{"id":9232,"date":"2026-11-06T12:19:15","date_gmt":"2026-11-06T12:19:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/?p=9232"},"modified":"2026-11-06T12:19:34","modified_gmt":"2026-11-06T12:19:34","slug":"9232","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2026\/11\/06\/9232\/","title":{"rendered":"Cybersecurity e fattore umano &#8211; Live"},"content":{"rendered":"<p data-pm-slice=\"1 1 []\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-6817\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/files\/2016\/01\/Cybersecurity-e1453476183650.png\" alt=\"\" width=\"550\" height=\"348\" \/><\/p>\n<p data-pm-slice=\"1 1 []\">La <strong>cybersecurity<\/strong> \u00e8 ormai uscita dal perimetro dell&#8217;information technology per diventare una componente essenziale della strategia d&#8217;impresa. Non riguarda soltanto firewall, software e sistemi di protezione: in gioco ci sono la <strong>continuit\u00e0 operativa<\/strong>, la reputazione, la fiducia dei clienti e, in ultima analisi, la capacit\u00e0 stessa di un&#8217;azienda di restare sul mercato.<\/p>\n<p>\u00c8 questo il quadro emerso dalla conversazione con <strong>Francesco Bazzoni, responsabile Italia dei progetti speciali del gruppo Piramis<\/strong>, ospite di Wall &amp; Street Live.<\/p>\n<h3>La cybersecurity diventa una questione strategica<\/h3>\n<p>\u00abL&#8217;industria del crimine cyber, perch\u00e9 ormai stiamo parlando di un&#8217;industria, visto che di fatto \u00e8 la terza economia dopo Cina e Stati Uniti per fatturato, non \u00e8 pi\u00f9 una chimera, uno spauracchio, un qualcosa che si racconta sui giornali, ma \u00e8 entrata assolutamente all&#8217;interno della vita quotidiana di ogni impresa italiana\u00bb, spiega Bazzoni.<\/p>\n<p>La sfida, dunque, \u00e8 innanzitutto <strong>cambiare approccio<\/strong>. La protezione dai rischi informatici non pu\u00f2 essere considerata una funzione accessoria dell&#8217;azienda, ma deve entrare nelle strategie del management e nei processi decisionali.<\/p>\n<p>\u00abOggi avere al centro delle strategie aziendali anche quello della prevenzione dai rischi cyber \u00e8 diventato fondamentale e senza una strategia precisa, sottolineo la parola strategia, oggi a mio avviso per un&#8217;impresa italiana \u00e8 difficile pensare di poter stare sul mercato\u00bb.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 soltanto la possibilit\u00e0 di subire un furto di dati. Un attacco pu\u00f2 bloccare la produzione, interrompere l&#8217;operativit\u00e0 e provocare <strong>danni economici ingenti<\/strong>, ai quali si aggiunge il rischio di perdere la fiducia dei clienti.<\/p>\n<h3>Il dipendente pu\u00f2 diventare il punto debole<\/h3>\n<p>In questo scenario la tecnologia, da sola, non basta. Il vero punto critico pu\u00f2 essere rappresentato dal <strong>fattore umano<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00abIo posso mettere in piedi il sistema pi\u00f9 complesso e articolato possibile in termini di firewall, di SOC, di strumenti informatici per poter prevenire attacchi cyber. Ma se poi alla fine, dopo aver messo in piedi questa fortezza inespugnabile, all&#8217;interno di questa fortezza c&#8217;\u00e8 un mio dipendente, un operativo, una persona che comunque lavora in azienda, che ha accesso ai sistemi informatici e che magari clicca sull&#8217;ennesima mail che riceviamo dove ci vengono promessi premi, oppure dove magari ci viene richiesto di accedere ad un link perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 stata un&#8217;anomalia sul nostro conto\u00bb, osserva Bazzoni, \u00abil mio castello, per quanto complesso, per quanto articolato, per quanto all&#8217;avanguardia, pu\u00f2 crollare in qualsiasi momento\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 da qui che nasce il concetto di <strong>\u00abfirewall umano\u00bb<\/strong>: la difesa dell&#8217;azienda non pu\u00f2 prescindere dalla preparazione delle persone che ogni giorno utilizzano sistemi, dati e strumenti informatici.<\/p>\n<p>Un tema diventato ancora pi\u00f9 importante con l&#8217;evoluzione dell&#8217;<strong>intelligenza artificiale<\/strong>, che rende gli attacchi di phishing sempre pi\u00f9 sofisticati e credibili. \u00abFinch\u00e9 ci sar\u00e0 quel dipendente che non riconosce un attacco di phishing, \u00e8 ovvio che il mio castello pu\u00f2 crollare in qualsiasi momento\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe title=\"Cybersecurity e fattore umano - Live\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/q3PGp9-aKts?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Formazione e simulazioni contro il phishing<\/h3>\n<p>La formazione, perci\u00f2, non pu\u00f2 limitarsi a qualche indicazione generale sulle password o sulle email sospette. Deve diventare parte integrante della strategia di sicurezza.<\/p>\n<p>Bazzoni richiama anche il ruolo della <strong>NIS2<\/strong>, la direttiva europea che prevede, nel percorso di adeguamento delle aziende interessate, attivit\u00e0 di formazione rivolte sia ai vertici sia alle persone che operano all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p>\u00abLa formazione serve, come giustamente diceva lei, a fare in modo che queste persone prendano familiarit\u00e0 sul che cosa \u00e8 un attacco, sul come si sviluppa e soprattutto quali sono le cose da fare e da non fare\u00bb.<\/p>\n<p>Ma come si misura l&#8217;efficacia della formazione? Una delle strade \u00e8 mettere alla prova concretamente i dipendenti. \u00abUna delle attivit\u00e0 che noi facciamo quando facciamo formazione \u00e8 per esempio quella di andare a simulare degli attacchi di phishing sull&#8217;intera popolazione aziendale, verificare quelli che sono i comportamenti dei singoli, costruire ovviamente delle mappe, dei report che vanno a individuare quelle che sono le criticit\u00e0 e poi a quel punto spiegare agli operatori quali sono stati gli errori\u00bb.<\/p>\n<p>Dopo un certo periodo, la simulazione viene ripetuta per verificare se i comportamenti sono cambiati. Un metodo che punta a trasformare la <strong>consapevolezza della minaccia<\/strong> in una vera cultura della sicurezza.<\/p>\n<h3>Quando l&#8217;intelligenza artificiale entra nelle truffe<\/h3>\n<p>Il problema, del resto, non riguarda pi\u00f9 soltanto le grandi organizzazioni o gli specialisti IT. Le tecniche utilizzate dai criminali informatici sono diventate abbastanza sofisticate da colpire anche nella vita quotidiana.<\/p>\n<p>Bazzoni cita il caso di una frode realizzata attraverso <strong>WhatsApp<\/strong>, nella quale gli aggressori avrebbero studiato le abitudini della vittima e utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per rendere credibile la richiesta fraudolenta.<\/p>\n<p>\u00abSono riusciti a entrare nel profilo di questa persona, l&#8217;hanno studiata, hanno studiato le abitudini, a quel punto hanno, attraverso intelligenza artificiale, ricostruito la voce del rappresentante legale di Banca Intesa, mandato un messaggio, mandato un vocale\u00bb. Gli aggressori, secondo il racconto, sarebbero arrivati anche a intercettare le chiamate in ufficio, riuscendo a rispondere con simulatori vocali quando la vittima aveva cercato di verificare la richiesta.<\/p>\n<p>\u00abLa formazione oggi diventa fondamentale, al pari di tutta la tecnologia che deve essere messa in campo per cercare di riuscire a difendersi\u00bb.<\/p>\n<h3>La sicurezza incide anche sulla reputazione<\/h3>\n<p>Un attacco informatico, per\u00f2, non produce soltanto un danno tecnico o finanziario. Pu\u00f2 compromettere la <strong>reputazione dell&#8217;impresa<\/strong>, mettendo in discussione la sua affidabilit\u00e0 agli occhi di clienti, fornitori, partner e investitori.<\/p>\n<p>\u00abIl danno reputazionale insieme ai danni economici e alla continuit\u00e0 operativa \u00e8 la minaccia pi\u00f9 grande che un&#8217;azienda in questo momento deve temere rispetto agli attacchi cyber\u00bb, sottolinea Bazzoni.<\/p>\n<p>La questione diventa particolarmente rilevante nelle relazioni tra imprese. Un&#8217;azienda che non dimostra di avere una cultura adeguata della sicurezza pu\u00f2 diventare un rischio anche per i propri partner.<\/p>\n<p>\u00abSe io ho un partner tecnologico dove capisco che non c&#8217;\u00e8 una cultura della sicurezza, non ci sono investimenti adeguati per andare a costruire difese cyber adeguate, \u00e8 chiaro che quel partner per me non \u00e8 pi\u00f9 affidabile\u00bb.<\/p>\n<p>Lo stesso ragionamento vale per gli investitori. \u00abUn&#8217;azienda che non rispetti le norme minime di sicurezza o che dimostri palesemente di non avere la capacit\u00e0 di riuscire a difendersi non \u00e8 affidabile e quindi non \u00e8 un buon investimento\u00bb.<\/p>\n<p>La <strong>cybersecurity<\/strong>, quindi, diventa anche un parametro attraverso cui valutare la qualit\u00e0 della governance e la solidit\u00e0 complessiva di un&#8217;impresa.<\/p>\n<h3>Non un costo, ma un investimento<\/h3>\n<p>Resta per\u00f2 un problema concreto, soprattutto per le <strong>PMI<\/strong>: trasformare la consapevolezza del rischio in investimenti effettivi.<\/p>\n<p>\u00abSicuramente bisogna mettere a budget degli investimenti. Oggi la stragrande maggioranza delle imprese ancora non riesce a inserire all&#8217;interno del proprio bilancio delle voci in ottica di pianificazione per gli investimenti in questo settore\u00bb.<\/p>\n<p>Il primo passo, secondo Bazzoni, \u00e8 dunque prevedere risorse dedicate non soltanto alla tecnologia, ma anche alla formazione e alla crescita delle persone.<\/p>\n<p>\u00abInvestimenti tecnologici, investimenti IT, ma anche investimenti in attivit\u00e0 di formazione, di crescita delle proprie persone. Questo \u00e8 il primo pezzo\u00bb.<\/p>\n<p>Il secondo riguarda invece la scelta di un partner in grado di accompagnare l&#8217;impresa nel tempo. \u00abNon stiamo parlando di investimenti in one shot che possono essere esauriti in poco tempo. Questo \u00e8 un percorso\u00bb.<\/p>\n<p>Una prospettiva che porta Bazzoni a paragonare la sicurezza informatica alle altre competenze professionali di cui un&#8217;impresa non pu\u00f2 fare a meno: \u00abAl pari di un commercialista, di un avvocato, oggi un&#8217;azienda, se non ce l&#8217;ha gi\u00e0 al proprio interno, deve avere un partner di riferimento che la accompagni in questo settore\u00bb.<\/p>\n<p>La conclusione \u00e8 netta: \u00abBudget, investimenti e ovviamente partnership di livello per poter affrontare questo percorso\u00bb. Perch\u00e9 nella nuova economia digitale <strong>proteggere i sistemi informatici non significa soltanto evitare un attacco: significa difendere la continuit\u00e0 dell&#8217;impresa, la sua reputazione e la fiducia su cui si reggono le relazioni con il mercato<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Gian Maria De Francesco<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La cybersecurity \u00e8 ormai uscita dal perimetro dell&#8217;information technology per diventare una componente essenziale della strategia d&#8217;impresa. Non riguarda soltanto firewall, software e sistemi di protezione: in gioco ci sono la continuit\u00e0 operativa, la reputazione, la fiducia dei clienti e, in ultima analisi, la capacit\u00e0 stessa di un&#8217;azienda di restare sul mercato. \u00c8 questo il quadro emerso dalla conversazione con Francesco Bazzoni, responsabile Italia dei progetti speciali del gruppo Piramis, ospite di Wall &amp; Street Live. La cybersecurity diventa una questione strategica \u00abL&#8217;industria del crimine cyber, perch\u00e9 ormai stiamo parlando di un&#8217;industria, visto che di fatto \u00e8 la terza economia [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/2026\/11\/06\/9232\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1006,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[407365],"tags":[108343,602442,74448,27421,7181,32065,602443,121929,296929,736,602444,60250],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9232"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1006"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=9232"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9232\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":9235,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/9232\/revisions\/9235"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=9232"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=9232"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/wallandstreet\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=9232"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}