{"id":7247,"date":"2016-06-02T18:23:18","date_gmt":"2016-06-02T18:23:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7247"},"modified":"2016-06-03T21:06:33","modified_gmt":"2016-06-03T21:06:33","slug":"comandare-e-fottere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/06\/02\/comandare-e-fottere\/","title":{"rendered":"Comandare \u00e8 fottere"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Renzi-fottere-e1464887744961.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7266\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Renzi-fottere-e1464887744961.jpg\" alt=\"Renzi - fottere\" width=\"550\" height=\"411\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Politica<\/strong> e <strong>management<\/strong> non sono poi cos\u00ec diversi. La differenza sta nelle dimensioni dell&#8217;azienda e forse nemmeno in quelle visto che una grande multinazionale come <strong>Eni<\/strong> possiede un fatturato praticamente comparabile con il Pil di una media nazione (oltre 100 miliardi di euro). Forse la politica \u00e8 talvolta pi\u00f9 \u00abdemocratica\u00bb dell&#8217;economia perch\u00e9 il capo lo scelgono gli <em><strong>stakeholder<\/strong><\/em>, cio\u00e8 tutti gli elettori che partecipano al voto, mentre il capo di una grande azienda se la propriet\u00e0 non \u00e8 diffusa lo sceglie l&#8217;azionista di maggioranza. Situazione simile a quella del nostro premier <strong>Matteo Renzi<\/strong> che \u00e8 arrivato a <strong>Palazzo Chigi<\/strong> in maniera desueta per i nostri tempi: segretario del <strong>Pd<\/strong>, azionista di maggioranza del <strong>Parlamento<\/strong>, si \u00e8 autoinsediato alla <strong>Presidenza del Consiglio<\/strong> a febbraio del 2014. Da azionista di maggioranza delle Camere a capo del governo che \u00e8 azionista di maggioranza a sua volta di societ\u00e0 quotate come Eni ed <strong>Enel<\/strong> di cui due anni fa ha cambiato i vertici ponendo a capo della prima <strong>Claudio Descalzi<\/strong> e della seconda <strong>Francesco Starace<\/strong>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tanto il politico quanto il manager hanno il medesimo problema: arrivare in cima e non restare nei ranghi<\/strong><\/span>. Emergere, vincere, lottare, farcela non sono alla portata di tutti perch\u00e9 molti si accontentano di vivere cento giorni da pecora in tranquillit\u00e0. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il manager, invece, \u00e8 colui che vota il proprio destino al conseguimento del potere assoluto nell&#8217;azienda in cui lavora<\/strong><\/span>. E se, per caso, non gli riuscisse o lo defenestrassero, \u00e8 bramoso di andare altrove per mostrare quanto sia il migliore. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Per diventare un capo bisogna avere qualit\u00e0 da leader<\/strong><\/span> come le ha spiegate benissimo lo stesso Starace in un recente incontro con Agol, un&#8217;associazione di ragazzi che ambiscono a diventare essi stessi leader. Vi facciamo vedere sia la parte pi\u00f9 pregnante dell&#8217;intervento che una trascrizione delle sue parole.<\/p>\n<p>[dailymotion x4e3twx_il-cambiamento-secondo-l-ad-enel-starace_school nolink]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>Per cambiare un\u2019organizzazione ci vuole un gruppo sufficiente di persone convinte di questo cambiamento, non \u00e8 necessario sia la maggioranza, basta un manipolo di cambiatori. Poi vanno individuati i gangli di controllo dell\u2019organizzazione che si vuole cambiare e bisogna distruggere fisicamente questi centri di potere. Per farlo, ci vogliono i cambiatori che vanno infilati l\u00ec dentro, dando ad essi una visibilit\u00e0 sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all\u2019interno dell\u2019organizzazione dei gangli che si vuole distruggere. Appena questo malessere diventa sufficientemente manifesto, si colpiscono le persone opposte al cambiamento, e la cosa va fatta nella maniera pi\u00f9 plateale e manifesta possibile, sicch\u00e9 da ispirare paura o esempi positivi nel resto dell\u2019organizzazione. Questa cosa va fatta in fretta, con decisione e senza nessuna requie, e dopo pochi mesi l\u2019organizzazione capisce perch\u00e9 alla gente non piace soffrire. Quando capiscono che la strada \u00e8 un\u2019altra, tutto sommato si convincono miracolosamente e vanno tutti l\u00ec. \u00c8 facile<\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tanto il politico quanto il manager nell&#8217;attuare le sue\u00a0decisioni incontra sempre un&#8217;opposizione<\/strong><\/span>. Il primo la trova in Parlamento, ma anche tra gli stakeholder: sindacati, associazioni datoriali, ordini professionali, intellettuali, mass media (ma questo non \u00e8 il caso di Renzi). Il secondo, anche ove fosse la totale fiducia degli azionisti, la trova in dirigenti e quadri intermedi che possono essergli ostili per invidia (avrebbero voluto essere al suo posto) o per resistenza intima alla modifica dello status quo. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il compito del leader \u00e8 annientare la resistenza<\/strong><\/span>. Ce lo ha spiegato bene Starace. Ce lo spiega ancora meglio\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/mani-renzi-sullinformazione-1261740.html\" target=\"_blank\">un recente editoriale\u00a0di\u00a0<strong>Augusto Minzolini<\/strong> sul <strong>Giornale<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<blockquote><p>La verit\u00e0 \u00e8 che pi\u00f9 passano i mesi e pi\u00f9 Renzi scopre la sua vera natura, quella di uomo di potere. <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/comitato-daffari-renzi-spa-1204828.html\" target=\"_blank\">Per il premier il consenso si conquista occupando le poltrone strategiche<\/a> negli enti o nelle aziende pubbliche, nei ministeri: questa \u00e8 la sua strategia che, di conseguenza, applica anche all&#8217;informazione. Si parli di Rai o di giornali. Cos\u00ec una campagna referendaria si imposta occupando gli spazi, conquistando gli avversari che si possono conquistare, o emarginando i pi\u00f9 ostinati. Portare <em>Libero<\/em> su una linea editoriale diversa, cambiare un direttore del Tg3 troppo irriducibile, o far fuori dal palinsesto Rai una trasmissione come <em>Virus<\/em>, sono facce della stessa medaglia. E poco importa che qualcuno denunci la fine del pluralismo, o che critichi il conformismo o, peggio, il servilismo dei media. Sono questioni che si esorcizzano, magari con l&#8217;ironia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Celli-Pier-Luigi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7267\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Celli-Pier-Luigi.jpg\" alt=\"Celli-Pier-Luigi\" width=\"258\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Celli-Pier-Luigi.jpg 258w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Celli-Pier-Luigi-150x150.jpg 150w\" sizes=\"(max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><\/a>Uniti anche noi al dispiacere del nostro vicedirettore <strong>Nicola Porro<\/strong> per la chiusura della sua bella trasmissione che sapeva andare controcorrente in un panorama mediatico abbastanza omologato, non possiamo per\u00f2 esimerci dall&#8217;approfondire la tematica che stiamo trattando. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Se l&#8217;importante \u00e8 vincere, bisogna fare di tutto per arrivare alla meta<\/strong><\/span>. Lo raccontava benissimo un manager d&#8217;azienda rotto a tutte le esperienze e che ha navigato molti mari (<strong>Olivetti<\/strong>, <strong>Rai<\/strong>, <strong>Wind<\/strong>, <strong>Luiss<\/strong>,\u00a0<strong>UniCredit<\/strong>, <strong>Unipol<\/strong> solo per citarne alcuni). Si tratta di <strong>Pierluigi Celli<\/strong> che otto anni fa pubblic\u00f2 un pamphlet intitolato Comandare \u00e8 fottere, nel quale affront\u00f2 in maniera eterodossa la teoria del management. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Essere leader non significa sempre comportarsi in maniera <em>british<\/em><\/strong><\/span>. Anzi, il titolo prende proprio spunto dal proverbio siciliano <strong><em>Cumann\u00e0ri \u00e8 megghiu ca\u00a0f\u00f9ttiri<\/em><\/strong> (\u00abComandare \u00e8 meglio che far l&#8217;amore\u00bb) per rovesciarlo: lo stesso atto del comando \u00e8 un esercizio di virilit\u00e0 (abbiate pazienza: nella mentalit\u00e0 meridionale non c&#8217;\u00e8 spazio per la tolleranza LGBT) e presuppone un&#8217;uguale gratificazione. I soliti detrattori tendono a liquidare tutto questo con il solito pregiudizio contro <strong>Friedrich Nietzsche<\/strong>, uno dei pochi filosofi a pensare in termini di <strong>autoaffermazione<\/strong>, di posizione di un nuovo <strong>sistema valoriale<\/strong>, insomma di <strong>volont\u00e0 di potenza<\/strong>. La strumentalizzazione nazista del suo pensiero lo ha reso inviso a molti, ma si tratta di qualcosa\u00a0con cui\u00a0fare i conti. Ecco perch\u00e9 non si pu\u00f2 tacere di quanto scritto da Celli.<\/p>\n<blockquote><p>Armati di umilt\u00e0, scegli il basso profilo e lavora nell&#8217;ombra. quando si accorgeranno di te, sarai gi\u00e0 diventato indispensabile. Scelto il tuo mentore, identifica il tuo nemico e su quello batti senza risparmio. Ti farai una fama da duro, quello adatto alle missioni difficili. In terzo luogo, ricordati che il silenzio \u00e8 d&#8217;oro. Niente come la riservatezza aumenta l&#8217;indecifrabilit\u00e0 di una persona e rende minaccioso il suo mistero.<\/p><\/blockquote>\n<p>Insomma, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;aspirante leader deve crescere all&#8217;ombra di un capo, fare il lavoro sporco per lui, fare la guerra per lui e, al momento opportuno sostituirlo senza troppe remore<\/strong><\/span>.<\/p>\n<blockquote><p>Offrire tribune alle rivendicazioni e aprire a logiche di confronto significa condannarsi alla perdita di legittimazione. (&#8230;) Condivisione di scelte e obiettivi, oltre che una perdita di tempo, sono la strada maestra per farsi erodere fette di territorio.<\/p><\/blockquote>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Essere troppo buoni o apparire tali significa condannarsi alla soccombenza. Il vero boss \u00e8 crudele<\/strong><\/span>.<\/p>\n<blockquote><p>Il presidio richiesto \u00e8 necessariamente la difesa della sacralit\u00e0 del potere l\u00e0 dove risiede e non utopistici discorsi sulla fumosit\u00e0 dei valori. (&#8230;) L&#8217;impresa ormai si governa con poche risorse.<\/p><\/blockquote>\n<p>E qui siamo tornati alle crude descrizioni di Minzolini e di Starace: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il potere ha l&#8217;unico obiettivo\u00a0di conservarsi e autoriprodursi<\/strong><\/span>. Il nostro presidente del Consiglio lo sa bene, molti manager lo sanno bene. Se oggi non vediamo alternative concrete sul piano politico e\/o manageriale, \u00e8 perch\u00e9 mancano persone che siano animate da questo sacro fuoco in nome del quale si \u00e8 pronti a \u00abdistruggere fisicamente questi centri di potere\u00bb di chi si oppone al cambiamento.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Politica e management non sono poi cos\u00ec diversi. La differenza sta nelle dimensioni dell&#8217;azienda e forse nemmeno in quelle visto che una grande multinazionale come Eni possiede un fatturato praticamente comparabile con il Pil di una media nazione (oltre 100 miliardi di euro). Forse la politica \u00e8 talvolta pi\u00f9 \u00abdemocratica\u00bb dell&#8217;economia perch\u00e9 il capo lo scelgono gli stakeholder, cio\u00e8 tutti gli elettori che partecipano al voto, mentre il capo di una grande azienda se la propriet\u00e0 non \u00e8 diffusa lo sceglie l&#8217;azionista di maggioranza. Situazione simile a quella del nostro premier Matteo Renzi che \u00e8 arrivato a Palazzo Chigi in [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/06\/02\/comandare-e-fottere\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[26],"tags":[174275,174280,174274,174283,174270,174272,174276,12989,3726,174269,174285,86,40143,174267,174271,15808,16277,5709,170,14631,50109,174281,174268,218,20873,121701,121835,27441,174284,174277,167,22840,5008,174279,26090],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7247"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7247"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7247\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7270,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7247\/revisions\/7270"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7247"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7247"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7247"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}