{"id":8639,"date":"2022-02-24T22:28:43","date_gmt":"2022-02-24T22:28:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=8639"},"modified":"2022-02-24T22:28:43","modified_gmt":"2022-02-24T22:28:43","slug":"la-guerra-dello-zar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2022\/02\/24\/la-guerra-dello-zar\/","title":{"rendered":"La guerra dello zar"},"content":{"rendered":"<div dir=\"ltr\">\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter wp-image-8642 size-full\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Putin-e1645741606474.jpeg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"371\" \/><\/p>\n<\/div>\n<div dir=\"ltr\">Pubblichiamo un&#8217;analisi sul conflitto russo-ucraino dell&#8217;esperto di comunicazione <strong>Fabrizio Amadori<\/strong>.<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-8641\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori-300x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori-300x300.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori-150x150.jpeg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori.jpeg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>\u00ab\u00c8 da tempo che il cosiddetto &#8220;zar&#8221; cerca di riprendere il controllo delle ex repubbliche sovietiche, ed in particolare dell&#8217;Ucraina che, schiacciata come \u00e8 tra Russia e Europa, occupa una posizione strategica sia verso Mosca che verso l&#8217;Occidente. Il primo problema tra <strong>Russia<\/strong> e <strong>Ucraina<\/strong> nasce dalla questione del <strong>Donbass<\/strong> ma anche, ripeto, da quello che Kiev vuol diventare, ossia un membro della <strong>Nato<\/strong>. Certo, questo metterebbe a rischio alcuni equilibri, ma esiste una gerarchia tra le ragioni difendibili a livello internazionale, e la principale, io credo, \u00e8 che uno Stato autonomo pu\u00f2 ed anzi deve decidere da solo con chi stipulare alleanze. Soprattutto se \u00e8 una vera democrazia come l&#8217;Ucraina, un paese cio\u00e8 dove il presidente \u00e8 investito della volont\u00e0 popolare.<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\">A partire dagli anni Novanta del secolo scorso, dopo il crollo del Muro di Berlino, la Russia avrebbe potuto inaugurare un &#8220;Nuovo Rinascimento&#8221; per l&#8217;Europa orientale, ossia un periodo di vera democrazia e di vera crescita economica. Ed invece cosa \u00e8 successo? Che Putin ha azzoppato la democrazia in Russia e ha bloccato di fatto la crescita del mercato riservando a pochi oligarchi la gestione del settore per poterli controllare. Infatti, per uno che ragiona come <strong>Putin<\/strong>, ossia da ex agente segreto sovietico, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>il libero mercato \u00e8 l&#8217;anticamera della liberaldemocrazia reale<\/strong><\/span>. Essendo venuta meno la ragione della divisione in blocchi ideologici si sarebbe potuta aprire una nuova stagione in <strong>Europa<\/strong>, con la Russia che avrebbe potuto crescere insieme con i Paesi occidentali.<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\">Ma se lo sviluppo del libero mercato fa paura a Putin, figurarsi una vicinanza eccessiva con la parte pi\u00f9 democratica del pianeta, ossia l&#8217;occidente dell&#8217;Europa. Putin sapeva dall&#8217;inizio di aver bisogno di continue tensioni per rimanere al potere, per giocare insomma su vari tavoli a seconda di come tirava l&#8217;aria di volta in volta. Quindi la Russia che oggi conosciamo \u00e8 innanzitutto una sua creatura, una potenza economica quasi tutta fondata sugli <strong>idrocarburi<\/strong> e sull&#8217;<strong>industria militare<\/strong>. Quest&#8217;ultima gli serve non solo per mantenere un esercito potente da utilizzare quando occorre, ma per sviluppare una geopolitica che alle esportazioni di armi &#8211; attivit\u00e0 in cui la Russia \u00e8 seconda al mondo dopo gli Usa &#8211; leghi il controllo di certe zone del pianeta cruciali per il prezzo di <strong>gas<\/strong> e <strong>petrolio<\/strong>, fondamentale per Mosca. \u00c8 insomma una <strong>politica di potenza<\/strong> quella che persegue Mosca con Putin, ossia una dimensione capace di sostituire, agli occhi di molti russi conservatori, la vecchia politica di contrasto ideologico con l&#8217;Occidente: prima, con l&#8217;Urss, ci si opponeva al capitalismo, oggi ci si oppone alla potenza americana e occidentale in nome del proprio prestigio, della propria grandezza e, insomma, del proprio posto al sole (per non parlare, ovviamente, della propria sicurezza: scusa piuttosto fiacca quest&#8217;ultima, per\u00f2, considerato che Putin sa benissimo che l&#8217;Occidente non solo non avrebbe alcun interesse ad attaccare Mosca, ma avrebbe ben poche speranze di farlo con successo se il prezzo \u00e8 un <strong>conflitto nucleare<\/strong>).<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\">Peccato che non sia Putin la persona migliore per coltivare sogni di gloria: il prestigio della Russia con lui \u00e8 crollato, sembrando, agli occhi di molti occidentali, una repubblica delle banane; per quanto riguarda il proprio posto al sole, e la propria grandezza, la Russia avrebbe potuto mostrarla aumentando la propria forza economica, finanziaria e anche, perch\u00e9 no?, demografica, seguendo logiche che per\u00f2, ripeto, non convenivano al bullo di Mosca. Del resto se la Russia non cresce economicamente, pur avendo un potenziale enorme, \u00e8 ben difficile che cresca demograficamente, seguendo essa in questo quanto gi\u00e0 succede nel resto del continente europeo: anche in Italia, si sa, la mancata crescita dell&#8217;economia, e la sua incertezza, non aiuta lo sviluppo demografico. Ed insomma, l&#8217;idea che Putin stia solo cercando di difendere il proprio spazio d&#8217;influenza \u00e8 sbagliata sul nascere proprio perch\u00e9 sul nascere \u00e8 sbagliata quella per cui egli abbia sempre lavorato per difendere gli interessi del proprio Paese.<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\">A Putin piacciono le dittature come quella di <strong>Lukashenko<\/strong>, o come quella di <strong>Cuba<\/strong>, dove vorrebbe collocare, avverte con tono minaccioso, dei missili nucleari per rispondere a quelli americani troppo vicini al suo territorio.\u00a0Peccato che gli <strong>Usa<\/strong> di <strong>Biden<\/strong> i missili li mettano in Paesi democratici, al contrario della Russia: sarebbe interessante capire, infatti, se una Cuba diventata finalmente democratica avrebbe piacere di installare sul proprio territorio dei missili russi puntati contro gli Stati Uniti. In ogni caso la Russia sa bene di non poter installare missili nucleari sull&#8217;isola caraibica se non vuole ripetere il celebre scontro tra <strong>Kruscev<\/strong> e <strong>Kennedy<\/strong>.\u00a0E sa anche che la Nato possiede gi\u00e0 delle armi nucleari su suolo europeo in quanto \u00e8 un&#8217;alleanza dove alcuni membri del Vecchio Continente sono potenze atomiche che non devono chiedere n\u00e9 a Washington n\u00e9 tanto meno a Mosca dove mettere i propri missili. Il fatto che ve ne siano anche molti americani in aggiunta \u00e8 solo per riequilibrare il rapporto con quelli russi. Che poi quest&#8217;ultimi non vogliano l&#8217;Ucraina nella Nato per evitare il rischio di un attacco nucleare da vicino ci riporta al discorso per cui <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>nessuno ha interesse a bombardare Mosca, n\u00e9 da vicino n\u00e9 da lontano, e non si capisce perch\u00e9 se la Russia pu\u00f2 bombardare l&#8217;Ucraina da vicino non possa valere il principio inverso, anche considerato che la prima non \u00e8 pi\u00f9 da tempo un democrazia reale mentre la seconda s\u00ec<\/strong><\/span>.<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\">Se un Paese entra nella Nato ha lo stesso diritto di avere i missili nucleari degli Stati Uniti. Ed \u00e8 questo, immagino, uno dei motivi per cui nessuno era entusiasta di una richiesta di adesione di Kiev alla Nato, che infatti nessuno ha ancora accettato n\u00e9 in Europa n\u00e9 in America, per evitare risposte inconsulte da parte di Mosca. Quelle che infatti vediamo arrivare in questi giorni in una sorta, questa s\u00ec, di isteria collettiva, isteria per me pi\u00f9 recitata che reale dato che, ripeto, Mosca sa che l&#8217;Occidente non ha interesse ad attaccarla.\u00a0L&#8217;Occidente \u00e8 relativamente ricco: perch\u00e9 dovrebbe buttare via tutto per uno scontro con Mosca? Mosca avrebbe meno da perdere, almeno da un punto di vista economico, anche perch\u00e9 non credo che la ricostituzione dell&#8217;Urss a cui mira Putin oggi cambierebbe molto la posizione della Russia nel mondo dove l&#8217;economia avanzata ha un valore ancora maggiore che nel passato.\u00a0Putin sta insomma giocando una partita solo e soltanto per il proprio destino personale, destino che purtroppo ha legato in maniera indissolubile ad un nuovo <strong>imperialismo militare e politico<\/strong>, non economico.\u00a0\u00c8 chiaro quindi che l&#8217;imperatore \u00e8 nudo: alla vecchia contrapposizione tra comunismo e capitalismo in Russia, grazie a Putin, si \u00e8 sostituita quella tra <strong>dittatura<\/strong> e <strong>democrazia<\/strong>\u00bb.<\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\"><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n<div dir=\"ltr\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pubblichiamo un&#8217;analisi sul conflitto russo-ucraino dell&#8217;esperto di comunicazione Fabrizio Amadori. \u00ab\u00c8 da tempo che il cosiddetto &#8220;zar&#8221; cerca di riprendere il controllo delle ex repubbliche sovietiche, ed in particolare dell&#8217;Ucraina che, schiacciata come \u00e8 tra Russia e Europa, occupa una posizione strategica sia verso Mosca che verso l&#8217;Occidente. Il primo problema tra Russia e Ucraina nasce dalla questione del Donbass ma anche, ripeto, da quello che Kiev vuol diventare, ossia un membro della Nato. 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