Henri Cartier-Bresson, Bruxelles 1932OPERAZIONE DISINGANNO
L’ordine di scuderia è partito nelle ore immediatamente successive allo scoop di Repubblica/Espresso sullo spionaggio Usa all’Italia: “dissimulare, dissimulare, dissimulare”.
E così mentre il Governo metteva in scena la pantomima della protesta ufficiale italiana con convocazione dell’ambasciatore Usa e dichiarazioni di sdegno (a cui gli americani rispondevano con un diplomatico “chissenfrega“), nelle stanze dei fedeli servitori euro-atlantici si organizzava “l’operazione disinganno”.

In un paese normale, la notizia che il capo del Governo democraticamente eletto è stato assiduamente spiato da una nazione straniera (per di più alleata), avrebbe tenuto banco nel dibattito politico e giornalistico per giorni; avrebbe interessato analisti e intellettuali; avrebbe aperto discussioni su scenari storici, collocazioni geopolitiche e sicurezza nazionale.
In Germania, la notizia che la Merkel era stata sotto il controllo del grande orecchio della Nsa, ha portato ad una crisi diplomatica senza precedenti con gli Usa.

In Italia questo non è avvenuto, immaginiamo per quatto ragioni:

  1. Perché era troppo alto il rischio di una riabilitazione berlusconiana agli occhi del Paese.
  2. Perché sarebbe stata ulteriore conferma che in quel 2011 è successo qualcosa di molto strano alla nostra sovranità e alla nostra indipendenza nazionale.
  3. Perché le intercettazioni in Italia non riguardano solo gli americani, ma molto di più quel circo mediatico-giudiziario fatto di Procure e giornali che si ciba da anni di questa poltiglia di gossip e buchi della serratura per scopi che nulla hanno a che vedere con la giustizia, l’informazione e lo Stato di Diritto.
  4. Perché in Italia la sovranità nazionale è considerata “roba vetusta”, da Risorgimentali se non da fascisti e l’élite illuminata italiana (quella che governa l’economia, la cultura, la finanza e l’informazione) ha sempre maturato sentimenti anti-nazionali.

STRANE DIMENTICANZE
E così, incredibilmente, i due principali quotidiani italiani espressione dei poteri forti del Paese (Corriere della Sera e Stampa), hanno addirittura dimenticato di mettere la notizia in prima pagina.
Per entrambi, i dieci sbarbatelli che hanno contestato il prof. Panebianco all’Università di Bologna erano notizia più importante del fatto che gli Usa hanno compiuto azione di spionaggio capillare nel nostro paese.

Non solo, ma il processo di dissimulazione è poi continuato con la collaudata macchina di esperti immediatamente intervistati che ci hanno spiegato (in Tv e sui giornali) che in fondo perché dovremmo stupirci di questo spionaggio? Lo fanno tutti.
Tutti spiano tutti e quindi è normale che anche Washington lo abbia fatto; e soprattutto se l’ha fatto, avrà avuto le sue valide ragioni. Argomento chiuso.

IL DISSIMULATORE: UNA FIGURA ARCHETIPICA
I dissimulatori seriali sono una figura archetipica in ogni processo di abuso di potere. Il loro ruolo è minimizzare qualsiasi cosa possa guastare l’immagine dei loro referenti.
Prendete per esempio il simpatico prof. Luttwak (la cui funzione di dissimulatore seriale l’abbiamo già raccontata qui). Intervistato dal nostro Giornale, oltre ad aver ammesso di aver lui stesso partecipato alla congiura contro Berlusconi (ma è normale che un cittadino americano ospite nel nostro Paese, rivendichi con orgoglio di aver partecipato ad un complotto per far cadere il legittimo governo italiano? Boh!), ha dichiarato che in fondo anche i servizi italiani spiano la Casa Bianca.
La tecnica dei dissimulatori seriali è quella trasformare in “credibile” ciò che è ridicolo.

NON È SPIONAGGIO, È CONTROLLO GLOBALE
Ma il problema non è sapere “chi spia chi”, come se parlassimo di una tradizionale attività d’intelligence. Quello che è avvenuto in Italia (così come in Francia e in Germania) è qualcosa di diverso.
Gli Usa non hanno spiato Berlusconi; hanno spiato l’Italia (compreso Berlusconi).

Già nel 2013 fu rivelato che la Nsa ha tracciato e raccolto in un solo mese in Italia 46 milioni di telefonate; ed in questa mole impressionante di intercettazioni sono finiti tutti: vertici dello Stato, istituzioni, giornali (come è avvenuto in Germania) e sicuramente normali cittadini.

Ma la cosa più clamorosa è che i giornali che hanno offuscato la notizia dello spionaggio, due giorni dopo abbiano dato ampio risalto alla notizia che Obama ha allargato ai cittadini europei il diritto alla Judicial Redress Act, la legge che consente di fare causa al governo americano nel caso di spionaggio subito o manipolazioni dei propri dati operate dalle agenzie di intelligence Usa.
E la cosa è stata posta come un grande gesto liberale e democratico degli americani, dando per scontato che gli Usa abbiano il diritto di spiare cittadini stranieri e archiviare i loro dati.

Il punto centrale, che i dissimulatori hanno ovviamente tralasciato, è: perché il governo americano può prendere informazioni su di me o su chi, ad esempio, legge questo blog? A quale titolo gli americani s’impossessano di dati privati di cittadini non americani?
E poi, siamo seri, ve lo immaginate voi un italiano o un tedesco che citano in giudizio Casa Bianca, Cia o Nsa per essere stato spiati?
Torna la solita tecnica dissimulatoria di rendere credibile ciò che è ridicolo.

Spioni globali e dissimulatori seriali sono le due facce della stessa medaglia: quella di un Paese senza più sovranità nazionale.


Su Twitter: @GiampaoloRossi

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