: agevolare aggregazioni finalizzate al salvataggio di istituti in difficolt\u00e0 come <strong>Mps<\/strong> e <strong>Carige<\/strong> che, altrimenti, sarebbero a forte rischio dopo la bocciatura agli stress test della Bce. Lo ha spiegato bene l&#8217;ex commissario Consob, <strong>Salvatore Bragantini<\/strong>, sul Corriere della Sera affermando che: \u00ab<em><strong>Il motore (del decreto,\u00a0ndr) \u00e8 forse la necessit\u00e0 di ristrutturazione nelle banche italiane uscite male dagli esami Bce. Per Mps e Carige si parla di aumenti di capitale o fusioni, coinvolgenti banche popolari, ma operazioni essenziali per la stabilit\u00e0 e gradite agli investitori potrebbero soccombere al voto capitario<\/strong><\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Il \u00abnon passa lo straniero\u00bbin un mercato globalizzato non ha pi\u00f9 ragion d&#8217;essere, fatti salvi &#8211; ad esempio &#8211; alcuni settori di interesse nazionale come energia e difesa. <strong>Bnl<\/strong> e <strong>Cariparma<\/strong> sono gestite molto bene e sono di propriet\u00e0 francese. \u00c8 vero, per\u00f2, che la Bce ha sempre chiesto alle Popolari di non rintanarsi nella loro specificit\u00e0 ed \u00e8 anche vero che l&#8217;Italia raramente ha mosso un dito (a differenza della Francia o della Germania) per salvaguardarle in tutto e per tutto. Il criterio della grandezza degli attivi (8 miliardi di euro) sembra abbastanza adeguato, soprattutto per le realt\u00e0 quotate in Borsa. Pi\u00f9 passa il tempo, per\u00f2, pi\u00f9 \u00e8 difficile comprendere perch\u00e9 istituti non quotati come Polare di Bari, Popolare Vicenza e Veneto Banca debbano adeguarsi a questo nuovo regime anche se ormai presenti su tutto il territorio nazionale e non pi\u00f9 istituti a vocazione locale. Sindacati e la lobby delle Popolari, che conta appoggi bipartisan in Parlamento, sta <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/economia\/banche-popolari-renzi-rischio-20mila-lavoratori-1086693.html\">preparando le contromosse<\/a>.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A molti di voi questa foto non dir\u00e0 nulla. A noi, invece, s\u00ec. \u00c8 uno scatto dell&#8217;ottobre 2002 durante l&#8217;inaugurazione della prima filiale milanese della Banca Popolare di Bari, in Piazza Diaz, a due passi dal Duomo. Al centro c&#8217;\u00e8 il presidente dell&#8217;istituto Marco Jacobini. Accanto a lui si riconoscono l&#8217;ex governatore della Regione Puglia, Raffaele Fitto (oggi eurodeputato) e l&#8217;ex sindaco di Bari, Simeone di Cagno Abbrescia. La presenza dei due massimi esponenti politici pugliesi testimoniava la storicit\u00e0 dell&#8217;evento: un medio gruppo bancario meridionale aveva \u00abconquistato\u00bb la capitale della finanza italiana piantando la propria bandierina. 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