{"id":6584,"date":"2015-07-08T14:57:44","date_gmt":"2015-07-08T14:57:44","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6584"},"modified":"2016-07-18T14:39:56","modified_gmt":"2016-07-18T14:39:56","slug":"su-internet-nessuno-e-al-sicuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/07\/08\/su-internet-nessuno-e-al-sicuro\/","title":{"rendered":"Su Internet nessuno \u00e8 al sicuro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/HT-e1436366763819.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6585\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/HT-e1436366763819.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"410\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019attacco portato a termine con successo contro <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/tecnologia\/internet_social\/2015\/07\/08\/attacco-ht-evidenzia-falla-adobe-flash_a51674e3-7e8a-484b-ae9b-084ea0960abb.html\" target=\"_blank\"><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Hacking Team<\/strong><\/span><\/a>, societ\u00e0 milanese di software antispionaggio, ha fatto emergere<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/tecnologie\/2015-07-08\/tre-domande-e-poche-certezze-hacking-team-160830.shtml?uuid=ACeRh5N\" target=\"_blank\"> numerose polemiche<\/a>. Il tema dominante sembra essere quello legato all\u2019<a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2015\/07\/07\/hacking-team-hackerata-azienda-italiana-che-vende-software-spia-ai-governi-messi-in-rete-400-giga-di-file-riservati\/1851560\/\" target=\"_blank\">apparente conferma di vendite di un loro prodotto per l\u2019intercettazione e lo spionaggio a Stati dittatoriali<\/a>. Al di l\u00e0 dell&#8217;utilizzo pi\u00f9 o meno lecito di alcune tecnologie, il fatto eclatante \u00e8 la possibilit\u00e0 che anche i pi\u00f9 esperti del settore informatico possano cadere nella trappola degli\u00a0hacker. Ecco perch\u00e9 ne abbiamo parlato con <strong>Alessandro Curioni<\/strong>, esperto di nuove tecnologie e fondatore di Di.Gi. Academy. Le risposte che se ne traggono ci indicano che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la nostra privacy su Internet non \u00e8 al sicuro perch\u00e9 \u00e8 un mezzo che, per sua natura, nasce per condividere informazioni<\/strong><\/span>. In secondo luogo, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>i super-attacchi hacker, come quello in esame, hanno una responsabilit\u00e0\u00a0\u00abumana\u00bb: la disattenzione individuale o, peggio ancora, una talpa<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Alessandro-Curioni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6208\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Alessandro-Curioni.jpg\" alt=\"Alessandro Curioni\" width=\"300\" height=\"215\" \/><\/a>\u00abIl fatto \u00e8 grave, ma se per un istante consideriamo la nota societ\u00e0 di sicurezza milanese come un produttore di armi, sicuramente per combattere guerre molto particolari, ma pur sempre armi, ci troviamo in un dilemma etico che ormai pu\u00f2 vantarsi di essere diventato storico:\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sono le armi a essere cattive oppure dipende soltanto da chi le usa?<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIn realt\u00e0, il tema nuovo (almeno per tutti quelli che non sono avvezzi alla sicurezza informatica) \u00e8 la dimostrazione che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le vittime di un attacco informatico non sono sempre i soliti \u00abcreduloni e sprovveduti\u00bb<\/strong><\/span>. In questo caso parliamo di un\u2019azienda che opera nel settore della sicurezza a livelli molto alti. Cosa pu\u00f2 essere successo? Probabilmente il \u00abfattore umano\u00bb ha giocato un ruolo. I dettagli relativi all\u2019exploit sono pochi e probabilmente \u00abtutta la verit\u00e0\u00bb difficilmente verr\u00e0 a galla (anche se sarebbe utile), tuttavia <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le statistiche dimostrano come dietro queste azioni ci sia sempre un elemento umano che pi\u00f9 o meno consapevolmente ha determinato l\u2019esito finale. Detto questo tutti, persone e aziende, dovrebbero iniziare a riflettere seriamente sul tema della sicurezza informatica<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIl primo pensiero in assoluto riguarda la comprensione del contesto in cui si opera, tenendo ben presente che qualsiasi attivit\u00e0 svolgiamo on line, il media che stiamo utilizzando era, sin dalle sue origini, destinato semplicemente a condividere informazioni. Questo significa che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Internet, nella sua struttura pi\u00f9 intima, non contempla la riservatezza delle informazioni come valore<\/strong><\/span>. <strong>La Rete \u00e8 stata concepita per divulgare notizie, dati e pensieri in un regime di sostanziale anarchia<\/strong>. Quello che poi abbiamo deciso di costruirci sopra non risponde a questo requisito base. Se pubblico qualcosa su giornale non ho aspettative di privacy, Internet avrebbe dovuto sostituire i mezzi di comunicazione tradizionali o almeno \u201cintegrarli\u201d. Adesso invece pensiamo che i social network possano essere un luogo \u201cintimo\u201d oppure che si possa fare circolare denaro in modo sicuro, ma nessuno ricorda o forse sa, che <strong>Arpanet<\/strong>, il precursore di Internet, fu abbandonato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti perch\u00e9 era talmente \u00ablibero\u00bb che su di esso non potevano circolare neppure le informazioni militari \u00abdeclassificate\u00bb, cio\u00e8 sostanzialmente pubbliche. Con queste premesse pensiamo sia lecito protestare delle violazioni della nostra privacy. Veramente vi lamentereste con un produttore di rasoi\u00a0perch\u00e9 vi siete fatti un taglietto in faccia facendovi la barba con uno dei suoi prodotti?\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>L\u2019attacco portato a termine con successo contro Hacking Team, societ\u00e0 milanese di software antispionaggio, ha fatto emergere numerose polemiche. Il tema dominante sembra essere quello legato all\u2019apparente conferma di vendite di un loro prodotto per l\u2019intercettazione e lo spionaggio a Stati dittatoriali. Al di l\u00e0 dell&#8217;utilizzo pi\u00f9 o meno lecito di alcune tecnologie, il fatto eclatante \u00e8 la possibilit\u00e0 che anche i pi\u00f9 esperti del settore informatico possano cadere nella trappola degli\u00a0hacker. Ecco perch\u00e9 ne abbiamo parlato con Alessandro Curioni, esperto di nuove tecnologie e fondatore di Di.Gi. Academy. 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