{"id":8620,"date":"2021-11-29T10:45:45","date_gmt":"2021-11-29T10:45:45","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=8620"},"modified":"2021-11-29T15:37:28","modified_gmt":"2021-11-29T15:37:28","slug":"lintelligenza-artificiale-cambiera-i-processi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2021\/11\/29\/lintelligenza-artificiale-cambiera-i-processi\/","title":{"rendered":"L&#8217;intelligenza artificiale cambier\u00e0 i processi"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8622\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2021\/11\/Person-of-Interest-The-Machine-timeline-interface-e1638055490916.png\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"309\" \/><\/p>\n<p>Forse pochi di voi ricorderanno <strong><em>Person of Interest<\/em><\/strong>, la serie prodotta da <strong>J. J. Abrahams<\/strong> (creatore di <em><strong>Lost<\/strong><\/em>) che aveva come protagonista un agente di un&#8217;organizzazione segreta e un supercomputer dotato di intelligenza artificiale che osserva illegalmente la mole enorme di dati raccolti in tutto il globo dagli impianti di sorveglianza e la analizza per prevenire eventi criminali definiti &#8220;rilevanti&#8221;, consentendo quindi alle autorit\u00e0 di <strong>Washington<\/strong> di poterli sventare. Ebbene, questa serie distopica potrebbe solo aver anticipato la realt\u00e0 di circa un decennio e <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>anche la magistratura italiana comincia a porsi l&#8217;interrogativo circa la possibilit\u00e0 di integrare la consueta attivit\u00e0 investigativa con strumentazioni di ultima generazione in grado di coadiuvarla nella lotta al crimine,<\/strong><\/span> tanto pi\u00f9 che le autorit\u00e0 di polizia sono gi\u00e0 dotate di competenze in ambito cibernetico. Ma la tecnologia pone problemi di non irrilevante entit\u00e0 perch\u00e9 <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la tutela degli indagati &#8211; che possono eventualmente diventare imputati\u00a0 &#8211; mal si concilia con l&#8217;uso di tecnologie invasive<\/strong><\/span>. Gli elementi indiziari raccolti in questo modo potrebbero essere facilmente esclusi (e a buon diritto) dalle difese in quanto lesivi dei diritti fondamentali costituzionalmente garantiti. Allo stesso, tempo, per\u00f2 si pone il problema di combattere (e anche prevenire) fattispecie penali che proprio la tecnologia agevola. A partire dai <strong>reati di natura finanziaria<\/strong>.<\/p>\n<p>Questi temi sono stati dibattuti a Roma nel <strong>primo Workshop della Fondazione Vittorio Occorsio<\/strong> dedicato all\u2019<strong>Intelligenza Artificiale<\/strong>, alla struttura dei reati e al metodo investigativo.<br \/>\nL\u2019obiettivo della giornata \u00e8 stato condividere la riflessione avviata dalla Fondazione sul tema del <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>rapporto tra intelligenza artificiale e tutela penale<\/strong><\/span> nella prospettiva della ricerca che la Fondazione svolge anche a valle di un Memorandum of Understanding sottoscritto con l\u2019Agenzia ONU \u00ab<strong>United Nations Office on Drugs and Crime<\/strong>\u00bb (<strong>UNODC<\/strong>), sulle nuove modalit\u00e0 di <strong>commissione dei reati mediante l\u2019uso dell\u2019Intelligenza Artificiale<\/strong>. I primi risultati della riflessione avviata dai 4 gruppi di lavoro organizzati dalla Fondazione rendono evidente la centralit\u00e0 della questione della <strong>giurisdizione penale<\/strong>, con riferimento alla disciplina di regolazione del CyberSpace. La giornata \u00e8 stata organizzata in collaborazione con l\u2019<strong>Universit\u00e0 Mercatorum<\/strong>. L\u2019incontro si \u00e8 svolto a porte chiuse ma con una nutrita e autorevole platea di partecipanti ed \u00e8 stato moderato da Melina Decaro, segretario generale della Fondazione Vittorio Occorsio. Ha aperto i lavori la relazione introduttiva di <strong>Giovanni Salvi<\/strong>, Procuratore Generale presso la <strong>Corte di Cassazione<\/strong> e Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Occorsio.<br \/>\nSi \u00e8 tenuto successivamente\u00a0 un panel con i manager delle principali imprese italiane che investono nell&#8217;Intelligenza Artificiale. Hanno partecipato: <strong>Luciano Carta<\/strong>, presidente di <strong>Leonardo,<\/strong> <strong>Stefano Lucchini<\/strong>, Chief Institutional Affairs and External Communication Officer di <strong>Intesa Sanpaolo <\/strong>e\u00a0<strong>Alessandro Pansa<\/strong>, presidente di <strong>Sparkle<\/strong> (Gruppo Tim).<\/p>\n<p>Il dibattito ha messo in evidenza come la polizia giudiziaria sia \u00abpi\u00f9 avanti\u00bb della magistratura perch\u00e9 gi\u00e0 dotata di reparti specializzati che utilizzano metodologie avanzate. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La Procura Generale della Cassazione, a questo proposito, ha avviato una riflessione sul mutamento del concetto stesso di giurisdizione rispetto a condotte che si svolgono in un \u00abnon luogo\u00bb che \u00e8 radicato in diversi Stati come il cyberspazio<\/strong><\/span>. Il protocollo addizionale della <strong>Convenzione di Budapest<\/strong> (il Trattato internazionale europeo che definisce i limiti dei reati informatici e la loro procedibilit\u00e0; ndr) rende la giurisdizione recessiva e questi vuoti possono essere occupati da altre realt\u00e0. Ma ci\u00f2 che non \u00e8 coperto dalla giurisdizione non \u00e8 escluso da quelle che sono le relazioni fra gli Stati. Tra gli ambiti di approfondimento giurisprudenziale studiati dalla Fondazione Occorsio quattro sono di particolare attualit\u00e0:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>Manipolazione del mercato tramite l&#8217;Intelligenza Artificiale<\/strong><\/li>\n<li><strong>Manipolazione del mercato politico (terrorismo)<\/strong><\/li>\n<li><strong>Ricerca delle prove<\/strong><\/li>\n<li><strong>Reati comuni, riciclaggio e monete virtuali<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Ma un&#8217;altra questione si pone ai giuristi e agli esperti di cibernetica. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Lo sviluppo della tecnologia digitale ha operato una disintermediazione del rapporto fra i cittadini e lo Stato. Lo stesso \u00e8 accaduto anche nel settore della giustizia dove viene per certi versi disintermediato il rapporto fra i cittadini e i professionisti del diritto<\/strong><\/span>.\u00a0Si pone il problema di un mondo in cui i rapporti sociali siano tutelabili dall\u2019innovazione tecnologica e quindi sottratti a un certo soggettivismo, all&#8217;arbitrio del magistrato. La Fondazione non ha indagato l&#8217;utilizzo dell\u2019intelligenza artificiale nel processo penale bens\u00ec il meno esplorato <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>rapporto tra struttura del reato e la possibilit\u00e0 di effettiva posizione di condotte illecite<\/strong><\/span>. Una cosa affermare la giurisdizione un\u2019altra cosa \u00e8 darle concreta applicazione questo vale sia nel campo economico e finanziario per reati come il <strong>riciclaggio<\/strong> o il <strong>traffico di stupefacenti<\/strong>.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa analisi che fa diventare \u00abreale\u00bb il fenomeno immaginato da<em><strong> Person of Interest<\/strong><\/em>. L&#8217;Intelligenza Artificiale ha aperto la strada al tema della <strong>prevedibilit\u00e0 delle azioni<\/strong> e alla loro <strong>procedibilit\u00e0 penale<\/strong>. Una macchina intelligente \u00e8 in grado di apprendere e di agire autonomamente e, in astratto, violare i principi fondamentali della legge. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00c8 il caso dell&#8217;inserimento dei fascicoli del casellario giudiziale in uno di questi sistemi: in caso di commissione di un reato, il computer \u00e8 in grado di stilare una lista di potenziali indiziati in stato di libert\u00e0. Occorre, pertanto, tenere in debito conto i rischi per la sicurezza e per la tutela dei diritti fondamentali che il Parlamento e la Commissione europea ha recentemente indicato come ineludibile<\/strong><\/span>. Ora <span style=\"text-decoration: underline;color: #ff0000\"><strong>questo sistema pu\u00f2 funzionare negli Usa che sono un Paese di common law dove l&#8217;obiettivo fondamentale della giurisdizione \u00e8 la repressione dei reati (funzione preventiva)<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>La civil law, che contraddistingue la cultura giuridica dell&#8217;Europa Occidentale, presuppone la tutela estrema della presunzione di innocenza oltre alla tutela della riservatezza<\/strong><\/span>.<strong><span style=\"color: #ff0000\"><span style=\"text-decoration: underline\"> In base al Codice di Procedura Penale, \u00abl&#8217;esistenza di un fatto non pu\u00f2 essere desunta da indizi a meno che questi siano<\/span> <em>gravi<\/em>,\u00a0<em>precisi e concordanti<\/em>\u00bb<\/span><\/strong>. Ma <em><strong>un algoritmo si basa su dati quantitativi e non su aggettivi qualificativi<\/strong><\/em>. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">D<\/span><span style=\"color: #ff0000;text-decoration: underline\">unque, queste condizioni iniziali pongono di per s\u00e9 una forte limitazione all&#8217;uso di queste tecnologie nell&#8217;ambito del processo penale perch\u00e9 la sussistenza dei fatti stessi diventa di per s\u00e9 opinabile, cio\u00e8 quello che per la macchina \u00e8 un fatto, giustamente pu\u00f2 non essere un fatto per la difesa<\/span><\/strong>.<\/span> Basti pensare che gli algoritmi di riconoscimento applicati alle videocamere sono utilizzati solo negli aeroporti (o per uso privato come sistema di sicurezza), ma portare nel dibattimento il video del riconoscimento facciale \u00e8 materia assai pi\u00f9 complessa. Senza contare che gli algoritmi tendono a perpetuare i trend, dunque sono maggiormente funzionali agli ambiti della common law dove vige il <strong>principio del precedente<\/strong>. In Italia, ad esempio, l&#8217;impostazione \u00e8 profondamente differente: <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>la stessa funzione rieducativa della pena ha come scopo principale il recupero del reo<\/strong><\/span><strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Altra problematica non trascurabile \u00e8 la possibilit\u00e0 di disporre di tecnologie proprietarie che consentano alla giurisdizione penale di progredire. L&#8217;Italia non produce microchip, hardware sofisticati e dipende dall\u2019estero per questo tipo di forniture. Questo implica che se un OTT dovesse commettere un reato, vi sono scarse possibilit\u00e0 di aprirne gli algoritmi e scandagliarne i database.\u00a0 Qualche esempio positivo , tuttavia, c&#8217;\u00e8: gli operatori tlc collaborano con <strong>Bankitalia<\/strong> per rilevare operazioni sospette. Tim e <strong>Google<\/strong> hanno raggiunto, assieme anche a Intesa Sanpaolo, un accordo per la creazione di due Google Cloud Region a Torino e Milano, costruite all\u2019interno dei data center di Tim e su cui Intesa Sanpaolo costruir\u00e0 i propri servizi digitali.<\/p>\n<p><strong>Gian Maria De Francesco<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Forse pochi di voi ricorderanno Person of Interest, la serie prodotta da J. J. Abrahams (creatore di Lost) che aveva come protagonista un agente di un&#8217;organizzazione segreta e un supercomputer dotato di intelligenza artificiale che osserva illegalmente la mole enorme di dati raccolti in tutto il globo dagli impianti di sorveglianza e la analizza per prevenire eventi criminali definiti &#8220;rilevanti&#8221;, consentendo quindi alle autorit\u00e0 di Washington di poterli sventare. Ebbene, questa serie distopica potrebbe solo aver anticipato la realt\u00e0 di circa un decennio e anche la magistratura italiana comincia a porsi l&#8217;interrogativo circa la possibilit\u00e0 di integrare la consueta attivit\u00e0 [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2021\/11\/29\/lintelligenza-artificiale-cambiera-i-processi\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[36416],"tags":[22821,187419,778,282748,417660,417680,417679,417676,68057,417661,414200,417664,417656,417683,417684,417672,417670,18594,417663,259161,32065,15646,417657,28426,417659,417675,417677,45031,417658,414208,417682,417666,417667,146684,64223,417674,22723,82,26088,417678,417681,417669,417671],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8620"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8620"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8620\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8625,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8620\/revisions\/8625"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8620"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8620"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8620"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}