{"id":8442,"date":"2021-04-09T07:30:08","date_gmt":"2021-04-09T07:30:08","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=8442"},"modified":"2021-04-09T07:30:08","modified_gmt":"2021-04-09T07:30:08","slug":"sbloccate-i-cantieri-del-recovery-plan","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2021\/04\/09\/sbloccate-i-cantieri-del-recovery-plan\/","title":{"rendered":"\u00abSbloccate i cantieri del Recovery Plan!\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8448\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/04\/golden-gate-bridge-4271364_640.jpeg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"426\" \/><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Tra il 2000 e il 2019 l\u2019Italia ha perso 380 miliardi di ricchezza<\/strong><\/span> (pari ad almeno 10 leggi finanziarie in tempi pre Covid) rispetto alla crescita media dell\u2019Area Euro. Nello stesso periodo l\u2019economia del nostro Paese \u00e8 cresciuta solo del 3,9%, contro una media degli Stati con la moneta unica del 26%. Nella fase pi\u00f9 dura della crisi finanziaria, fra il 2007 e il 2013, l\u2019Italia ha perso l\u20198,5% di Pil, contro l\u20191,5% degli altri Paesi. Negli anni tra il 2014 e il 2019 ha lasciato sul terreno 85 miliardi di euro. \u00c8 quanto emerge dal <strong>Focus Censis\/Confcooperative<\/strong> intitolato \u00abItalia, ultima chiamata\u00bb e centrato sui programmi per il <strong>Recovery Plan<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-6869\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/02\/Gardini-Maurizio-03-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Occorre un via libera veloce ai cantieri<\/strong><\/span>. Tra Def e Recovery \u2013 dice <strong>Maurizio Gardini,<\/strong> presidente Confcooperative \u2013 abbiamo l\u2019irripetibile opportunit\u00e0 di <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>a<\/strong><strong><span>tt<\/span>ivare investimenti per 666 miliardi, creare 4,2 milioni di nuovi posti di lavoro e mettere il turbo alla nostra economia<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8446\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/04\/TAB-1-e1617918400642.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"329\" \/><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>L\u2019Italia \u00e8 il 9\u00b0 Paese al mondo per export con 476 miliardi di euro<\/strong><\/span>, ma occupa solo il 21\u00b0 posto nella classifica della Banca Mondiale sul Logistic Performance Index. \u00abL\u2019export ha rappresentato la ciambella di salvataggio per le ambizioni di sviluppo e di futuro di molte imprese, oltre che del Paese negli anni pi\u00f9 duri della crisi. Per continuare a essere leva di sviluppo \u2013 dice Maurizio Gardini presidente Confcooperative \u2013 occorre colmare il gap che ci separa dai principali competitor. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Il ritardo infrastrutturale pesa per 60 miliardi di mancato export<\/strong><\/span>. Il made in Italy dall\u2019agroalimentare alla moda, dal tessile all\u2019aerospazio \u00e8 un brand che identifica l\u2019Italian style con l\u2019eccellenza, ricercata e apprezzata in tutto il mondo tanto che l\u2019Italian sounding, solo nel food, \u00e8 di oltre 90 miliardi di euro\u00bb.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8445\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/04\/TAB-2-e1617918472962.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"204\" \/><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Una spesa in infrastrutture da 192,4 miliardi entro il 2030 dovrebbe generare un effetto da 666 miliardi e attivare occupazione per 4,2 milioni di persone<\/strong><\/span>. \u00c8 come se potessimo disporre ogni anno di 61 miliardi aggiuntivi di prodotto e 383mila occupati in pi\u00f9. Un investimento che riguarda le infrastrutture di trasporto e, in proporzioni pi\u00f9 contenute, interventi nel settore idrico e il programma di rinascita urbana. I risultati di questo \u201cshock da domanda\u201d, concentrato su spese destinate a opere di ingegneria civile, portano a quantificare in: 450 miliardi di euro gli effetti diretti (beni e servizi intermedi) e indiretti sulla produzione (attivando cio\u00e8 il settore industriale, i servizi alle imprese, i trasporti, il commercio, ecc. nella fornitura di servizi e beni per la produzione); 216 miliardi gli effetti indotti sulla domanda (aumento di consumi di beni e servizi stimolati dalla maggiore disponibilit\u00e0 di reddito attraverso la creazione di nuova occupazione).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8444\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/04\/TAB-3-e1617918515769.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"306\" \/><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La formazione di capitale umano, la propensione all\u2019innovazione, la creazione di nuove conoscenze e competenze \u00e8 l\u2019altra faccia della sfida che ci attende nei prossimi anni per sfuggire alla parabola del declino<\/strong><\/span>. Anche in questo caso, come per le infrastrutture, la corsa \u00e8 tutta in salita. I segni \u201cmeno\u201d nell\u2019ambito dell\u2019istruzione \u2013 rispetto alla media europea e agli altri Paesi partner \u2013 sono noti e tutti di entit\u00e0 considerevole: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>s<\/strong><strong><span>o<\/span>lo il 19,6% della popolazione 25-64 anni ha un titolo di studio secondario<\/strong><\/span> superiore; il margine negativo \u00e8 del 13,6% rispetto alla media europea, ma sale al 18% rispetto alla Francia e al 25% se ci si confronta con il Regno Unito. Sono 14 i punti da recuperare per la quota di giovani 30-34enni con titolo di studio universitario nel confronto con la media europea; 24 rispetto al Regno Unito, 20 rispetto alla Francia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8443\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/04\/TAB-4-e1617918542266.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"258\" \/><\/p>\n<p>Fatto 100 il numero delle imprese innovative con almeno 10 addetti 38 di queste non sono dotate di personale laureato. Fra le imprese pi\u00f9 piccole \u2013 10-49 addetti \u2013 la quota delle imprese innovative sprovviste di laureati sale al 43,3%. Solo al crescere della dimensione questa percentuale si riduce drasticamente: 13% fra le imprese nella classe 50-249 addetti; 2,9% nella classe con almeno 250 addetti. Fatto 100 il totale delle imprese con almeno 10 addetti, 82 di queste hanno un livello di digitalizzazione basso o molto basso e solo 13 impiegano specialisti ICT, figure professionali che fanno da volano nella digitalizzazione delle attivit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tra il 2000 e il 2019 l\u2019Italia ha perso 380 miliardi di ricchezza (pari ad almeno 10 leggi finanziarie in tempi pre Covid) rispetto alla crescita media dell\u2019Area Euro. Nello stesso periodo l\u2019economia del nostro Paese \u00e8 cresciuta solo del 3,9%, contro una media degli Stati con la moneta unica del 26%. Nella fase pi\u00f9 dura della crisi finanziaria, fra il 2007 e il 2013, l\u2019Italia ha perso l\u20198,5% di Pil, contro l\u20191,5% degli altri Paesi. 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