{"id":6794,"date":"2016-02-08T11:11:59","date_gmt":"2016-02-08T11:11:59","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=6794"},"modified":"2016-02-08T11:11:59","modified_gmt":"2016-02-08T11:11:59","slug":"serve-un-new-deal-per-il-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/02\/08\/serve-un-new-deal-per-il-lavoro\/","title":{"rendered":"\u00abServe un new deal per il lavoro\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Lavoro-e1454580622320.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6851\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Lavoro-e1454580622320.jpg\" alt=\"Lavoro\" width=\"550\" height=\"307\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abLa crisi economica ha amplificato e accelerato scenari che ci impongono nuove riflessioni sul ruolo delle associazioni di rappresentanza che non \u00e8 in crisi solo perch\u00e9 non vengono pi\u00f9 convocate le associazioni a Palazzo Chigi\u00bb. Sono mesi che il presidente di <strong>Confcooperative<\/strong>, <strong>Maurizio Gardini<\/strong>, batte con insistenza sul tasto delle riforme della legislazione delle <strong>relazioni industriali<\/strong>. \u00abLa rappresentanza deve riuscire a cambiare passo per essere in grado di rispondere in modo adeguato ai bisogni reali dei propri associati e del Paese, bisogni che sono continuamente in evoluzione\u00bb, ha sottolineato spesso il numero uno delle Cooperative bianche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6852\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-300x195.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-300x195.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio.jpg 457w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>S<\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">erv<\/span>e una legge sulla rappresentanza che rafforzi quanto abbiamo gi\u00e0 concordato con il sindacato negli accordi<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Dobbiamo togliere la patente a sigle non rappresentative che nella migliore delle ipotesi restano in vita per legittimare la sopravvivenza di una\u00a0classe dirigente, nella peggiore, invece, rappresentano aree dove non c&#8217;\u00e8 legalit\u00e0 e determinano dumping e massimo ribasso<\/strong><\/span>\u00bb, ha dichiarato Gardini (<em>nella foto a fianco<\/em>) qualche tempo fa, di fatto anticipando il dibattito odierno sui nuovi contratti nazionali di lavoro alla luce del <strong>Jobs Act<\/strong> di cui, per altro, Confcooperative \u00e8 soddisfatta. D&#8217;altronde, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la Confederazione Cooperative Italiane presenta\u00a0numeri di tutto rispetto: 19.750\u00a0imprese associate, 3,3 milioni di soci, 537mila occupati e\u00a066,4 miliardi di euro di fatturato<\/strong><\/span>.\u00a0Gardini, alla testa di un&#8217;organizzazione cos\u00ec complessa, pu\u00f2 permettersi di denunciare le false cooperative che sfruttano il loro status particolare per proporre ai soci-dipendenti contratti-capestro delegittimando un settore che ha contribuito a rendere meno drammatico il calo dell&#8217;occupazione in Italia negli ultimi anni.\u00a0\u00abDobbiamo concentrarci sulle sfide del futuro anche se il movimento cooperativo italiano esce dalla crisi con un saldo positivo sia nell&#8217;occupazione, dove rappresenta il 10% degli occupati delle imprese private, sia nel fatturato e quindi anche per la sua incidenza sul Pil\u00bb, ricorda spesso il presidente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il confronto<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/05\/industria_lavoro_ansa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5316\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/05\/industria_lavoro_ansa-300x187.jpg\" alt=\"industria_lavoro_ansa\" width=\"300\" height=\"187\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/05\/industria_lavoro_ansa-300x187.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/05\/industria_lavoro_ansa.jpg 738w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sollevare il problema relativo a\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>come costruire i nuovi contratti di lavoro<\/strong><\/span>, alla luce di uno scenario macroeconomico difficile e senza che i veti incrociati facciano fallire tutto, \u00e8 senza dubbio meritorio. Occorre, per\u00f2, sottolineare che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la cooperazione rappresenta realt\u00e0 produttive a forte intensit\u00e0 di lavoro<\/strong><\/span>: agricoltura, agroalimentare, costruzioni, industria metalmeccanica, grande distribuzione e servizi. La stessa natura della cooperativa, visto il carattere rilevante della mutualit\u00e0, dovrebbe facilitare in teoria il rapporto con il dipendente e, quindi, con il sindacato. \u00abNoi siamo impegnati nella realizzazione di una nuova fase nel panorama della rappresentanza con la costruzione dell&#8217;<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Alleanza delle Cooperative Italiane<\/strong><\/span> (con <strong>LegaCoop<\/strong> e <strong>Agci<\/strong>; ndr). Il nostro obiettivo \u00e8 &#8211; conclude Gardini &#8211;\u00a0 non solo tutelare gli interessi delle imprese, ma essere in grado di dare risposte pi\u00f9 efficaci ai bisogni del Paese e delle nostre comunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Logo-Confindustria.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6862\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Logo-Confindustria-300x175.jpg\" alt=\"LOGO CONFINDUSTRIA\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Logo-Confindustria-300x175.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Logo-Confindustria.jpg 457w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il percorso tracciato sembra funzionare. Ad esempio, Confcooperative ha sottoscritto a luglio un accordo sulla rappresentanza con <strong>Cgil<\/strong>,<strong> Cisl<\/strong> e <strong>Uil<\/strong> e a novembre anche <strong>Confcommercio<\/strong> ha fatto lo stesso. Sono intese che seguono la falsariga dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.bollettinoadapt.it\/wp-content\/uploads\/2014\/01\/2014_43_chiriatti_pignatti_scheda.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>accordo del gennaio 2014 tra Confindustria e sindacati<\/strong><\/span><\/a>.\u00a0Al negoziato per il <strong>contratto<\/strong> di lavoro\u00a0possono partecipare le organizzazioni sindacali che abbiano ottenuto una <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>rappresentativit\u00e0 non inferiore al 5\u00a0per cento<\/strong><\/span>. In assenza di piattaforme unitarie il negoziato si avvier\u00e0 sulla base delle richieste presentate dalle sigle sindacali che vantano una rappresentativit\u00e0 complessiva pari almeno al 50% pi\u00f9 uno.\u00a0I <strong>contratti territoriali<\/strong>\u00a0approvati da associazioni sindacali che sul territorio vantino una rappresentativit\u00e0 pari al 50% + 1 saranno efficaci per tutto il personale e vincolanti per tutte le organizzazioni sindacali espressione delle confederazioni firmatarie. Tali accordi, per produrre effetti, dovranno per\u00f2 essere approvati a maggioranza semplice da una consultazione certificata tra i lavoratori. <strong><span style=\"text-decoration: underline\">I contratti aziendali saranno efficaci, invece, se approvati dalla maggioranza dei componenti delle rappresentanze aziendali\u00a0che raccolgano la maggioranza delle deleghe sindacali<\/span><\/strong>, a condizione che nessuna delle organizzazioni sindacali firmatarie dell\u2019accordo e\/o almeno il 30% dei lavoratori chiedano un <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>referendum\u00a0entro 10 giorni dalla stipula<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Sergio-Marchionne.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6863\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Sergio-Marchionne-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Sergio-Marchionne-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Sergio-Marchionne.jpg 457w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Una procedura democratica, insomma, che limita le azioni di disturbo da parte di sigle e siglette ma che con l&#8217;istituto del referendum lascia sempre la facolt\u00e0 di rimettere tutto in discussione. Ne sa qualcosa la <strong>Fca<\/strong> di <strong>Sergio Marchionne<\/strong> che \u00e8 uscita da Confindustria proprio per tentare la strada del confronto bilaterale e certificato numericamente con le organizzazioni sindacali. Alla vigilia di importanti rinnovi contrattuali e con la maggiore flessibilit\u00e0 introdotta dal Jobs Act che consente di licenziare un lavoratore entro i primi tre anni dall&#8217;assunzione (e soprattutto con l&#8217;inserimento di nuovi <strong>sgravi<\/strong> in <strong>legge di Stabilit\u00e0<\/strong> a favore della <strong>contrattazione di secondo livello<\/strong>), lo scenario \u00e8 destinato a cambiare ulteriormente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/01\/n-RENZI-LANDINI-large570.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4870\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/01\/n-RENZI-LANDINI-large570-300x125.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"125\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/01\/n-RENZI-LANDINI-large570-300x125.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2014\/01\/n-RENZI-LANDINI-large570.jpg 570w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00abCredo che i sindacati debbano fare la loro strada, idem Confindustria. \u00c8 il tempo della legge sulla rappresentanza,<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> o fanno gli accordi o ci pensiamo noi<\/strong><\/span>. \u00c8 il tempo di mettere la parola fine a questo costante rinvio\u00bb, ha ribadito un paio di settimane fa il premier <strong>Matteo Renzi<\/strong>, desideroso di mettere il cappello anche su questo tema nonostante si tratti di liberi accordi stretti fra parti sociali. Beninteso, questa non \u00e8 una critica politica! Qui si sottolinea solo che il presidente del Consiglio ha tutto l&#8217;interesse a farsi promotore di questo tipo di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>innovazioni nelle relazioni industriali<\/strong><\/span> in modo da poterle spendere (questa volta s\u00ec) \u00abpoliticamente\u00bb con la <strong>Commissione Europea<\/strong>. Renzi sta solo contribuendo a spostare un po&#8217; pi\u00f9 in alto l&#8217;asticella, come \u00e8 anche giusto che sia. Mentre <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>gli accordi interconfederali si occupano solo di una cornice<\/strong><\/span> (stabilire chi e come pu\u00f2 sedersi al tavolo delle trattative per i contratti nazionali), la tela sta per essere completamente disfatta:<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> il contratto nazionale, infatti, \u00e8 destinato a perdere le sue prerogative<\/strong><\/span> cos\u00ec come le conosciamo per diventare una sorta di schema-base da riempire a livello aziendale e disegnare, poi, su misura del lavoratore. Il\u00a0secondo livello della contrattazione \u00e8 proprio questo, ma questo significa anche che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il sindacato, in questo modo, perderebbe la sua ragion d&#8217;essere principale<\/strong><\/span> che \u00e8 quella di disegnare una tutela economico-giuridica che sia uguale per tutti, senza eccezioni. Circostanza che ci permette anche di comprendere il risentimento di <strong>Maurizio Landini<\/strong>, segretario della <strong>Fiom<\/strong> (la federazione dei metalmeccanici della Cgil).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Un nuovo modello<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Fabio-Storchi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6865\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Fabio-Storchi-300x168.jpg\" alt=\"Fabio Storchi\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Fabio-Storchi-300x168.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Fabio-Storchi.jpg 680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Proprio mentre si dibatteva di questi massimi sistemi, poco prima di Natale \u00e8 intervenuta a gamba tesa <strong>Federmeccanica<\/strong>, la federazione confindustriale delle imprese metalmeccaniche. <a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/doc\/298034878\/20151222-Proposta-Rinnovamento-Contrattuale-Federmeccanica\" target=\"_blank\">La proposta di rinnovo contrattuale avanzata dal presidente <strong>Fabio Storchi<\/strong><\/a>\u00a0(<em>nella foto a fianco<\/em>) ha lasciato di stucco il sindacato che non si sarebbe mai aspettato una mossa cos\u00ec azzardata. Una proposta che possiamo sintetizzare brevemente cos\u00ec: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;aumento salariale legato all&#8217;inflazione \u00e8 un ferrovecchio<\/strong><\/span> (e poi siamo quasi in deflazione, dunque non avrebbe senso), perci\u00f2 <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>i veri incrementi retributivi saranno legati all&#8217;aumento della produttivit\u00e0 o al raggiungimento di predeterminati obiettivi aziendali<\/strong><\/span>. Questo non vuol dire che i lavoratori saranno affamati (gli scatti sono rinviati al 2017 sulla base dell&#8217;inflazione 2016\u00a0con un minimo di garanzia di\u00a0circa 37 euro al mese) , ma che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le risorse saranno investite nella formazione e nel welfare estendendo le coperture sanitarie del dipendente e della sua famiglia e aumentando il contributo previdenziale a carico dell&#8217;azienda<\/strong><\/span>. Insomma, quello che non si vede in busta paga lo si vedr\u00e0 sotto forma di sanit\u00e0 e di pensione futura. Queste forme di remunerazione consentiranno inoltre alle aziende di abbattere il <strong>cuneo fiscale<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/lavoro-2-ansa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3792\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/lavoro-2-ansa-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/lavoro-2-ansa-300x212.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2013\/08\/lavoro-2-ansa.jpg 600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La proposta di Federmeccanica, per\u00f2, contiene un altro elemento innovativo: la definizione di un <strong>salario minimo<\/strong> di garanzia da implementare a livello aziendale. In pratica, si fa come nella maggior parte dei Paesi europei: si fissa una soglia retributiva minima e poi sta al singolo riuscire a farsi pagare di pi\u00f9 in virt\u00f9 del suo merito professionale. \u00c8 chiaro che si tratta di una manovra che ha anche uno scopo politico: riavvicinare Fca a Confindustria, proprio alla vigilia del rinnovo della presidenza. Una sortita che ha lasciato di stucco il sindacato che pure era riuscito, seppure in ritardo, a elaborare una<span style=\"text-decoration: underline\"><strong><a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/doc\/298036937\/20160114-Proposta-Sindacati-Su-Contratti\" target=\"_blank\"> proposta unitaria per la futura tornata di rinnovi contrattuali<\/a><\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/cgil.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6866\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/cgil-300x200.jpg\" alt=\"cgil\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/cgil-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/cgil.jpg 638w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Una proposta che <strong>Franco Martini<\/strong>, segretario confederale Cgil con delega alla contrattazione, ha sintetizzato ribadendo che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il contratto nazionale deve mantenere la sua piena funzione di autorit\u00e0 salariale: deve cio\u00e8 poter continuare a incidere nella dinamica di crescita delle retribuzioni<\/strong><\/span>\u00bb. Anche il sindacato \u00e8 favorevole a superare il totem\u00a0dell\u2019inflazione come unico parametro su cui definire le retribuzioni\u00a0ed \u00e8 disponibile a discutere\u00a0della contrattazione di secondo livello. Il problema \u00e8 che Cgil, Cisl e Uil vogliono che nelle aziende si tenga conto delle\u00a0dinamiche macroeconomiche e degli indicatori di crescita come il Pil. Un&#8217;azienda, per\u00f2, pu\u00f2 arretrare in periodi di espansione e viceversa: su questo punto incontrarsi sar\u00e0 molto difficile. Anche perch\u00e9 <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>c<\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">&#8216;<\/span>\u00e8 ostilit\u00e0 pregiudiziale al salario minimo che viene ritenuto un metodo alternativo per tagliare il costo del lavoro<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il caso FCA<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Prima di parlare di produttivit\u00e0 e contratti, vediamo quali effetti determina l&#8217;inserimento di tale parametro nella contrattazione.\u00a0Questi sono\u00a0i premi che il gruppo Fca distribuir\u00e0 agli 86mila dipendenti italiani (eccetto i circa 3mila\u00a0cassintegrati) in base all&#8217;accordo siglato nella primavera del 2015 senza la Fiom.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/FCA-e1454629941729.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6867\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/FCA-e1454629941729.jpg\" alt=\"FCA\" width=\"519\" height=\"459\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 praticamente una quattordicesima che gli operai si sono guadagnati accettando un cambio di paradigma nei loro schemi retributivi. Paradigma che si pu\u00f2 sintetizzare in tre punti:<\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le buste paga sono funzione del successo dei prodotti e delle strategie industriali<\/strong><\/span>.\u00a0L&#8217;anno scorso la rete di stabilimenti italiani del gruppo ha sfornato 927mila\u00a0veicoli, ben 277mila (+46%) in pi\u00f9 rispetto al 2014, esportandone oltre 100mila\u00a0in America.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le buste paga sono funzione della qualit\u00e0 dei processi<\/strong><\/span>. Non tutte le fabbriche hanno diritto allo stesso premio, ma esso varia in funzione della misurazione di alcuni standard individuati dall&#8217;azienda con il <strong>sistema WCM<\/strong> (<strong>World Class Manufacturing<\/strong>). Tra questi l&#8217;assenza di infortuni sul lavoro.<\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le buste paga sono funzione della riduzione dei costi delle singole fabbriche<\/strong><\/span>. Lavoratori e sindacati sono invitati a formulare\u00a0proposte di miglioramento del processo produttivo, partecipando attivamente e superando, di fatto, la dialettica marxiana capitalista-operaio.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il primo punto \u00e8 direttamente collegato al nuovo contratto FCA che, tra l&#8217;altro, prevede anche la possibilit\u00e0 di inserire <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>turnazioni\u00a0\u00aba ciclo continuo\u00bb<\/strong><\/span> (20 turni settimanali) sul modello gi\u00e0 applicato nello stabilimento di Melfi. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Per i neo assunti \u00e8 inoltre previsto un inquadramento sperimentale con tre soli livelli rispetto agli otto attuali<\/strong><\/span>. Queste due previsioni, accettate dalla maggioranza dei lavoratori italiani del gruppo, segnano una frattura insanabile tra Marchionne e Landini, che accusa il Lingotto di sottopagare gli operai e che vorrebbe destrutturare il Jobs Act allo scopo di ripristinare i vecchi schemi contrattuali.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 il terzo punto \u00e8 forse pi\u00f9 fondamentale del primo. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Non solo FCA ha archiviato, uscendo da Confindustria, i vecchi riti concertativi tra aziende e lavoratori, ma ha di fatto limitato il potere di interdizione del sindacato<\/strong><\/span> non solo imponendo democraticamente il <strong>principio di maggioranza<\/strong>, ma accorciando anche la catena delle relazioni industriali. Ogni iscritto al sindacato vota un organo collegiale, una sorta di \u00ab<strong>parlamentino<\/strong>\u00bb, che a sua volta assume le decisioni a maggioranza. E che di fatto diventa l&#8217;unico interlocutore dell&#8217;azienda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Una formula matematica\u00a0per lo stipendio<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-03.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6869\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-03-300x212.jpg\" alt=\"Gardini Maurizio 03\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-03-300x212.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-03.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La\u00a0nostra disamina \u00e8 partita dalle affermazioni di <strong>Maurizio Gardini<\/strong> (<em>nella foto a fianco<\/em>) perch\u00e9 \u00e8 stato uno dei pochi, in tempi non sospetti, a spostare il centro del dibattito senza strumentalizzare le questioni. Il mondo della cooperazione\u00a0\u00e8 gi\u00e0 caratterizzato da una buona dose di flessibilit\u00e0 che consente di superare determinate contrapposizioni: distribuzione degli utili, prestito sociale e organizzazione del lavoro che tiene conto di particolari situazioni del socio-lavoratore. Insomma, Gardini non ha bisogno di alzare i toni dello scontro perch\u00e9 le coop, in genere, portano a casa il risultato. Eppure poco tempo fa ha detto che\u00a0\u00abdobbiamo lavorare per un nuovo equilibrio tra produttivit\u00e0 e contratti: alleggeriamo la contrattazione di primo livello e mettiamo pi\u00f9 risorse su secondo livello\u00bb. Una sottolineatura volta a\u00a0promuovere\u00a0\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>un <em>new deal<\/em> delle relazioni industriali, perch\u00e9 la produttivit\u00e0 non si determina lontano dai distretti produttivi: sul secondo livello \u00e8 possibile marcare la differenza, fare uno scatto sia in termini di produttivit\u00e0 sia in termini di welfare per i lavoratori<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Non si pu\u00f2, tuttavia, non sottolineare come FCA sia comunque un caso particolare<\/strong><\/span>. Secondo i dati Istat, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>nei primi 11 mesi del 2015 la produzione di mezzi di trasporto \u00e8 aumentata del 17,4%<\/strong><\/span> grazie alla forte ripresa del mercato auto a livello globale (e anche nazionale). Se la produzione industriale l&#8217;anno scorso \u00e8 aumentata in misura superiore all&#8217;1,1-1,2%, invece, sar\u00e0 un risultato molto positivo per il Paese. Un andamento che evidenzia come il comparto auto abbia sovraperformato rispetto al resto dell&#8217;industria italiana. Ci\u00f2 non toglie che agli operai sia stata retrocessa una quota significativa dell&#8217;incremento della produzione e anche delle vendite: gli accordi FCA prevedono incrementi retributivi che vanno da 7mila a oltre 10mila euro nel periodo di vigenza, fino al 2019. Ma <strong>cosa significa, in realt\u00e0, legare lavoro e produttivit\u00e0?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6871\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-300x150.jpg\" alt=\"Produttivit\u00e0\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0.jpg 313w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Vi stanno gi\u00e0 venendo le vertigini? Non vi preoccupate! \u00c8 solo una divisione! <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">L\u2019indice di produttivit\u00e0 (\u03c0) \u00e8 il rapporto\u00a0tra la quantit\u00e0 di prodotto derivante da un processo produttivo (Y, nelle statistiche ufficiali\u00a0<\/span><\/strong><\/span><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">il valore della produzione di beni e servizi o valore aggiunto, che in termini\u00a0<\/span><\/strong><\/span><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">aggregati e nei confronti \u00a0internazionali, diventa il Pil) e la quantit\u00e0 (w) di risorse \u00a0impiegate\u00a0(Capitale e Lavoro: rispettivamente K, L) per la realizzazione di quel dato prodotto<\/span><\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Pi\u00f9 sono costosi il capitale (cio\u00e8 il saggio di interesse applicato al denaro che si chiede in prestito per effettuare investimenti o per sostenere il processo produttivo oppure il saggio di interesse che si perde investendo nella fabbrica e non in un&#8217;obbligazione che ci restituisce interessi senza fare nulla) e il lavoro (cio\u00e8 la paga che si d\u00e0 agli operai) minore \u00e8 la produttivit\u00e0. Visto da un&#8217;altra prospettiva: pi\u00f9 si produce un determinato bene sapendo che sul mercato vi \u00e8 un alta probabilit\u00e0 di venderlo meno incidono il costo del capitale e del lavoro<\/strong><\/span>. Che \u00e8 proprio il caso di FCA. Questa formula, inoltre, ci spiega il boom\u00a0dell&#8217;Italia nel periodo 1946-1963 e quello pi\u00f9 attuale della Cina, prima che fosse colpita dalla recessione. Se il costo del lavoro \u00e8 basso e quello del capitale non troppo determinante (parliamo quindi di produzioni tradizionali con materie prime non troppo care), la produttivit\u00e0 fa un balzo in avanti che trascina l&#8217;economia. Costo del lavoro basso non significa solo salari bassi, ma anche e soprattutto un basso carico fiscale sull&#8217;impresa e sul lavoro. Cerchiamo ora di fare un ulteriore approfondimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-del-Lavoro-21.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6873\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-del-Lavoro-21-300x150.jpg\" alt=\"Produttivit\u00e0 del Lavoro 2\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-del-Lavoro-21-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-del-Lavoro-21.jpg 313w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">La produttivit\u00e0 del lavoro (\u03c0l)\u00a0\u00e8\u00a0data dal rapporto tra il prodotto (Y) &#8211; la cui definizione abbiamo visto prima &#8211; e gli occupati impiegati per realizzare\u00a0tale prodotto (E)<\/span><\/strong><\/span>. In particolare, questa misura si chiama <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>valore aggiunto per addetto<\/strong><\/span>, ossia quanto prodotto si riesce a ottenere da una singola unit\u00e0 di lavoro in un determinato periodo di tempo. Facciamo un esempio pratico considerando l&#8217;intervallo di un&#8217;ora. Nella fabbrica A che produce merendine ogni singolo operaio ogni ora produce 100 euro di prodotti. L&#8217;operaio costa 20 euro lorde all&#8217;ora e le materie prime costano 10 euro. Il valore aggiunto \u00e8 90 euro (100 euro meno il costo della materia prima)\u00a0e, tolta la paga dell&#8217;operaio, restano 70 euro di profitto all&#8217;azienda, ammesso che tutto il prodotto sia venduto. Nella fabbrica B che produce sempre merendine, in un&#8217;ora si producono beni per 150 euro a fronte di una paga oraria di 30 euro del lavoratore (le cui et\u00e0 e capacit\u00e0 sono uguali a quelle del collega della fabbrica A) e di un egual costo della materia prima (10 euro). Qui il valore aggiunto per il singolo addetto \u00e8 di 140 euro, dunque il 40% in pi\u00f9 della fabbrica, e il profitto \u00e8 di 110 euro (+57% sulla fabbrica A).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Se si lega la retribuzione dell&#8217;operaio alla produttivit\u00e0, chi chiede un aumento nella fabbrica A dovr\u00e0 garantire pi\u00f9 rendimento e pi\u00f9 efficienza aumentando il numero di merendine sfornate e confezionate sui livelli della fabbrica B, indipendentemente dalle condizioni esogene (inflazione\u00a0e\u00a0scatti di anzianit\u00e0 in primis) che finora hanno rappresentato lo scheletro degli schemi retributivi<\/strong><\/span>. Nella fabbrica B, visto che si guadagna gi\u00e0 di pi\u00f9 della fabbrica A, eventuali aumenti delle retribuzioni, che farebbero perdere competitivit\u00e0 e redditivit\u00e0, \u00a0andranno concordate legandoli a risultati di produzioni e di vendita straordinari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Una triste realt\u00e0<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-02.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6882\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-02.png\" alt=\"Produttivit\u00e0 02\" width=\"550\" height=\"288\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-02.png 550w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-02-300x157.png 300w\" sizes=\"(max-width: 550px) 100vw, 550px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo grafico si commenterebbe da s\u00e9, ma vale la pena di illustrarlo. Esso mostra come dall&#8217;inizio della crisi in Italia tanto la produttivit\u00e0 quanto i salari in termini reali (al netto dell&#8217;inflazione) sono rimasti invariati. Poich\u00e9 abbiamo gi\u00e0 visto in precedenza le formule, ora possiamo spiegare quello che \u00e8 avvenuto. Anche in presenza di un arretramento del Pil e di un crollo della produzione industriale l&#8217;eliminazione di forza lavoro dai processi produttivi ha fatto s\u00ec che la produttivit\u00e0 del sistema rimanesse ferma. La moderazione salariale ha fatto il resto. \u00c8 ovvio che un sistema siffatto tende a implodere perch\u00e9 questo equilibrio \u00e8 difficilmente sostenibile in una societ\u00e0 capitalista il cui obiettivo \u00e8 per l&#8217;appunto la massima efficienza dei fattori della produzione. La Spagna, infatti, tra disoccupazione monstre e riforme ultraliberali ha fatto un balzo in avanti nella produttivit\u00e0 pagando un prezzo elevato. In Germania e in Francia i salari sono cresciuti pi\u00f9 della produttivit\u00e0, mentre la Gran Bretagna &#8211; che \u00e8 fuori dall&#8217;euro &#8211; \u00a0ha tagliato le paghe per guadagnare efficienza. I maggiori incrementi di produttivit\u00e0 si sono avuti nei Paesi della Nuova Europa, cio\u00e8 dell&#8217;Est,\u00a0dove sono state delocalizzate molte produzioni proprio per approfittare del minor costo del lavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-01.gif\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6883\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-01-300x194.gif\" alt=\"Produttivit\u00e0 01\" width=\"300\" height=\"194\" \/><\/a>Questo grafico, invece, estende l&#8217;intervallo temporale per mostrarci come l&#8217;Italia abbia perso circa il 5% di produttivit\u00e0 negli ultimi 15 anni a causa delle recessioni che si sono susseguite. Qui si ha gi\u00e0 una prima avvisaglia di un argomento che non si pu\u00f2 non affrontare: la nostra situazione peggiora dal 2002 e non \u00e8 solo colpa dell&#8217;11 settembre, quattordici anni fa \u00e8 arrivato l&#8217;<strong>euro<\/strong> e l&#8217;introduzione della moneta unica \u00e8 un fattore da tener ben presente in quanto <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la leva monetaria<\/strong><\/span> (che da 17 anni non \u00e8 pi\u00f9 nelle mani della <strong>Banca d&#8217;Italia<\/strong>) <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00e8 uno dei fattori determinanti per la produttivit\u00e0 di un Paese<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\">Se, invece, vogliamo fare gli europeisti convinti, diciamo che l&#8217;Italia non \u00e8 stata in grado di sfruttare appieno i vantaggi dei tassi relativamente bassi<\/span>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-03-e1454716724942.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6884\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-03-e1454716724942.png\" alt=\"Produttivit\u00e0 03\" width=\"551\" height=\"400\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche questa deve essere un&#8217;altra casualit\u00e0: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>mentre i salari medi italiani ristagnavano a causa della crisi, in Germania sono tornati a crescere perch\u00e9, evidentemente, vi deve essere stata una redistribuzione di quell&#8217;incremento di valore aggiunto derivante dal fatto che un temibile concorrente del settore manifatturiero versava in gravi condizioni<\/strong><\/span>. L&#8217;aumento delle retribuzioni \u00e8 funzionale a sostenere la domanda interna e dunque la produzione. Noi siamo liberali e non keynesiani, per\u00f2 vedere questi trend fa sempre un certo effetto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-04-e1454716903353.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6885\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-04-e1454716903353.png\" alt=\"Produttivit\u00e0 04\" width=\"550\" height=\"308\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per\u00f2 dipende sempre da come si osserva un fenomeno. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Alla produttivit\u00e0 stagnante o decrescente ha fatto da contraltare un incremento del costo unitario del lavoro<\/strong><\/span>. Ma com&#8217;\u00e8 possibile, probabilmente ci domanderete? Semplice il costo unitario del lavoro per unit\u00e0 di prodotto altro non \u00e8 che l&#8217;inverso della produttivit\u00e0 del lavoro. \u00c8 chiaro che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se il valore aggiunto decresce e i salari restano fermi, la loro incidenza aumenter\u00e0 e cos\u00ec pure il costo del lavoro<\/strong><\/span>. Considerato che i salari italiani sono alti ma non da record mondiale, l&#8217;unica cosa che possiamo dire senza offendere la dignit\u00e0 dei lavoratori \u00e8 che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il sistema produttivo \u00e8 inefficiente<\/strong><\/span>. Questo, per\u00f2,comporterebbe l&#8217;apertura di un altro dibattito sulla <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>qualit\u00e0 e sulla quantit\u00e0 degli investimenti<\/strong><\/span> (anche in <strong>formazione<\/strong> della forza-lavoro) e sul carico fiscale che rende una manodopera di per s\u00e9 non eccessivamente costosa meno competitiva. Lecito anche criticare la scelta, in alcuni casi, di concentrarsi su <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>produzioni a basso valore aggiunto che ormai non reggono il confronto sul mercato<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-06.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6886\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-06-300x209.jpg\" alt=\"Produttivit\u00e0 06\" width=\"300\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-06-300x209.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Produttivit\u00e0-06.jpg 535w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questo, infine, \u00e8 il grafico elaborato tre anni fa per il sito del professor <strong>Alberto Bagnai<\/strong>, il pi\u00f9 caustico critico accademico dell&#8217;euro. Secondo le sue valutazioni, il ritorno nel serpentone monetario (antesignano dell&#8217;euro) nel 1996 con conseguente <strong>rivalutazione della lira<\/strong> ha di fatto determinato una <strong>stasi della produttivit\u00e0<\/strong>. In rosso, infatti, c&#8217;\u00e8 il cambio lira\/ecu (poi diventato euro) e in verde la produttivit\u00e0 media del lavoro. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Con minor flessibilit\u00e0 monetaria l&#8217;economia, conclude Bagnai, ha perso slancio perch\u00e9 le esportazioni sono diminuite e il tentato recupero di competitivit\u00e0 ha penalizzato la parte del lavoro frenando la domanda interna<\/strong><\/span>. Insomma, il vincolo che l&#8217;Italia si \u00e8 dato sarebbe una sciagura, soprattutto per la classe operaia. <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/2013\/05\/declino-produttivita-flessibilita-euro.html\" target=\"_blank\">Il post \u00e8 ottimamente argomentato e vi consigliamo di leggerlo<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Conclusioni<\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;analisi che abbiamo cercato di condurre pu\u00f2 sintetizzarsi, pertanto, in alcuni punti fondamentali che ci consentiranno di orientarci meglio quando sentiremo parlare di collegare le retribuzioni \u00a0alla produttivit\u00e0. Nell&#8217;ordine:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Una nuova legge sulla rappresentanza.<\/strong> \u00c8 quella che, secondo molti, serve per consentire a imprese e sindacato di mettersi al tavolo per rinnovare i contratti senza che il totem degli aumenti retributivi, dei diritti acquisiti, dello \u00absfruttamento perpetrato dal neoliberismo\u00bb impedisca un confronto sereno. Allo stesso modo, a livello territoriale e aziendale occorre semplificare la catena della rappresentanza anche per evitare che un determinato numero di lavoratori trascorra le giornate a parlare di politica senza guadagnarsi lo stipendio.<\/li>\n<li><strong>Una nuova formula per i salari.<\/strong> Lo scopo principale della semplificazione delle relazioni industriali \u00e8 favorire la preponderanza del secondo livello di contrattazione, quello aziendale, rispetto al primo, quello nazionale. Modulando gli schemi retributivi azienda per azienda si possono ottenere deroghe, flessibilit\u00e0 (il demansionamento con il Jobs Act \u00e8 possibile) e nuove forme di compensazione anche sotto forma di welfare. E soprattutto si pu\u00f2 pensare che\u00a0una paga base minore possa essere successivamente ricompensata attraverso gli incrementi di valore aggiunto e di quota profitto che la forza lavoro ha contribuito a raggiungere.<\/li>\n<li><strong>Certezze e dubbi.<\/strong> La certezza \u00e8 il caso FCA: il successo dei modelli Fiat Chrysler \u00e8 stato tradotto in sensibili premi di produzione per le maestranze degli stabilimenti italiani. Il dubbio, anzi i dubbi, sono rappresentati da quello che potrebbe accadere nel caso in cui la sorte sia avversa. Soprattutto perch\u00e9 ci sembra che l&#8217;Italia non sia culturalmente preparata all&#8217;accettazione di questo nuovo paradigma.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Bacio-Landini-Camusso.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6325\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Bacio-Landini-Camusso-300x169.jpg\" alt=\"Bacio Landini Camusso\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Bacio-Landini-Camusso-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/04\/Bacio-Landini-Camusso.jpg 699w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non possiamo non porci in ultima istanza la domanda <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00abche ne sar\u00e0 del lavoro?\u00bb<\/strong><\/span>. Se partiamo da una logica keynesiana e dunque di incentivazione (anche statale) della domanda aggregata interna, allora collegare salari e produttivit\u00e0 sarebbe una scelta negativa perch\u00e9, come abbiamo visto, la produttivit\u00e0 aumenta quando il lavoratore non perde tempo e si d\u00e0 una mossa a fare pi\u00f9 in fretta o meglio un determinato compito. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Un aumento dell&#8217;occupazione \u00e8 di per s\u00e9 un decremento della produttivit\u00e0 nazionale se il valore aggiunto non cresce proporzionalmente al maggior numero di persone impiegate<\/strong><\/span>. Tale considerazione legittima le intemerate della Cgil di <strong>Susanna Camusso<\/strong> e della Fiom di <strong>Maurizio Landini<\/strong>, ideologicamente legati al vecchio modello dell&#8217;operaio-massa poco qualificato e quindi sostituibile nelle sue funzioni. A queste argomentazioni abbiamo gi\u00e0 risposto con i post firmati da <strong>Angelo Pasquarella<\/strong> come <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/04\/13\/camusso-e-landini-vivono-nella-preistoria\/\" target=\"_blank\">questo<\/a> e come <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2014\/11\/20\/%C2%ABbasta-articolo-18-lasciamoci-alle-spalle-gli-anni-70%C2%BB\/\" target=\"_blank\">quest&#8217;altro<\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/HenryFord.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-6891\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/HenryFord-300x258.jpg\" alt=\"HenryFord\" width=\"300\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/HenryFord-300x258.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/HenryFord.jpg 511w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Proprio <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2015\/06\/03\/senza-flessibilita-le-imprese-muoiono\/?repeat=w3tc\" target=\"_blank\">le riflessioni di Pasquarella sul <strong>modello partecipativo<\/strong><\/a>, sul lavoratore che \u00e8 parte integrante dello sviluppo dell&#8217;azienda e in qualche modo ne \u00e8 corresponsabile ci inducono ad accomiatarci con una provocazione. I premi di produzione, il welfare per i dipendenti e la responsabilizzazione delle maestranze all&#8217;interno del processo produttivo non sono una novit\u00e0 in assoluto. Lo facevano anche <strong>Henry Ford\u00a0<\/strong>(<em>nella foto a fianco<\/em>),<strong> Adriano Olivetti<\/strong> e <strong>l&#8217;avvocato\u00a0Agnelli<\/strong>. Solo che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>in un&#8217;economia capitalistica il valore del lavoro \u00e8 dato dall&#8217;incrocio tra domanda e offerta<\/strong><\/span>, cio\u00e8 dall&#8217;incontro pi\u00f9 conveniente tra quanto \u00e8 disposto a pagare chi assume e quanto ritiene di dover\u00a0ricevere chi viene assunto. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La globalizzazione, aprendo mercati a bassissimo costo della manodopera, ha di fatto comportato una svalutazione del lavoro in Occidente, anche perch\u00e9 non \u00e8 pensabile che l&#8217;Ovest possa produrre solo beni ad alto valore aggiunto che compensano la minore competitivit\u00e0 in termini di costi delle maestranze<\/strong><\/span>. Si \u00e8 passati cos\u00ec ad una nuova formulazione delle retribuzioni stesse: esse potrebbero diventare funzione della produttivit\u00e0, cio\u00e8 del fatturato. \u00abTi pago in base a quello che vendo\u00bb potrebbe diventare una parola familiare. I\u00a0giovani giornalisti (per quanto l&#8217;informazione sia un servizio e non un prodotto; ndr) che lavorano su Internet stanno gi\u00e0 sperimentando questa nuova modalit\u00e0: negli Usa, infatti, alcuni compensi sono legati a quanto un articolo vien visto su Internet, a quanto viene condiviso e a quanti clic produce sui banner in pagina.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Se il nuovo modello di organizzazione della produzione comporta che il lavoratore sia compartecipe del rischio di impresa, allora sar\u00e0 necessario costruirgli intorno un ecosistema che gli consenta anche di assicurarsi in tutto o in parte<\/strong><\/span> (allo stesso modo degli azionisti e dei manager). E, poich\u00e9 le assicurazioni hanno un prezzo, un dato \u00e8 certo: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>non ci si possono pi\u00f9 permettere un sistema fiscale e un sistema previdenziale con lo sguardo rivolto verso l&#8217;Ottocento<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; \u00abLa crisi economica ha amplificato e accelerato scenari che ci impongono nuove riflessioni sul ruolo delle associazioni di rappresentanza che non \u00e8 in crisi solo perch\u00e9 non vengono pi\u00f9 convocate le associazioni a Palazzo Chigi\u00bb. Sono mesi che il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, batte con insistenza sul tasto delle riforme della legislazione delle relazioni industriali. \u00abLa rappresentanza deve riuscire a cambiare passo per essere in grado di rispondere in modo adeguato ai bisogni reali dei propri associati e del Paese, bisogni che sono continuamente in evoluzione\u00bb, ha sottolineato spesso il numero uno delle Cooperative bianche. &nbsp; \u00abServe una [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/02\/08\/serve-un-new-deal-per-il-lavoro\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[99],"tags":[108304,108299,68195,40112,68193,31503,18074,837,68164,5705,23464,11787,68194,197,53008,108314,53002,108309,127,108300,68166,52994,55816,7978,14,35,108298,108,10974,15703,108311,395804,40156,66643,108308,49050,17118,9154,5709,11779,108312,6935,12994,9546,942,108310,21486,27390,108303,108306,74565,108302,23462,108313,22933,60216,15806,32421,6768,941,6766],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6794"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6794"}],"version-history":[{"count":19,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6794\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6895,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6794\/revisions\/6895"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6794"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6794"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6794"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}