{"id":7619,"date":"2017-02-06T15:17:28","date_gmt":"2017-02-06T15:17:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7619"},"modified":"2017-02-06T21:36:34","modified_gmt":"2017-02-06T21:36:34","slug":"il-costo-ignoto-delleurexit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/02\/06\/il-costo-ignoto-delleurexit\/","title":{"rendered":"Il costo (ignoto) dell&#8217;Eurexit"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/euro-banconote-monete-e1486394402437.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-7629 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/euro-banconote-monete-e1486394402437.jpg\" alt=\"euro-banconote-monete\" width=\"550\" height=\"373\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il dibattito lo ha aperto l&#8217;ottimo <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/colpaesefuoridalleurosirisparmiano8miliardi1356188.%20html\" target=\"_blank\"><strong>Nicola Porro<\/strong><\/a> pubblicando due settimane fa un <a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/document\/338547064\/20170119-Re-Denomination-Risk-Down-as-Time-Goes-by-Mediobanca-Securities\" target=\"_blank\">report<\/a> che <strong>Mediobanca Securities<\/strong> aveva inviato ai clienti corporate pi\u00f9 fidati (ogni copia, come ha sottolineato Porro nel suo articolo, \u00e8 siglata; anche la nostra, il che ne attesta l&#8217;originalit\u00e0 e la divulghiamo proprio perch\u00e9 il suo arrivo sulla stampa ne ha depotenziato l&#8217;originaria segretezza): <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;uscita dall&#8217;euro (o Eurexit che dirsi voglia) per l&#8217;Italia non sarebbe un dramma<\/strong><\/span>, almeno fino alla fine di quest&#8217;anno.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/20170119-Mediobanca-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7620\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/20170119-Mediobanca-01-239x300.jpg\" alt=\"20170119 - Mediobanca 01\" width=\"239\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/20170119-Mediobanca-01-239x300.jpg 239w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/20170119-Mediobanca-01.jpg 461w\" sizes=\"(max-width: 239px) 100vw, 239px\" \/><\/a>Secondo i calcoli degli esperti di Piazzetta Cuccia, siamo al punto di non ritorno per un&#8217;eventuale <strong>ridenominazione<\/strong> del nostro debito in una nuova valuta (chiamiamola \u00ablira\u00bb) facendo ricorso alla <strong>Lex Monetae<\/strong>, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 per ogni Stato sovrano di imporre in autonomia con quale moneta onorare i propri titoli obbligazionari. Il discorso sta diventando meno conveniente perch\u00e9 dal 2013, con l&#8217;istituzione del \u00ab<strong>bazooka<\/strong>\u00bb anticrisi della <strong>Bce<\/strong> e del <strong>Fondo salva-Stati<\/strong>, i titoli pubblici di Eurolandia contengono una clausola di azione collettiva che impone il default automatico ove mai uno Stato volesse fare il \u00abfurbetto\u00bb. Tutto questo perch\u00e9 la Bce di <strong>Mario Draghi<\/strong> sta intervenendo con acquisti massicci di titoli governativi per evitare impennate dello spread che farebbero collassare l&#8217;Unione monetaria. Il report di Mediobanca, elaborato con la collaborazione del professor <strong>Marcello Minenna<\/strong> (ex commissario <strong>Consob<\/strong> ed ex assessore al Bilancio della giunta di <strong>Virginia Raggi<\/strong>), non tiene conto di 672\u00a0miliardi di debito pubblico denominati in valuta estera (dollari Usa, sterline, franchi svizzeri, ecc.) \u00a0per i quali non si pu\u00f2 procedere a ridenominazione essendo stati emessi tramite veicoli di diritto estero e dunque non sottoposti alla nostra giurisdizione. Un&#8217;eventuale <strong>Italexit<\/strong> avrebbe riflessi negativi su questi titoli, ivi inclusa la possibilit\u00e0 che i detentori ne chiedano il rimborso immediato. Un&#8217;annotazione che ha suscitato l&#8217;ilarit\u00e0 degli economisti pi\u00f9 rigorosi nella trattazione di questa materia.<\/p>\n<p>\u00abIl Fatto Quotidiano\u00bb, esagerando un po&#8217; con la drammaturgia (e lo si dice senza polemica), ha proposto<a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/document\/338549842\/20170201-La-Verita-Sul-Report-Di-Mediobanca-Il-Fatto-Quotidiano\" target=\"_blank\"> una lettura alternativa<\/a>: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il report di Mediobanca ci segnala che si \u00e8 perso molto tempo senza discutere adeguatamente dell&#8217;opportunit\u00e0 di restare nella moneta unica<\/strong><\/span> e, ora che i minuti stanno finendo, ci si rende conto che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;euro non \u00e8 \u00abirreversibile\u00bb<\/strong><\/span> e che un&#8217;uscita ordinata, ripagando in tutto o parzialmente i debiti, poteva essere studiata se solo gli economisti vi si fossero concentrati. Facile a dirsi, pi\u00f9 difficile a farsi visto che questo argomento (l&#8217;uscita dall&#8217;euro) impone il confronto con una sorta di manicheismo (a tratti anche puerile) ove ognuna delle due parti ritiene di essere unica portatrice della verit\u00e0. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Chi \u00e8 a favore dell&#8217;euro ritiene che con la moneta unica abbiamo potuto godere di un lungo periodo di tassi bassi e di una sostanziale stabilit\u00e0 valutaria che avrebbero dovuto rappresentare le precondizioni per le riforme economiche<\/strong> <\/span>che, rimaste invece nel cassetto, hanno portato i Paesi meno rigorosi a sperperare il <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00abdividendo dell&#8217;euro\u00bb<\/strong><\/span> (che nessuno sa bene cosa sia ma gli <strong>euristi<\/strong> convinti vi credono con cieco fideismo). A far da contraltare agli \u00abeuristi\u00bb ci sono i \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sovranisti<\/strong><\/span>\u00bb, ossia coloro che considerano l&#8217;euro come origine di tutti i mali perch\u00e9, impedendo la svalutazione delle singole valute nazionali a second dei cicli macroeconomici e, soprattutto, dei flussi in ingresso e in uscita di valuta, ha costretto i singoli Paesi ad agire sulle variabili macroeconomiche, cio\u00e8 produttivit\u00e0\u00a0e occupazione (in estrema sintesi: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>abbassare il costo del lavoro aumentando i disoccupati era l&#8217;unica maniera di restare competitivi in un ambiente nel quale una valuta pi\u00f9 o meno forte impediva le svalutazioni, soprattutto nei confronti dei nostri partner di Eurolandia<\/strong><\/span>). Chi abbraccia una di queste due tesi \u00e8 assolutamente sordo alle ragioni dell&#8217;altra e impiega buona pare del proprio tempo a gettar discredito sull&#8217;avversario piuttosto che a una serena e analitica riflessione. Un po&#8217; come si fa al \u00ab<strong>Bar dello Sport<\/strong>\u00bb, solo che in questo caso i protagonisti sono pieni di lauree, di master e di pubblicazioni su riviste specializzate.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 abbiamo pensato che sintetizzare le opposte tesi possa tornarvi utile (anche per variare argomento rispetto ai rigori non assegnati all&#8217;<strong>Inter<\/strong> contro la Juventus e al <strong>Milan<\/strong> contro la Sampdoria).\u00a0Potete scegliere da quale parte stare solo per spirito di contraddizione e per fare bella figura al bar. Nessuna delle due analisi \u00e8, infatti, giunta al proprio obiettivo: definire con buona approssimazione il <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>costo dell&#8217;Eurexit<\/strong><\/span> e far comprendere a tutti quali sono i vantaggi e gli svantaggi del <em>leave<\/em> e del <em>remain<\/em>.<\/p>\n<h4>La tesi sovranista<\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/20170119-Mediobanca-02-e1486387619199.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7621\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/20170119-Mediobanca-02-e1486387619199.jpg\" alt=\"20170119 - Mediobanca 02\" width=\"550\" height=\"329\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Bagnai-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-7622 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Bagnai-01-300x300.jpg\" alt=\"Bagnai 01\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Bagnai-01-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Bagnai-01-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Bagnai-01.jpg 512w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Come campione della squadra sovranista abbiamo scelto il professor <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.it\/\" target=\"_blank\"><strong>Alberto Bagnai<\/strong><\/a> (che pure su <em>Wall &amp; Street<\/em> \u00e8 stato <a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/tag\/alberto-bagnai\/\" target=\"_blank\">citato pi\u00f9 volte negli anni scorsi<\/a>). Mediobanca in questo grafico contenuto nel report cita una sua elaborazione visto che <strong>A\/Simmetrie<\/strong> \u00e8 l&#8217;associazione di ricerca promossa da Bagnai stesso. Tutti gli assunti di Bagnai (e anche la sua notoriet\u00e0 pubblica, aumentata esponenzialmente dopo la defenestrazione di <strong>Silvio Berlusconi<\/strong> da Palazzo Chigi nel 2011 visto che, insieme a quella di <strong>Nigel Farhage<\/strong>, fu una delle poche voci a non demonizzare le scelte macroeconomiche dell&#8217;esecutivo da tutti vituperato) partono da quel grafico: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>entrando prima nello Sme (il sistema monetario europeo a bande di fluttuazione fisse) e poi nell&#8217;euro, l&#8217;Italia ha rinunciato a far crescere la produttivit\u00e0 a favore della Germania in quanto i vincoli di bilancio prima e monetari poi hanno compresso necessariamente la produttivit\u00e0 sotto forma di svalutazione dei salari, impoverimento della classe operaia e della classe media<\/strong><\/span>. Le tesi di Bagnai sono sempre state considerate eretiche perch\u00e9 si oppone alla vulgata dell&#8217;euro \u00absalvifico\u00bb: il suo impegno nasce proprio dal rifiuto di un suo paper con considerazioni anti-euro inviato al sito LaVoce.info (fondato dal luminare bocconiano e ora presidente Inps, <strong>Tito Boeri<\/strong>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/tabella-sapir-e1486388904986.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7623\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/tabella-sapir-e1486388904986.png\" alt=\"tabella-sapir\" width=\"550\" height=\"473\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Le analisi \u00absovraniste\u00bb si fondano sull&#8217;ipotesi che sia possibile tenere sotto controllo l&#8217;inflazione una volta usciti dall&#8217;area euro<\/strong><\/span>. Questa sopra \u00e8 una simulazione relativa al 2013-2014 del professor <a href=\"https:\/\/www.scribd.com\/document\/338553571\/Sapir-Jacques-Sortie-de-l-Euro-2011\" target=\"_blank\"><strong>Jacques Sapir<\/strong><\/a>\u00a0(del quale vi linkiamo uno dei paper pi\u00f9 incisivi del 2011 sull&#8217;opportunit\u00e0 dell&#8217;uscita). Tali simulazioni si fondano su due assunti: il primo \u00e8 che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>gli shock inflazionistici sono destinati a riassorbirsi nel medio periodo<\/strong><\/span> (diciamo, senza troppa precisione, un paio d&#8217;anni se si riesce a instaurare un trend di\u00a0ripresa della produzione industriale e della produttivit\u00e0 in generale). Il secondo assunto \u00e8 un <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>necessario controllo del mercato dei capitali<\/strong><\/span>: in pratica scordatevi di correre in banca per tenervi gli euro portandoli all&#8217;estero. Uscendo dall&#8217;euro c&#8217;\u00e8 l&#8217;immediata svalutazione della nuova lira: questo \u00e8 poco ma \u00e8 sicuro. In secondo luogo, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il mercato dei capitali si controlla facendo comprare alla Banca d&#8217;Italia i titoli del Tesoro<\/strong><\/span> che, almeno inizialmente i mercati saranno riluttanti a comperare (se non al prezzo di rendimenti super) visto che il Paese ha scelto di uscire dalla moneta unica. \u00a0Insomma, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la speranza dell&#8217;uscita dall&#8217;euro \u00e8 quella di un&#8217;impennata dell&#8217;export che migliori gli sbilanciamenti interni<\/strong><\/span>. Questo, per\u00f2, non toglie che la politica economica debba comunque procedere a riforme che evitino ulteriori impennate del debito pubblico. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>In un&#8217;Italia senza euro non possono esserci baby-pensionati con il retributivo e posti di lavoro nella pubblica amministrazione a go-go. \u00c8 una scelta che si dovrebbe compiere: in autonomia, senza che sia la Germania a imporcela<\/strong><\/span>.<\/p>\n<h4>La tesi eurista<\/h4>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Eichengreen-01-e1486392093869.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7626\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Eichengreen-01-e1486392093869.jpg\" alt=\"Eichengreen 01\" width=\"550\" height=\"186\" \/><\/a><\/p>\n<blockquote><p>Una nazione come l&#8217;Italia &#8211; nella quale la bassa crescita si combina con un alto livello di debito\/Pil ereditato (dagli anni precedenti) alimentando lo spettro di un&#8217;insostenibilit\u00e0 del debito (in base alla quale diventerebbe necessario\u00a0o ristrutturare il debito stesso o chiedere a contribuenti e percettori del welfare immani sacrifici) &#8211; potrebbe essere tentata dal reintrodurre la lira come modo per garantirsi una politica monetaria pi\u00f9 inflattiva \u00a0e per svalutare il debito ma, cos\u00ec facendo, questo comporterebbe un downgrade del merito di credito, spread sovrani pi\u00f9 elevati e un aumento del costo degli interessi in quanto gli investitori tendono ad anticipare le mosse dei governi<\/p><\/blockquote>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Riccardo-Puglisi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-medium wp-image-7624 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Riccardo-Puglisi-224x300.jpg\" alt=\"Riccardo Puglisi\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Riccardo-Puglisi-224x300.jpg 224w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Riccardo-Puglisi-765x1024.jpg 765w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Riccardo-Puglisi.jpg 1666w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>Con queste parole <strong>Barry Eichengreen<\/strong>, professore di Economia a Berkeley, ha sintetizzato nel 2010 la sostanziale impossibilit\u00e0 per i <strong>Piigs<\/strong> di uscire dall&#8217;euro. E se lo dice Eichengreen (autore di tesi contro il <strong>gold standard<\/strong>, ossia la convertibilit\u00e0 in oro delle monete), c&#8217;\u00e8 da fidarsi. Infatti Eichengreen \u00e8 spesso citato dal campione eurista di casa nostra il professor <strong>Riccardo Puglisi<\/strong> dell&#8217;Universit\u00e0 di Pavia (nella foto a sinistra). <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Le tesi pro-euro procedono infatti per induzione: poich\u00e9 l&#8217;uscita \u00e8 sconveniente in base alle variazione stimate dei parametri macro- e microeconomici, allora \u00e8 meglio rimanere<\/strong><\/span>. L&#8217;esempio che Puglisi ha portato a sostegno di questa \u00e8 la <strong>Cecoslovacchia<\/strong>: quando Repubblica Ceca e Slovacchia si divisero nel 1993 abbandonando la divisa unica che avevano fino a quel momento, la parte economicamente pi\u00f9 debole, cio\u00e8 la Slovacchia, vide il proprio Pil diminuire del 4 per cento. Mutatis mutandis, se cos\u00ec fosse, anche l&#8217;Italia sarebbe costretta a una pesante penalizzazione one-off oltre a quella derivante, come suggerito da Eichengreen, dall&#8217;avere accesso pi\u00f9 difficile ai mercati internazionali. Quindi, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>meglio restare nell&#8217;euro e cercare, per quanto possibile, di fare i compiti a casa<\/strong><\/span>. L&#8217;alternativa, infatti, \u00e8 l&#8217;<strong>Argentina<\/strong>, passata da un default all&#8217;altro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Rose-01-e1486393433824.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-7627 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Rose-01-e1486393433824.jpg\" alt=\"Rose 01\" width=\"550\" height=\"415\" \/><\/a>D&#8217;altronde &#8211; e questo grafico del professor <a href=\"http:\/\/faculty.haas.berkeley.edu\/arose\/Spill.pdf\"><strong>Andrew Rose<\/strong><\/a> di Berkeley citato da Puglisi lo dimostra &#8211; <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>non vi \u00e8 nessuna relazione causale in base sia dimostrabile che politiche valutarie pi\u00f9 o meno flessibili facciano crescere maggiormente\u00a0l&#8217;economia<\/strong><\/span>. Questo grafico evidenzia che le politiche monetarie con target di inflazione (come quella praticata dalla Bce) hanno contribuito a\u00a0una migliore performance economica dei Paesi pi\u00f9 piccoli rispetto a\u00a0quelli che tengono il cambio fisso (ovviamente qui si considera l&#8217;area euro come un solo Paese).<\/p>\n<p>Ora potete andare al bar con due\u00a0argomenti in pi\u00f9 (e che argomenti!) per bullarvi degli altri avventori. Noi, liberali e agnostici, vi ricordiamo solo <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/laddio-sar-duro-restare-sarebbe-peggio-1356529.html\" target=\"_blank\">l&#8217;intervista concessa dall&#8217;economista <strong>Antonio Martino<\/strong><\/a> a questo giornale.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n<p><strong>P.S.<\/strong>: Mentre scrivevamo questo pomeriggio il presidente della Bce, Mario Draghi, stava rispondendo alla commissione Finanze dell&#8217;Europarlamento sull&#8217;argomento.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Draghi-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-full wp-image-7633 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Draghi-01.jpg\" alt=\"Draghi 01\" width=\"265\" height=\"190\" \/><\/a>\u00ab<span style=\"color: #000000\"><strong>L&#8217;euro \u00e8\u00a0irrevocabile e cos\u00ec prevede il Trattato<\/strong>\u00bb, ha risposto all&#8217;eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Marco Valli, autore di un&#8217;interrogazione scritta cui l&#8217;ex numero uno di Bankitalia aveva risposto sottolineando, a livello puramente ipotetico (come specificato ieri), che per uscire l&#8217;Italia avrebbe dovuto chiudere la posizione Target 2 nei confronti della Bce (il sistema di garanzia di controparte nei trasferimenti di valuta intra- ed extraeuropei), attualmente negativa per poco meno di 360 miliardi di euro. Insomma, era solo un&#8217;ipotesi di scuola anche se tale cifra andrebbe sommata al costo dell&#8217;Eurexit legata alla gestione del debito pubblico e alla minore (o maggiore) crescita economica, che tuttora restano ignoti, anzi incogniti.\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il dibattito lo ha aperto l&#8217;ottimo Nicola Porro pubblicando due settimane fa un report che Mediobanca Securities aveva inviato ai clienti corporate pi\u00f9 fidati (ogni copia, come ha sottolineato Porro nel suo articolo, \u00e8 siglata; anche la nostra, il che ne attesta l&#8217;originalit\u00e0 e la divulghiamo proprio perch\u00e9 il suo arrivo sulla stampa ne ha depotenziato l&#8217;originaria segretezza): l&#8217;uscita dall&#8217;euro (o Eurexit che dirsi voglia) per l&#8217;Italia non sarebbe un dramma, almeno fino alla fine di quest&#8217;anno. Secondo i calcoli degli esperti di Piazzetta Cuccia, siamo al punto di non ritorno per un&#8217;eventuale ridenominazione del nostro debito in una nuova [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/02\/06\/il-costo-ignoto-delleurexit\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[60],"tags":[40112,231597,9197,16978,231601,837,4539,36494,231593,231600,231603,752,108349,127,23470,35,231608,51214,231606,29931,231587,231599,20757,231588,231595,231590,9154,23342,10833,14631,231596,23366,231607,68095,11954,231589,121822,231592,52882,45480,39353,225762,6766],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7619"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7619"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7619\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7635,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7619\/revisions\/7635"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7619"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7619"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7619"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}