{"id":6588,"date":"2015-07-19T08:26:55","date_gmt":"2015-07-19T08:26:55","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6588"},"modified":"2015-07-19T08:26:55","modified_gmt":"2015-07-19T08:26:55","slug":"affamate-la-bestia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/07\/19\/affamate-la-bestia\/","title":{"rendered":"\u00abAffamate la Bestia!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Godzilla-03-e1437230457636.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6593\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Godzilla-03-e1437230457636.jpg\" alt=\"Godzilla - Mar 2014\" width=\"550\" height=\"330\" \/><\/a><\/p>\n<p>Avremmo potuto parlare un&#8217;altra volta della <strong>Grecia<\/strong>, di come ci\u00f2 che si accaduto con la sottoscrizione dell&#8217;accordo di luned\u00ec scorso rappresenti una sconfitta per tutti. Per i greci che dovranno sorbirsi una nuova <strong>austerity<\/strong> peggiorando le proprie condizioni economiche e per i Paesi dell&#8217;<strong>Eurozona<\/strong> che continueranno a prestare denaro all&#8217;Ellade senza avere concrete speranze di rivederlo indietro. La <strong>Bce<\/strong> di <strong>Mario Draghi<\/strong> e il <strong>Fondo Monetario Internazionale<\/strong> di <strong>Christine Lagarde<\/strong> parlano di taglio del debito non a caso. <a title=\"Salviamo la supernova Grecia o salta l\u2019Europa\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/06\/29\/salviamo-la-supernova-grecia-o-salta-leuropa\/\"><em>Wall &amp; Street<\/em> si era schierata a favore di un compromesso che consentisse alla Grecia di restare in Europa<\/a>: lo si \u00e8 trovato ma senza andare alla radice dei problemi.<\/p>\n<p>La stessa natura dei fondamentali dell&#8217;economia greca non consente voli pindarici. Si tratta di un Paese che costantemente spende pi\u00f9 di quel che guadagna perch\u00e9 la produzione di beni e servizi \u00e8 insufficiente a garantire redditi adeguati a tutti. Certo, non si lavora su questi squilibri in una settimana o esprimendosi con un <strong>referendum<\/strong>, ma si tratta di una questione fondamentale in un&#8217;ottica liberale. Non \u00e8 devastando i greci con l&#8217;aumento dell&#8217;<strong>Iva<\/strong> che quelle difficolt\u00e0 scompariranno. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Non \u00e8 tassando ricchezze<\/strong><\/span> e armatori &#8211; che gi\u00e0 hanno spostato tutto all&#8217;estero &#8211; <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>che il futuro diventa radioso. \u00c8 un ragionamento che vale per la Grecia, per l&#8217;Italia e per tutto l&#8217;Occidente<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/grover-norquist.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6594\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/grover-norquist-300x163.jpg\" alt=\"grover-norquist\" width=\"300\" height=\"163\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/grover-norquist-300x163.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/grover-norquist.jpg 605w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A volte potrebbe rivelarsi utile ascoltare un&#8217;altra campana, quella liberale e liberista alla quale, sfortunatamente, tanto l&#8217;Europa quanto il nostro Paese si sono sempre mostrati sordi. Ed \u00e8 per questo motivo che vi vogliamo parlare di <strong>Grover Norquist<\/strong> (<em>nella foto<\/em>), fondatore e presidente di <strong>Americans for Tax Reforms<\/strong> (Americani per la riforma fiscale), ispiratore del \u00ab<strong>Taxpayer Protection Pledge<\/strong>\u00bb (Impegno alla protezione dei contribuenti), nonch\u00e9 guru dei presidenti e dei candidati del <strong>Partito repubblicano Usa<\/strong> da circa trent&#8217;anni a questa parte. La maggior parte dei deputati del Grand Old Party ha, infatti, sottoscritto l&#8217;Impegno promosso da Norquist e alcuni imbarazzi parlamentari di <strong>Obama<\/strong> sono stati causati proprio dalla <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>ferma opposizione dei Repubblicani ad aumentare la spesa pubblica per mezzo di nuove tasse<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Cameron.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6595\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Cameron-300x168.jpg\" alt=\"Cameron\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Cameron-300x168.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Cameron.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un mese fa Norquist \u00e8 stato in Italia, invitato dai <strong>Conservatori e Riformisti<\/strong>, la formazione nata da una scissione di Forza Italia \u00a0e guidata da <strong>Raffaele Fitto<\/strong> e <strong>Daniele Capezzone<\/strong>. Il nuovo movimento ha voluto immediatamente distinguersi dalla \u00abcasa madre\u00bb aderendo (lo si nota dal nome che \u00e8 un po&#8217; un ossimoro) alla componente che nell&#8217;Europarlamento si riconosce nel premier britannico David Cameron e a livello globale nei Repubblicani americani ai quali i Tories hanno sempre guardato con molta simpatia. \u00abN\u00e9 con Merkel n\u00e9 con Le Pen\u00bb \u00e8 lo slogan dei thatcheriani di casa nostra. <a href=\"http:\/\/www.affaritaliani.it\/economia\/il-guru-usa-anti-tasse-norquist-ad-affaritaliani-it-meno-spesa-e-dipendenti-pubblici-371509.html\" target=\"_blank\">A loro Norquist ha dispensato qualche consiglio<\/a>.<\/p>\n<blockquote><p>\u00ab<em>Per abbassare il carico fiscale dovremo ridurre il numero di tasse e, per farlo, dovremo\u00a0prima abbassare la spesa pubblica complessiva. (&#8230;) \u00a0La riforma pi\u00f9 importante a lungo termine per favorire la crescita del Pil e il benessere della nazione \u00e8 il\u00a0ridurre il peso della spesa pubblica, riformando il sistema pensionistico e il pubblico impiego, per far s\u00ec che non\u00a0pesino sulle risorse pubbliche che il Paese ha a disposizione. Solo a quel punto, lo Stato sar\u00e0 in grado di abbassare le aliquote marginali di imposta<\/em>\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Si tratta di una visione diametralmente opposta non solo a quella del centrosinistra<\/strong><\/span> (incluso <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/assemblea-nazionale-pd-renzi-non-abbiamo-paura-salvini-1153132.html\" target=\"_blank\">quello parariformista di <strong>Matteo Renzi<\/strong><\/a>) , <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>ma anche a quella di buona parte del centrodestra italiano<\/strong><\/span> che finora ha sempre anteposto il naturale obiettivo della riduzione della pressione fiscale al contestuale taglio della spesa pubblica. Basti pensare che Norquist \u00e8 un fautore della riduzione del budget Usa della Difesa (che pesa per il 20% della spesa pubblica americana), che per alcuni Repubblicani \u00e8 sacro. Allo stesso modo, il guru anti-tasse \u00e8 a favore della <em><strong>sequestration<\/strong><\/em>, termine utilizzato per indicare la fissazione di un tetto insuperabile alla spesa pubblica. Negli Usa, infatti, non esiste l&#8217;esercizio provvisorio del bilancio pubblico come in Europa e se la Finanziaria (o una legge di spesa) non viene approvata in tempo utile, i servizi pubblici chiudono come \u00e8 accaduto un paio di anni fa. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Promuovere la sequestration significa imporre alle amministrazioni regole rigidissime di gestione degli esborsi e, soprattutto, delegare al privato quanto pi\u00f9 possibile<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Thatcher1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6596\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Thatcher1-300x180.jpg\" alt=\"Thatcher1\" width=\"300\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Thatcher1-300x180.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Thatcher1.jpg 460w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Indicazioni che i Conservatori e\u00a0Riformisti hanno cercato di recepire nel loro <a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/doc\/271946239\/Il-Programma-Dei-Conservatori-e-Riformisti\" target=\"_blank\">programma politico<\/a>, chiaramente ispirato all&#8217;eredit\u00e0 spirituale di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Ronald Regan<\/strong><\/span> e di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Margareth Thatcher<\/strong><\/span>, le due pi\u00f9 grandi figure politiche del secolo scorso.\u00a0Un lascito che si pu\u00f2 tradurre con il motto \u00abStarve the beast!\u00bb, cio\u00e8 <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00abAffamate la bestia!<\/strong><\/span>\u00bb ove per &#8220;bestia&#8221; si intende lo Stato e per &#8220;affamare&#8221; la riduzione della spesa. Secondo questo schema <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la riduzione della pressione fiscale procede e precede il taglio della spesa<\/strong><\/span>, nel senso che i due momenti sono inscindibili. Lo Stato incasser\u00e0 di meno, chieder\u00e0 di meno e perder\u00e0 sempre pi\u00f9 ambiti di influenza, ritirandosi, dimagrendo e lasciando spazio all&#8217;iniziativa privata nella scuola, nella sanit\u00e0, nella previdenza, nei trasporti, nelle politiche per l&#8217;impiego. Restano pubbliche solo le funzioni primarie dello Stato come la giustizia, la difesa (interna ed esterna) e un minimo di burocrazia. <a title=\"Centrodestra = Tagliare le tasse\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/07\/23\/centrodestra-tagliare-le-tasse\/\" target=\"_blank\">Il centrodestra \u00e8 questo: ve l&#8217;abbiamo detto anche l&#8217;anno scorso<\/a>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Pressione-Fiscale-e1437247921531.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6597\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Pressione-Fiscale-e1437247921531.jpg\" alt=\"Pressione Fiscale\" width=\"408\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Pressione-Fiscale-e1437247921531.jpg 408w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/Pressione-Fiscale-e1437247921531-300x165.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 408px) 100vw, 408px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Poich\u00e9 non siamo mai stati apodittici, cerchiamo di fornire alcuni dati empirici a supporto delle tesi, ovviamente aprendo delle parentesi laddove necessario. Quello che vedete a fianco \u00e8 un grafico che evidenzia la pressione fiscale in rapporto al Pil in cinque Stati nel periodo 2000-2012. Gran Bretagna e Stati Uniti sono i meno esosi. Da notare come <strong>George W. Bush<\/strong>,consigliato da Norquist, abbia immediatamente ridotto le tasse appena eletto e come lo stesso abbia fatto Cameron. Anche Obama ha abbassato la pressione fiscale ma senza diminuire la spesa pubblica determinando un incremento del debito pubblico Usa a livelli <em>monstre<\/em>.Da notare come la <strong>Germania<\/strong> abbia mantenuto la pressione fiscale invariata nel periodo, mentre Francia e Italia (eccezion fatta per il governo <strong>Berluscon<\/strong>i II) hanno finanziato le loro spese a suon di tasse.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/US-GDP-vs.-Germany-France-UK-Italy.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6598\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/US-GDP-vs.-Germany-France-UK-Italy-300x188.jpg\" alt=\"US-GDP-vs.-Germany-France-UK-Italy\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/US-GDP-vs.-Germany-France-UK-Italy-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/US-GDP-vs.-Germany-France-UK-Italy.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Non \u00e8 un caso che gli Stati con la minor pressione fiscale siano stati quelli che hanno affrontato meglio la crisi<\/strong><\/span>, uscendone prima. Non sorprenda la performance della Germania il cui surplus commerciale a scapito degli altri Paesi della zona euro ha restituito a Berlino una crescita ben superiore a quella derivante dai fondamentali macroeconomici, gi\u00e0 di per s\u00e9 brillanti. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Chi s&#8217;\u00e8 portato dietro il fardello di uno Stato pesante, senza essere Frau Merkel, ha penato. E\u00a0noi italiani lo sappiamo bene<\/strong><\/span>. Molto bene.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/ercchart0115.gif\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6599\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/ercchart0115-300x183.gif\" alt=\"ercchart0115\" width=\"300\" height=\"183\" \/><\/a>Con il grafico sulla disoccupazione, limitato a Eurolandia, si conferma il risultato prodotto dalla pressione fiscale sul mercato del lavoro. Mancano i dati degli Usa? Presto detto, la tendenza \u00e8 stata simile a quella della Gran Bretagna. Solo che, come ricordato in precedenza, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Obama ha finanziato le condizioni per creare nuovi posti di lavoro con maggior deficit. Un conto che i suoi successori saranno chiamati comunque a pagare<\/strong><\/span>. E che sar\u00e0 salatissimo se non si interverr\u00e0 col bisturi sulle aree di maggiore squilibrio: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>gli Stati Uniti governati dai democratici hanno fatto spesa in deficit e le conseguenze di questo trend Roma e Atene le conoscono benissimo<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/welfare-UK.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6600\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/welfare-UK-300x203.png\" alt=\"welfare- UK\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/welfare-UK-300x203.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/07\/welfare-UK.png 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ora, non per fare i saputelli, ma questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto in Gran Bretagna da quando Cameron \u00e8 premier: la spesa sociale \u00e8 calata e non parliamo di pensioni ma anche di sussidi di disoccupazione. Il primo ministro da quest&#8217;anno ha attuato una riforma che in Italia farebbe invidia a molti: si pu\u00f2 andare in pensione dopo \u00a0i 55 anni di et\u00e0 ricevendo tutti i contributi versati dei quali il 25% \u00e8 esentasse mentre sul resto si paga l&#8217;aliquota marginale. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Meraviglie dei sistemi liberali: le pensioni sono un conto individuale intestato al contribuente che ne pu\u00f2 disporre quando (ovviamente non a 40 anni) e come vuole<\/strong><\/span>. In Italia per farlo ci vorrebbero 400 miliardi di euro in quanto sarebbe necessario ricostruire le posizioni individuali di ciascuno di noi che quotidianamente vengono impiegate per pagare gli assegni di chi si \u00e8 gi\u00e0 ritirato dal lavoro.<\/p>\n<p>E al grido di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00abprivatizzare \u00e8 bellissimo\u00bb<\/strong><\/span> ci congediamo. Non prima di aver sollevato qualche dubbio sulla realizzabilit\u00e0 del Tax Pledge. Purtroppo in Italia esiste una norma che si chiama <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00abarticolo 67 della Costituzione\u00bb<\/strong><\/span> che libera il parlamentare da qualsiasi vincolo. Una volta eletto, egli rappresenta tutti: dunque non si pu\u00f2 chiedergli materialmente di rispettare un impegno sottoscritto perch\u00e9 si presume che egli decida per il bene della nazione e non dei suoi elettori. Negli Usa, invece, questo \u00e8 possibile, anzi doveroso. Senza l&#8217;articolo 67 della Costituzione non ci sarebbero nemmeno i cameroniani italiani. E questo sia detto senza nessuna polemica&#8230;<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; Avremmo potuto parlare un&#8217;altra volta della Grecia, di come ci\u00f2 che si accaduto con la sottoscrizione dell&#8217;accordo di luned\u00ec scorso rappresenti una sconfitta per tutti. Per i greci che dovranno sorbirsi una nuova austerity peggiorando le proprie condizioni economiche e per i Paesi dell&#8217;Eurozona che continueranno a prestare denaro all&#8217;Ellade senza avere concrete speranze di rivederlo indietro. La Bce di Mario Draghi e il Fondo Monetario Internazionale di Christine Lagarde parlano di taglio del debito non a caso. Wall &amp; Street si era schierata a favore di un compromesso che consentisse alla Grecia di restare in Europa: lo si [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/07\/19\/affamate-la-bestia\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[60],"tags":[14463,74457,18736,15745,837,23379,74454,63277,11993,48501,22807,178,23360,79,127,134,14,18624,35,108,132,3818,12947,17118,17015,9154,5709,59,18607,23366,12994,21474,74455,6920,15134,66,7976,18585,23380,5751,74456,13278,102,85,6766],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6588"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6588"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6588\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6603,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6588\/revisions\/6603"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6588"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6588"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6588"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}