{"id":7190,"date":"2016-04-28T14:52:49","date_gmt":"2016-04-28T14:52:49","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7190"},"modified":"2016-04-28T14:52:49","modified_gmt":"2016-04-28T14:52:49","slug":"la-crisi-ci-fa-morire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/04\/28\/la-crisi-ci-fa-morire\/","title":{"rendered":"La crisi ci fa morire"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/stress-e1461773589531.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7193\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/stress-e1461773589531.jpg\" alt=\"stress\" width=\"550\" height=\"367\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/volta-scende-nostra-aspettativa-vita-1251372.html\" target=\"_blank\">I dati 2015 dell&#8217;<strong>Osservatorio sulla Salute delle Regioni<\/strong><\/a> ci hanno allarmato: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;aspettativa di vita in Italia<\/strong><\/span> \u00e8 calata sebbene si mantenga sui livelli pi\u00f9 elevati in ambito Ocse. Tra\u00a0le <strong>cause di morte<\/strong>,\u00a0rilevate sulla base delle statistiche del 2012, le pi\u00f9 frequenti sono le <strong>malattie ischemiche del cuore<\/strong>, responsabili da sole di 75.098 morti (poco pi\u00f9 del 12% del totale dei decessi). Seguono le <strong>malattie cerebrovascolari<\/strong> (61.255 morti, pari a quasi il 10% del totale) e le <strong>altre malattie del cuore<\/strong> non di origine ischemica (48.384 morti, pari a circa l&#8217;8% del totale).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Walter-Ricciardi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7194\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Walter-Ricciardi-150x150.jpg\" alt=\"Walter Ricciardi\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Walter-Ricciardi-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Walter-Ricciardi.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a>\u00abIl calo \u00e8 generalizzato per tutte le regioni\u00bb, ha spiegato <strong>Walter Ricciardi<\/strong>, direttore dell&#8217;Osservatorio, individuando subito la principale causa di questi risultati.\u00a0\u00abSiamo il fanalino di coda nella prevenzione nel mondo, e questo ha un peso\u00bb. Ecco perch\u00e9 l&#8217;<strong>Ilo<\/strong> (l&#8217;<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Organizzazione internazionale del lavoro<\/strong><\/span>) ha deciso di dedicare la <strong>Giornata mondiale per la salute e della sicurezza sul lavoro<\/strong> allo stress causato dal lavoro che \u00e8 tra le principali cause delle malattie sopra descritte. \u00abCon il ritmo di lavoro dettato dalle comunicazioni in tempo reale e gli alti livelli di concorrenza, la frontiera tra lavoro e vita privata diventa sempre pi\u00f9 difficile da identificare\u00bb, sostiene l&#8217;Ilo sottolineando che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>a causa dell\u2019attuale recessione economica, la salute mentale e il benessere dei lavoratori sono messi a repentaglio dalla diminuzione delle opportunit\u00e0 lavorative, dalla paura di perdere il posto e, ovviamente, dalla disoccupazione<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>Se a questo aggiungiamo che i budget pubblici tagliano sempre pi\u00f9 le spese per la sanit\u00e0, \u00e8 indubbio che siano i privati e le aziende a doversi fare carico di questa importante parte\u00a0delle politiche di welfare. Secondo l\u2019indagine <strong><em>Staying@Work<\/em><\/strong> condotta dalla societ\u00e0 di consulenza <strong>Willis Towers\u00a0Watson<\/strong> (un campione di 1.700 persone in 34 Paesi),\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le tre questioni che maggiormente\u00a0preoccupano i datori\u00a0di lavoro in Italia sono:<\/strong><\/span><\/p>\n<ol>\n<li><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>stress dei dipendenti (53%)<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>obesit\u00e0 (47%)<\/strong><\/span><\/li>\n<li><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>assenteismo (44%)<\/strong><\/span>.<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Obesit\u00e0-e1461766884719.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7191\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/Obesit\u00e0-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi considerato che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>gli italiani sono obesi fin da bambini<\/strong><\/span>.\u00a0Secondo il rapporto dell&#8217;<strong>Organizzazione mondiale della sanit\u00e0<\/strong>, che contiene dati raccolti nel 2013-2014 su ragazze e ragazzi di 11, 13 e 15 anni, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>pi\u00f9 del 30% degli undicenni e dei tredicenni maschi italiani \u00e8 sovrappeso o obeso<\/strong><\/span>, un dato che cala, ma rimane sopra il 25%, per i quindicenni. Numeri ancora pi\u00f9 preoccupanti si trovano per i tassi di attivit\u00e0 fisica, che ci vedono ultimi assoluti sia a 11 anni che a 13. Anche l&#8217;assenteismo \u00e8 un vizio italico, ma per quello l&#8217;unica cura \u00e8 penalizzare i furbetti con il licenziamento.<\/p>\n<p>Le aziende, evidenzia la ricerca, hanno gi\u00e0 dato inizio ad una serie di\u00a0programmi, tra cui: assessment dei rischi legati alla salute (67%), training in azienda per\u00a0uno stile di vita sano (59%), ambulatori clinici in azienda o nelle vicinanze (50%) e\u00a0supporto alla maternit\u00e0 (50%). Ma\u00a0<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l\u2019adesione dei dipendenti a questi programmi aziendali legati alla salute rimane bassa<\/strong><\/span>:\u00a0nell\u2019ultimo anno, infatti, solo il 50% ha partecipato alle attivit\u00e0 benessere o ai programmi\u00a0di management focalizzati sul tema salute. Il 47% dei datori di lavoro italiani\u00a0ritiene che la mancanza di budget e di staff, cos\u00ec come gli insufficienti incentivi finanziari\u00a0(38%), stiano ostacolando il proprio approccio nei confronti della salute e della\u00a0produttivit\u00e0 della propria forza lavoro. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Questo nonostante la maggioranza &#8211; il 79% &#8211;\u00a0consideri importanti i miglioramenti in tema di salute per la produttivit\u00e0 delle proprie\u00a0aziende<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/De-Spirt.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7195\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/De-Spirt-200x300.jpg\" alt=\"De Spirt\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/De-Spirt-200x300.jpg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/04\/De-Spirt.jpg 681w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Insomma, siamo stressati perch\u00e9 non abbiamo lavoro o abbiamo paura di perderlo e di immiserirci. Mangiamo male anche perch\u00e9 tutto ci\u00f2 che nuoce alla salute dal punto di vista alimentare \u00e8 meno caro di ci\u00f2 che ci giova. E, soprattutto, non controlliamo adeguatamente il nostro stato di salute anche per risparmiare e le aziende, a volte, non hanno risorse sufficienti per sopperire alle necessit\u00e0 dei dipendenti e migliorare cos\u00ec la produttivit\u00e0. Secondo\u00a0<strong>Guido De Spirt<\/strong>, country manager Italia di Willis Towers Watson, \u00abi rischi\u00a0connessi alla salute possono avere un effetto negativo profondo e duraturo sia nelle\u00a0prestazioni individuali che in quelle aziendali\u00bb. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>I datori di lavoro, aggiunge, che adottano una strategia di insieme per la salute e la\u00a0produttivit\u00e0, \u00abhanno maggiori possibilit\u00e0 di successo rispetto a quelli che, invece, decidono\u00a0di impiegare un approccio dispersivo, offrendo solo programmi individuali e disconnessi\u00bb<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>Secondo lo studio, infatti, la larga maggioranza dei datori di lavoro italiani (l\u201989%) prevede che il\u00a0proprio impegno nei programmi legati alla salute e alla produttivit\u00e0 aumenter\u00e0 nei\u00a0prossimi tre anni, nonostante oltre la met\u00e0 (il 63%) non abbia ancora\u00a0adottato una strategia. Se proprio vogliamo trovare un&#8217;ulteriore morale di questa storia, possiamo aggiungere maliziosamente che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>lo Stato, troppo spendaccione con le pensioni, non ha soldi a sufficienza per\u00a0la medicina preventiva. E le aziende, se non vogliono avere a che fare con una pattuglia di dipendenti invalidi, dovranno in qualche modo farsene carico<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; I dati 2015 dell&#8217;Osservatorio sulla Salute delle Regioni ci hanno allarmato: l&#8217;aspettativa di vita in Italia \u00e8 calata sebbene si mantenga sui livelli pi\u00f9 elevati in ambito Ocse. Tra\u00a0le cause di morte,\u00a0rilevate sulla base delle statistiche del 2012, le pi\u00f9 frequenti sono le malattie ischemiche del cuore, responsabili da sole di 75.098 morti (poco pi\u00f9 del 12% del totale dei decessi). Seguono le malattie cerebrovascolari (61.255 morti, pari a quasi il 10% del totale) e le altre malattie del cuore non di origine ischemica (48.384 morti, pari a circa l&#8217;8% del totale). \u00abIl calo \u00e8 generalizzato per tutte le [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/04\/28\/la-crisi-ci-fa-morire\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[60],"tags":[83016,40923,121889,79,121892,121895,40114,4643,6448,2539,121891,121898,121885,23366,2583,21486,68095,6916,69,121893,15881,13278,60814,6766],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7190"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7190"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7190\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7196,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7190\/revisions\/7196"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}