{"id":7828,"date":"2017-06-11T16:55:48","date_gmt":"2017-06-11T16:55:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7828"},"modified":"2017-06-11T16:55:48","modified_gmt":"2017-06-11T16:55:48","slug":"qatar-hacker-e-verita-manipolate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/06\/11\/qatar-hacker-e-verita-manipolate\/","title":{"rendered":"Qatar, hacker e verit\u00e0 manipolate"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/06\/Qatar-e1497197929999.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-7830 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/06\/Qatar-e1497197929999.jpg\" alt=\"Qatar\" width=\"550\" height=\"362\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Una casella di posta elettronica si trasforma in una bomba mediatica che rischia di destabilizzare il Medio Oriente<\/strong><\/span>. Il caso dell\u2019ambasciatore degli Emirati Arabi negli <strong>Usa<\/strong>, <strong>Yousef al Otaiba<\/strong>, la cui email \u00e8 stata violata e il contenuto reso pubblico, dimostra una leggerezza impressionante nella gestione di informazioni critiche. Le mail, infatti, avrebbero evidenziato una stretta collaborazione tra <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong> e un think thank neo conservatore e pro-israeliano, la <strong>Foundation for the Defense of democracy<\/strong> (Fdd), in funzione anti-iraniana. L\u2019<strong>Iran<\/strong> \u00e8 percepito come ostile da entrambi i Paesi, nonostante formalmente gli Emirati Arabi Uniti nemmeno riconoscano <strong>Israele<\/strong>. Il gruppo di hacker introdottisi nell\u2019account di al Otaiba si fa chiamare col nome di <strong>Global-Leaks<\/strong>, e avrebbe legami con <strong>DCLeaks<\/strong>, che in passato ha hackerato account di democratici americani. Lo scopo dell&#8217;intrusione sarebbe quella di rivelare\u00a0una lista di imprese (tra le quali la francese <strong>Airbus<\/strong> e la russa <strong>Lukoil<\/strong>) che stanno investendo nell&#8217;economia iraniana per metterle dinanzi alla scelta tra continuare a collaborare con l&#8217;Occidente o ricercare profitti in uno Stato che \u00e8 ritenuto inaffidabile da gran parte del consesso del business globale (esclusa . Una manovra spiegabile con il disappunto di Israele, Emirati Arabi\u00a0e <strong>Arabia Saudita<\/strong> in seguito alla firma dell\u2019accordo sul nucleare nel 2015 tra Usa e Iran (che nella comunit\u00e0 internazionale conta solo sull&#8217;appoggio della <strong>Russia<\/strong> e, in misura minore della <strong>Turchia<\/strong>). Ma anche <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>l&#8217;ennesimo tentativo di mettere in difficolt\u00e0 l&#8217;amministrazione Trump visto che molte aziende statunitensi hanno interessi a Teheran<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Alessandro-Curioni.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-6208\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2015\/03\/Alessandro-Curioni.jpg\" alt=\"Alessandro Curioni\" width=\"300\" height=\"215\" \/><\/a>\u00abProbabilmente nessuno ha spiegato al diplomatico che la posta elettronica non \u00e8 un mezzo di comunicazione adeguato, almeno quando si tratta di informazioni riservate\u00bb, spiega <strong>Alessandro Curioni<\/strong>, esperto e divulgatore in materia di sicurezza delle informazioni e presidente di Di.Gi. Academy, aggiungendo che \u00abnon soltanto si possono colpire le caselle, ma \u00e8 possibile anche intercettare i messaggi: ancora una volta la carenza di percezione del rischio ha fatto la sua vittima\u00bb. Secondo Curioni, \u00e8\u00a0\u00abstravagante\u00bb che un personaggio con simili responsabilit\u00e0 non abbia avuto qualche dubbio, dopo quanto le cronache di mezzo mondo hanno riportato nell\u2019ultimo anno: dal miliardo di account sottratti a <strong>Yahoo!<\/strong>\u00a0agli oltre 500 milioni di mail e password divulgati sul <strong>deep web<\/strong> da <strong>Anti Public<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/06\/Macron-LaPresse.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-7831\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/06\/Macron-LaPresse-300x169.jpg\" alt=\"Macron (LaPresse)\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/06\/Macron-LaPresse-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/06\/Macron-LaPresse.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Se in passato era la penna, oggi sembra essere la posta elettronica a ucciderne pi\u00f9 della spada. \u00abFino a qualche tempo fa, le principali preoccupazioni riguardavano la violazione della riservatezza, come in questo caso, oppure l\u2019improvvisa indisponibilit\u00e0 dei dati, come negli attacchi <strong>ransomware<\/strong> tipo <strong>WannaCry<\/strong>\u00bb, sottolinea l&#8217;esperto rilevando come oggi si inizi a pensare che possa essere molto pi\u00f9 pericolosa la manipolazione dei contenuti. \u00abNel momento in cui si prende il controllo di un account si pu\u00f2 sostanzialmente fare qualsiasi cosa, compresa la modifica e la cancellazione dei messaggi. Nel caso della violazione delle email del neo presidente francese <strong>Emmanuel<\/strong>\u00a0<strong>Macron<\/strong>, i suoi collaboratori si affrettarono immediatamente a dichiarare che molti dei messaggi resi pubblici erano stati manipolati. Aggiungete che, come dimostrato dai <em><strong>leaks<\/strong><\/em> subiti da <strong>Nsa<\/strong> e <strong>Cia<\/strong>, esistono armi informatiche tali da consentire la falsificazione delle tracce di un crimine\u00bb, osserva Curioni. Questo significa che si possono lasciare impronte digitali tali da indurre gli investigatori a indirizzare i loro sospetti verso i soggetti sbagliati. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il mondo della cybersecurity sta diventando un parco giochi molto affollato in cui sar\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile capire come stanno realmente le cose, soprattutto quando di mezzo c\u2019\u00e8 la ragion di Stato<\/strong><\/span>\u00bb, conclude.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una casella di posta elettronica si trasforma in una bomba mediatica che rischia di destabilizzare il Medio Oriente. Il caso dell\u2019ambasciatore degli Emirati Arabi negli Usa, Yousef al Otaiba, la cui email \u00e8 stata violata e il contenuto reso pubblico, dimostra una leggerezza impressionante nella gestione di informazioni critiche. Le mail, infatti, avrebbero evidenziato una stretta collaborazione tra Emirati Arabi Uniti e un think thank neo conservatore e pro-israeliano, la Foundation for the Defense of democracy (Fdd), in funzione anti-iraniana. L\u2019Iran \u00e8 percepito come ostile da entrambi i Paesi, nonostante formalmente gli Emirati Arabi Uniti nemmeno riconoscano Israele. 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