{"id":7059,"date":"2016-04-04T14:25:51","date_gmt":"2016-04-04T14:25:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7059"},"modified":"2016-04-04T14:25:51","modified_gmt":"2016-04-04T14:25:51","slug":"moda-e-commerce-vuol-dire-fiducia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/04\/04\/moda-e-commerce-vuol-dire-fiducia\/","title":{"rendered":"Moda, e-commerce vuol dire fiducia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/fashion-e1459777930763.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7060\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/fashion-e1459777930763.jpg\" alt=\"fashion\" width=\"550\" height=\"304\" \/><\/a><\/p>\n<p>Secondo gli ultimi dati diffusi dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.osservatori.net\/ecommerce_b2c\/ultima-ricerca\" target=\"_blank\"><strong>Osservatorio e-commerce B2C,<\/strong><\/a> promosso dal <strong>Politecnico di Milano<\/strong> e da <strong>Netcomm<\/strong>, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>nel 2015 le vendite online del comparto moda sono cresciute del 19% rispetto all\u2019anno precedente, per un volume di affari di 1.512 milioni di euro, pari al 9% degli scambi in Italia via web<\/strong><\/span>. Restringere l\u2019analisi entro i confini nazionali, tuttavia, sarebbe anacronistico: l\u2019e-commerce ha, per definizione, una dimensione sovranazionale, rappresentando il trampolino di lancio verso l\u2019estero per migliaia di aziende, dalle piccole realt\u00e0 artigianali alle boutique virtuali, dalle griffe della moda ai grandi operatori multicanale.<\/p>\n<p>I primi dati dell\u2019anno e le previsioni dei volumi di affari a livello mondiale sono eloquenti:<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> i budget del 2016 crescono essenzialmente (solo) grazie all\u2019e-commerce e, nel 2025, il mercato digitale coprir\u00e0 da solo circa il 18 per cento di tutte le vendite globali del lusso<\/strong><\/span>. <strong>Le opportunit\u00e0 di business quindi sono straordinarie<\/strong>. La sfida digitale, per\u00f2, \u00e8 molto meno banale di quanto si potrebbe supporre. I temi legali e fiscali da considerare, ad esempio, sono numerosi, complessi ed esigono un approccio internazionale e, soprattutto, multidisciplinare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Peroni-Paolo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7061\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Peroni-Paolo-150x150.jpg\" alt=\"Peroni Paolo\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>\u00abQuando si imposta una piattaforma di commercio elettronico, fondamentale \u00e8 la configurazione del <strong>set contrattuale del sito<\/strong>, sia in Italia che all\u2019estero\u00bb, spiega Paolo Peroni, partner dello <strong>Studio\u00a0R\u00f6dl &amp; Partner<\/strong>, aggiungendo che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>occorre predisporre condizioni generali di utilizzo e di vendita dei beni conformi alle legislazioni dei mercati di destinazione, tenuto conto, nel B2C, delle norme a tutela dei consumatori vigenti nei diversi Paesi<\/strong><\/span>\u00bb. Di non minore rilevanza sono le disposizioni in tema di concorrenza, privacy, cookie e responsabilit\u00e0 del produttore da valutare. Altrettanto incidenti sono i <strong>profili tributari<\/strong>. <span style=\"text-decoration: underline\">L\u2019e-commerce internazionale verso continenti come l\u2019America o l\u2019Asia, ad esempio, presuppone la conoscenza del trattamento doganale e fiscale di Paesi Extra UE anche molto lontani<\/span>.<\/p>\n<p>Di cruciale importanza, poi, sono i rapporti contrattuali con gli <strong>operatori logistici<\/strong> e i player della filiera distributiva ove, rimarca Peroni, \u00ab\u00e8 prioritario allocare correttamente le responsabilit\u00e0, assicurare la soddisfazione del cliente e proteggere l\u2019<strong>immagine<\/strong> e <strong>reputazione del brand<\/strong>, dal momento dell\u2019acquisto a quello \u2013 non meno importante &#8211; della consegna\u00bb. \u00c8\u00a0inoltre necessario analizzare il mercato estero di destinazione per intercettare<strong> diritti di marchio<\/strong> o altre registrazioni potenzialmente confliggenti con i diritti veicolati dalla piattaforma e-commerce, fermo restando che, nel mondo della moda e del design, gli strumenti giuridici a protezione del brand e presidio dei diritti di propriet\u00e0 intellettuale sono imprescindibili ovunque si decida di operare.<\/p>\n<p>\u00abLe aziende, quando varcano i confini nazionali attraverso il web, devono proteggere i propri valori ma anche salvaguardare la qualit\u00e0 percepita e le aspettative dei propri clienti. Il successo dell\u2019e-commerce \u2013 nella moda come in altri settori \u2013 si fonda in primo luogo sulla capacit\u00e0 di consolidare la fiducia dei consumatori\u00bb, conclude.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Secondo gli ultimi dati diffusi dall\u2019Osservatorio e-commerce B2C, promosso dal Politecnico di Milano e da Netcomm, nel 2015 le vendite online del comparto moda sono cresciute del 19% rispetto all\u2019anno precedente, per un volume di affari di 1.512 milioni di euro, pari al 9% degli scambi in Italia via web. Restringere l\u2019analisi entro i confini nazionali, tuttavia, sarebbe anacronistico: l\u2019e-commerce ha, per definizione, una dimensione sovranazionale, rappresentando il trampolino di lancio verso l\u2019estero per migliaia di aziende, dalle piccole realt\u00e0 artigianali alle boutique virtuali, dalle griffe della moda ai grandi operatori multicanale. 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