Esiste un Islam moderato? Non stiamo parlando del vostro vicino di casa musulmano e lavoratore che, sicuramente, è una brava persona; come lo era il poliziotto franco-algerino freddato in strada a Parigi.
Stiamo chiedendoci se il modello d’integrazione imposto in questi anni dalla stupidità buonista di ottusi multiculturalisti stia funzionando o meno; se la retorica sull’Islam moderato da contrapporre agli integralisti, sia l’ennesima favola di intellettuali e politici vili oppure una possibilità per vincere la sfida della guerra a casa nostra.
Negli ultimi mesi, sei notizie dall’Europa sembrano risponderci no: l’islam moderato probabilmente non esiste.

COMUNITARISMO ISLAMICO (Maggio 2014)
Le Figaro pubblica una nota riservata dei servizi d’intelligence in cui spiega che in alcune scuole francesi sta sviluppandosi una sorta di “comunitarismo islamico” radicale che punta a creare un’identità parallela separata rispetto agli studenti non musulmani. Una sorta di “guerra di logoramento” che va dall’uso del velo (che in alcune città come Marsiglia è ormai indossato da metà delle studentesse) nonostante il divieto della legge francese, all’utilizzo di palestre e corridoi come luoghi di preghiera, a pressioni su docenti e presidi per imporre regole più legate alla Sharia, fino all’istituzione (seppure ancora limitata) di gruppi studenteschi “guardiani dell’ortodossia”, che vigilano sul rispetto delle regole religiose da parte degli studenti musulmani.

TROJAN HORSE (Luglio 2014)
Peter Clark, ex capo dell’antiterrorismo britannico, presenta una ricerca condotta dal governo di Londra chiamata emblematicamente “Trojan Horse” (Cavallo di Troia). La ricerca dimostra l’islamizzazione radicale sunnita operata in molte scuole di Birmingham (la città più islamica d’Inghilterra); presidi e insegnanti musulmani inducono i bambini a comportamenti segregazionisti per escludere quelli di altre fedi religiose. Il tentativo è di “convertire le scuole statali laiche in religiose” pur mantenendo apparentemente il ruolo di scuole pubbliche; ai ragazzi sono imposti i dettami dell’islam integralista sunnita e l’indottrinamento ideologico anti-occidentale (soprattutto anti-Israele) che “solleva preoccupazioni circa la loro vulnerabilità alla radicalizzazione in futuro”. Il progetto sarebbe favorito direttamente da organizzazioni come il Council Muslim of Britain (che nel 2011 stabilì che le donne senza velo sono “colpevoli di rifiutare l’Islam”) e la Association Muslim School: organizzazioni ritenute moderate.
Nicky Morgan, Sottosegretario all’Istruzione e Ministro delle Pari Opportunità del Governo Cameron, ha dichiarato al New York Times che probabilmente, l’operazione Trojan Horse è frutto della “pubblica paura di essere accusati di razzismo e islmaofobia”.

LEVE ISIS! (Giugno 2014)
Abdoe Khoulani è un assicuratore olandese fondatore del Partito dell’Unità (Partij van de Eenheid), una forza politica islamica che nel 2014 si è presentata alle elezioni comunali dell’Aia ottenendo due seggi. Khoulani dovrebbe rappresentare il famoso Islam moderato, rispettoso dei valori occidentali a tal punto da riconoscere le regole della democrazia. A giugno ha scritto sul suo profilo Facebook: “Viva l’Isis, Inshallah a Baghdad per combattere la feccia che è lì”, auspicando, “se Dio vuole” la conquista della capitale irachena da parte dei fondamentalisti islamici.
Intervistato dai media olandesi, dopo la polemica scatenatasi, ha ribadito che “l’Isis non persegue donne e bambini” ma solo i nemici dell’Islam sunnita; e di fronte alle immagini delle esecuzioni sommarie ha affermato che esse “sono nulla rispetto ai centomila sunniti sommariamente giustiziati negli anni passati”. Per l’esponente dell’islam moderato e democratico, i massacri compiuti dai jihadisti dimostrerebbero che è giunto il  “payback-time”, il tempo della restituzione.

IL SONDAGGIO ICM (Agosto 2014)
Un sondaggio ICM rivela che circa il 16% dei musulmani francesi ha un’opinione positiva dell’Isis e dello Stato islamico. La percentuale sale a quasi il 30% tra i giovani di età compresa tra 18 e 24 anni.

SCHILDERSWIJK (Settembre 2014)
Sempre all’Aia (città che molti ormai chiamano “Città Jihad)”, sono stati arrestati tre cittadini olandesi reclutatori per l’Isis; tutti e tre provenivano dal quartiere di Schilderswijk, per un decennio modello d’integrazione multiculturale per i buonisti di tutta Europa. Oggi il quartiere, abitato al 90% da immigrati islamici e soprannominato “il triangolo della sharia”, è una delle più emblematiche enclave integraliste in una città europea. Da qui proveniva, nel 2004 anche l’assassino del regista Theo Van Gogh.

 SHARIA4BELGIUM (Settembre 2014)
Ad Anversa si svolge il più importante processo per terrorismo nella storia del Belgio, contro 46 componenti di Sharia4Belgium l’organizzazione ritenuta per lungo tempo umanitaria ma che si è rivelata essere uno di principali centri di reclutamento jihadista in Europa (i servizi stimano a quasi 400 i combattenti di nazionalità belga in Siria)
Per Fouad Belkacem, l’imam leader dell’organizzazione, viene chiesta una condanna a 15 anni di prigione per terrorismo; il suo ruolo non si sarebbe limitato solo all’indottrinamento ideologico secondo i principi più integralisti dell’islam salafita, ma anche all’organizzazione di manifestazioni violente in Belgio (per esempio l’attacco contro la stazione di polizia di Molenbeek nel 2012) ed al reclutamento diretto per la Siria. Secondo il suo avvocato, anche nei suoi discorsi più estremisti (dall’esaltazione dell’11 Settembre, alle minacce di morte a esponenti politici) Belckacem voleva solamente “provocare come fanno le Femene e le Pussy Riot”.
Il giornalista Guy Van Vlierden, attento studioso del fenomeno islamista in Belgio, ha spiegato che inizialmente l’organizzazione è stata sottovalutata perché, si pensava, non avrebbe fatto presa sui musulmani che vivono in Belgio. Non è stato così.

Sei esempi di come l’Islam moderato in Europa rischia di essere solo una fantasia delle anime belle di un Occidente addormentato.

 

Su Twitter: @GiampaoloRossi

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