{"id":8591,"date":"2021-10-30T18:03:29","date_gmt":"2021-10-30T18:03:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=8591"},"modified":"2021-10-30T18:18:11","modified_gmt":"2021-10-30T18:18:11","slug":"la-lezione-di-einaudi-del-prof-f-forte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2021\/10\/30\/la-lezione-di-einaudi-del-prof-f-forte\/","title":{"rendered":"La lezione di Einaudi (del prof. F. Forte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8592\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/10\/luigi-einaudi-e1635615845101.jpeg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"479\" \/><br \/>\nPubblichiamo un personale ricordo di <strong>Luigi Einaudi<\/strong>\u00a0 &#8211; nel sessantesimo anniversario della scomparsa &#8211; redatto dal professor Francesco Forte.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-8593\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/10\/francesco-forte.jpeg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"272\" \/>\u00abIl 30 ottobre del 1961, 60 anni fa moriva Luigi Einaudi. La notizia mi giunse mentre aprivo una sua lettera, in cui mi comunicava che la mia chiamata di successore, nella cattedra nell\u2019<strong>Universit\u00e0 di Torino<\/strong> era stata votata all\u2019unanimit\u00e0. Poich\u00e9 si sentiva poco bene la sua relazione era stata scarna. Me ne chiedeva venia. Nel febbraio del 1961 nella telefonata in cui mi si annunciava che ero stato\u00a0 scelto da Einaudi come suo successore, mi si informava che la delibera sarebbe stata posticipata all\u2019autunno, perch\u00e9 l\u2019estate a Torino, per lui, era troppo calda e lui voleva essere il relatore.\u00a0 Nel frattempo, Einaudi desiderava incontrarmi a Roma. Io ero da poco rientrato in Italia dagli USA con mia moglie Carmen, incinta. Avevo 31 anni e Carmen 29. Da due anni accademici risiedevamo negli Usa, ove insegnavo come professore associato all\u2019<strong>Universit\u00e0 di Virginia<\/strong>. Avevamo accolto con grande gioia la notizia che Einaudi mi aveva scelto come suo successore.\u00a0 Egli mi ricevette a <strong>Roma<\/strong>, in estate, nella villetta a due piani con giardino, in una zona verde, distante dal centro. La signora Ida, la gentildonna moglie di Einaudi, che controllava le giornate del marito, onde non si affaticasse, aveva stabilito che l\u2019incontro sarebbe durato un\u2019ora. Einaudi per darmi il \u201cbenvenuto\u201d mi ricevette, in piedi, appoggiato al bastone, sulla soglia del giardino. Sorridendo mi disse: \u201cSono un mostro di 87 anni\u201d. Poi si sedette su una poltrona, a fianco della porta, nel verde. Il primo dovere a cui avrei dovuto adempiere, era di risiedere a Torino con la mia famiglia. Non dovevo fare la spola da altre citt\u00e0, come spesso fanno i professori. La residenza della famiglia a Torino mi era richiesta anche perch\u00e9 dovevo dirigere il Laboratorio di <strong>economia politica<\/strong> in cui la presenza del direttore \u00e8 necessaria anche nelle giornate in cui egli non insegna, ma coordina le ricerche e le riunioni.\u00a0 Nelle mie lezioni io non avrei dovuto usare il suo libro di testo di <strong>scienza delle finanze<\/strong>. Non era riuscito a fare un&#8217;opera sistematica. Ci aveva supplito con saggi e libri su singoli temi (a me venivano in mente soprattutto i <em>Miti e Paradossi della Giustizia tributaria<\/em>, il volumetto sull\u2019Unione europea, le <em>Lezioni di politica Sociale<\/em>, le <em>Prediche inutili<\/em>) . A me il compito di fare un manuale sistematico. Poi aggiunse che alcuni suoi colleghi avevano obbiettato alla sua scelta del successore, che io non ero un puro studioso, facevo anche il <strong>giornalista<\/strong>. Einaudi disse che, per lui, quello non era un difetto, Lui aveva fatto il giornalista, sin dall\u2019inizio della sua carriera., come me. E continuava a farlo, con gli articoli domenicali nel <strong>Corriere della Sera<\/strong>, intitolati <em>Prediche della domenica<\/em>.\u00a0 Facendo il giornalista, il professore d\u00e0 alle teorie un\u2019applicazione pratica, comprensibile alla gente comune, come le prediche del parroco. Mi venivano in mente due \u201cPrediche della domenica\u201d del gennaio, che avevo letto sul Corriere quando ero in America, che riguardano la citt\u00e0 brutta e la citt\u00e0 bella.\u00a0 <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La citt\u00e0 brutta \u00e8 fatta di casermoni, in cui vivono individui che non formano una comunit\u00e0 perch\u00e9 ci sono imposte patrimoniali sull\u2019edilizia, che rincarano i centri abitati e mancano strade e piazze in cui ritrovarsi. Invece nella citt\u00e0 bella, ove le tasse sulle case sono moderate e ci sono buoni servizi, c\u2019\u00e8 una comunit\u00e0. di persone<\/strong><\/span>. Donna Ida\u00a0 mi disse che l\u2019ora era terminata. Poi la lettera breve, del 30 ottobre \u00a0per riaprire il dialogo che io da allora continuo, con Einaudi\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pubblichiamo un personale ricordo di Luigi Einaudi\u00a0 &#8211; nel sessantesimo anniversario della scomparsa &#8211; redatto dal professor Francesco Forte. \u00abIl 30 ottobre del 1961, 60 anni fa moriva Luigi Einaudi. La notizia mi giunse mentre aprivo una sua lettera, in cui mi comunicava che la mia chiamata di successore, nella cattedra nell\u2019Universit\u00e0 di Torino era stata votata all\u2019unanimit\u00e0. Poich\u00e9 si sentiva poco bene la sua relazione era stata scarna. Me ne chiedeva venia. 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