“L’Occidente deve scegliere tra me o il caos del terrorismo”.
Mu’ammar Gheddafi pronunciò queste parole il 6 Marzo del 2011 al giornalista Laurent Valdiguié inviato de Le Journal du Dimanche, in una delle sue ultime interviste ad un giornale occidentale.
Gli europei accolsero il monito del Colonnello con indifferenza; in fondo il suo sembrava lo stesso argomento usato dagli altri ex amici dell’Occidente diventati improvvisamente despoti nel disperato tentativo di fermare il crollo dei propri regimi (come Ben Ali in Tunisia e Mubarak in Egitto) .
L’ubriacatura della Primavera Araba e le manipolazioni che i media occidentali stavano compiendo su un fenomeno pilotato e alimentato dagli Usa e dai centri del potere mondialista, faceva barcollare il buon senso e il sano realismo necessario a comprendere in profondità i fenomeni in atto. La retorica dell’Amministrazione Obama e degli intellettuali disonesti riempiva il mondo di immani scemenze sul nuovo orizzonte democratico che si sarebbe aperto in tutto il Medio Oriente.
Che la decisione di abbattere il regime di Gheddafi avrebbe aperto la strada al caos di un’intera regione, non doveva essere preso neppure in considerazione; chi lo diceva o lo scriveva, poteva essere accusato di complicità con il dittatore, dimenticando che i complici del dittatore erano stati per lungo tempo quelli che poi  avevano deciso di abbatterlo a suon di bombe umanitarie.
Quindici giorni dopo quell’intervista i caccia francesi dell’ex amico Sarkozy iniziarono a bombardare obiettivi dell’esercito libico attorno a Bengasi; e dalle navi americane e inglesi nel Mediterraneo partirono i primi missili Tomahawk contro le postazioni dei lealisti.

Eppure quel 6 marzo la “Guida” della Rivoluzione libica era stato chiaro: “Se non aiutate la Libia, voi avrete Al Qaeda a 50 km dai confini dell’Europa”.
Al Qaeda è stata sostituita dall’Isis e dal progetto di un Califfato molto più organizzato e vincente; ma la profezia di Gheddafi si è realizzata, come una sorta di maledizione contro quell’Occidente ipocrita e doppiogiochista.

UNA GUERRA ANCORA NON CHIARA
Da dopo l’11 settembre Gheddafi era diventato uno dei migliori alleati dell’Occidente nella lotta all’integralismo islamico. I servizi segreti inglesi e americani collaboravano con quelli libici per arrestare potenziali terroristi (o anche solo sospetti) che spesso erano portati nelle galere di Tripoli dove la tortura veniva praticata senza tanti complimenti e senza i lacci giuridici della giustizia occidentale.
Le ragioni di quella guerra, voluta innanzitutto da francesi e americani, non sono ancora chiare: forse per eliminare uno scomodo testimone di affari occidentali mai chiari.
Forse per potersi impossessare di un paese ricco di risorse energetiche e strategico nella sua collocazione al centro del Mediterraneo, ponte tra l’Africa e il Medio Oriente.
Forse perché i dottor Stranamore che avevano creato in laboratorio l’Isis pensavano di essere in grado di controllare la loro creatura utilizzandola per il loro fine: generare un caos ai confini dell’Europa per imporre il nuovo Ordine.
Fatto sta che l’ipocrisia umanitaria che motivò le bombe di un irresponsabile presidente Usa (Obama) e di un mediocre presidente francese con velleità napoleoniche (Sarkozy) furono la causa del disastro che oggi abbiano di fronte a noi.

UN NUOVO MEDIOEVO
In quell’intervista del 6 marzo 2011, Gheddafi denunciava come la famosa rivoluzione democratica che alimentava la guerra civile in Libia fosse costruita dalle “cellule dormienti” dei terroristi islamici che lui combatteva. I focolai di ribellione in Cirenaica sarebbero stati domati facilmente dalle forze di sicurezza libiche se la Nato non avesse deciso di entrare a gamba tesa dentro il destino di uno stato sovrano ed imporre con i suoi bombardamenti il cambio della storia (più o meno la stessa cosa che i fautori della guerra globale permanente vorrebbero oggi fare in Ucraina).

Denunciò l’Onu: “non è competente per gli affari interni di un Paese. Se vuole immischiarsi, che invii una commissione d’inchiesta. Io sono favorevole».

Ma soprattutto spiegò cosa sarebbe successo nel caso in cui l’Occidente avesse deciso di eliminarlo: “Ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo; si tornerà ai tempi di Barbarossa”.
Questo nuovo Medioevo “sarà una crisi mondiale, una catastrofe che dal Pakistan si estenderà fino al Nord Africa”.
La minaccia di un nuovo Medioevo che avrebbe colpito l’Europa sembrava il disperato tentativo di un condannato a morte di convincere i boia a sospendere la sua esecuzione. Invece era una chiara analisi di cosa avrebbe comportato il vuoto di potere generato in Africa e in Medio Oriente.

Ora il nuovo Medioevo è qui davanti a noi, nelle ultime immagini dei 21 giovani cristiani egiziani decapitati dall’Isis. L’Occidente deve correre ai ripari dei propri errori. Dovrà combattere anche se ha paura a pronunciare la parola guerra.

Su Twitter: @GiampaoloRossi

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