{"id":9083,"date":"2024-05-10T14:19:47","date_gmt":"2024-05-10T14:19:47","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=9083"},"modified":"2024-05-10T14:41:41","modified_gmt":"2024-05-10T14:41:41","slug":"nomofobia-live","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2024\/05\/10\/nomofobia-live\/","title":{"rendered":"Nomofobia &#8211; Live"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-9084\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2024\/05\/nomofobia-e1715349076253.jpeg\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"367\" \/><strong>Nomofobia<\/strong>, un termine nuovo che deriva da \u00abno more phone phobia\u00bb, ossia la paura di restare senza smartphone ed essere disconnessi dalla rete senza poter condividere quello che ci accade, quello che pensiamo, quello che vediamo. Ne abbiamo parlato nell&#8217;ultima puntata del nostro live con <strong>Sabrina Priulla<\/strong>, responsabile progetti di <strong>Fondazione Piramis Onlus<\/strong>. \u00ab\u00c8 un fenomeno che, purtroppo, ormai fa parte delle nostre vite, tanto che la <strong>dipendenza tecnologica<\/strong> \u00e8 ormai considerata a tutti gli effetti una dipendenza e ha gli stessi meccanismi delle altre dipendenze. C&#8217;\u00e8 con lo smartphone questa continua attesa della notifica che, come il <strong>like<\/strong> per i <strong>social<\/strong>, crea <strong>dopamina<\/strong>, quindi la sensazione di piacere, e questo crea proprio la dipendenza collegata all&#8217;attesa e quindi al desiderio di continuare ad avere delle notizie, di rimanere connessi\u00bb, spiega Priulla<\/p>\n<p><iframe title=\"NOMOFOBIA - WALL E STREET LIVE\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/IEzou9y22Eg?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-9085\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2024\/05\/Priulla-300x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2024\/05\/Priulla-300x300.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2024\/05\/Priulla-150x150.jpeg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2024\/05\/Priulla-768x768.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2024\/05\/Priulla.jpeg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il fenomeno, prosegue, \u00e8 \u00abcollegato all&#8217;incapacit\u00e0 di stare nel qui ed ora, di vivere la situazione in cui si \u00e8, anzich\u00e9 rimanere connessi ad un dispositivo vedendo cosa succede nella rete, quindi nel mondo, che in realt\u00e0 in questo caso \u00e8 poi un mondo virtuale\u00bb. Dunque, \u00abnon gusto pi\u00f9 il presente, se pensiamo alle foto, al dover appunto postare, non sono nel presente, non mi gusto quel momento, ma il mio obiettivo \u00e8 metterlo in rete per dire che c&#8217;\u00e8\u00bb.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 l&#8217;obiettivo? \u00ab\u00c8 l&#8217;attesa del like e quindi quel riconoscimento, quella conferma che arriva dalla rete\u00bb. Il fenomeno, osserva Priulla, \u00ab\u00e8 molto grave ed <span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00e8 una dipendenza che davvero molto subdola se pensiamo ai ragazzi, perch\u00e9 in una fase dello sviluppo, dove comunque si ha la necessit\u00e0 di costruire la propria personalit\u00e0, lasciare, che sia la rete, che sia il like, che sia l&#8217;approvazione e la conferma degli altri tramite i social, a darmi il valore di me stesso \u00e8 assolutamente molto grave<\/strong><\/span>\u00bb. E da qui, rileva, lo scenario si pu\u00f2 allargare moltissimo perch\u00e9 \u00ababbiamo il desiderio di apparire e quindi di emulare modelli evidentemente falsi\u00bb e quindi da qui si originano anche\u00a0 i disturbi alimentari, le ossessioni per le diete o per la chirurgia estetica. \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>\u00c8 l&#8217;esigenza di un corpo, di un&#8217;immagine che sia vicina a quella che poi viene veicolata sui social stessi. e quindi per un giovane sono meccanismi molto pericolosi, ma ancora di pi\u00f9 aggiungerei il fatto che la mia identit\u00e0 e il valore del mio s\u00e9, quindi la costruzione del s\u00e9, del ragazzo, diventa quello che la rete mi rimanda<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p>\u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>Le neuroscienze cognitive hanno confermato che durante il periodo dell&#8217;adolescenza la corteccia prefrontale \u00e8 comunque ancora in continua modifica e cambiamento, questo ci fa pensare che il ragazzo a quell&#8217;et\u00e0 non abbia ancora gli strumenti cognitivi per capire e valutare le conseguenze delle azioni o del contesto in cui si trova e quindi ancora di pi\u00f9 la figura dell&#8217;adulto dal punto di vista anche del sostegno cognitivo diventa fondamentale, soprattutto in una fase cos\u00ec delicata come quella appunto dell&#8217;adolescenza<\/strong><\/span>\u00bb, rimarca Priulla.<\/p>\n<p>\u00c8 la <strong>famiglia<\/strong>, pertanto, che deve recuperare il proprio ruolo formativo. \u00abVanno ristabilite delle regole e vanno seguiti i giovani affinch\u00e9 non si dimentichi che ci sono delle sfere private, delle sfere, come dire, di condivisione con gli amici stretti e delle sfere invece che vanno verso il pubblico, degli aspetti che sono pi\u00f9 pubblici. Oggi i bambini sono iperprotetti, non si cammina pi\u00f9, non si sta pi\u00f9 in strada come succedeva decine di anni fa. Per\u00f2 il ragazzo sta in cameretta con lo smartphone. ed \u00e8 come se fosse in una piazza infinita con degli sconosciuti che in maniera subdola possono adescarlo in maniera molto pi\u00f9, come dire, furba rispetto a una caramella per strada\u00bb, aggiunge. Bisogna aver chiaro, conclude che \u00ab<span style=\"text-decoration: underline\"><strong>dare in mano uno strumento come lo smartphone a un ragazzino \u00e8 come dargli in mano le chiavi di un&#8217;automobile molto veloce<\/strong><\/span>\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Gian Maria De Francesco<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nomofobia, un termine nuovo che deriva da \u00abno more phone phobia\u00bb, ossia la paura di restare senza smartphone ed essere disconnessi dalla rete senza poter condividere quello che ci accade, quello che pensiamo, quello che vediamo. 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