{"id":6382,"date":"2015-05-03T14:58:01","date_gmt":"2015-05-03T14:58:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6382"},"modified":"2015-05-05T14:13:33","modified_gmt":"2015-05-05T14:13:33","slug":"la-bomba-atomica-e-il-cybercrime","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/05\/03\/la-bomba-atomica-e-il-cybercrime\/","title":{"rendered":"La bomba atomica e il cybercrime"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Hiroshima-Mon-Amour.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6390\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Hiroshima-Mon-Amour.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"394\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Hiroshima-Mon-Amour.jpg 640w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Hiroshima-Mon-Amour-300x215.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questo \u00e8 ci\u00f2 che rimase di Hiroshima dopo il bombardamento americano dell&#8217;agosto 1945. Per gli Usa l&#8217;imperativo era chiudere quanto prima le ostilit\u00e0 sul fronte orientale e l&#8217;utilizzo della bomba atomica raggiunse lo scopo (al prezzo di centinaia di migliaia di vittime). C&#8217;\u00e8 un particolare poco noto che <strong>Alessandro Curioni<\/strong>, consulente in materia di sicurezza e presidente della societ\u00e0 DI.GI. Academy, ci racconta: la costruzione della bomba atomica era talmente una priorit\u00e0 che l&#8217;amministrazione americana mise in secondo piano il mantenimento di standard elevati di sicurezza. Circostanza che consent\u00ec di raggiungere l&#8217;obiettivo in tempi brevi, ma che apr\u00ec le porte, tramite lo spionaggio, alla costruzione dell&#8217;arsenale nucleare sovietico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Alessandro-Curioni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6208\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Alessandro-Curioni.jpg\" alt=\"Alessandro Curioni\" width=\"300\" height=\"215\" \/><\/a>\u00abIl termine \u201c<strong>sicurezza<\/strong>\u201d nella lingua italiana presuppone un\u2019assoluta <strong>certezza<\/strong> di <strong>assenza di rischio<\/strong> rispetto al <strong>pericolo<\/strong>. Pertanto essere sicuri implica un\u2019oggettivit\u00e0 che non pu\u00f2 essere discussa. Nella pratica, invece, la sicurezza si pone obiettivi assolutamente relativi, secondo i quali il massimo risultato consiste nella riduzione del rischio ai minimi termini o per meglio dire a livelli \u201caccettabili\u201d in uno specifico contesto. Il presupposto che conduce a questa conclusione deriva dalla constatazione che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il grado di sicurezza (anche informatica) di un\u2019organizzazione \u00e8 sempre frutto di un inevitabile compromesso<\/strong><\/span>. La terapia \u201cpreventiva o curativa\u201d che debella la malattia e uccide il paziente si chiama veleno, allo stesso modo <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le contromisure tese a evitare che i rischi si concretizzino e producano le loro conseguenze, non devono impedire all\u2019organizzazione di perseguire i suoi fini<\/strong><\/span>. Il raggiungimento del punto di equilibrio, che permetta all\u2019organizzazione di perseguire i suoi obiettivi e parimenti riduca ai minimi termini i pericoli, \u00e8 lo scopo primario della disciplina della sicurezza. Un luogo comune, che se tale \u00e8 diventato deve almeno avere un fondo di verit\u00e0, considera le migliori contromisure quelle che non si vedono ovvero che non interferiscono con il normale svolgersi di un\u2019attivit\u00e0, come la medicina perfetta \u00e8 quella che cura senza effetti collaterali. Chiaramente la terapia non pu\u00f2 essere uguale per tutti i pazienti e l\u2019immediata conseguenza \u00e8 che nel predisporre un sistema di gestione della sicurezza non ci sono certezze definite a priori ne regole che non possano subire deroghe\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Einstein-e-Oppenheimer.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6391\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Einstein-e-Oppenheimer-300x257.jpg\" alt=\"Einstein e Oppenheimer\" width=\"300\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Einstein-e-Oppenheimer-300x257.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/05\/Einstein-e-Oppenheimer.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00abUn esempio illuminante in materia \u00e8 il &#8220;<strong>Progetto Manhattan<\/strong>&#8220;. Sotto questo nome in codice si \u00e8 celata l\u2019operazione che sul finire della <strong>Seconda Guerra Mondiale<\/strong> ha portato gli <strong>Stati Uniti<\/strong> alla realizzazione della <strong>bomba atomica<\/strong>. Trattandosi del pi\u00f9 grande segreto dell\u2019epoca, le esigenze di sicurezza erano elevatissime, tuttavia chi si \u00e8 impegnato a garantirle ha dovuto fare i conti con lo scopo primario del progetto: rendere disponibile l\u2019ordigno nucleare nel minor tempo possibile, per evitare di essere anticipati da <strong>Germania<\/strong> o <strong>Giappone<\/strong>. La conseguenza \u00e8 stata un enorme compromesso in termini di sicurezza. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Sin da principio sono stati violati alcuni punti fermi miranti a garantire la riservatezza delle informazioni<\/strong><\/span>. In primo luogo non \u00e8 stato applicato il concetto di minimo privilegio, per cui l\u2019accesso alle informazioni dovrebbe essere limitato al minimo indispensabile per svolgere il proprio lavoro. Lo stesso <strong>Robert Oppenheimer<\/strong>\u00a0(nella foto insieme ad <strong>Albert Einstein<\/strong>) si oppose a questa logica, sostenendo legittimamente che non era logico radunare nello stesso luogo i migliori fisici del mondo e non sfruttarne le capacit\u00e0. Permettere a ognuno di loro di conoscere l\u2019intero impianto del progetto, indipendentemente dai loro specifici compiti, avrebbe consentito di risolvere eventuali problemi in tempi molto pi\u00f9 rapidi. Un punto morto raggiunto da un certo gruppo di lavoro avrebbe potuto essere superato grazie al contributo di un altro, situazione impossibile se la circolazione delle informazioni fosse stata limitata. Secondariamente il personale \u00e8 stato reclutato secondo la logica del \u201cprendi i migliori\u201d, se poi non sono affidabili correremo i nostri rischi. La combinazione dei due elementi ha agevolato il sorgere della potenza nucleare dell\u2019<strong>Unione Sovietica<\/strong> pochi anni dopo la fine della guerra, grazie soprattutto allo spionaggio effettuato da alcuni scienziati di spicco che avevano lavorato al progetto. La storia non offre mai l\u2019opportunit\u00e0 della controprova, quindi non potremo mai sapere se una pi\u00f9 rigida tutela della riservatezza avrebbe permesso di evitare la fuga di notizie, consentendo parimenti il raggiungimento dell\u2019obiettivo finale, tuttavia l\u2019esempio permette di raggiungere il fine didattico per il quale \u00e8 stato citato: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la sicurezza deve essere sempre considerata in relazione al contesto e agli obiettivi per potere giustificare la sua stessa esistenza, di conseguenza soltanto la sua relativit\u00e0 le consente di essere sostenibile<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Questo \u00e8 ci\u00f2 che rimase di Hiroshima dopo il bombardamento americano dell&#8217;agosto 1945. 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