{"id":6178,"date":"2015-03-10T11:17:11","date_gmt":"2015-03-10T11:17:11","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6178"},"modified":"2015-03-10T11:17:11","modified_gmt":"2015-03-10T11:17:11","slug":"google-non-costruisce-ferrari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/03\/10\/google-non-costruisce-ferrari\/","title":{"rendered":"\u00abGoogle non costruisce Ferrari\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Ferrari-488-GTB.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6229\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Ferrari-488-GTB.jpg\" alt=\"Ferrari 488 GTB\" width=\"550\" height=\"390\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Ferrari-488-GTB.jpg 620w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Ferrari-488-GTB-300x212.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>No, non mandateci subito a quel paese per questa ovviet\u00e0! Abbiamo scelto un titolo lapalissiano e un&#8217;immagine della splendida <strong>488 GTB<\/strong>, presentata pochi giorni fa al <strong>Salone di Ginevra<\/strong>, per ribadire un concetto che la societ\u00e0 contemporanea sta progressivamente dimenticando: la padronanza dei nuovi media, la capacit\u00e0 di sfruttare le connessioni social e una mentalit\u00e0 2.0 non rendono l&#8217;individuo automaticamente innovatore. Il gioiello che vedete qui sopra non si produce con <strong>Google<\/strong> o con <strong>Twitter<\/strong>: lo costruiscono operai superspecializzati (un tempo Maranello cercava gli addetti al tornio con il lanternino e la Ferrari si \u00e8 costruita un istituto tecnico praticamente in casa per questo motivo) basandosi sui disegni di ingegneri e progettisti.\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00c8 l&#8217;oggetto pi\u00f9\u00a0\u00abmade in Italy\u00bb che ci sia<\/strong><\/span>, ma non si costruisce con le chiacchiere, bens\u00ec\u00a0con il lavoro. Le tecnologie informatiche hanno reso meno duro il processo di ingegnerizzazione e quello produttivo, ma l&#8217;innovazione della Ferrari \u00e8 nella creativit\u00e0 di coloro che cercano di mantenere intatto lo spirito di patron Enzo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Made-in-Italy.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6231\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Made-in-Italy-300x225.jpg\" alt=\"Made in Italy\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Made-in-Italy-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Made-in-Italy.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 un discorso complesso sul quale torneremo sicuramente in futuro. In estrema sintesi, possiamo dire che in un&#8217;epoca in cui molti si riempiono la bocca con parole tipo\u00a0\u00abcreativit\u00e0\u00bb e\u00a0\u00abinnovazione\u00bb occorre sempre guardarsi dietro alla vecchia distinzione fra\u00a0\u00abprodotti\u00bb e\u00a0\u00abservizi\u00bb. I primi (nei quali possiamo catalogare i derivati dell&#8217;industria e dell&#8217;agricoltura) sono il vero motore dell&#8217;economia. I secondi sono funzionali ai primi:<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> senza produzione non ci sono servizi<\/strong><\/span>. Le economie fondate esclusivamente sui servizi sono destinate a fallire: la <strong>Grecia<\/strong> ne \u00e8 un triste esempio. Google, <strong>Facebook<\/strong> e Twitter non sarebbero quello che sono oggi senza il loro contesto originario, cio\u00e8 un grande Paese produttore come gli Stati Uniti. Noi italiani tendiamo spesso a dimenticare questa\u00a0realt\u00e0, quasi come se innovare fosse un valore di per s\u00e9 che rende tutto il resto trascurabile.<\/p>\n<p>Ultimo ma non meno importante \u00e8 il fatto che\u00a0la tecnologia restituisca molto spesso risultati predeterminati, seriali, prevedibili e che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>solo l&#8217;ingegno, la preparazione e la conoscenza possono fare la differenza<\/strong><\/span>. Ecco perch\u00e9 siamo tornati a parlare di questi argomenti con <strong>Giulio Ceppi<\/strong>,\u00a0architetto\u00a0\u00a0fondatore di\u00a0<strong>Total Tool<\/strong>, societ\u00e0 di\u00a0<em>visioning<\/em>\u00a0e\u00a0<em>design strategy<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2573\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1-199x300.jpg\" alt=\"Ceppi\" width=\"199\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1-199x300.jpg 199w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1-681x1024.jpg 681w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/05\/Ceppi1.jpeg 1559w\" sizes=\"(max-width: 199px) 100vw, 199px\" \/><\/a>Quanto la comunicazione \u00e8 parte importante in un processo di innovazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abMoltissimo. Forse, paradossalmente, ancora non abbiamo chiaro quanto un processo innovativo non solo raggiunge obiettivi prima ignoti o impossibili, ma nel farlo genera quasi necessariamente nuovi strumenti e spesso necessita di forme inedite di comunicazione e rappresentazione. Come dire che non si d\u00e0 innovazione a volte, se non sono le pratiche stesse, i mezzi e le rappresentazione dell\u2019innovazione il primo oggetto del cambiamento stesso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanto i nuovi media, oggi a disposizione e a portata di tutti sono motore,\u00a0di innovazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abGli strumenti sono mezzi e pratiche che ereditiamo dal passato, che sia una matita, un computer, un motore di ricerca o un sistema di simulazione immersiva: tuttavia non \u00e8 certo schizzando a caso dei segni su un foglio, tanto come <em>googolando<\/em>\u00a0a caso\u00a0nella rete, che si inventa qualcosa di nuovo. Occorrono grande coraggio e provocazione, piuttosto che estrema perizia e virtuosismo, per fare qualcosa di nuovo: la matita data in mano a <strong>Leonardo<\/strong> o Picasso fa cose meravigliose. Ma se chiedo ai miei studenti di fare una ricerca su qualsiasi argomento con Google, spesso vedo che tra 50 elaborati almeno 10 riportano oramai le stesse immagini e argomentazioni: sono coloro che si fermano alle prime pagine di Google, strumento potentissimo ed eccezionale, ma usato in modo banale e dilettantistico. Come la famosa Ferrari impiegata per andare al bar e non per girare in pista (cosa pi\u00f9 che lecita, si intenda\u2026) o la matita di <strong>Picasso<\/strong> messa per\u00f2 in mano mia, che non genera certo gli stessi effetti che produceva in mano al maestro del <strong>Cubismo<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Allora la persona fa la differenza? L\u00ec risiede lo strumento?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abEsatto. Questo solo per chiarire che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>non \u00e8 certo la potenza del mezzo a definire il risultato, ma l\u2019uso originale che se ne fa, piuttosto che la capacit\u00e0 di reinventare il tutto per nuove strade, generando nuovi strumenti, destinati poi a loro volta a essere superati<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanto conta allora essere aggiornati, sapersi costruire gli strumenti della comunicazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<a href=\"http:\/\/www.filosofico.net\/foucault.htm\" target=\"_blank\"><strong>Michael Foucalt<\/strong><\/a> sosteneva, attraverso una bellissima metafora, che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>ognuno di noi possiede intellettualmente una propria cassetta degli attrezzi ed ogni volta che apprende qualcosa di nuovo, modifica il senso ed il valore degli attrezzi precedentemente noti<\/strong><\/span>: noi stessi siamo in continua evoluzione strumentale, combinando strumenti tra loro e acquisendo mezzi sempre pi\u00f9 specialistici.\u00a0Noi italiani siamo stati maestri in questi cambiamenti, e non avremmo aziende come<strong> Alessi<\/strong>, <strong>Artemide<\/strong>, <strong>Eataly<\/strong>, <strong>Olivetti<\/strong>, <strong>Piaggio<\/strong>\u2026 e la stessa <strong>Ferrari<\/strong> se non fosse stato cos\u00ec.\u00a0Stessa cosa vale per le modalit\u00e0 in cui l\u2019innovazione si racconta: la comunicazione pu\u00f2 essere innovativa, ma spesso l\u2019innovazione richiede di per s\u00e9 una diversa comunicazione. Non sarebbero esistite <strong>United Colors of Benetton<\/strong>, <strong>B&amp;B<\/strong>, <strong>Fiorucci<\/strong>\u2026.se il loro modo di raccontare l\u2019innovazione non fosse stato diverso\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quanto il design a suo avviso vanta propri strumenti originali di comunicazione?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abA ben pensarci il design, disciplina che dovrebbe occuparsi di innovazione <em>tout court<\/em> e che vanta ben meno anni di storia se comparata alla pittura o all\u2019architettura che hanno secoli di tradizione alle spalle, non ha paradossalmente un modo suo, originale di raccontarsi e di interloquire\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma qualche esempio che l\u2019abbia coinvolta personalmente?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abRecentemente ho creato un evento denominato <em><a href=\"http:\/\/www.casa24.ilsole24ore.com\/art\/mercato-immobiliare\/2013-09-19\/sviste-lecco-deprimono-mercato-192238.php?uuid=AbBxWhYI\" target=\"_blank\">(S)Viste di Lecco<\/a>: <\/em>9 brevi storie di fallimenti progettuali. Un fuori programma rispetto alle classiche mostre d\u2019arte della Galleria Melesi che l\u2019ha ospitato: una profonda quanto originale riflessione su quali possano essere le proposte future per il territorio di Lecco. Come produrre infatti visioni capaci di mobilitare gli abitanti di una citt\u00e0 per definirne i propri possibili scenari a venire?\u00a0Giocata sul titolo e sul rigoroso formato grafico della cartolina (la pi\u00f9 tradizionale e standardizzata visione di un territorio\u2026) la mostra ha proposto ironicamente 9 (S)viste: ovvero progetti di pubblica utilit\u00e0 pensati per \u201cridisegnare\u201d il concetto di citt\u00e0 e di territorio, rigenerarne le potenziali relazioni e stimolarne il necessario rinnovamento, ma che tuttavia ad oggi non hanno avuto, per varie ragioni, la fortuna attesa, restando quindi incompiuti o fraintesi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quindi la sua tesi \u00e8 che dagli errori si pu\u00f2 imparare? Che un errore \u00e8 tale solo rispetto ad un dato tempo?<\/strong><\/p>\n<p>\u00abCertamente. Lecco ha infatti un potenziale inespresso nel virtuoso equilibrio tra \u201cbellezza paesaggistica\u201d e \u201cbreve distanza da Milano\u201d, fonte di grandi opportunit\u00e0 per immaginare nuove capacit\u00e0 attrattive ed offrire qualit\u00e0 di vita, facilitazioni abitative, aggregazione sociale e attivit\u00e0 ricreative e culturali: il compito del progetto \u00e8 anche stimolare il dibattito e animare le amministrazioni a &#8220;vedere diversamente&#8221; e a trovare nuovi orizzonti condivisi con la cittadinanza. Non solo risolvere (forse) problemi, ma anche formulare domande. Progetto aperto, partecipato, in <em>(S)viste<\/em> si era invitati a prenderne parte distribuendo viralmente cartoline per la citt\u00e0, oltre ad impiegare una cartolina bianca, vergine: uno spazio vuoto dove proporre le proprie visioni, le proprie idee, i propri desideri per una citt\u00e0 migliore. Quale miglior strumento del foglio bianco, in fondo?\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>No, non mandateci subito a quel paese per questa ovviet\u00e0! Abbiamo scelto un titolo lapalissiano e un&#8217;immagine della splendida 488 GTB, presentata pochi giorni fa al Salone di Ginevra, per ribadire un concetto che la societ\u00e0 contemporanea sta progressivamente dimenticando: la padronanza dei nuovi media, la capacit\u00e0 di sfruttare le connessioni social e una mentalit\u00e0 2.0 non rendono l&#8217;individuo automaticamente innovatore. 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