Per anni abbiamo pensato che le grandi IPO fossero Alibaba, Saudi Aramco, Meta, Visa, Rivian.
Poi arriva SpaceX, con un debutto in Borsa previsto per il 12 giugno e che pare destinato a lasciare il segno.
Secondo Semafor, SpaceX starebbe puntando a una IPO con una valutazione di 1,77 trilioni di dollari e una raccolta potenziale intorno ai 75 miliardi di dollari. Non stiamo parlando di una normale quotazione. Stiamo parlando di un evento che, se confermato, ridisegnerebbe la storia delle IPO mondiali.
Ma il dato più interessante non è solo la dimensione, ma cosa il mercato sarebbe disposto a prezzare.
Non più soltanto razzi. Non più soltanto Starlink. Non più soltanto Elon Musk.
SpaceX oggi viene percepita come un’infrastruttura strategica: spazio, telecomunicazioni satellitari, manifattura orbitale, semiconduttori, intelligenza artificiale, data center nello spazio.
Quando una società privata arriva in Borsa con numeri di questa portata, il mercato non sta comprando il presente. Sta comprando una narrazione industriale gigantesca. Sta comprando l’idea che il prossimo grande monopolio infrastrutturale non sarà sulla terra, ma sopra la terra.
Il problema?
Quando la narrativa è perfetta, il prezzo spesso lo è ancora di più. Perché le grandi IPO non sono quasi mai regali. Sono il momento in cui chi ha finanziato il sogno per anni decide di venderne una parte al pubblico. E il pubblico, spesso, compra l’emozione.
SpaceX può essere una delle aziende più importanti dei prossimi decenni. Ma anche le aziende straordinarie possono diventare investimenti mediocri se comprate al prezzo sbagliato.
La Borsa non premia chi ha ragione sulla storia. Premia chi paga il prezzo giusto.
E poi c’è un altro aspetto: nei portafogli istituzionali c’è uno spazio x per le azioni dell’Ai e quindi se entra qualcun altro spinge fuori le azioni esistenti.
Della serie non si può comprare tutto … per fortuna Space X viene prezzata come una azione SPAZIALE e non come qualcosa di AI e per questo il mercato, dopo un iniziale sbandamento, sta riprendendo a comprare Ai nei soliti titoli che abbiamo in portafoglio.
Emilio Tomasini è uno dei più noti commentatori di Borsa in Italia. E’ professore a contratto di Finanza Aziendale all’Università di Bologna. Ha fondato nel 1996 www.LombardReport.com , il primo giornale di Borsa on line in Italia di cui è oggi socio unico. Dal 2013 su www.emiliotomasini.it è editore dell’Indipendente di Borsa, un periodico specializzato nell’investimento in azioni italiane a media capitalizzazione.
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