{"id":7328,"date":"2016-08-02T15:41:13","date_gmt":"2016-08-02T15:41:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7328"},"modified":"2016-08-02T15:41:13","modified_gmt":"2016-08-02T15:41:13","slug":"matteo-comprati-le-sofferenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/08\/02\/matteo-comprati-le-sofferenze\/","title":{"rendered":"\u00abMatteo, comprati le sofferenze!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/RENZI-BURNING-e1470140319545.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7334\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/RENZI-BURNING-e1470140319545.jpg\" alt=\"RENZI-BURNING\" width=\"550\" height=\"275\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le banche italiane detengono un ingente volume di debiti insoluti o prossimi all&#8217;insolvenza e questo preoccupa molti investitori.\u00abRiteniamo tuttavia che ai livelli attuali, il problema dei <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>prestiti in sofferenza (non-performing loan o NPL)<\/strong><\/span> in Italia potrebbe essere gestito nel tempo grazie alla crescita degli utili associata ad un recupero dei collaterali\u00bb, sottolinea \u00a0<strong>Joshua Anderson<\/strong>\u00a0managing director e portfolio manager di <strong>Pimco<\/strong>, una delle maggiori realt\u00e0 al mondo nella\u00a0\u00a0gestione obbligazionaria<em>.\u00a0<\/em>Tuttavia, con l&#8217;acutizzarsi dell&#8217;incertezza di mercato dopo il voto sulla <strong>Brexit<\/strong>, le autorit\u00e0 politiche si sentono in dovere di perseguire una soluzione pi\u00f9 rapida. Nell&#8217;ambito della direttiva <strong>Brrd<\/strong> (Bank Recovery and Resolution Directive) dell&#8217;Unione europea, il <strong>bail-in<\/strong> comporterebbe dei costi per gli investitori, e dunque per i contribuenti italiani, che costituiscono una buona parte di questo gruppo. Pur riconoscendo le difficolt\u00e0 di una tale soluzione nell&#8217;ambito della direttiva Brrd, \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>crediamo tuttavia che l&#8217;acquisto dei crediti in sofferenza da parte del governo italiano sia un&#8217;opzione da valutare<\/strong><\/span>\u00bb, prosegue l&#8217;esperto di Pimco secondo cui <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;operazione potrebbe essere finanziata al tasso d&#8217;interesse sul debito pubblico e, considerando prezzi correnti e potenziali recuperi, \u00abpotrebbe anche rivelarsi remunerativa per i contribuenti in un orizzonte di lungo termine:\u00a0potremmo considerarla una forma d&#8217;investimento da parte del governo piuttosto che un aiuto di Stato\u00bb<\/strong><\/span>. Pimco,\u00a0tuttavia, ritiene\u00a0pi\u00f9 probabile che l&#8217;Italia alla fine adotti una soluzione di compromesso compatibile\u00a0con la direttiva Brrd.<\/p>\n<h4>Quali sono le dimensioni del problema?<\/h4>\n<p>Occorre ricordare che le \u00a0\u00absofferenze\u00bb\u00a0appartengono a una classificazione tutta italiana e\u00a0indicano i finanziamenti per i quali la\u00a0situazione di insolvenza del debitore \u00e8 gi\u00e0 accertata. \u00c8 questa categoria, attualmente pari a 87 miliardi di euro su base netta, che le banche e il governo considerano come la massa degli NPL.\u00a0Molte autorit\u00e0 di regolamentazione e operatori del mercato preferiscono invece considerare le <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>esposizioni deteriorate (non-performing exposure o NPE)<\/strong><\/span>. Come nel caso della massa degli NPL, questa categoria include i prestiti la cui futura riscossione \u00e8 improbabile, o che sono attualmente scaduti, ma non si trovano in condizioni tali da essere ritenuti vere e proprie sofferenze. Pur auspicando una maggiore trasparenza riguardo alla performance dei prestiti, si pu\u00f2\u00a0affermare che i prestiti scaduti da pi\u00f9 di 120 giorni rientrino come minimo nella categoria delle esposizioni deteriorate.<\/p>\n<p>La domanda che si pongono gli investitori, e che determina molta\u00a0incertezza sui mercati, \u00e8 la seguente: le NPE sono in realt\u00e0 NPL? E ancora: l&#8217;esposizione del settore bancario si avvicina di pi\u00f9 a 87 miliardi di euro (le sofferenze al netto delle garanzie reali sui finanziamenti e delle rettifiche di bilancio) o piuttosto a 197 miliardi di euro (le esposizioni deteriorate al netto di garanzie, rettifiche e accantonamenti)? Mercati e autorit\u00e0 di regolamentazione sembrano propensi a far coincidere le due categorie, mentre banche e governi sono di parere opposto. secondo Pimco;<strong>\u00a0<\/strong><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>i\u00a0197 miliardi di euro di esposizioni deteriorate nette sono il presupposto pi\u00f9 idoneo da cui partire<\/strong><\/span>. Di questa cifra, il 60% circa \u00e8 concentrato in cinque banche (cfr. Figura 1).<\/p>\n<div id=\"attachment_7335\" style=\"width: 560px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Pimco-01-e1470140794992.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7335\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-7335 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Pimco-01-e1470140794992.jpg\" alt=\"Pimco 01\" width=\"550\" height=\"200\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-7335\" class=\"wp-caption-text\">Figura 1: esposizioni NPL ed NPE in Italia Fonte: PIMCO, relazioni societarie, Banca d&#8217;Italia &#8211; Rapporto sulla stabilit\u00e0 finanziaria al 30 giugno 2016<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In futuro, \u00e8 possibile che la qualit\u00e0 dei prestiti si deteriori ulteriormente, ma <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00e8 positivo il fatto che la crescita degli NPL abbia registrato un netto rallentamento<\/strong><\/span> (cfr. Figura 2), lasciando presagire un ridimensionamento in linea con le medie storiche. Ciononostante, la situazione potrebbe evolvere in maniera diversa se le condizioni macroeconomiche dovessero indebolirsi; <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>per gli investitori la sfida consiste nel capire quale fase del ciclo stiamo attraversando<\/strong><\/span>. Se consideriamo i tassi di conversione (la percentuale di prestiti <em>in bonis<\/em> che diventano prestiti in sofferenza) precedenti alla crisi finanziaria, il quadro delle future esposizioni appare alquanto favorevole; se invece usiamo i tassi recenti, il quadro diventa pi\u00f9 problematico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"attachment_7330\" style=\"width: 499px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/figura-2.png\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-7330\" loading=\"lazy\" class=\"wp-image-7330 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/figura-2.png\" alt=\"figura 2\" width=\"489\" height=\"319\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/figura-2.png 489w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/figura-2-300x196.png 300w\" sizes=\"(max-width: 489px) 100vw, 489px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-7330\" class=\"wp-caption-text\">Figura 2: Afflussi netti di NPL lordi (% dei prestiti) Fonte: KBW, report societario, al 30 maggio 2016<\/p><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Quali sono le implicazioni per il sistema bancario?<\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/PIMCO_Josh_Anderson_Main.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-7341 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/PIMCO_Josh_Anderson_Main-240x300.jpg\" alt=\"PIMCO_Josh_Anderson_Main\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/PIMCO_Josh_Anderson_Main-240x300.jpg 240w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/PIMCO_Josh_Anderson_Main-819x1024.jpg 819w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/PIMCO_Josh_Anderson_Main.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>Secondo Anderson, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le banche italiane pi\u00f9 deboli dovranno probabilmente raccogliere a breve nuovi capitali<\/strong><\/span>, un processo che di per s\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 avviato. Tuttavia, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>ipotizzando che la situazione non subisca un particolare deterioramento, l&#8217;esposizione del sistema bancario ai prestiti in sofferenza appare complessivamente gestibile nel tempo<\/strong><\/span>, e questo per tre motivi:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Utili previsti: <\/strong>l&#8217;utile pre-accantonamenti a livello di sistema si attesta attualmente a circa 30 miliardi di euro l&#8217;anno. Se il trend fosse confermato, le banche potrebbero azzerare il valore di met\u00e0 delle loro esposizioni deteriorate nette correnti, con un recupero anch&#8217;esso pari a zero, nell&#8217;arco dei prossimi tre anni, con ricadute limitate sui livelli di capitale. Le ipotesi di base riguardanti l&#8217;Italia, tuttavia, non prevedono una significativa recessione e gli utili correnti sono sostenibili. <span style=\"text-decoration: underline\"><em><strong>L&#8217;obiettivo politico che vuole rendere il sistema a prova di recessione fin da subito implica che in questo momento gli operatori del mercato danno agli utili un&#8217;importanza minima, se non nulla<\/strong><\/em><\/span>.<\/li>\n<li><strong>Recupero delle garanzie: <\/strong>i dati non sono facilmente reperibili, tuttavia un rapporto di Moody&#8217;s pubblicato nel 2014 stima un&#8217;incidenza delle perdite pari al 40% sui prestiti in sofferenza garantiti e all&#8217;80% su quelli non garantiti. Secondo un rapporto di PwC del giugno 2016, il 53% dei prestiti in sofferenza lordi italiani \u00e8 garantito e l&#8217;ammontare delle sofferenze nette sembrerebbe per lo pi\u00f9 coperto da garanzie collaterali immobiliari. Inoltre, una certa quota dei prestiti dispone di garanzie personali che potrebbero generare un maggiore recupero del collaterale nel corso del tempo. Nonostante sia difficile calcolare accuratamente questa cifra, PwC stima che il 19% delle sofferenze sia costituito da prestiti al dettaglio. Pur nella consapevolezza che i prestiti migliori sono probabilmente cartolarizzati e che alcune idiosincrasie italiane potrebbero rendere il recupero pi\u00f9 difficile rispetto a Paesi come la Spagna e l&#8217;Irlanda (ad esempio, il lungo processo di liquidazione in tribunale, che in media pu\u00f2 durare 6 o 7 anni), queste cifre suggeriscono che i livelli correnti sono ragionevoli in un&#8217;ottica di lungo termine.<\/li>\n<li><strong>Il cattivo pagatore italiano: <\/strong>nonostante sia un dato estremamente difficile da quantificare, le nostre ricerche suggeriscono che i <strong>default strategici<\/strong>, in cui il mutuatario decide di interrompere temporaneamente i pagamenti pur essendo in grado di adempiervi, siano una prassi diffusa in tutta Italia. Questo si spiega con i tempi necessari per ottenere un pignoramento, che spesso superano i 5 anni. Se i default strategici sono una prassi diffusa, ci\u00f2 significa che le perdite finali in capo alle banche saranno inferiori all&#8217;ammontare implicito nei livelli attuali delle esposizioni deteriorate. Per questo motivo, riteniamo che una maggiore trasparenza riguardo alla portata dei default strategici contribuirebbe notevolmente a migliorare la fiducia del mercato. Inoltre, l&#8217;adozione di una politica a tolleranza zero nei confronti dei default strategici, unitamente alla riduzione dei tempi di pignoramento, potrebbe concorrere a massimizzare il recupero dei collaterali.<\/li>\n<\/ol>\n<h4>I prezzi correnti di mercato per i crediti in sofferenza sono equi?<\/h4>\n<p>Uno dei principali motivi di preoccupazione per gli investitori \u00e8 legato alla valutazione delle sofferenze delle esposizioni deteriorate nei bilanci bancari, che si teme sia inadeguata poich\u00e9 le banche dovrebbero applicare riduzioni di valore maggiori sulle esposizioni rispetto a quanto stanno effettivamente facendo. A nostro avviso, ci\u00f2 \u00e8 discutibile. Come gi\u00e0 precisato, se le esposizioni deteriorate vengono detenute fino alla scadenza, riteniamo che il sistema bancario sia adeguatamente coperto nel suo complesso, considerando collaterali, garanzie e default strategici.<\/p>\n<p>\u00c8 per\u00f2 altrettanto vero che, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se le sofferenze fossero vendute alle attuali condizioni di mercato, si potrebbe generare una differenza di 10-20 punti percentuali tra il prezzo che gli investitori sono disposti a pagare per acquistare i crediti e le loro valutazioni pi\u00f9 recenti (ad esempio, una sofferenza attualmente valutata 40 centesimi da una banca frutterebbe 20-30 centesimi se venduta oggi sul mercato). La vendita ai prezzi di mercato di tutti i prestiti in sofferenza presenti nel sistema comporterebbe una riduzione del capitale pari a circa 40 miliardi di euro<\/strong><\/span>. Pu\u00f2 sembrare una cifra consistente, ma corrisponde appena all&#8217;utile pre-accantonamenti che il sistema genera in poco pi\u00f9 di anno. Chiariamo, comunque, che si tratta di una cifra complessiva a livello di sistema e ci\u00f2 non toglie che le banche pi\u00f9 deboli debbano probabilmente raccogliere nuovi capitali.<\/p>\n<h4>Da cosa dipendono le differenze tra il valore di acquisto e quello contabile?<\/h4>\n<p>La differenza tra valore di acquisto (il prezzo che gli acquirenti sono disposti a pagare sul mercato) e valore contabile (il livello a cui le banche detengono attualmente i crediti) \u00e8 determinata dai seguenti fattori:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Tassi di finanziamento (sconto): <\/strong>la struttura delle passivit\u00e0 di una banca che vende crediti in sofferenza \u00e8 probabilmente pi\u00f9 efficiente di quella del potenziale acquirente. Ad esempio, il costo di finanziamento per le banche, stando ai dati dell&#8217;<strong>Abi<\/strong>, \u00e8 pari all&#8217;1,08% compresi depositi e obbligazioni al dettaglio. Un potenziale acquirente, come un <strong>hedge fund<\/strong> o una societ\u00e0 di <strong>private equity<\/strong>, avr\u00e0 difficolt\u00e0 a ottenere tassi di finanziamento analoghi. Considerando che i prestiti in sofferenza italiani sono attivi a pi\u00f9 lunga duration, il divario tra le condizioni di offerta pu\u00f2 essere significativo. In termini ancor pi\u00f9 semplici: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>alle banche il denaro non costa praticamente nulla, dunque &#8211; al di l\u00e0 delle carenze patrimoniali che poi si evidenziano &#8211; la cessione delle sofferenze consente alle agli istituti di continuare a svolgere il loro core business<\/strong><\/span>. Discorso diverso per <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>gli investitori privati<\/strong><\/span> che, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>oltre al costo pi\u00f9 caro del finanziamento, devono anche garantirsi un rendimento vantaggioso<\/strong><\/span>. Di qui la tendenza generale a offrire prezzi bassi per le cartolarizzazioni degli NPL. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il\u00a0meccanismo pubblico di garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze (GACS)<\/strong><\/span> , secondo Pimco, dovrebbe restringere il differenziale denaro-lettera di numerosi punti, ma <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><a title=\"La barzelletta del Gacs\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/01\/27\/la-barzelletta-del-gacs\/\">probabilmente non servir\u00e0 ad abbassare i costi di finanziamento<\/a> tanto da giustificare un prezzo di acquisto nettamente pi\u00f9 elevato per i prestiti in sofferenza<\/strong><\/span>.<\/li>\n<li><strong>Ipotesi sul valore degli attivi: <\/strong>le ipotesi riguardanti il valore residuo degli attivi (quanta parte del prestito sar\u00e0 da ultimo recuperata) possono differire in misura significativa in base alla tipologia di investitore, date le disparit\u00e0 esistenti tra le ipotesi relative alle dinamiche macroeconomiche italiane, alla recuperabilit\u00e0 dei collaterali e ai tempi di liquidazione. Questo \u00e8 un problema dell&#8217;intero sistema bancario italiano (e non solo): i modelli interni di valutazione del credito, osservati dall&#8217;esterno, non sembrano univoci. Di qui le contestazioni che le banche muovono alle ispezioni delle autorit\u00e0 di vigilanza che di volta in volta sono chiamati ad approvarli oppure a valutare i portafogli di finanziamenti. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L&#8217;utilizzo di parametri differenti fa s\u00ec che il prezzo di offerta degli investitori sia basso perch\u00e9, in effetti, chi compra una sofferenza cartolarizzata non \u00e8 sicuro al 100% della qualit\u00e0 di ci\u00f2 che acquista<\/strong><\/span>.<\/li>\n<li><strong>Ipotesi di spesa: <\/strong>la maggior parte delle banche contabilizza il costo di servizio\/ristrutturazione delle sofferenze quando la spesa si realizza (l&#8217;alto livello di prestiti in sofferenza \u00e8 uno dei motivi che spiegano perch\u00e9 le banche italiane hanno coefficienti di incidenza delle spese pi\u00f9 elevati). L&#8217;acquirente delle sofferenze per\u00f2 attualizza le spese al tasso di sconto dell&#8217;acquisto e anche per questo tender\u00e0 a ricercare un prezzo inferiore. Questa osservazione di Pimco \u00e8 una sorta di ritorno al punto 1 ma da un altro punto di vista. La banca mette a bilancio i costi sostenuti per l&#8217;operazione di smaltimento delle sofferenze (la controparte che emette il bond, il service che si occupa del recupero crediti, eccetera) solo quando questa si \u00e8 conclusa. Il compratore, invece, tende a \u00abscontare\u00bb dal prezzo di offerta questi costi impliciti. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00c8 un po&#8217; come quando si acquista un&#8217;auto o una casa di seconda mano: se le riparazioni o ristrutturazioni sono da fare, l&#8217;acquirente non offre quasi mai quello che chiede il venditore<\/strong><\/span>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>\u00abAlla luce di tali differenze, le banche italiane dimostrano di comportarsi con raziocinio restando in possesso dei loro crediti in sofferenza. Inoltre, \u00e8 importante precisare che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la maggior parte degli istituti bancari avrebbe difficolt\u00e0 a vendere i propri attivi illiquidi ai livelli attuali<\/strong><\/span>\u00bb, osserva Anderson. Ci mancherebbe altro!\u00a0Al danno dell&#8217;aumento di capitale sicuro si aggiungerebbe anche la perdita di un attivo di bilancio a prezzi irrisori.<\/p>\n<h4>Cosa si pu\u00f2 fare per risolvere il problema?<\/h4>\n<p>Secondo Pimco ci sono tre opzioni:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Bail-in: <\/strong>la direttiva Brrd prevede la ricapitalizzazione\u00a0pubblica (o sotto l&#8217;influenza pubblica)\u00a0delle banche, ma impone che l&#8217;onere sia condiviso dagli investitori oppure che le passivit\u00e0 in bilancio siano ridotte di valore. Concettualmente, questo approccio ha il vantaggio di ripulire rapidamente il sistema, di facilitare la concessione del credito all&#8217;economia nel suo complesso e di fornire una protezione migliore qualora si verificasse una nuova recessione. Tuttavia, pu\u00f2 causare anche conseguenze negative, ad esempio innescando uno <a title=\"La guerra silenziosa di Bankitalia\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/01\/28\/la-guerra-silenziosa-di-bankitalia\/\"><strong>shock sistemico generalizzato<\/strong><\/a>. Come abbiamo argomentato in altra sede, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><a title=\"\u00abMatteo, impiccati!\u00bb\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/02\/19\/matteo-impiccati\/\">l&#8217;effetto potrebbe essere anticiclico<\/a>, determinando un aumento del costo di capitale e di debito per gli Stati pi\u00f9 deboli e i mutuatari con redditi pi\u00f9 bassi<\/strong><\/span>. Inoltre, comporterebbe un costo immediato per gli investitori italiani al dettaglio, che rappresentano il 50% circa dei detentori di obbligazioni subordinate.<\/li>\n<li><strong>Navigazione a vista: <\/strong>una possibilit\u00e0 alternativa consiste nel navigare a vista, risolvendo i problemi degli istituti di credito pi\u00f9 deboli quando si presentano e usando gli utili per ridurre il valore delle esposizioni nel tempo. Questo approccio mitiga il rischio di uno shock sistemico, non impone perdite immediate agli investitori e i contribuenti non devono fornire alcun sussidio. Tuttavia, i crediti in sofferenza permangono su livelli elevati all&#8217;interno del sistema, limitando la capacit\u00e0 di concedere prestiti e la futura flessibilit\u00e0 in caso di recessione. Ci\u00f2 premesso, finora la ricapitalizzazione delle banche non ha dato grandi prove di saper incentivare la concessione del credito, soprattutto ai soggetti che ne avrebbero maggiormente bisogno.<\/li>\n<li><strong>Ricapitalizzazione mediante finanziamenti a basso costo: <\/strong>un&#8217;ultima possibilit\u00e0, che tuttavia \u00e8 diventata molto pi\u00f9 difficile da praticare dopo l&#8217;entrata in vigore della direttiva Brrd, consiste nel <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>rimuovere i prestiti in sofferenza dai bilanci delle banche utilizzando finanziamenti a basso costo<\/strong><\/span>. Come nel caso del bail-in, questo approccio ha il vantaggio di ripulire celermente il sistema e di agevolare la futura concessione del credito, anche se il costo \u00e8 potenzialmente sostenuto dai contribuenti e non dagli investitori. Malgrado sembri poco auspicabile, a nostro avviso una soluzione del genere potrebbe dimostrarsi vantaggiosa proprio per i contribuenti. Considerando il basso costo dei finanziamenti, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se il governo dovesse acquistare prestiti in sofferenza garantiti, un contribuente potrebbe conseguire un rendimento superiore alla doppia cifra su determinati prestiti garantiti acquistati al valore contabile corrente<\/strong><\/span>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>L&#8217;ipotesi di Anderson \u00e8 suggestiva. Lo Stato, che si finanzia al tasso del Btp decennale (1% o poco pi\u00f9), compra il 60% di pacchetti di sofferenze\u00a0garantiti a valore di bilancio (cio\u00e8 grosso modo a met\u00e0 prezzo poich\u00e9 in meda le banche hanno gi\u00e0 svalutato per met\u00e0 se non oltre i non-performing loans). In questo modo <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>non solo lo Stato incasserebbe le cedole dei bond delle cartolarizzazioni (10-15% annuo) ma soprattutto contribuirebbe a farne\u00a0aumentare il prezzo di mercato da 10 a 20 punti percentuali rispetto al loro valore nominale\u00a0(cio\u00e8 acquistare le cartolarizzazioni di Mps si potrebbero vendere al 50% circa anzich\u00e9 al 33% come nell&#8217;operazione di recente prospettata)<\/strong><\/span>. \u00abNon sarebbe troppo dissimile da un investimento che lo Stato potrebbe fare in altri attivi, siano essi fondi infrastrutturali o societ\u00e0 private: uno dei vantaggi principali \u00e8 dato dal fatto che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>a beneficiare di un&#8217;eventuale ripresa dell&#8217;economia sarebbero i contribuenti<\/strong><\/span>\u00a0e non gli investitori privati\u00a0e di conseguenza, potremmo considerare questo approccio come una forma d&#8217;investimento da parte del governo piuttosto che un <strong>aiuto di Stato<\/strong>\u00bb, conclude l&#8217;esperto manager di Pimco. Solo per dare un&#8217;idea dello sforzo necessario, possiamo immaginare che su circa 200 miliardi di esposizioni nette, si spunti per i bond cartolarizzati un prezzo medio al 40% del nominale, cio\u00e8 80 miliardi circa con un intervento del Tesoro di circa 50 miliardi, cio\u00e8 una Finanziaria e mezzo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Merkel-brutta-e1467214417496.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7291\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/06\/Merkel-brutta-300x207.jpg\" alt=\"Angela Merkel\" width=\"300\" height=\"207\" \/><\/a>L&#8217;ipotesi \u00e8 proprio suggestiva. Pimco, che \u00e8 leader dell&#8217;obbligazionario, sta un po&#8217; tirando acqua al proprio mulino invocando la garanzia dello Stato per partecipare all&#8217;operazione di sistema. Tutto legittimo, per carit\u00e0, ma di difficile attuazione. Basti pensare che l&#8217;intervento nei fondi infrastrutturali non \u00e8 scomputato n\u00e9 dal deficit n\u00e9 dal debito pubblico in sede europea. Oltretutto, l&#8217;intervento pubblico farebbe scattare in automatico il bail-in. E comunque questa storia ve l&#8217;abbiamo raccontata in due diverse occasioni: sia dal punto di vista della <a title=\"Merkel ci riprova con l\u2019Italia\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/05\/08\/merkel-ci-riprova-con-litalia\/\">gestione del debito pubblico<\/a> sia da quello delle <a title=\"#Brexit, banche senza salvagente\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/06\/29\/brexit-banche-senza-salvagente\/\">sofferenze bancarie<\/a>, che sono strettamente correlati in Italia perch\u00e9 le banche comprano Btp. In entrambi i casi <strong>Angela Merkel<\/strong> ci ha fatto marameo. Quindi, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>per realizzare la proposta di Pimco o l&#8217;Italia esce dall&#8217;Europa (euro incluso) andando in terra incognita oppure si dota di una vergine di Norimberga per indurre la Cancelliera a pi\u00f9 miti consigli<\/strong><\/span>. Tuttavia concludiamo con l&#8217;auspicio di Anderson (che tuttavia ritiene molto pi\u00f9 probabile il bail-in) mentre assistiamo all&#8217;ennesimo naufragio delle banche in Borsa: \u00abIl sistema dovrebbe progressivamente operare una distinzione tra bail-in, che addossa le perdite agli investitori, e soluzioni finanziate che potrebbero essere vantaggiose per i contribuenti nel lungo termine\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le banche italiane detengono un ingente volume di debiti insoluti o prossimi all&#8217;insolvenza e questo preoccupa molti investitori.\u00abRiteniamo tuttavia che ai livelli attuali, il problema dei prestiti in sofferenza (non-performing loan o NPL) in Italia potrebbe essere gestito nel tempo grazie alla crescita degli utili associata ad un recupero dei collaterali\u00bb, sottolinea \u00a0Joshua Anderson\u00a0managing director e portfolio manager di Pimco, una delle maggiori realt\u00e0 al mondo nella\u00a0\u00a0gestione obbligazionaria.\u00a0Tuttavia, con l&#8217;acutizzarsi dell&#8217;incertezza di mercato dopo il voto sulla Brexit, le autorit\u00e0 politiche si sentono in dovere di perseguire una soluzione pi\u00f9 rapida. Nell&#8217;ambito della direttiva Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive) [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/08\/02\/matteo-comprati-le-sofferenze\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1005,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[60],"tags":[14463,26229,7663,177,70,27472,193211,178,5059,193209,23360,193206,121789,74628,193212,193208,5709,15774,193207,121564,12994,121663,16935,193210],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7328"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1005"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7328"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7328\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7343,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7328\/revisions\/7343"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7328"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7328"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7328"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}