{"id":6120,"date":"2015-04-21T09:15:29","date_gmt":"2015-04-21T09:15:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6120"},"modified":"2015-04-21T09:15:29","modified_gmt":"2015-04-21T09:15:29","slug":"latte-italiano-addio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/04\/21\/latte-italiano-addio\/","title":{"rendered":"Latte italiano, addio!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Stalla.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6236\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Stalla.jpg\" alt=\"Stalla\" width=\"550\" height=\"373\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Stalla.jpg 600w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Stalla-300x204.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Che cosa pensereste se veniste a conoscenza che il latte che avete bevuto stamattina a casa o con il quale il barista vi ha preparato il cappuccino proviene dalla Germania se non dalla Slovacchia o dall&#8217;Estonia? Che cosa vi verrebbe in mente se comprendeste che la mozzarella che avete mangiato nel vostro pranzo volante assieme a una fetta di prosciutto \u00e8 stata prodotta con una cagliata polacca? Il mondo del latte non \u00e8 pi\u00f9 quello bucolico di una volta, ma una vera e propria giungla. Esploriamola insieme!<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Dall\u2019inizio della crisi \u00e8 stata chiusa una stalla italiana su cinque con la perdita di 32mila posti di lavoro<\/strong><\/span>.\u00a0Il rischio concreto \u00e8\u00a0la scomparsa del latte italiano e dei nostri formaggi dalle tavole degli italiani, con effetti drammatici anche sulla sicurezza alimentare. \u00c8\u00a0quanto emerge dal dossier della Coldiretti \u00abL\u2019attacco alle stalle italiane\u00bb. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>In Italia le\u00a0circa\u00a036mila stalle sopravvissute nel 2014 hanno prodotto 110 milioni di <\/strong><strong>quintali di latte mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalent<\/strong><strong>e<\/strong><\/span>.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Per ogni milione di quintale di latte importato in pi\u00f9 scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati in agricoltura<\/strong><\/span>.<\/p>\n<h3>La fotografia<\/h3>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/banco-frigo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6366\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/banco-frigo-300x200.jpg\" alt=\"banco frigo\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/banco-frigo-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/banco-frigo.jpg 490w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il settore lattiero-caseario in Italia annovera 35.544 aziende<\/strong><\/span>, secondo dati <a href=\"http:\/\/www.agea.it\" target=\"_blank\">Agea<\/a> 2012. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Con 1.862.000 vacche da latte la produzione nazionale di latte vaccino \u00e8 di circa 11 milioni di tonnellate, per un valore pari a 4,8 miliardi di euro<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><span style=\"color: #ff0000\"><strong>Il 50% del latte prodotto in Italia viene trasformato in formaggi Dop, con l\u2019industria di settore che esprime un fatturato di 14,9 miliardi di euro, pari a circa l\u201911% del fatturato dell\u2019industria alimentare italiana<\/strong><\/span><\/span>.\u00a0Secondo i dati <strong>Iri<\/strong>\u00a0citati dal <a href=\"http:\/\/emanuelescarci.blog.ilsole24ore.com\/2015\/03\/12\/via-al-marchio-unico-100-latte-italiano\/\" target=\"_blank\">Sole 24 Ore<\/a>,\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>nel 2014 le vendite di latte fresco nella grande distribuzione sono precipitate del 6,2% in\u00a0volume e del 4,3% in\u00a0valore<\/strong><\/span> mentre il latte a lunga conservazione (l\u2019Uht) \u00e8 arretrato, rispettivamente, del 3,1% e dello 0,4%. Deboli anche il comparto dei formaggi (-2,3% a volume) e degli yogurt (-2%). La pressione promozionale ha attutito il trend negativo.<\/p>\n<p>Occorre ricordare che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la filiera del latte rappresenta\u00a0180mila posti di lavoro, ma anche una ricchezza economica di 28 miliardi di euro, pari al 10% del valore prodotto dall\u2019agroalimentare italiano<\/strong><\/span>. La chiusura di una stalla non significa solo una perdita di posti di lavoro e di reddito, ma anche un danno: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il 53% degli allevamenti italiani si trova in zone montane<\/strong><\/span> e svantaggiate e svolge un ruolo insostituibile di presidio del territorio la cui manutenzione \u00e8 assicurata proprio dal lavoro silenzioso di pulizia e di compattamento dei suoli svolto dagli animali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Latte.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6377\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Latte-300x188.jpg\" alt=\"Latte\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Latte-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Latte.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati <strong>Ismea<\/strong>,\u00a0nel 2014 il latte \u00e8 stato\u00a0pagato agli allevatori in media <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>0,35 centesimi al litro<\/strong><\/span>, con un calo di oltre il 20% rispetto all&#8217;anno precedente, mentre al consumo il costo medio per il latte di alta qualit\u00e0 \u00e8 di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>1,5 euro al litro<\/strong><\/span>, di qualche centesimo superiore allo scorso anno.\u00a0E la situazione rischia di precipitare nel 2015 con <strong>il prezzo riconosciuto agli allevatori<\/strong> che\u00a0 <strong>non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura migliaia di allevamenti<\/strong>.\u00a0In altre parole gli allevatori devono vendere tre litri di latte per bere un caff\u00e8 al bar, quattro litri per un pacchetto di caramelle, quattro litri per una bottiglietta di acqua al bar mentre quasi 15 litri per un pacchetto di sigarette. Ma soprattutto <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il prezzo riconosciuto agli allevatori non copre neanche i costi per l\u2019alimentazione degli animali<\/strong><\/span> e sta portando alla chiusura di una media di 4 stalle al giorno con effetti sull\u2019occupazione, sull\u2019economia, sull\u2019ambiente e sulla sicurezza alimentare degli italiani.<\/p>\n<h3>A tutto import<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Parmalat-Camion-Cisterna.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6367\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Parmalat-Camion-Cisterna-300x241.jpg\" alt=\"Parmalat Camion Cisterna\" width=\"300\" height=\"241\" \/><\/a>Dall\u2019inizio della crisi nel 2007 ad oggi le importazioni di prodotti lattiero-caseari dall\u2019estero sono aumentate in valore del 23 per cento.\u00a0 Oggi <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l\u2019Italia importa il 40% del latte e dei formaggi che consuma<\/strong><\/span>.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><em>Nell\u2019ultimo anno hanno addirittura superato il milione di quintali le cosiddette cagliate importate dall\u2019estero, che ora rappresentano circa 10 milioni di quintali equivalenti di latte pari al 10 per cento dell\u2019intera produzione italiana. Si tratta di prelavorati industriali che vengono soprattutto dall\u2019Est Europa che consentono di produrre mozzarelle e formaggi di bassa qualit\u00e0<\/em><\/span>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di latte equivalente tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate\u00a0 polveri di caseina per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare mozzarelle, formaggi o latte italiani<\/strong><\/span>. Complessivamente in Italia sono arrivati 8,6 miliardi di chili in equivalente latte (fra latte liquido, panna, cagliate, polveri, formaggi, yogurt e altro) che vengono utilizzati in latticini e formaggi all\u2019insaputa dei consumatori e a danno degli allevatori perch\u00e9 non \u00e8 obbligatorio indicare la provenienza in etichetta.\u00a0Ad essere indicato come italiano \u00e8 il latte proveniente in cisterne soprattutto da <strong>Germania<\/strong>, <strong>Francia<\/strong>, <strong>Austria<\/strong>, <strong>Slovenia<\/strong>, <strong>Ungheria<\/strong>, <strong>Slovacchia<\/strong>, <strong>Repubblica Ceca<\/strong>, <strong>Polonia<\/strong> e <strong>Olanda<\/strong>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>In particolare si assiste ad un sostanziale aumento dell\u2019import dei Paesi dell\u2019Est ( +18% Ungheria, + 14% Slovacchia, + 60% Polonia) e una diminuzione di quello\u00a0 importato\u00a0 dai Paesi dell\u2019Ovest (-7% dalla Germania\u00a0 e -13% dalla Francia), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat relative ai primi dieci mesi del 2014<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">Ci sono per\u00f2 anche le cagliate da impiegare nella produzione di mozzarelle che arrivano principalmente dai Paesi dell\u2019Est per un quantitativo che ha raggiunto il milione di quintale all\u2019anno ed \u00e8 diretto per un terzo in Campania<\/span><\/strong><\/span>. E tra i Paesi esportatori la <strong>Lituania<\/strong> negli ultimi 3 anni ha triplicato le spedizioni in Italia.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Un chilogrammo di cagliata usata per fare formaggio sostituisce circa dieci chili di latte e la presenza non viene indicata in etichetta perch\u00e9 non \u00e8 ancora obbligatoria l&#8217;indicazione di origine<\/strong><\/span>.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Sul mercato europeo ed anche in Italia sono arrivati anche i similgrana di bassa qualit\u00e0<\/strong><\/span> spesso venduti con nomi di fantasia che ingannano i consumatori sulla reale origine che \u00e8 prevalentemente di <strong>Repubblica Ceca<\/strong>, <strong>Ungheria<\/strong>, <strong>Polonia<\/strong>, <strong>Estonia<\/strong> e <strong>Lettonia<\/strong>. Una <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>concorrenza sleale nei confronti degli autentici Parmigiano reggiano e Grana Padano<\/strong><\/span> che devono essere ottenuti nel rispetto di rigidi disciplinari di produzione. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il mercato dei similgrana prodotti nell\u2019Unione Europea \u00e8 una operazione che, da calcoli prudenziali, vale sul mercato della distribuzione 2 miliardi di euro e che equivale, in termini di valore, all\u2019export di Parmigiano Reggiano e Grana Padano<\/strong><\/span>.<\/p>\n<h3>Lo strapotere francese<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Lactalis.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6368\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Lactalis-300x112.jpg\" alt=\"Lactalis\" width=\"300\" height=\"112\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Lactalis-300x112.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Lactalis-1024x382.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L\u2019ultima operazione della multinazionale del latte francese <strong>Lactalis<\/strong> \u00e8 stata l\u2019acquisizione del Consorzio Cooperativo <strong>Latterie Friulane<\/strong>.\u00a0Coldiretti non l&#8217;ha presa bene perch\u00e9, secondo l&#8217;organizzazione, il gruppo transalpino ne avrebbe approfittato per chiedere agli allevatori italiani fornitori un ulteriore taglio a 35 centesimi al litro del prezzo del latte.<\/p>\n<p>La presenza della multinazionale francese Lactalis in Italia inizia nel 2003 con l\u2019acquisizione dell\u2019<strong>Invernizzi<\/strong>, continua con quella della <strong>Galbani<\/strong> e della <strong>Locatelli<\/strong> e poi nel 2011 con la <strong>Parmalat<\/strong> ed infine con l\u2019acquisizione del Consorzio Cooperativo <strong>Latterie Friulane<\/strong>.\u00a0A ci\u00f2 si aggiunge la strana storia della Centrale del Latte di Roma, che vede coinvolta la multinazionale francese Lactalis. Nel marzo del 2010 una Sentenza del <strong>Consiglio di Stato<\/strong> ha dichiarato la nullit\u00e0 della vendita della <strong>Centrale del Latte di Roma<\/strong> a <strong>Cirio<\/strong> da parte del <strong>Comune di Roma<\/strong> e tutti gli atti conseguenti, compresa la successiva vendita a Parmalat, pertanto\u00a0 le azioni della Centrale del Latte sono ritornate al Comune di Roma, il quale per\u00f2, dopo cinque anni, non ha ancora avviato le procedure di recupero delle proprie azioni. Intanto il progetto per il recupero della Centrale \u00e8 chiaro: prevede un ruolo di partecipazione diretto degli allevatori nelle scelte che riguardano l\u2019azienda.<\/p>\n<h3>La fine delle quote latte<\/h3>\n<p>Il regime delle <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><a href=\"http:\/\/www.agecontrol.it\/quote-latte\/\" target=\"_blank\">quote latte<\/a><\/strong><\/span>\u00a0\u00e8 terminato lo scorso\u00a031 marzo, ma rischiano di arrivare nuove <strong>multe<\/strong> per il superamento da parte dell\u2019Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall\u2019Unione Europea, dopo quattro anni in cui\u00a0 nessuna multa \u00e8 stata dovuta dagli allevatori italiani.\u00a0La questione \u00e8 iniziata nel 1983 con l\u2019assegnazione ad ogni Stato membro dell\u2019Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. All\u2019Italia fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte.\u00a0Con la fine del regime delle quote latte e la sostanziale <strong>liberalizzazione della produzione<\/strong> \u00e8 prevedibile un aumento della produzione lattiera italiana e\u00a0 comunitaria che potrebbe aumentare del 5%, secondo le stime della Coldiretti.<\/p>\n<p>Tuttavia <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sul groppone del nostro Paese sono rimaste multe per 1,3 miliardi<\/strong><\/span> a cui ha fatto fronte lo Stato che ora dovr\u00e0 recuperare gli importi dagli allevatori per evitare un&#8217;altra procedura di infrazione. All&#8217;italiano medio l&#8217;espressione quote latte fa venire in mente il provvedimento del 2009, emanato dal governo <strong>Berlusconi<\/strong> su forte pressing della <strong>Lega<\/strong> per rateizzare i pagamenti e dare un po&#8217; di respiro al comparto. In realt\u00e0, come per altre situazioni, al centrodestra \u00e8 toccato metterci la faccia, ma anche il centrosinistra prende voti dagli allevatori e, a parte l&#8217;europeista di ferro <strong>Romano Prodi,<\/strong>\u00a0nessun esecutivo ha mai spinto sull&#8217;acceleratore.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Roberto-Moncalvo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6370\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Roberto-Moncalvo-300x183.jpg\" alt=\"Roberto Moncalvo\" width=\"300\" height=\"183\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Roberto-Moncalvo-300x183.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Roberto-Moncalvo.jpg 655w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il sistema delle quote latte era stato studiato per evitare che un aumento della produzione facesse flettere i prezzi<\/strong><\/span> ed \u00e8 questo oggi il timore degli allevatori rappresentati da Coldiretti. \u201cOccorre intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all\u2019uscita del sistema delle quote\u201d, ha affermato il presidente dell&#8217;associazione,\u00a0<strong>Roberto Moncalvo<\/strong>, sottolineando\u00a0la necessit\u00e0 che le risorse previste dal \u201cFondo latte di qualit\u00e0\u201d vadano agli allevatori. La preoccupazione sembra condivisa.\u00a0<strong>\u00ab<\/strong>Le abbiamo odiate, ma<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> con la fine delle quote latte la mia azienda perder\u00e0 25mila euro al mese<\/strong><\/span>. L\u2019unica salvezza sarebbe aumentare ad almeno il 70% la quota del latte che finisce nella produzione di formaggi Dop, al momento per i produttori della cooperativa di cui faccio parte \u00e8 il 40% e non basta. Certo, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>avremmo dovuto essere pi\u00f9 uniti vent\u2019anni fa, avere caseifici consortili cui destinare gran parte del latte senza dipendere dalle industrie casearie verso cui il nostro potere d\u2019acquisto \u00e8 inesistente<\/strong><\/span>\u00bb, ha\u00a0raccontato al <a href=\"http:\/\/www.ilgiorno.it\/quote-latte-multe-1.814425\" target=\"_blank\"><strong>Giorno<\/strong><\/a>, <strong>Franco Rinaldi<\/strong>, della <strong>Gallinazza<\/strong> di <strong>Lodivecchio<\/strong>, 550 vacche. A Rinaldi la sincerit\u00e0 non fa difetto: le responsabilit\u00e0 non sono sempre da una parte sola. <em>L&#8217;Europa non ci aiuta, ma nemmeno noi ci siamo aiutati&#8230;<\/em><\/p>\n<h3>La risposta del governo<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Maurizio-Martina.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6372\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Maurizio-Martina-300x212.jpg\" alt=\"Maurizio Martina\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Maurizio-Martina-300x212.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Maurizio-Martina.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ci piacerebbe che fosse il <strong>mercato<\/strong> a occuparsi di riequilibrare il rapporto tra <strong>domanda<\/strong> e <strong>offerta<\/strong> di latte, ma poich\u00e9 tutta l&#8217;agricoltura in Europa \u00e8 appesa alle mammelle della politica non si pu\u00f2 non dare spazio alla posizione del governo. Il titolare delle <strong>Politiche agricole<\/strong> da pi\u00f9 di un anno \u00e8 il piddino <strong>Maurizio Martina<\/strong> che, pur non essendo della stessa corrente del premier <strong>Matteo Renzi<\/strong>, \u00e8 stato scelto per il fatto di essere lombardo e, dunque, per dare alla pi\u00f9 grande Regione d&#8217;Italia un ministero con un portafoglio importante. Non \u00e8 un personaggio rumoroso ed \u00e8 anche un po&#8217; compassato, pur essendo giovane. Il che potrebbe anche essere uno svantaggio se non fosse che Martina si trova a dover chiudere un recinto quando le vacche sono gi\u00e0 scappate (\u00e8 proprio il caso di dirlo). <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L&#8217;Italia in Europa non \u00e8 trattata bene<\/strong><\/span> anche in agricoltura: i fondi sono sempre meno (e vanno sempre pi\u00f9 verso i Paesi dell&#8217;Est pi\u00f9 svantaggiati), ma gli stanziamenti 2014-2020 sono stati decisi quando Martina era solo il segretario del Pd lombardo.<\/p>\n<p>Partiamo, dunque, con l&#8217;elencare le risorse in campo e le azioni connesse. Innanzitutto la politica agricola comunitaria (<a href=\"https:\/\/www.politicheagricole.it\/flex\/cm\/pages\/ServeBLOB.php\/L\/IT\/IDPagina\/8067\" target=\"_blank\"><strong>PAC<\/strong><\/a>) prevede che l&#8217;Italia benefici di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>52 miliardi di euro di contributi fino al 2020<\/strong><\/span>. Di questi ben <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>23 miliardi sono pagamenti destinati al settore agricolo e della zootecnia<\/strong><\/span> (allevamento e itticoltura) e, in particolare,\u00a0sono stati stanziati 80 milioni di euro all&#8217;anno per l&#8217;incremento del 25% degli aiuti diretti per aziende agricole condotte da under 40. La<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> Legge di Stabilit\u00e0 ha inoltre destinato 108 milioni<\/strong><\/span> (8 milioni nel 2015 e 50 milioni per ciascuno degli anni 2016 e 2017) <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>per il Fondo Latte<\/strong><\/span>, un piccolo aiuto per le imprese che investono. Infine, il ministero ha annunciato che dall&#8217;anno prossimo partir\u00e0 nelle scuole una campagna di sensibilizzazione al consumo di latte. Ovviamente, il governo non ha fatto il bench\u00e9 minimo cenno alla possibilit\u00e0 di eliminare l&#8217;<strong>Imu agricola<\/strong> che incide per 260 milioni di euro sul comparto. Insomma, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la solita partita di giro<\/strong><\/span>: lo Stato toglie con una mano per mezzo dei Comuni con l&#8217;Imu e redistribuisce per mezzo di detrazioni (sulla stessa Imu) e del Fondo Latte. Un meccanismo cervellotico (ma non \u00e8 il solo) per giustificare l&#8217;intermediazione della politica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Oscar-Farinetti.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6376\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Oscar-Farinetti-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Oscar-Farinetti-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Oscar-Farinetti-1024x683.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sollevano qualche dubbio, tuttavia, le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Martina in <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2015\/03\/30\/news\/martina_addio_quote_latte_costate_75_euro_a_italiano_e_basta_multe_europee_ora_decidera_il_mercato_-110819152\/\" target=\"_blank\">una recente intervista<\/a>.\u00a0\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><em>Dobbiamo presidiare e aumentare la consapevolezza sull&#8217;origine dei nostri prodotti perch\u00e9 questo \u00e8 un forte elemento di competitivit\u00e0 su scala internazionale, poi per\u00f2 non bisogna dimenticare che <strong>siamo un Paese di trasformatori<\/strong> e che questo ha un valore, \u00e8 uno dei nostri tratti fondamentali, quindi noi dobbiamo tenere insieme questi due lati, fare squadra<\/em><\/span>\u00bb, ha affermato. Insomma, secondo il ministro, il latte <strong>made in Italy<\/strong> si pu\u00f2 difendere fino a un determinato limite. Poi, scattano le <strong>economie di scala<\/strong> e, poich\u00e9 gli italiani sono specializzati nella trasformazione, meglio valorizzare le attivit\u00e0 che possono fornire <strong>margini di redditivit\u00e0<\/strong> pi\u00f9 elevati. Sembra la naturale prosecuzione dei teoremi di <strong>Oscar Farinetti<\/strong>, il creatore di <strong>Eataly<\/strong> (del quale prossimamente vi parleremo), secondo cui <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il prodotto agroalimentare italiano &#8211; che sia una carota o una mozzarella &#8211; o lo si vende a un prezzo premium o lo si lascia perdere<\/strong><\/span>. Abbiamo semplificato, ma il senso del Farinetti-pensiero \u00e8 pi\u00f9 o meno questo. E, soprattutto, Martina sembra intenzionato al lasciar perdere.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il presidente di <strong>Confeuro<\/strong>, <strong>Rocco Tiso<\/strong>, abbia criticato \u00abla <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>mancanza di un\u00a0processo di transizione tra un meccanismo e l&#8217;altro<\/strong><\/span>\u00bb\u00a0che tenesse conto del drastico calo del numero delle stalle italiane, della forte concorrenza internazionale di altre agricolture e della considerevole distanza tra i costi di produzione del latte italiano e quelli di altri paesi dell&#8217;Est europeo.<\/p>\n<h3>La difesa dell&#8217;italianit\u00e0<\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Logo-Latte-Italiano.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6374\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Logo-Latte-Italiano-300x300.jpg\" alt=\"Logo-Latte-Italiano\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Logo-Latte-Italiano-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Logo-Latte-Italiano-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Logo-Latte-Italiano.jpg 627w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Questo non vuol dire che al ministero non si siano mesi in movimento. Dietro il pungolo della filiera lattiero-casearia Martina si \u00e8 fatto promotore di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>un logo che certifica la produzione al 100% italiana<\/strong><\/span> del nostro latte e dei nostri formaggi. L&#8217;<strong>Alleanza delle Cooperative<\/strong> (<strong>LegaCoop<\/strong>, <strong>Confcooperative<\/strong>, <strong>Agci<\/strong>) ha aderito dichiarandosi\u00a0\u00abpronta a lanciare la costituzione della prima <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>AOP (Associazione di organizzazione di produttori) lattiero-casearia<\/strong><\/span> nazionale che aggregher\u00e0 in una prima fase il 10% del latte italiano per arrivare in poco tempo al 30%\u00bb. Al di l\u00e0 dei nazionalismi, difendere il latte italiano significa difendere un sistema che, nell\u2019anno dell\u2019<strong>Expo<\/strong>, garantisce\u00a0all\u2019Italia il primato nella produzione di formaggi a denominazione di origine (<strong>Dop<\/strong>) che in quantit\u00e0 \u00e8 addirittura superiore quella francese. Da questo punto di vista il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo \u00e8 ancora pi\u00f9 drastico:\u00a0\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><em>Stiamo perdendo un patrimonio del nostro Paese sul quale costruire una ripresa economica sostenibile e duratura:\u00a0l\u2019invasione di materie prime estere spinge prima alla svendita agli stranieri dei nostri marchi pi\u00f9 prestigiosi e poi alla delocalizzazione delle attivit\u00e0 produttive<\/em><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>Ogni discorso ci riporta sempre a un triste e ineluttabile punto di partenza sul quale non possiamo chiudere gli occhi. Ancorch\u00e9 l&#8217;Italia in ambito comunitario abbia rinunciato a produrre un quantitativo maggiore di latte del quale avrebbe beneficiato il proprio mercato interno, non si pu\u00f2 trascurare che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il settore lattiero-caseario si \u00e8 \u00abdrogato\u00bb con le quote latte<\/strong><\/span>. Oggi che il vecchio sistema ha cessato di essere in vigore tutte le inefficienze si mostrano nella loro crudezza: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>produzione sottotono, scarsa produttivit\u00e0 determinata dal basso valore aggiunto del \u00abbene-latte\u00bb, costo del lavoro elevato e pochi investimenti<\/strong><\/span> (non \u00e8 questo il luogo per sindacare sulle dimensioni ridotte delle aziende e sulla loro minore o maggiore propensione a investire). <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tutto questo scenario \u00e8 aggravato dalla fissit\u00e0 del cambio<\/strong><\/span> che premia i <strong>Paesi dell&#8217;Est<\/strong> che hanno un costo del lavoro ridottissimo e quelli come la <strong>Germania<\/strong> che hanno economie di scala mostruose e tengono anch&#8217;esse forzosamente bassi i salari.\u00a0<a title=\"L\u2019Italia spompata del Def\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/04\/17\/litalia-spompata-del-def\/\" target=\"_blank\">\u00c8 lo scenario dell&#8217;Italia rappresentata dal Documento di Economia e Finanza<\/a>. E, come sempre, ci guardiamo bene dal dire: \u00abPiove, governo ladro!\u00bb. Per\u00f2, mai che si abbia a disposizione un ombrello quando ce n&#8217;\u00e8 bisogno&#8230;<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Che cosa pensereste se veniste a conoscenza che il latte che avete bevuto stamattina a casa o con il quale il barista vi ha preparato il cappuccino proviene dalla Germania se non dalla Slovacchia o dall&#8217;Estonia? Che cosa vi verrebbe in mente se comprendeste che la mozzarella che avete mangiato nel vostro pranzo volante assieme a una fetta di prosciutto \u00e8 stata prodotta con una cagliata polacca? Il mondo del latte non \u00e8 pi\u00f9 quello bucolico di una volta, ma una vera e propria giungla. Esploriamola insieme! Dall\u2019inizio della crisi \u00e8 stata chiusa una stalla italiana su cinque con la [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/04\/21\/latte-italiano-addio\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[60],"tags":[68195,68225,68193,68223,68221,4548,44108,68209,68207,68192,4888,68194,68216,23495,29318,17583,61537,127,8712,48531,68226,68211,14,68229,68212,68228,35,68205,68230,68213,68198,14826,68191,93,12997,5454,68202,68214,68227,5709,30021,68196,68208,16862,43329,33521,946,110,15903,21486,68095,68189,68199,68218,68217,5717,68215,68190,5751,68200,26152,7603,4698,68224],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6120"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6120"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6120\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6381,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6120\/revisions\/6381"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6120"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6120"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6120"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}