{"id":7363,"date":"2016-08-10T15:16:18","date_gmt":"2016-08-10T15:16:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7363"},"modified":"2016-08-10T16:59:38","modified_gmt":"2016-08-10T16:59:38","slug":"scuola-43-miliardi-di-ignoranza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/08\/10\/scuola-43-miliardi-di-ignoranza\/","title":{"rendered":"Scuola, 43 miliardi di ignoranza"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-07-e1470649655444.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7370\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-07-e1470649655444.jpg\" alt=\"Scuola 07\" width=\"550\" height=\"310\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00ab\u00c8 come se ci fosse stata inflitta una punizione\u00bb. <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/scuola\/2016\/08\/06\/news\/_io_prof_costretta_a_lasciare_la_mia_sicilia_per_torino_solo_cosi_si_trova_lavoro_-145456621\/\" target=\"_blank\"><strong>Concettina Attardo<\/strong><\/a>, maestra agrigentina di 50 anni, non ha preso il bene il fatto di essere stata trasferita a Torino da un <strong>algoritmo<\/strong> del <strong>ministero dell&#8217;Istruzione<\/strong>. Colpa, secondo lei, de \u00ab<strong>la buona scuola<\/strong>\u00bb del <strong>governo Renzi<\/strong> che ha speso, s\u00ec, 3 miliardi per stabilizzare i precari dell&#8217;istruzione, ma li ha <strong>\u00abdeportati\u00bb<\/strong> (la <strong>Cgil<\/strong> ha parlato biblicamente di <strong>\u00abesodo\u00bb<\/strong>) assegnandoli laddove vi fossero delle vacanze (sedi peraltro indicate dagli stessi stabilizzandi). <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/ocse-italiani-popolo-ignoranti-insegnanti-gi-sul-piede-1294897.html\" target=\"_blank\"><strong>Luned\u00ec\u00a0sul<\/strong><strong> Giornale vi abbiamo raccontato questa storia<\/strong><\/a>, collegando le proteste dei circa 50mila <strong>insegnanti<\/strong>, che accusano il ministero di averli impropriamente sottratti al luogo di residenza (favorendo, al contrario, i vincitori di concorso che, inizialmente assegnati a cattedre fuori sede, hanno potuto ritornare a casa nell&#8217;ambito della riorganizzazione), al \u00abprodotto\u00bb del loro lavoro. Un raccolto scarso, si potrebbe dire. Ecco, oggi su <strong>Wall &amp; Street<\/strong>, vogliamo mostrarvi per dati e per immagini quello che abbiamo scritto sulla versione cartacea del quotidiano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-081.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7379\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-081.jpg\" alt=\"Scuola-08\" width=\"300\" height=\"368\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-081.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-081-245x300.jpg 245w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Partiamo quindi dai <strong>test PISA<\/strong> risalenti al 2012, che hanno\u00a0evidenziato\u00a0\u00a0come gli <strong>studenti italiani<\/strong> siano rimasti agli ultimi posti delle classifiche\u00a0<strong>Ocse<\/strong>.\u00a0Le competenze dei 15enni italiani in\u00a0<strong>matematica<\/strong> si situano leggermente, ma significativamente,<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> al di\u00a0sotto della media<\/strong><\/span> (485 punti a fronte dei 494). Fra i paesi Ocse,\u00a0ottengono un punteggio inferiore all\u2019Italia solo Svezia, Ungheria, Israele, Grecia, Cile e Messico.\u00a0Il differenziale negativo evidenziato dagli studenti italiani \u00e8 marcato in particolare\u00a0nella sottoscala relativa all\u2019\u00abinterpretare gli strumenti matematici\u00bb, che misura la capacit\u00e0 di riflettere su\u00a0soluzioni, risultati o conclusioni matematiche e di interpretarle nel contesto di problemi reali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-01-e1470651699833.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7364\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-01-e1470651699833.jpg\" alt=\"Scuola 01\" width=\"550\" height=\"245\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non va certo meglio per la <strong>lettura<\/strong> (il grafico \u00e8 riportato qui sopra) e per le <strong>scienze<\/strong>: i\u00a0valori dell\u2019Italia rispettivamente di 490 e\u00a0494 (a fronte di valori medi Ocse rispettivamente pari a 496 e 499). Fra i Paesi Ocse, ottengono un\u00a0punteggio inferiore all&#8217;Italia solo Cile, Grecia, Islanda e Messico, per la Lettura, vi si aggiunge Israele nelle\u00a0Scienze.\u00a0L\u2019insegnante italiano medio\u00a0\u00abproduce\u00bb inoltre un tasso di abbandono scolastico da Terzo Mondo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-02-e1470651828870.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7365\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-02-e1470651828870.jpg\" alt=\"Scuola 02\" width=\"550\" height=\"266\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il tasso di abbandono scolastico \u00e8 del 17% (a fronte di una media Ocse del 10% circa), un dato che come vedete qui sopra si riflette nella composizione della forza lavoro con <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>quasi il 40% della popolazione tra 25 e 62 anni che non ha completato gli studi secondari<\/strong><\/span>, cio\u00e8 che non ha conseguito il diploma di maturit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 da meravigliarsi che in Italia i laureati siano solo il 22% (39% la media Ocse).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-03-e1470652283872.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7366\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-03-e1470652283872.png\" alt=\"Scuola 03\" width=\"550\" height=\"256\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il forte <strong>abbandono scolastico<\/strong> dopo le medie non \u00e8 tutta colpa dei docenti. Essi sono laureati, ma a quanto ci dicono le statistiche <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le lauree in Italia hanno un contenuto formativo di non alto livello<\/strong><\/span>. Il grafico sopra riporta\u00a0come il nostro Paese si inquadri nel contesto internazionale in relazione a capacit\u00e0 di lettura e di scrittura (<em>literacy<\/em>) dei laureati, secondo i risultati del programma di autovalutazione <strong>PIAAC<\/strong> 2012 dell&#8217;Ocse. Non \u00e8 una sorpresa: secondo il test, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;Italia ha la maggior quota di adulti (42,3%) a livello 2 di <em>literacy<\/em>, cio\u00e8 quasi la met\u00e0 degli adulti italiani ha solo le competenze di base per leggere, scrivere e interrelazionarsi nella societ\u00e0 contemporanea<\/strong><\/span>.\u00a0Insomma, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sono i pessimi insegnanti a causare pessimi laureati che, a loro volta, divengono pessimi insegnanti peggiorando la qualit\u00e0 del sistema educativo e, dunque, della forza lavoro<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-04-e1470653216523.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7367\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-04-e1470653216523.jpg\" alt=\"Scuola 04\" width=\"550\" height=\"296\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il grafico sopra mostra la distribuzione tra persone che hanno competenze superiori alla mansione che svolgono (<em><strong>overskilling<\/strong><\/em>) e quelle che invece ne hanno una inferiore (<em><strong>underskilling<\/strong><\/em>). Il fatto di ritenersi <em>overskilling<\/em>\u00a0\u00e8 normale, quasi razionale, perch\u00e9 l\u2019operaio o la cassiera pensano di meritare un impiego corrispondente al livello di studio, soprattutto se sono diplomati. Ebbene<span style=\"text-decoration: underline\"><strong> l\u2019Italia spicca in cima alla classifica degli <em>underskilling<\/em>\u00a0perch\u00e9 le vacanze nei posti di lavoro si coprono con persone che in realt\u00e0 non ne avrebbero titolo<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-06-e1470740281833.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-7369 aligncenter\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-06-e1470740281833.jpg\" alt=\"Scuola 06\" width=\"550\" height=\"280\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il grafico sopra, invece, spiega\u00a0cosa succederebbe alle nostre aziende se le carenze di competenze fossero colmate.\u00a0Avremmo il maggior recupero di produttivit\u00e0 tra i Paesi industrializzati, leggermente superiore al 10 per cento<\/strong><\/span>. Il problema, dunque, riguarda la <strong>formazione<\/strong>. Da un lato, l&#8217;Ocse (ma anche il <strong>ministero dell&#8217;Economia<\/strong>) vede la forza lavoro italiana come educata a processi produttivi del secolo scorso nei quali le competenze individuali avevano un peso, tutto sommato, relativo: grande e piccola industria si reggevano su una manodopera poco qualificata. Oggi, invece, al di l\u00e0 della crisi del comparto industriale, nelle stesse aziende &#8211; e ce lo ha illustrato ottimamente <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?s=Angelo+Pasquarella\" target=\"_blank\"><strong>Angelo Pasquarella<\/strong><\/a> con i suoi interventi &#8211; <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/05\/30\/formazione-il-motore-dellimpresa\/?repeat=w3tc\" target=\"_blank\">si passa sempre pi\u00f9 dal modello del <strong>task working<\/strong> (il dipendente che svolge unicamente le proprie mansioni) al <strong>knowledge working<\/strong> (il lavoratore con il suo bagaglio di competenze che vengono sfruttate a 360\u00b0)<\/a>. Per spiegarlo ancora meglio, questo significa che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>o il lavoratore ha competenze che lo rendono insostituibile nello svolgimento di una mansione<\/strong><\/span> (l&#8217;esempio pi\u00f9 comune \u00e8 l&#8217;esperto del tornio meccanico che produce componenti di precisione da montare sulle automobili) <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>oppure ha un bagaglio esperienziale e formativo che gli consente di impiegarsi in situazioni differenti<\/strong><\/span>. L&#8217;operaio che monta il fanale sull&#8217;automobile \u00e8 destinato progressivamente a scomparire e, senza una preparazione adeguata, a restare disoccupato. Ecco perch\u00e9 la scuola e i docenti sono chiamati in causa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-11-e1470752320702.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7382\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-11-e1470752320702.jpg\" alt=\"Scuola 11\" width=\"550\" height=\"307\" \/><\/a><\/p>\n<p>L&#8217;obiezione all&#8217;argomento che abbiamo appena affrontato \u00e8 sempre la medesima. \u00abIn Italia si spende poco per il capitolo istruzione. Lo dicono tutti gli organismi internazionali!\u00bb. Effettivamente a guardare il report Ocse del 2015 relativo al 2014 anche in spesa per l&#8217;istruzione in percentuale del Pil\u00a0l&#8217;Italia \u00e8 sotto la media (raggiunge a stento il 3% a fronte di un 3,7% medio). E anche l&#8217;<strong>Eurostat<\/strong> ci ha bastonato all&#8217;inizio di quest&#8217;anno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-12.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7383\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-12-300x288.jpg\" alt=\"Scuola 12\" width=\"300\" height=\"288\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-12-300x288.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-12.jpg 381w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 ben vedere l&#8217;Italia nel 2014 si \u00e8 classificata al sestultimo posto nell&#8217;<strong>Unione Europea<\/strong> per spesa in istruzione e formazione. Essa rappresenta il 4,3% del Pil. Solo Slovacchia, <strong>Germania<\/strong>, Grecia, Bulgaria e Romania spendono in percentuale meno dell&#8217;Italia. Germania?! Ma come?! I tedeschi sono sempre i primi della classe, i maestrini che ci ordinano di fare i compiti a casa e poi destinano una quota leggermente inferiore di Pil alla formazione e all&#8217;istruzione che sono alla base di un ottimo sistema produttivo. Evidentemente, i soldi che investono se li fanno bastare visto che nelle prove PISA ottengono sempre buoni risultati anche se non sono in testa e che la loro forza lavoro \u00e8 in maggioranza <em>overskilling<\/em>.\u00a0 Anticipiamo solo un momento un discorso che svilupperemo a breve: la Germania nel 2014 ha totalizzato un Pil a valori correnti di 2.915 miliardi di euro, quasi il doppio dell&#8217;Italia (che ogni anno cerca di difendere quota 1.600 miliardi). Capirete bene che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il 4,1\/4,2% di Pil speso dalla Germania in istruzione equivalga a circa 120 miliardi di euro<\/strong><\/span>. Ma restiamo ai fatti di casa nostra: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l<\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">a<\/span> spesa\u00a0pubblica in Italia nel 2014 \u00e8 stata pari al 51,3% del Pil, ossia pi\u00f9 di met\u00e0 di tutto quello che noi produciamo sotto forma di beni e servizi viene intermediato dallo Stato<\/strong><\/span>. Per non annoiarvi troppo con i numeri possiamo dire che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>pensioni (17,7%) e sanit\u00e0 (9,2%) hanno un peso rilevante e portano via pi\u00f9 della met\u00e0 della spesa pubblica<\/strong><\/span>. Non siamo un Paese per giovani, ma questo lo sapevamo gi\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-13-e1470838070424.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7384\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-13-e1470838070424.jpg\" alt=\"Scuola 13\" width=\"550\" height=\"412\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel campo dell&#8217;istruzione e della formazione non \u00e8 detto che pi\u00f9 spende meno spenda. Questo grafico che compara spesa media cumulata per alunno dai 6 ai 15 anni con i risultati del test di lettura PISA 2009 evidenzia come l&#8217;Italia abbia ottenuto risultati migliori di Austria e Lussemburgo che spendono molto pi\u00f9 noi e che non sia andata poi tanto peggio di Danimarca, Gran Bretagna e Stati Uniti che hanno registrato una spesa molto maggiore. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Corea, Giappone, Germania e Australia, invece, hanno investito meno su ogni singolo alunno ma hanno ottenuto risultati migliori dell&#8217;Italia ai test<\/strong><\/span>. Insomma, come in ogni attivit\u00e0 umana, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>ci\u00f2 che conta non \u00e8 solo la quantit\u00e0 ma anche la qualit\u00e0<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-14-e1470839038537.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7385\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-14-e1470839038537.jpg\" alt=\"Scuola 14\" width=\"550\" height=\"362\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quello che vedete sopra \u00e8 il <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>capitolo di spesa per la missione \u00abIstruzione Scolastica\u00bb<\/strong><\/span> estrapolato dallo <strong>Stato di previsione 2016 del ministero dell&#8217;Istruzione<\/strong>, pubblicato dalla <strong>Ragioneria generale dello Stato<\/strong>. Come detto poc&#8217;anzi, questa \u00e8 la fetta pi\u00f9 grande di quel 4,3% di Pil che pi\u00f9 o meno lo Stato spende ogni anno per la scuola: nel 2016 equivale a <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>43,5 miliardi di euro<\/strong><\/span>. E, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se rapportati ai risultati dei test PISA e PIAAC, sono addirittura troppi<\/strong><\/span>. Ma come vengono spesi questi nostri <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>denari che il Tesoro preleva dalle nostre tasse<\/strong><\/span>?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-15-e1470836565192.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7416\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/Scuola-15-e1470836565192.jpg\" alt=\"Scuola 15\" width=\"550\" height=\"285\" \/><\/a><\/p>\n<p>Ci siamo presi la briga di esaminare le dotazioni organiche del ministero relativamente a questo capitolo e abbiamo considerato l&#8217;insieme dei presidi e dei docenti e del personale tecnico sia tempo indeterminato che a contratto. Il risultato ci sorprende ogni volta: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>29,447 miliardi (il 67,67% del totale) sono\u00a0dedicati agli stipendi<\/strong><\/span>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L&#8217;organico \u00e8 costituito da 1.033.429 persone che in media guadagnano 28.495,26 euro annui lordi<\/strong><\/span>. Le maestre\u00a0e\u00a0i professori di scuola media e di liceo hanno retribuzioni leggermente superiori alla media: 29mila, 30mila e 32mila euro rispettivamente. Non sono redditi elevatissimi comunque, ma restituiscono l&#8217;idea che la scuola sia <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>un enorme \u00abstipendificio\u00bb nel quale non si comprende chi abbia meriti e chi non li abbia<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 ogni anno spendiamo 29,5 miliardi circa per pagare un sistema di istruzione che l&#8217;Ocse valuta come scadente, \u00e8 giusto sostenere che le lamentele di chi si sente \u00abdeportato\u00bb\u00a0solo perch\u00e9 il suo datore di lavoro, cio\u00e8 lo Stato, ritiene di ricollocarlo altrove, sono del tutto ingiustificate.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00ab\u00c8 come se ci fosse stata inflitta una punizione\u00bb. Concettina Attardo, maestra agrigentina di 50 anni, non ha preso il bene il fatto di essere stata trasferita a Torino da un algoritmo del ministero dell&#8217;Istruzione. Colpa, secondo lei, de \u00abla buona scuola\u00bb del governo Renzi che ha speso, s\u00ec, 3 miliardi per stabilizzare i precari dell&#8217;istruzione, ma li ha \u00abdeportati\u00bb (la Cgil ha parlato biblicamente di \u00abesodo\u00bb) assegnandoli laddove vi fossero delle vacanze (sedi peraltro indicate dagli stessi stabilizzandi). Luned\u00ec\u00a0sul Giornale vi abbiamo raccontato questa storia, collegando le proteste dei circa 50mila insegnanti, che accusano il ministero di averli impropriamente [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2016\/08\/10\/scuola-43-miliardi-di-ignoranza\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[99],"tags":[31503,193240,193237,22934,27421,35,42096,29577,121944,59444,35855,22946,5709,15813,59425,45718,193234,23366,193230,12994,50913,7981,36001,193239,395805,193235,13278,69753,193233,102,2607,193236],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7363"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7363"}],"version-history":[{"count":13,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7363\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7419,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7363\/revisions\/7419"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}