{"id":7750,"date":"2017-03-29T19:14:35","date_gmt":"2017-03-29T19:14:35","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7750"},"modified":"2017-04-03T12:15:47","modified_gmt":"2017-04-03T12:15:47","slug":"quanto-ci-costa-la-brexit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/03\/29\/quanto-ci-costa-la-brexit\/","title":{"rendered":"Quanto (ci) costa la Brexit"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/Union-Jack-and-EU-flag-e1490792998884.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-7751 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/Union-Jack-and-EU-flag-e1490792998884.jpg\" alt=\"Union Jack and EU flag\" width=\"550\" height=\"230\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tutti pagheremo il conto della Brexit<\/strong><\/span>. Oggi la <strong>Gran Bretagna<\/strong> ha consegnato al presidente del Consiglio Ue, <strong>Donald Tusk<\/strong>, la lettera con la quale invoca l&#8217;<strong>articolo 50 del Trattato dell&#8217;Unione<\/strong> dando il via alla formale secessione dall&#8217;Unione europea. Il premier <strong>Theresa May<\/strong> nella missiva ha sottolineato che <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Londra non far\u00e0 pi\u00f9 parte del mercato unico<\/strong><\/span> e che \u00e8\u00a0\u00abnecessario concordare le condizioni della nostra futura <strong>partnership<\/strong> contemporaneamente a quelle del nostro ritiro dall&#8217;Ue\u00bb. Tuttavia, ha aggiunto, \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se lasceremo l&#8217;Ue senza un accordo, la nostra posizione di base \u00e8 che dovremo commerciare alle condizioni fissate dal Wto<\/strong><\/span> (Organizzazione mondiale del commercio)\u00bb, mentre \u00abin termini di sicurezza, il fallimento del tentativo di raggiungere un accordo significherebbe che la nostra cooperazione nella lotta contro il <strong>crimine<\/strong> e contro il <strong>terrorismo<\/strong> ne sarebbe indebolita\u00bb. Dobbiamo, perci\u00f2, necessariamente capire quanto ci coster\u00e0 la Brexit in termini economici e che ricadute avr\u00e0 sulle nostre vite questa decisione epocale. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Per l&#8217;Italia, come abbiamo sottolineato di recente, \u00e8 anche <a title=\"Brexit, un affare per Milano\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/03\/25\/brexit-un-affare-per-milano\/\" target=\"_blank\">un&#8217;opportunit\u00e0 di attrarre sia le istituzioni finanziarie<\/a>, che sceglieranno una nuova sede nell&#8217;Ue, <a title=\"Viva Paperone!\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/03\/15\/viva-paperone\/\" target=\"_blank\">sia quei Paperoni esteri che vorranno prendere la loro residenza in Europa<\/a><\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>Cominciamo, per\u00f2, dalle note dolenti. Innanzitutto, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il nostro Paese \u00a0rischia una stangata stimata tra i 3,2 e i 4 miliardi di euro nel biennio 2019-2020<\/strong><\/span>, cio\u00e8 grosso modo la \u00abmanovrina\u00bb pari allo 0,2% di Pil che il governo si appresta a varare. L\u2019unica cosa che resta da stabilire sar\u00e0 la modalit\u00e0 con cui saldare la parcella: pi\u00f9 <strong>tasse<\/strong> oppure meno <strong>investimenti<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00abL\u2019assenza di un accordo con Londra avrebbe conseguenze ancor pi\u00f9 gravi\u00bb, ha spiegato <strong>Michel Barnier<\/strong>, capo negoziatore della secessione britannica per conto della <strong>Commissione Ue<\/strong> alludendo alla possibilit\u00e0 di una <strong>hard Brexit<\/strong>. Le analisi fanno riferimento a <a href=\"http:\/\/www.institutdelors.eu\/media\/brexiteubudget-haasrubio-jdi-jan17.pdf?pdf=ok\" target=\"_blank\">uno studio pubblicato dall\u2019<strong>Istituto Jacques Delors<\/strong> che esamina le conseguenze della Brexit a seconda dei differenti scenari possibili<\/a>. Bruxelles punta a far rispettare al governo britannico gli accordi di compartecipazione al bilancio Ue fino al 2020 nonostante l\u2019uscita sia calendarizzata per l\u2019anno precedente. Il vero problema, per\u00f2, \u00e8 cosa accadr\u00e0 con la successiva programmazione settennale 2021-2027. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>A<\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">lle ca<\/span>sse comunitarie verranno meno 10 miliardi di euro di contributi netti all\u2019anno (17 miliardi includendo gli investimenti in Gran Bretagna). Non sono bruscolini perch\u00e9 corrispondono al 20% delle dotazioni dei fondi di coesione, al 20% della politica agricola comunitaria o all\u2019intero stanziamento annuale per i programmi Erasmus<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>La ricerca dell\u2019Istituto Jacques Delors prefigura sostanzialmente tre possibilit\u00e0: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>copertura dell\u2019ammanco, taglio del budget o una sintesi delle prime due<\/strong><\/span>. Nel primo caso, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>se non si volessero tagliare gli investimenti, bisognerebbe aumentare di 17 miliardi di euro (119 miliardi in 7 anni)<\/strong><\/span>, come detto, il bilancio dell\u2019Ue a 27 tramite i due canali standard di finanziamento: i contributi dei singoli Stati sulla base del Pil e la compartecipazione al gettito <strong>Iva<\/strong>. Questo vorrebbe dire che gli <strong>Stati come Germania, Francia e Italia dovrebbero versare da un minimo del 10 a un massimo del 25% in pi\u00f9 di quanto facciano oggi<\/strong>. Roma gira ogni anno circa 17 miliardi a Bruxelles: la spesa potrebbe perci\u00f2 aumentare da 1,7 miliardi annui fino a 4 miliardi circa.<\/p>\n<p><strong>Se, invece, il bilancio fosse ridotto, la spesa sarebbe minore, ma anche i programmi di investimento &#8211; come visto &#8211; subirebbero un taglio non indifferente<\/strong>. Se poi Londra decidesse di non onorare gli impegni fino al 2020, sarebbero a rischio anche i fondi di coesione di questa tornata che, in molti casi, non sono stati impegnati per via della programmazione effettuata all\u2019ultimo minuto (soprattutto nel nostro Paese).\u00a0Insomma, quei 3-4 miliardi potrebbero mancare all\u2019appello prima di quanto si possa immaginare e le Regioni (Lombardia e Veneto in testa) gi\u00e0 se ne preoccupano.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/padoan.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\" size-thumbnail wp-image-7412 alignleft\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/08\/padoan-150x150.jpg\" alt=\"MINISTRO   ECONOMIA   PIERCARLO   PADOAN\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L\u2019impatto sui conti pubblici dell\u2019Italia a seguito della Brexit \u00ab\u00e8 tutto da vedere<\/strong><\/span>, perch\u00e9 nell\u2019ambito del negoziato bisogner\u00e0 anche rivedere tutte le questioni relative al bilancio europeo, che in ogni caso richiede riforme\u00bb, ha affermato il ministro dell\u2019Economia, <strong>Pier Carlo Padoan<\/strong>, che oggi \u00e8 a Londra proprio per sponsorizzare l&#8217;Italia e, in particolare <strong>Milano<\/strong>, come succedaneo della capitale britannica nell&#8217;Europa che verr\u00e0. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Siamo qui per spiegare che l\u2019Italia e Milano possono essere un\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019Europa e anche per il Regno Unito<\/strong><\/span>\u00bb, ha aggiunto il ministro, ricordando le iniziative del governo per attrarre gli investitori esteri, come quella che ha portato all\u2019introduzione \u00abdi maggiori tagli di tasse per rendere pi\u00f9 convenienti per le imprese investire nel nostro Paese\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/Theresa-May-Reuters.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7752\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/Theresa-May-Reuters-150x150.jpg\" alt=\"Theresa May (Reuters)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Ovviamente, Londra non star\u00e0 a guardare e May pensa gi\u00e0 a misure attrattive dei capitali come un taglio alla <em>corporate income tax<\/em><\/strong><\/span>. Baster\u00e0? \u00ab\u00c8 evidente che le imprese non possano vivere nel dubbio, per questo, anche accettando di convivere con un tax rate meno conveniente, preferiranno rivolgersi a Paesi dove ci sono regole certe piuttosto che agire nell\u2019ignoto\u00bb, commenta <strong>Paolo Besio<\/strong>, partner di <strong>Bernoni Grant Thornton<\/strong> ed esperto di fiscalit\u00e0 internazionale aggiungendo che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>s<\/strong><strong><span style=\"text-decoration: underline\">ar\u00e0<\/span> difficile che, alla fine di questo processo, la Gran Bretagna possa diventare un paradiso fiscale<\/strong><\/span>, c\u2019\u00e8 l\u2019ipotesi di far scendere la tassazione dal 20% al 17% entro il 2020 ma cosa succeder\u00e0 dopo non \u00e8 ancora dato sapere. In ogni caso stiamo parlando di un livello ancora elevato rispetto ad altri Paesi \u201cconcorrenti\u201d come l\u2019Irlanda\u00bb.<\/p>\n<p>Secondo la Commissione europea, <strong>i negoziati per la Brexit dovrebbero contemplare il pagamento da parte di Londra della compartecipazione ai fondi europei fino al 2020 pi\u00f9 le pensioni dei funzionari britannici che hanno lavorato per l&#8217;Unione durante il periodo di adesione alla Comunit\u00e0<\/strong>. Le stime, tuttavia non confermate ufficialmente, porterebbero <strong>il conto del divorzio a 60 miliardi di euro<\/strong>. Una cifra che la Gran Bretagna non ha nessuna voglia di sborsare.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/UK-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7754\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/UK-01-300x249.jpg\" alt=\"UK 01\" width=\"300\" height=\"249\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/UK-01-300x249.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/03\/UK-01.jpg 492w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Non sar\u00e0 di sicuro un percorso facile per la Gran Bretagna, come si vede in questo grafico tratto da un report di <strong>Credit Suisse<\/strong>. Le esportazioni britanniche sono cresciute meno rispetto al commercio globale. Eppure dal referendum del 27 giugno la sterlina si \u00e8 svalutata del 12,5 per cento. Ora i britannici stanno cominciando anche a conoscere l&#8217;<strong>inflazione<\/strong>, dovuta soprattutto alla risalita dei prezzi petroliferi. Ma quando il deprezzamento della sterlina si far\u00e0 sentire, sar\u00e0 difficile non incrementare in misura proporzionale i prezzi alla produzione salvo attuare una politica di fortissima moderazione salariale. Difficilmente praticabile in un&#8217;economia in cui industria e agricoltura contano meno del 20% del Pil\u00a0e il resto \u00e8 soprattutto servizi finanziari. \u00c8 \u00a0comunque troppo presto per sbilanciarsi: c&#8217;\u00e8 da sperare che la Gran Bretagna resti forte. sarebbe positivo anche per l&#8217;economia italiana.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tutti pagheremo il conto della Brexit. Oggi la Gran Bretagna ha consegnato al presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, la lettera con la quale invoca l&#8217;articolo 50 del Trattato dell&#8217;Unione dando il via alla formale secessione dall&#8217;Unione europea. Il premier Theresa May nella missiva ha sottolineato che Londra non far\u00e0 pi\u00f9 parte del mercato unico e che \u00e8\u00a0\u00abnecessario concordare le condizioni della nostra futura partnership contemporaneamente a quelle del nostro ritiro dall&#8217;Ue\u00bb. 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