{"id":7881,"date":"2017-09-16T17:00:10","date_gmt":"2017-09-16T17:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7881"},"modified":"2017-09-16T17:00:10","modified_gmt":"2017-09-16T17:00:10","slug":"la-dunkirk-di-mario-draghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/09\/16\/la-dunkirk-di-mario-draghi\/","title":{"rendered":"La Dunkirk di Mario Draghi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/08\/Dunkirk-01-e1505322412977.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7902\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/08\/Dunkirk-01-e1505322412977.jpg\" alt=\"Dunkirk\" width=\"550\" height=\"275\" \/><\/a><\/p>\n<p>Alla pi\u00f9 grande ritirata della storia militare, celebrata da <strong>Christopher Nolan<\/strong> in <em><strong>Dunkirk<\/strong><\/em> ne sta per seguire un&#8217;altra in ambito economico-finanziario: quella di <strong>Mario Draghi<\/strong> dal <strong>Quantitative Easing<\/strong>, visto che i suoi colleghi delle grandi banche centrali mondiali hanno gi\u00e0 dato il segnale di <em>chamade<\/em>. <strong>Joseph V. Amato<\/strong>, presidente e\u00a0Chief Investment Officer Equities di <strong>Neuberger Berman<\/strong>\u00a0ha ricordato che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>tra i bilanci di Federal Reserve, Bce, Banca d&#8217;Inghilterra e Banca del Giappone, ci sono pi\u00f9 di 13mila miliardi di dollari di liquidit\u00e0 in circolazione, un valore\u00a0che sembra destinato a essere riassorbito<\/strong><\/span>\u00bb. Se a questo si aggiunge che il <strong>Fondo monetario internazionale<\/strong> la scorsa estate ha\u00a0\u00a0ribadito che l&#8217;economia mondiale ha ripreso slancio, non c&#8217;\u00e8 motivo per il quale gli istituti debbano creare inflazione ora che ciascun Paese sembra poter camminare sulle proprie gambe senza bisogno di aiutini.<\/p>\n<p>Insomma, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sui mercati aumenter\u00e0\u00a0la volatilit\u00e0<\/strong><\/span> e queste prime settimane di settembre lo fanno intravedere chiaramente. Per chi opera quotidianamente in Borsa la notizia non \u00e8 di per s\u00e9 negativa: bisogna solo attrezzarsi per contenere i ribassi e e avvantaggiarsi delle ondate rialziste quando si presentano. Ad esempio, in periodi di alta volatilit\u00e0 si guarda molto pi\u00f9 ai fondamentali (utili, ricavi e prezzo) dei titoli rispetto ai periodi di vacche grasse in cui ci si concentra molto pi\u00f9 sulle prospettive. Per i comuni mortali non vale lo stesso principio. \u00abSi tratter\u00e0 di un&#8217;impresa immane e che sara&#8217; impossibile evitare contraccolpi, battute d&#8217;arresto e sorprese\u00bb, aggiunge Amato ricordando come i mercati avessero previsto\u00a0gi\u00e0 da tempo queste mosse. Basti guardare all&#8217;euro\/dollaro che ha superato, seppur brevemente, quota 1,20. Cosa c&#8217;entra? C&#8217;entra, c&#8217;entra. Se da un lato la flessione del biglietto verde \u00e8 anche un segno di una scommessa di Wall Street contro la realizzazione delle ambiziose politiche di <strong>Donald Trump<\/strong> nel breve termine, dall&#8217;altro lato esso \u00e8 lo specchio di un generale convincimento che l&#8217;Europa sia in un buono stato di salute e che l&#8217;andamento brillante del suo export (di qui il rafforzamento della moneta unica comprata per acquistare i prodotti del Vecchio Continente) sia l\u00ec a testimoniarlo. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>In Europa, al momento, \u00e8\u00a0scongiurato il pericolo della deflazione, ovvero della repentina diminuzione del livello generale dei prezzi, azione che induce i soggetti attivi nell\u2019economia a posticipare a tempo indeterminato sia i consumi personali che gli investimenti nelle imprese<\/strong><\/span>\u00bb, ricorda <strong>Fabio Accinelli<\/strong>, esperto di diritto dei mercati finanziari.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Draghi-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-7633\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Draghi-01.jpg\" alt=\"Draghi 01\" width=\"265\" height=\"190\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 da registrare, ricorda Accinelli, che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la Bundesbank, nella persona del suo presidente Jens Weidmann, spinge Draghi e quindi tutti i Paesi Ue ad una normalizzazione sul debito pubblico e la Merkel a gran voce incita tutti i governi Ue affinch\u00e9 non sia prorogato il programma di acquisto titoli da parte della Bce oltre il dicembre di quest\u2019anno<\/strong><\/span>\u00bb. La <strong>Germania<\/strong>, quindi, rileva la necessit\u00e0 di imporre, a scaglioni, la fine degli acquisti evitando cos\u00ec turbolenze sui mercati con un uscita ordinata ma programmata tempestivamente. La rivalutazione dell&#8217;euro sul dollaro \u00e8 uno dei pochi pretesti rimasto a Draghi per ritardare il <strong>tapering<\/strong> anche se la Bce deve solo guardare alla stabilit\u00e0 dei prezzi e non (come invece dovrebbe fare una vera banca centrale) ai rapporti di cambio. Infatti il numero uno dell&#8217;Eurotower indica la forza dell&#8217;euro come un fattore che attutisce le dinamiche inflazionistiche.<\/p>\n<p>Ma pu\u00f2 funzionare un&#8217;Europa cos\u00ec? Secondo l&#8217;economista ed ex ministro, <strong>Giorgio La Malfa<\/strong>, la risposta \u00e8 negativa perch\u00e9 <a href=\"http:\/\/www.giorgiolamalfa.it\/nuovo\/wp-content\/uploads\/2017\/09\/Pagine-da-8-3.pdf-Adobe-Acrobat-Standard.pdf\" target=\"_blank\"><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>non si pu\u00f2 pensare di uniformare la politica monetaria a esigenze cos\u00ec differenti<\/strong><\/span><\/a>. Mentre la sospensione degli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce \u00e8 necessaria per la Germania, che sta sfiorando il 2% di inflazione e non ha altre leve per dare sollievo al proprio mercato interno, esso sarebbe deleterio per Paesi ad alto debito come l&#8217;Italia poich\u00e9 comprometterebbe le chance di una ripresa duratura. Questa discrasia l&#8217;ha ricordata bene <strong>Giuliano Amato<\/strong>, costretto a un prelievo monstre sui conti correnti bancari, per far quadrare i conti dopo la crisi di fiducia patita dall&#8217;Italia sui mercati nel 1992 e riflessasi in una pesante svalutazione della lira che il governo, inutilmente, tent\u00f2 di difendere, optando poi per una temporanea uscita dal \u00ab<strong>serpentone monetario<\/strong>\u00bb, sistema di cambi fissi progenitore dell&#8217;euro. <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/economia\/leconomia\/personaggi\/17_settembre_11\/giuliano-amato-25-anni-la-notte-lira-quel-sei-mille-5415fbc6-96d1-11e7-8f2d-841610cb6f6e.shtml\" target=\"_blank\">L&#8217;allora premier chiese aiuto alla Germania e poi alla Francia che ci lasciarono, come si dice a Oxford, in braghe di tela<\/a>. Ora che l&#8217;euro \u00e8 irreversibile non possiamo per\u00f2 non interrogarci sul passato.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alla pi\u00f9 grande ritirata della storia militare, celebrata da Christopher Nolan in Dunkirk ne sta per seguire un&#8217;altra in ambito economico-finanziario: quella di Mario Draghi dal Quantitative Easing, visto che i suoi colleghi delle grandi banche centrali mondiali hanno gi\u00e0 dato il segnale di chamade. Joseph V. Amato, presidente e\u00a0Chief Investment Officer Equities di Neuberger Berman\u00a0ha ricordato che \u00abtra i bilanci di Federal Reserve, Bce, Banca d&#8217;Inghilterra e Banca del Giappone, ci sono pi\u00f9 di 13mila miliardi di dollari di liquidit\u00e0 in circolazione, un valore\u00a0che sembra destinato a essere riassorbito\u00bb. Se a questo si aggiunge che il Fondo monetario internazionale [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/09\/16\/la-dunkirk-di-mario-draghi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[12991],"tags":[14463,23539,27438,837,70,27469,211731,7665,752,23461,3722,62770,211729,127,231663,737,3828,35,254718,12953,15703,395804,60261,254715,16969,9154,254717,34096,21471,254714,254719,254716,17014],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7881"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7881"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7881\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7905,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7881\/revisions\/7905"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7881"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7881"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7881"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}