{"id":8883,"date":"2022-12-30T13:15:28","date_gmt":"2022-12-30T13:15:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=8883"},"modified":"2022-12-30T13:15:28","modified_gmt":"2022-12-30T13:15:28","slug":"il-fil-rouge-tra-xi-e-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2022\/12\/30\/il-fil-rouge-tra-xi-e-putin\/","title":{"rendered":"Il fil rouge tra Xi e Putin"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-8884\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/Xi-Putin-e1672405253370.jpg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"376\" \/><\/p>\n<p>Pubblichiamo un&#8217;ampia anticipazione di un libro in corso di pubblicazione sulla guerra russo-ucraina, scritto da <strong>Fabrizio Amadori<\/strong>, esperto di comunicazione e di questioni geopolitiche.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-8641\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori-300x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori-300x300.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori-150x150.jpeg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/02\/Fabrizio-Amadori.jpeg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>\u00abMentre la <strong>Russia<\/strong> continuava ad attaccare l\u2019<strong>Ucraina<\/strong>, dall\u2019altra parte del mondo la situazione si infiammava. <strong>Xi Jinping<\/strong> aveva ribadito al XX Congresso che la <strong>Cina<\/strong> avrebbe fatto tutto il necessario per riprendersi <strong>Taiwan<\/strong>. Sembrava del tutto indifferente al punto di vista dell\u2019Occidente. Per lui, il modello liberaldemocratico non rappresentava affatto il punto pi\u00f9 alto della cultura politica, anzi. Tanto \u00e8 vero che per il giornalista francese Billeter, citato da <strong>Sergio Romano<\/strong> sul \u00abCorriere della Sera\u00bb, esisteva un documento numero 9 risalente al 2012, e dettato forse dallo stesso Xi Jinping, dove si diceva che ogni membro del partito ha il dovere di combattere ovunque e sempre i valori occidentali (leggi: <strong>liberaldemocrazia<\/strong>). Del resto, il presidente cinese riteneva che, proprio grazie all\u2019intervento poliziesco del Partito comunista, <strong>Hong Kong<\/strong> era tornata vivibile. C\u2019era stato un esodo di professionisti ed imprenditori dall\u2019ex colonia britannica, ma minore di quanto ci si sarebbe aspettato. In questo senso, Xi Jinping non aveva nulla di particolare da rimproverarsi, senonch\u00e9 era l\u2019artefice dell\u2019impoverimento della ricca citt\u00e0. Secondo alcuni, si trattava di un obiettivo voluto, nel senso che il presidente cinese intendeva sacrificare Hong Kong a vantaggio di <strong>Shanghai<\/strong>, citt\u00e0 tradizionalmente ricca e pi\u00f9 facile da controllare dal parte del regime. Infatti, se il popolo dell\u2019ex colonia britannica avesse continuato a rappresentare una spina nel fianco del potere assoluto del Partito a causa delle sue idee liberali, lo sarebbe stato con maggiore efficacia da una posizione di superiorit\u00e0 economica. In questo senso, Xi Jinping faceva bene a indebolire Hong Kong, che probabilmente rappresentava ai suoi occhi non solo un pericoloso esempio di democrazia reale per il resto della Cina, ma anche un modello altrettanto minaccioso di mercato libero che non intendeva vedere espandersi in tutto il suo gigantesco paese. Secondo molti, infatti, il presidente cinese non credeva nel mercato all\u2019occidentale, che probabilmente vedeva come premessa per uno sviluppo del paese in senso democratico, esattamente come Putin. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>A poco a poco si era fatto paladino di una politica economica dirigista i cui effetti avrebbero potuto risultare deleteri dopo dieci anni di sviluppo. Era un discorso, questo, che si poteva fare benissimo anche per la Russia, al punto che gli Usa non ritenevano pi\u00f9 la Federazione un\u2019economia capitalistica compiuta<\/strong><\/span>. Di conseguenza, presto sarebbe stata oggetto di dazi anti dumping. A dirla tutta, Pechino aveva gi\u00e0 registrato una crescita modesta nell\u2019anno in corso, e questo nonostante Xi Jinping fosse ancora convinto che entro il 2035 la Cina sarebbe diventato un paese a reddito medio-alto, ed entro il 2049 una \u201cpotenza guida in tutti gli aspetti\u201d. Come si \u00e8 gi\u00e0 segnalato, l\u2019America di <strong>Biden<\/strong> era cresciuta pi\u00f9 della Cina, cosa che non accadeva dai lontanissimi anni Settanta. Probabilmente, Xi Jinping si era fatto condizionare dall\u2019efficacia dell\u2019intervento dello Stato cinese in tempo di crisi, prima finanziaria e poi legata al Covid.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-8885\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/taiwan-bandiere-2-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/taiwan-bandiere-2-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/taiwan-bandiere-2-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/taiwan-bandiere-2-768x432.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/taiwan-bandiere-2.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Evidentemente, per\u00f2, era pericoloso protrarre un simile intervento pubblico quando la crisi era, almeno in parte, superata. Secondo alcuni, era proprio perch\u00e9 Xi Jinping non stava pi\u00f9 ottenendo buoni risultati in campo economico che cercava di spostare l\u2019attenzione su Taiwan, contro cui applicare la politica della tensione. Non a caso, il presidente cinese aveva preso a parlare con sempre maggiore insistenza di grandi investimenti nelle forze armate. Evidentemente<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>,<\/strong><\/span> <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>lo scopo era utilizzare la crisi di Taiwan per sdoganare la strategia del riarmo che, in realt\u00e0, non sarebbe servita solo per riconquistare la piccola isola, ma per inaugurare una rinnovata politica di potenza<\/strong><\/span>. Tale strategia avrebbe giocato a favore dello sviluppo del nazionalismo mai sopito dei cinesi, e cio\u00e8 di una potente leva da usare per il mantenimento del potere da parte di Xi Jinping. Infatti, rieletto per un quinquennio, il presidente cinese poteva covare ambizioni per il periodo successivo a quel terzo, eclatante mandato. Eclatante perch\u00e9 contraddiceva in pieno la vecchia dottrina del fondatore della Cina moderna, Deng. Il quale, pur responsabile dell\u2019eccidio degli studenti a Tiennamen, era favorevole al potere collegiale per evitare gli errori del maoismo, oltrech\u00e9 all\u2019apertura al mercato del sistema economico nazionale. Maestro in metodi mafiosi, Xi Jinping era stato abilissimo a sbarazzarsi dei suoi diretti avversari, estromettendoli dal Comitato centrale pur essendo membri del Politburo permanente. In quei giorni, fu memorabile il modo in cui l\u2019ex presidente cinese Hu Jintao fu accompagnato fuori dalla sala dei congressi sotto gli occhi apparentemente indifferenti di Xi Jinping. Per alcuni, il presidente cinese in carica aveva voluto coronare la sua rielezione con un segno di disprezzo per l\u2019ala pi\u00f9 moderata del partito, di cui <strong>Hu Jintao<\/strong> era un celebre rappresentante, per quanto in declino. Per altri, aveva semplicemente voluto impedire al vecchio presidente di criticare le nuove nomine per il Comitato centrale, dato che erano stati esclusi tutti i suoi candidati. Ma era finito il tempo in cui gli ex presidenti erano capaci di influenzare la politica cinese da dietro le quinte. Secondo alcuni, per\u00f2, era finito soprattutto il tempo in cui la carriera dei funzionari dipendeva pi\u00f9 dalle capacit\u00e0 che dal senso di obbedienza per il presidente.<\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline\"><strong>In questo senso, Putin stava facendo da maestro al collega cinese. Dopo averlo riportato in vita per colmare il vuoto lasciato dalla morte del comunismo, il presidente russo stava ora usando il nazionalismo sino alle sue conseguenze estreme, sino a chiedere, cio\u00e8, a dei ventenni di sacrificarsi per la patria. Ovviamente, Putin aveva dovuto prima inventarsi la narrazione di una Russia in pericolo a causa dell\u2019Occidente<\/strong><\/span>.<\/p>\n<p>Secondo alcuni commentatori, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Xi Jinping poteva usare una narrazione simile, ossia affermare che gli Usa intendevano intromettersi negli affari interni di Pechino impedendo l\u2019unificazione con Taipei<\/strong><\/span>. Da qui a convincere i cinesi che era necessaria un\u2019azione di forza il passo era breve. Da parte sua, il Pentagono era dell\u2019idea che la Cina fosse in grado di invadere Taiwan, e che Xi Jinping sognava una conquista a stretto giro per rafforzare il proprio potere. Ma era proprio cos\u00ec? Infatti, anche gli americani \u2013 bisogna sottolinearlo \u2013 non possedevano la sfera di cristallo. Ad esempio, avevano pensato che Mosca avrebbe occupato facilmente l\u2019Ucraina, per poi essere smentiti dai fatti sul campo di battaglia. Certo, il paese guidato da Zelensky era molto pi\u00f9 grande e popoloso di Taiwan, ma era anche vero che era assai meno ricco e meno organizzato, e privo della difesa costituita dal mare. Di conseguenza, nessuno avrebbe potuto affermare con certezza che un attacco cinese a Taiwan sarebbe stato coronato da un facile successo.<\/p>\n<p>Per quanto riguardava lo scenario europeo, in quel periodo gli ucraini avevano ripreso saldamente l\u2019iniziativa e si erano spinti ad attaccare in modo sistematico la citt\u00e0 russa di Belgorod, che stava diventando sempre pi\u00f9 un simbolo del disastro della cosiddetta \u201coperazione militare speciale\u201d. Anche perch\u00e9 si trattava di una citt\u00e0 di confine tra due nazioni sorelle sino al giorno prima. Non a livello di governi, ma di persone comuni che ora, spesso, si trovavano a combattere le une contro le altre, anche se facevano parte della stessa famiglia.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-8886\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/Putin-Raisi.jpg\" alt=\"\" width=\"293\" height=\"172\" \/>Messa alle strette, Mosca stava continuando a comprare grandi quantit\u00e0 di droni kamikaze e missili iraniani Fateh-110 e Zolfaghar, col risultato di spingere Israele, nemica giurata di Teheran, a intervenire a favore di <strong>Kiev<\/strong> nonostante il recente avvicinamento tra Mosca e <strong>Gerusalemme<\/strong> voluto da Putin. Del resto, <strong>Israele<\/strong> aveva venduto armi alla <strong>Georgia<\/strong> durante il conflitto con la Russia, ma questo non aveva spinto <strong>Teheran<\/strong> a intervenire a fianco di Mosca. Da parte sua, Gerusalemme avrebbe ricucito con Mosca fornendo armi anche alla Russia dopo lo scontro con Tbilisi.<br \/>\nA proposito di armi, in quei giorni la <strong>Germania<\/strong> aveva sostenuto uno scudo missilistico a protezione dell\u2019Europa che per\u00f2 non piaceva alla Francia, dato che non usava tecnologia tutta europea (e francese in primis). Lungi dal cementare il loro patto di ferro, Parigi e Berlino si trovavano spesso sui lati opposti della barricata quando si trattava di progetti comuni in cui la Francia intendeva perseguire l\u2019autonomia strategica dagli Usa. Non a caso, un vertice tra <strong>Scholz<\/strong> e <strong>Macron<\/strong> che si doveva tenere in quel periodo era in bilico. E, a proposito di gravi difficolt\u00e0, la britannica <strong>Liz Truss<\/strong> era in procinto di dimettersi, con la conseguenza che sui giornali del <strong>Regno Unito<\/strong> si era iniziato a parlare di \u201citalianizzazione\u201d della politica britannica. Mentre un governo europeo era in procinto di cadere, un altro stava nascendo, quello della prima donna premier della Penisola, <strong>Giorgia Meloni<\/strong>. Proveniente dall\u2019estrema destra parlamentare, sarebbe stata messa subito sotto i riflettori internazionali, anche perch\u00e9 gi\u00e0 da giorni molta stampa in tutto il mondo vedeva nella sua presa di potere il ritorno del Fascismo nel paese che non solo lo aveva fondato, ma che ora faceva parte del G7 (ed insomma, non si trattava della modesta <strong>Ungheria<\/strong> di <strong>Orb\u00e1n<\/strong>).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-8887\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/joe-biden-olaf-scholz-pedro-sanchez-emmanuel-macron-rishi-sunak-al-g20-300x295.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"295\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/joe-biden-olaf-scholz-pedro-sanchez-emmanuel-macron-rishi-sunak-al-g20-300x295.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/joe-biden-olaf-scholz-pedro-sanchez-emmanuel-macron-rishi-sunak-al-g20-768x756.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2022\/12\/joe-biden-olaf-scholz-pedro-sanchez-emmanuel-macron-rishi-sunak-al-g20.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Ovviamente, gli scontri tra alleati venivano fatti sempre nella consapevolezza che i veri nemici erano altri, ma intanto un progetto comune di difesa del Vecchio continente veniva bloccato per interessi nazionali. Del resto, <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>sia Parigi che Berlino intendevano evitare di esasperare i toni con Mosca al contrario di Londra, almeno in parte sostenuta da Washington<\/strong><\/span>. In quel momento, per\u00f2, Francia e Germania non potevano ottenere molto da Putin dato che le sue truppe erano in ritirata. Infatti, il capo del Cremlino intendeva contrattare con Zelensky da una posizione di forza, e cio\u00e8 esattamente quanto non era ancora riuscito a raggiungere. Anche per tale motivo, il presidente russo non riteneva utile un incontro con Biden. Dall\u2019altra parte, nessuno in Occidente desiderava permettergli di cantare vittoria e spingere di conseguenza Paesi come la Cina e l\u2019Iran a seguire la politica aggressiva della Russia. Secondo alcuni analisti, Putin avrebbe continuato a lungo la guerra perch\u00e9 era il primo a sapere di non poter usare le armi atomiche in Ucraina per non scatenare la reazione della Nato. Viceversa, avrebbe potuto rispondere nell\u2019unico modo efficace, ossia usando le sue forze nucleari, il che significava, per\u00f2, non solo scatenare l\u2019Armageddon ma rischiare, come si \u00e8 detto, di suscitare il no fermo dei suoi generali. Ed insomma, Putin rischiava di innescare uno scontro tra forze interne prima ancora che con la Nato, se non addirittura l\u2019arresto immediato. Infatti, il capo del Cremlino non contava molti amici tra l\u2019esercito, e il rischio di uno scontro tra settori delle forze armate, o, pi\u00f9 probabilmente, tra i servizi segreti e i generali, suggeriva un risultato alla romena. Quello cio\u00e8 che il dittatore di Bucarest <strong>Ceausescu<\/strong>, sostenuto inizialmente dalla famigerata <strong>Securitate<\/strong>, sub\u00ec alla fine sulla propria pelle, una volta abbandonato dall\u2019esercito. Ovviamente, Putin non avrebbe voluto seguire il suo destino, culminato con la barbara fucilazione di Ceausescu insieme con la moglie Elena. <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>C\u2019era addirittura chi sosteneva che Putin aveva pensato ad una invasione rapida dell\u2019Ucraina per inaugurare nel migliore dei modi il processo di transizione per la sua successione. Le cose stavano andando diversamente, ma la successione era ancora sul tavolo<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Wall &amp; Street<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Pubblichiamo un&#8217;ampia anticipazione di un libro in corso di pubblicazione sulla guerra russo-ucraina, scritto da Fabrizio Amadori, esperto di comunicazione e di questioni geopolitiche. \u00abMentre la Russia continuava ad attaccare l\u2019Ucraina, dall\u2019altra parte del mondo la situazione si infiammava. Xi Jinping aveva ribadito al XX Congresso che la Cina avrebbe fatto tutto il necessario per riprendersi Taiwan. Sembrava del tutto indifferente al punto di vista dell\u2019Occidente. Per lui, il modello liberaldemocratico non rappresentava affatto il punto pi\u00f9 alto della cultura politica, anzi. Tanto \u00e8 vero che per il giornalista francese Billeter, citato da Sergio Romano sul \u00abCorriere della Sera\u00bb, esisteva [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2022\/12\/30\/il-fil-rouge-tra-xi-e-putin\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[36416],"tags":[944,470276,191188,14,17914,74077,35,51207,222,15750,470275,75,49,395804,18576,470269,470273,470278,68107,19,470274,421866,27528,121934,22796,6469,4698,85,192130,32762,451200,230,23383],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8883"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=8883"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8883\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8888,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8883\/revisions\/8888"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=8883"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=8883"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=8883"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}