{"id":6507,"date":"2015-06-17T09:10:35","date_gmt":"2015-06-17T09:10:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6507"},"modified":"2015-06-17T14:09:37","modified_gmt":"2015-06-17T14:09:37","slug":"i-folonari-storia-di-vini-e-banche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/06\/17\/i-folonari-storia-di-vini-e-banche\/","title":{"rendered":"I Folonari, storia di vini e banche"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6509\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-01.jpg\" alt=\"Folonari 01\" width=\"550\" height=\"389\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-01.jpg 815w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-01-300x212.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00ab<em>Predomina in Italia il brutto\u00a0vezzo di crederci inferiori in molte\u00a0industrie ad altre nazioni, perch\u00e9\u00a0dai pi\u00f9 si ignora quello che realmente\u00a0si fa da industriali e commercianti\u00a0coraggiosi e, perch\u00e9 troppo modesti,\u00a0spesse volte ignorati<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Un articolo del Sole (progenitore dell&#8217;attuale <strong>Sole 24 Ore<\/strong>) nel 1910 raccontava cos\u00ec il coraggio dell&#8217;imprenditoria italiana nell&#8217;affrontare i mercati esteri liberandosi da quel complesso di inferiorit\u00e0 e da quel provincialismo che ancora oggi affligge gran parte dell&#8217;opinione pubblica. Oggetto del testo era la <strong>Folonari<\/strong>, storica azienda famigliare bresciana produttrice di vini, ma anche con un piede nella finanza perch\u00e9 tra le promotrici del <strong>Banca San Paolo<\/strong> (poi fusosi con il <strong>Credito agrario Bresciano<\/strong> in <strong>Banca Lombarda<\/strong>, oggi <strong>Ubi Banca<\/strong>). Ecco, i fratelli Folonari erano il simbolo del capitalismo storico italiano: silenziosi, operosi e solidali. Da poco uscito in libreria, il\u00a0saggio di <strong>Emanuela Zanotti<\/strong> \u00ab<em><strong>I Folonari: un&#8217;antica storia di vini e banche<\/strong><\/em>\u00bb (<strong>Mursia<\/strong>, 2015, 208 pp.) racconta le loro vicende.<\/p>\n<p>Trasferitisi a <strong>Brescia<\/strong> dalla Val Camonica, nel 1892 i fratelli <strong>Francesco<\/strong> e <strong>Italo<\/strong> fondarono l&#8217;azienda. Francesco, cattolico, si occupa delle finanze, mentre Italo, laico, \u00e8 esperto di vino, lo \u00abtratta come una cosa viva e palpitante\u00bb, scrive il nipote Alberto nel libro. L&#8217;impresa prospera e, si legge nel nel libro, nel 1911 la Folonari era gi\u00e0 un piccolo colosso:\u00a0\u00a0\u00ab<em><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il\u00a0commercio annuo di vino si attestava\u00a0sui 400mila ettolitri, l\u2019esportazione\u00a0annua era 100mila ettolitri, l\u2019area\u00a0occupata dagli stabilimenti copriva\u00a0superfici di 100 mila metri quadri, la\u00a0lavorazione quotidiana di uva in\u00a0vendemmia era di 15 mila quintali e\u00a0gli stabilimenti avevano una capienza\u00a0di 300 mila ettolitri<\/strong><\/span><\/em>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-05.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6511\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-05-300x239.jpg\" alt=\"Folonari 05\" width=\"300\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-05-300x239.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-05.jpg 694w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Una dimensione raggiunta grazie alla\u00a0<strong>crescita esterna<\/strong>. I Folonari aglcri inizi del Novecento acquistarono molti <strong>vigneti pugliesi<\/strong> (dal Nord al Sud nella Regione, in foto la consegna delle uve a Squinzano) approfittando dell&#8217;embargo francese sui vini da taglio prodotti in Puglia. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><em><strong>I primi vigneti furono impiantati\u00a0nel 1911 da Francesco e Italo Folonari,\u00a0600-700 ettari messi a dimora da\u00a0piantatori fatti arrivare appositamente\u00a0dalla Sicilia perch\u00e9 in Puglia\u00a0non c\u2019erano. Con coraggio si gettarono\u00a0nell\u2019impresa, forti dell\u2019entusiasmo\u00a0della manodopera locale\u00a0che generosamente li avrebbe aiutati\u00a0a superare le non poche incognite\u00a0e difficolt\u00e0. La Puglia, una\u00a0delle pi\u00f9 importanti regioni vinicole\u00a0del nostro Paese, era caduta in\u00a0crisi dopo l\u2019allontanamento della\u00a0Compagnia delle Indie da Brindisi\u00a0e il boicottaggio operato dai mercati\u00a0esteri da mediatori privi di scrupoli.\u00a0Nelle annate di abbondante\u00a0produzione la viticoltura soffriva:\u00a0mancavano capaci cantine di conservazione\u00a0per un prodotto tanto\u00a0pregiato<\/strong><\/em><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Alberto Folonari<\/strong>, il nipote e prosecutore della dinastia, lo racconta ancor meglio in un altro passaggio:<\/p>\n<blockquote><p><em>Lo zio Francesco e il nonno Italo\u00a0compresero bene che, sulla scorta\u00a0della loro navigata esperienza\u00a0e con l\u2019aiuto di grandi enologi,\u00a0avrebbero potuto accettare la sfida\u00a0di produrre grandi quantitativi di\u00a0vini realizzati con i pi\u00f9 moderni\u00a0procedimenti.\u00a0Le cronache dei quotidiani pugliesi\u00a0riportano con toni di gratitudine\u00a0l\u2019esempio dato dai Folonari,\u00a0che impiantarono a Squinzano, nei\u00a0primi anni del Novecento, il vigneto\u00a0pilota che diede l\u2019avvio alla ricostruzione\u00a0viticola delle Puglie dopo\u00a0la distruzione fillosserica. Lo sviluppo\u00a0produttivo incontr\u00f2, come\u00a0sempre avviene, una serie di circostanze\u00a0favorevoli: fra tutte, la Puglia poteva contare su un asse ferroviario\u00a0capillare. A Lecce la ferrovia era\u00a0stata inaugurata nel 1866 e si era andata\u00a0progressivamente sviluppando\u00a0negli anni successivi nelle province\u00a0di Taranto e Brindisi. Tutti gli stabilimenti\u00a0vinicoli tra Brindisi, Squinzano,\u00a0San Pietro Vernotico, Trepuzzi\u00a0erano sorti lungo quella strada\u00a0ferrata che determin\u00f2 il lancio di\u00a0un\u2019economia vincente.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-03-Ruffino.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6512\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-03-Ruffino-300x206.jpg\" alt=\"Folonari 03 (Ruffino)\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-03-Ruffino-300x206.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-03-Ruffino.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il 1911 \u00e8 anche l&#8217;anno del salto di qualit\u00e0 perch\u00e9 Folonari acquisisce la <strong>I.L. Ruffino<\/strong> di <strong>Pontassieve<\/strong> (<em>nella foto<\/em>), azienda vitivinicola produttrice di <strong>Chianti<\/strong>. La societ\u00e0 versava in difficolt\u00e0 economiche e non aveva i mezzi per ampliare la produzione e investire nel miglioramento dei processi (il pregiatissimo vino toscano era molto richiesto anche agli inizi del secolo scorso). I Folonari acquistarono l&#8217;azienda fiorentina per 100mila lire dell&#8217;epoca (poco meno di 400mila euro odierni) ed entrarono nel grande business del Chianti.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-06-Nino-e1434481819303.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6513\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Folonari-06-Nino-194x300.jpg\" alt=\"Folonari 06 (Nino)\" width=\"194\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel 1888 Francesco Folonari\u00a0fu tra i fondatori della Banca\u00a0San Paolo. Il capitale della banca\u00a0venne fissato in 100mila lire. I Folonari, per\u00f2, furono vicini anche all&#8217;altra banca cittadina, il Credito Agrario Bresciano, pi\u00f9 laica rispetto alla consorella. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><em><strong>Con la Grande\u00a0<\/strong><\/em><\/span><span style=\"text-decoration: underline\"><em><strong>Depressione del 1929, per\u00f2, la crisi\u00a0finanziaria sconvolse l\u2019economia\u00a0mondiale e anche la Banca San Paolo\u00a0ne fu investita. Nel panico generale,\u00a0Francesco Folonari, assalito\u00a0<\/strong><\/em><\/span><span style=\"text-decoration: underline\"><em><strong>dagli azionisti che gli chiesero la restituzione\u00a0del controvalore delle\u00a0azioni, ebbe un comportamento integerrimo:\u00a0non si fece pregare e assecond\u00f2\u00a0senza indugio alcuno le richieste\u00a0di amici e conoscenti. Rientrata\u00a0la recessione, quegli stessi che\u00a0lo avevano scongiurato di restituire\u00a0loro il denaro pretesero di riavere le\u00a0azioni. Francesco li assecond\u00f2 lasciando\u00a0tutti trasecolati poich\u00e9 restitu\u00ec\u00a0le azioni allo stesso valore<\/strong><\/em><\/span>\u00bb. Fu, per\u00f2, l&#8217;ingegner <strong>Nino Folonari<\/strong> (nel ritratto) a unire la figura dell&#8217;imprenditore vitivinivolo e del banchiere. Legatissimo al ministro <strong>Ezio Vanoni<\/strong> e al creatore della <strong>Comit<\/strong> <strong>Raffaele Mattioli<\/strong>, Nino Folonari fu\u00a0vicepresidente della Banca\u00a0Commerciale Italiana\u00a0dal 1954 al 1975, dopo essere\u00a0entrato a far parte del cda\u00a0nel giugno del\u00a01945. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Folonari appoggi\u00f2 senza esitazioni l&#8217;idea di Mattioli di costituire una banca per il credito a medio-lungo termine che aiutasse le imprese ad affrontare le sfide della Ricostruzione. Nino Folonari disse s\u00ec alla creazione di Mediobanca<\/strong><\/span>.<\/p>\n<blockquote><p><em>Il successo di un\u2019azienda non dipende esclusivamente dai risultati economici\u00a0che essa \u00e8 in grado di conseguire. Il perseguimento di utili non pu\u00f2 prescindere\u00a0dall\u2019obiettivo di stimolare e accompagnare la crescita del territorio,\u00a0favorendo un\u2019innovazione e uno sviluppo che sappiano affermarsi in armonia\u00a0con l\u2019ambiente e con le persone, recuperando non solo il patrimonio produttivo\u00a0dei territori ma anche quello civile e culturale.\u00a0I protagonisti della storia qui narrata non hanno mai perso di vista un\u00a0orizzonte di valori e di significati che trascendono il mero conseguimento del\u00a0profitto e degli utili aziendali.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Bazoli-Giovanni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-6517\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/06\/Bazoli-Giovanni-150x150.jpg\" alt=\"Bazoli Giovanni\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>A parlare cos\u00ec nella prefazione \u00e8 <strong>Giovanni Bazoli<\/strong>, presidente del Cds di <strong>Intesa Sanpaolo<\/strong> ma soprattutto deuteragonista di questa storia italiana. Bazoli, infatti, \u00e8 figlio di Bice Folonari e, dal punto di vista finanziario, ha contribuito a scrivere questo racconto favorendo la nascita di Ubi Banca che ancor oggi vede la storica famiglia bresciana tra i propri azionisti.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abPredomina in Italia il brutto\u00a0vezzo di crederci inferiori in molte\u00a0industrie ad altre nazioni, perch\u00e9\u00a0dai pi\u00f9 si ignora quello che realmente\u00a0si fa da industriali e commercianti\u00a0coraggiosi e, perch\u00e9 troppo modesti,\u00a0spesse volte ignorati\u00bb. Un articolo del Sole (progenitore dell&#8217;attuale Sole 24 Ore) nel 1910 raccontava cos\u00ec il coraggio dell&#8217;imprenditoria italiana nell&#8217;affrontare i mercati esteri liberandosi da quel complesso di inferiorit\u00e0 e da quel provincialismo che ancora oggi affligge gran parte dell&#8217;opinione pubblica. Oggetto del testo era la Folonari, storica azienda famigliare bresciana produttrice di vini, ma anche con un piede nella finanza perch\u00e9 tra le promotrici del Banca San Paolo (poi fusosi [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/06\/17\/i-folonari-storia-di-vini-e-banche\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[26],"tags":[74420,74413,74411,17069,74412,74409,74421,22,74408,74416,17056,10818,74425,57391,15646,74415,3150,74417,4666,74426,74414,15648,74422,74423,74410],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6507"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6507"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6507\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6518,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6507\/revisions\/6518"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6507"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6507"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6507"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}