{"id":7954,"date":"2017-11-07T16:01:04","date_gmt":"2017-11-07T16:01:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=7954"},"modified":"2017-11-24T11:26:36","modified_gmt":"2017-11-24T11:26:36","slug":"la-guerra-delle-pensioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2017\/11\/07\/la-guerra-delle-pensioni\/","title":{"rendered":"La guerra delle pensioni"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Furlan_Barbagallo_Camusso-01-e1510066677772.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-7958\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Furlan_Barbagallo_Camusso-01-e1510066677772.jpg\" alt=\"Furlan_Barbagallo_Camusso 01\" width=\"550\" height=\"378\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nelle ultime settimane i segretari di <strong>Cgil<\/strong>, <strong>Cisl<\/strong> e <strong>UIl<\/strong> (rispettivamente <strong>Susanna Camusso<\/strong>, <strong>Anna Maria Furlan<\/strong> e <strong>Carmelo Barbagallo<\/strong>) hanno intensificato il pressing per ottenere uno stop all&#8217;adeguamento dell&#8217;<strong>et\u00e0 pensionabile<\/strong> che, in base alla normativa vigente visto l&#8217;allungamento dell&#8217;aspettativa di vita media degli italiani, dovrebbe salire da 66 anni e 7 mesi a 67 anni dal primo gennaio 2019. L&#8217;incontro di ieri a Palazzo Chigi con il governo \u00e8 stato poco fruttuoso: pi\u00f9 che concedere un&#8217;estensione dell&#8217;<strong>Ape social<\/strong> a una decina di categorie di lavori usuranti (tra cui maestre dasilo, camionisti e infermieri) il governo non pu\u00f2 fare perch\u00e9 <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>gli andamenti della spesa pensionistica sonoinclusi nel quadro macroeconomico tendenziale che fa parte integrante della legge di Bilancio<\/strong><\/span> e proprio dalle audizioni in Senato delle categorie \u00e8 venuta una ferma opposizione alle richieste sindacali. Il rischio di devastare i conti pubblici deve essere ridotto anche a costo di far lavorare qualche anno in pi\u00f9 chi vorrebbe lasciare il proprio posto.<\/p>\n<p>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>C<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Luigi-Federico-Signorini-01.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7955\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Luigi-Federico-Signorini-01-150x150.png\" alt=\"Luigi Federico Signorini 01\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>&#8216;\u00e8 la necessit\u00e0 di mantenere, preservare, difendere l&#8217;equilibrio del sistema pensionistico<\/strong><\/span>. \u00c8 sicuramente una priorit\u00e0 assoluta, questo non significa non fare aggiustamenti su singoli casi meritevoli\u00bb, ha sottolineato il vice direttore generale della <strong>Banca d&#8217;Italia<\/strong>, <strong>Luigi Federico Signorini<\/strong>, aggiungendo che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00e8 importante non tornare indietro perch\u00e9 la riforma pensionistica \u00e8 una questione chiave che contribuisce nel lungo periodo a mettere le finanze pubbliche italiane in una luce migliore<\/strong><\/span> di quella che si potrebbe avere guardando alla sola dimensione del debito\u00bb. Insomma, ha concluso Signorini, \u00ab\u00e8 importante preservare la stabilit\u00e0 e la sostenibilit\u00e0 complessiva del sistema\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Panucci-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7956\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Panucci-01-150x150.jpg\" alt=\"Panucci 01\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Le medesime parole sono state utilizzate dal direttore generale di <strong>Confindustria<\/strong>, <strong>Marcella Panucci<\/strong>, secondo cui \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00e8 apprezzabile che il governo sia riuscito finora a respingere le richieste in materia di et\u00e0 pensionabile, che avrebbero un impatto significativo sul deficit pubblico<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Giuseppe-Pisauro-01.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7957\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/11\/Giuseppe-Pisauro-01-150x150.jpg\" alt=\"Giuseppe Pisauro 01\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Il perch\u00e9 non sia possibile concedere maggiore flessibilit\u00e0 ai pensionamenti derogando alla riforme di <strong>Tremonti<\/strong> e <strong>Fornero<\/strong> lo ha spiegato il presidente dell&#8217;<strong>Ufficio parlamentare del bilancio<\/strong> (l&#8217;Authority sui conti pubblici che valuta inbase alle linee guida dei Trattati Ue), <strong>Giuseppe Pisauro<\/strong>, sostenendo che \u00abanche alla luce del recente scambio di lettere tra la Commissione Ue e il ministero dell&#8217;Economia riguardo al Documento programmatico di Bilancio (Dpb) 2018, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il rispetto delle regole presenta rilevanti fattori d&#8217;incertezza<\/strong><\/span>\u00bb. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La manovra<\/strong><\/span> delineata nel Dpb, ha aggiunto, \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>evidenzia per il 2017 un forte rischio\u00a0 di deviazione significativa per quanto riguarda sia il sentiero di aggiustamento del saldo strutturale (in termini annuali e biennali), sia il rispetto della regola sulla spesa, a causa del maggior tasso di crescita della spesa totale indicato dal Dpb rispetto al Def (1,6 contro l&#8217;1,2 per cento)<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Tito-Boeri-01-LaPresse-e1487607640661.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-7672\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2017\/02\/Tito-Boeri-01-LaPresse-150x150.jpg\" alt=\"Tito Boeri 01 (LaPresse)\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Quello che Pisauro ha sottolineato, Trattati alla mano, \u00e8 che l&#8217;Italia ha gi\u00e0 troppe spese programmate (e troppe entrate incerte visto che una parte consistente si fonda sul contrasto all&#8217;evasione che per sua natura \u00e8 imprevedibile) per potersi permettere di aumentare il costo sostenuto per le pensioni senza preventivamente garantirgli una copertura adeguata. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L&#8217;Inps nel 2016 ha speso 307 miliardi per pensioni di vario genere a fronte di entrate contributive pari a 215 miliardi, con un disavanzo di 92 miliardi di euro<\/strong><\/span>. Se, invece, guardiamo i dati Istat relativi al compleso degli enti previdenziali nel 2015, si osserva che le entrate contributive per il capitolo previdenza sono ammontate a 230,6 miliardi, mentre le uscite per pensioni di invalidit\u00e0, vecchiaia e superstiti si sono attestate a 252,9 miliardi circa.\u00a0 Lo sbilancio \u00e8 di 22,3 miliardi: quel \u00abbuco\u00bb dell&#8217;Inps che abbiamo visto sopra si crea non solo perch\u00e9 ci sono assistiti che continuano a usufruire di trattamenti pur non avendo un montante contributivo sufficiente, ma anche perch\u00e9 l&#8217;ente pubblico si occupa di assistenza (cassa integrazione inclusa) e non solo di previdenza. Ora non bisogna prendersela n con ilpresidente Tito Boeri n\u00e9 con il governo, ma iniziare a ragionare su un sistema a capitalizzazione con conti pensionistici individuali (come prevede il sistema contributivo) per consentire a ogni lavoratore di essere libero di decidere quando smettere di lavorare.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nelle ultime settimane i segretari di Cgil, Cisl e UIl (rispettivamente Susanna Camusso, Anna Maria Furlan e Carmelo Barbagallo) hanno intensificato il pressing per ottenere uno stop all&#8217;adeguamento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile che, in base alla normativa vigente visto l&#8217;allungamento dell&#8217;aspettativa di vita media degli italiani, dovrebbe salire da 66 anni e 7 mesi a 67 anni dal primo gennaio 2019. 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