{"id":7723,"date":"2017-03-25T15:41:33","date_gmt":"2017-03-25T15:41:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7723"},"modified":"2017-03-25T15:41:33","modified_gmt":"2017-03-25T15:41:33","slug":"brexit-un-affare-per-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/03\/25\/brexit-un-affare-per-milano\/","title":{"rendered":"Brexit, un affare per Milano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/Londra-LaPresse-e1490451215380.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7741\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/Londra-LaPresse-e1490451215380.jpg\" alt=\"Londra (LaPresse)\" width=\"550\" height=\"344\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Mercoled\u00ec 29 marzo il premier britannico, Theresa May, invocher\u00e0 l&#8217;articolo 50 del Trattato di Lisbona<\/strong><\/span>, la norma che mette in moto la <strong>secessione<\/strong> di uno Stato membro dall&#8217;<strong>Unione europea<\/strong> aprendo due anni di negoziati per completarla. Questo significa che entro il 29 marzo 2019 Londra sar\u00e0 fuori definitivamente dall&#8217;Ue, salvo che la <strong>Scozia<\/strong> riesca a indire entro quella data un altro referendum independista che, come conseguenza, avrebbe il <strong>remain<\/strong> di Edimburgo.<\/p>\n<p>Secondo <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/STUD\/2017\/595374\/IPOL_STU(2017)595374_EN.pdf\" target=\"_blank\">uno studio elaborato dal Ceps per conto del Parlamento europeo<\/a>, la perdita di Pil dal 2019 al 2030 determinata dalla <strong>Brexit<\/strong> sar\u00e0 compresa tra lo 0,1 e lo 0,5%, a seconda dello scenario migliore o peggiore, \u00a0per l&#8217;Ue e tra l&#8217;1,3 e il 4,2% per la Gran Bretagna. Un&#8217;ipotesi plausibile considerato che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le esportazioni britanniche verso i 27 Paesi Ue valgono 186 miliardi di euro, cio\u00e8 il 7,5% del Pil britannico, mentre le esportazioni europee verso la Gran Bretagna valgono 306 miliardi, cio\u00e8 solo il 2,5% del Pil dell&#8217;area<\/strong><\/span>. \u00c8 chiaro che la fine &#8211; parziale o totale &#8211; del regime di libero scambio generer\u00e0 necessariamente ricadute negative, che saranno maggiori per l&#8217;attore pi\u00f9 piccolo. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Anche per l&#8217;Italia non saranno rose e fiori perch\u00e9 \u00e8 il quinto maggior esportatore verso Londra con 18 miliardi di euro, cio\u00e8 circa l&#8217;1,1% del nostro Pil<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 lecito porsi la domanda: \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>A livello imprenditoriale e finanziario cosa accadra\u0300?<\/strong><\/span>\u00bb. Innanzitutto occorre ricordare che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il Consiglio europeo ha la capacita\u0300 e potesta\u0300 di prorogare il termine biennale<\/strong><\/span>. \u00abSi entra, quindi, nell\u2019ambito di <strong>procedure giuridiche internazionali<\/strong>, le cui <strong>tempistiche<\/strong> ed applicazioni sono <strong>molto lunghe<\/strong>, tanto da permettere agli imprenditori e\/o investitori che sono localizzati nel Regno Unito di poter organizzare per tempo <strong><span style=\"text-decoration: underline\">la gestione di un distacco il meno traumatico possibile<\/span><\/strong>\u00bb, osserva <strong>Fabio Accinelli<\/strong>, esperto di diritto finanziario aggiungendo che \u00ablo stesso discorso vale anche per tutto quel mondo imprenditoriale collegato con vincoli di fornitura per beni e servizi alle aziende investitrici, che oggi effettuano <strong>cessioni intracomunitarie<\/strong>\u00a0le quali diventeranno esportazioni solamente dopo l\u2019uscita del Regno Unito dal sistema europeo\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/GBPEUR.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7742\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/GBPEUR-300x141.jpg\" alt=\"GBPEUR\" width=\"300\" height=\"141\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/GBPEUR-300x141.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/GBPEUR.jpg 637w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Dalla fine dello scorso giugno, in concomitanza con il referendum sulla Brexit, la sterlina si \u00e8\u00a0svalutata sull\u2019euro di oltre al 15%<\/strong><\/span>, un trend destinato ad accentuarsi con il prosieguo della procedura di uscita di Londra. Secondo gli esperti di <strong>Allianz Global Investors<\/strong>, \u00able conseguenze di questa svalutazione non sono ancora del tutto chiare\u00bb perch\u00e9 \u00abgli effetti inflazionistici della svalutazione della sterlina iniziano a concretizzarsi solo adesso\u00bb. Tant&#8217;\u00e8 vero che Allianz si attende \u00abun aumento dell\u2019inflazione che penalizzer\u00e0 i consumatori britannici, soprattutto in previsione del fatto che la Banck of England\u00a0rester\u00e0 orientata verso una politica monetaria di stimolo a discapito dell\u2019ancoraggio dell\u2019inflazione ad un livello target stabilito\u00bb. Dunque, in una prospettiva di lungo periodo, da un punto di vista di analisi fondamentale, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la sterlina \u00e8 sottovalutata e questo sembra suggerire che i mercati stiano gi\u00e0 scontando buona parte dell&#8217;incertezza che grava in particolare sul Regno Unito a causa della Brexit<\/strong><\/span>. Tuttavia, concludono gli analisti, \u00abn<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>on saremmo sorpresi se durante i negoziati di uscita la sterlina dovesse ulteriormente indebolirsi, attirando cos\u00ec gli investitori stranieri interessati ad acquisire asset britannici a prezzi scontati<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Nel merito dell\u2019imprenditoria, le difficolta\u0300 maggiori saranno quelle che dovranno affrontare le societa\u0300 coinvolte nelle pratiche commerciali con Londra perche\u0301 uno dei diktat del governo britannico riguardera\u0300 una accentuazione del controllo sull\u2019immigrazione con il relativo sacrificio alla libera circolazione delle merci<\/strong><\/span>\u00bb, rimarca Accinelli. \u00c8 utile perci\u00f2 prefigurare i due scenari possibili:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Slight Brexit<\/strong>: <span style=\"text-decoration: underline\">le parti decidono per un accordo di piena sintonia e collaborazione, lasciando ampi margini di decisione ai due contraenti<\/span>. Ad esempio, per alcuni settori economici e produttivi specifici del mercato comune quale quello automobilistico. <span style=\"text-decoration: underline\">Tale decisione dipendera\u0300 imprescindibilmente dal fatto che la Gran Bretagna contribuisca in maniera cospicua al bilancio di Bruxelles<\/span>.<\/li>\n<li><strong>Hard Brexit<\/strong>: <span style=\"text-decoration: underline\">in questa ipotesi nessuna impresa che non sia anglosassone avrebbe alcuna convenienza economica a delocalizzare produzioni, anche parziali, sul terreno della Gran Bretagna<\/span>.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Dall&#8217;avverarsi della prima o della seconda ipotesi\u00a0dipender\u00e0 l&#8217;atteggiamento gli investitori internazionali che fino ad oggi hanno usufruito della City londinese come \u00abombelico del mondo\u00bb per cio\u0300 che riguarda l\u2019economia e la finanza. Negli ultimi vent&#8217;anni i grandi gruppi imprenditoriali e bancari si sono recati nel Regno Unito per le loro Ipo, per le presentazioni e i lanci dei loro piani industriali, come le banche internazionali di affari per la gestione della loro clientela. \u00abIn quest\u2019ottica andra\u0300 a scemare sempre di piu\u0300 l\u2019importanza dei servizi finanziari britannici verso l\u2019Europa, e la stessa Gran Bretagna non avra\u0300 piu\u0300 interesse alcuno ad essere utilizzata come sede principale degli affari continentali\u00bb, osserva Accinelli concludendo che\u00a0\u00abquesto discorso vale anche per <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>le primarie aziende italiane<\/strong><\/span>, che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>non avranno piu\u0300 interesse a far presenziare i loro business nella City londinese indirizzandoli, magari, sempre di piu\u0300 sulla piazza milanese che potrebbe accogliere imprenditori, investitori internazionali, ma cosi\u0300 pure finanzieri e banker di ogni parte del mondo<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Mercoled\u00ec 29 marzo il premier britannico, Theresa May, invocher\u00e0 l&#8217;articolo 50 del Trattato di Lisbona, la norma che mette in moto la secessione di uno Stato membro dall&#8217;Unione europea aprendo due anni di negoziati per completarla. 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