18Lug 26
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La tecnologia pesa oggi sul mercato azionario americano più di quanto pesasse durante la bolla internet. Il dato che fotografa il grafico riportato qui sotto è impressionante, ma va maneggiato con cura perché la quota indicata comprende l’intero comparto TMT, quindi tecnologia, media e telecomunicazioni, e misura il peso relativo delle società quotate, non il loro grado di sopravvalutazione. Tuttavia il messaggio resta piuttosto chiaro: una parte crescente della performance di Wall Street dipende ormai da un numero ristretto di grandi aziende. Source: Goldman Sachs Alla fine degli anni Novanta il settore tecnologico aveva conquistato uno spazio enorme negli indici, […]
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17Lug 26
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Wall Street ha ormai imparato che durante le presidenze Trump il rumore politico può essere assordante senza necessariamente produrre un mercato ribassista. Annunci sui dazi, minacce commerciali, cambiamenti di tono e dichiarazioni improvvise scuotono gli indici, ma spesso finiscono per creare correzioni che gli investitori utilizzano per rientrare. Anche il 2026 ha rispettato questo copione: partenza moderatamente positiva, indebolimento tra febbraio e marzo, una caduta più seria all’inizio di aprile e poi un recupero tanto rapido da riportare l’S&P 500 vicino al +10% già nella prima metà di luglio. Source: @RyanDetrick Il confronto con la performance media degli anni della presidenza […]
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16Lug 26
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Sesa ha pubblicato oggi il progetto di bilancio consolidato al 30 aprile 2026 e il piano industriale 2027-2028. I conti, presi da soli, è difficile chiamarli brutti: ricavi a 3.620,8 milioni (+7,9% sul dato pro forma), Ebitda a 260,4 milioni (+8,2%), risultato netto a 80,6 milioni e risultato netto di gruppo rettificato a 106,1 milioni. Il mercato, però, durante la seduta di oggi ha risposto con una bastonata. Quando un’azione cade così davanti a numeri in crescita, significa che qualcuno si aspettava più crescita, più margini o meno prudenza nel piano; quasi mai è il computer che sbaglia, sono le aspettative programmate male. […]
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15Lug 26
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A Wall Street c’è un indicatore che raramente compare nelle conversazioni da bar, ma che merita attenzione quando comincia a impennarsi: la quantità di nuova carta azionaria che arriva sul mercato. Finché le Borse salgono e la liquidità abbonda, ogni collocamento viene accolto come la conferma che il capitalismo americano gode di ottima salute; quando però le emissioni si moltiplicano, le dimensioni diventano gigantesche e le società approfittano delle valutazioni elevate per raccogliere denaro, conviene ricordare che gli investitori non dispongono di risorse infinite. Il primo grafico, fonte Bloomberg, mostra un’accelerazione quasi verticale delle IPO annunciate: il controvalore mensile è salito […]
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13Lug 26
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È online il nuovo Settimanale di LombardReport.com Nel numero #328, scaricabile gratuitamente, partiamo dal nuovo ranking dei bond a tasso fisso: tre sorprese cambiano la classifica tra obbligazioni corporate e titoli governativi europei. All’interno anche: S&P 500 e anni delle elezioni di midterm, il trilione di dollari raccolto dagli ETF USA, la sfida dell’intelligenza artificiale alla prova dei flussi di cassa, le soluzioni per ottenere cedole mensili, l’analisi di Nasdaq, FTSE MIB, oro e mercati internazionali. Un numero ricco di analisi, grafici e idee operative firmate dai redattori di LombardReport.com. Leggi e scarica gratuitamente il nuovo settimanale:https://www.lombardreport.com/settimanale-di-borsa-e-finanza/ I nostri […]
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12Lug 26
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L’intelligenza artificiale sta entrando nella fase in cui le promesse devono essere tradotte in denaro. Finora Wall Street ha premiato la corsa ai modelli più potenti, ai chip e ai data center; nei prossimi anni, però, conterà soprattutto la capacità di Google, Meta, Microsoft e Amazon di trasformare questi investimenti colossali in flussi di cassa. Source: Torsten Slok, Apollo Il consensus – come si vede nel grafico (fonte Torsten Slok, Apollo) – prevede una fase di debolezza tra il 2026 e il 2027, quando il peso del capex dovrebbe comprimere sensibilmente il free cash flow. Dal 2028, invece, la musica cambierebbe: il flusso […]
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11Lug 26
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C’è un numero che vale più di molti commenti sull’andamento di Wall Street: nei primi sei mesi del 2026 gli ETF quotati negli Stati Uniti hanno raccolto oltre 1.000 miliardi di dollari. Source: Goldman Sachs Il grafico mostra una progressione che non assomiglia più a una semplice tendenza, ma piuttosto a un cambio di regime. Nel 2025 i flussi registrati nello stesso periodo erano stati poco superiori ai 500 miliardi di dollari; nel 2024 si erano fermati intorno ai 400 miliardi. Nel 2026 siamo praticamente al doppio del precedente massimo. Mille miliardi di dollari che entrano negli ETF in sei mesi […]
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10Lug 26
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Negli anni delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, l’S&P 500 tende a rendere meno rispetto agli altri anni del ciclo presidenziale. I dati storici dal 1930 al 2025 mostrano una fase particolarmente delicata tra giugno e ottobre, prima del recupero finale di novembre e dicembre. A Wall Street la politica non determina ogni movimento di mercato, ma qualche impronta sui listini la lascia. E quando negli Stati Uniti arrivano le elezioni di midterm, cioè le consultazioni di metà mandato, l’S&P 500 tende storicamente a tirare il freno. Il grafico elaborato da Barclays Research su dati Bloomberg, riferiti al […]
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08Lug 26
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Per mesi abbiamo continuato a chiamarle “Magnifiche 7”, come se fossero ancora un plotone compatto, una cavalleria lanciata all’assalto di Wall Street, sette sorelle tecnologiche unite dallo stesso destino, ma la Borsa, quando vuole essere crudele, non fa discorsi. Separa. Taglia. Distingue. E soprattutto smette di pagare le etichette. Oggi il punto non è più chiedersi se le Big Tech siano forti. Il punto è un altro: quanta parte di quella forza dipende davvero dal gruppo e quanta invece è concentrata in un solo nome, NVIDIA? LEGGI IN PROVA LOMBARDREPORT: CLICCA QUI Ed è qui che il quadro diventa interessante. […]
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08Lug 26
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Virginio Frigieri è tornato con il suo Piano Bar settimanale e questa volta ha fatto quello che gli riesce meglio: prendere la storia, metterla sul tavolo operatorio e mostrarci che le bolle speculative cambiano costume, ma non cambiano mai davvero natura. Nell’articolo del 5 luglio, Frigieri parte dalla mania dei canali inglesi tra Settecento e Ottocento. All’inizio i canali erano una grande innovazione: trasportavano merci, carbone, ferro, tessili e materiali industriali molto meglio delle strade fangose dell’epoca. Avevano senso. Erano utili. Erano produttivi. Poi arriva la solita malattia. Gli investitori vedono i primi profitti. Le banche iniziano a prestare a chiunque. Nascono progetti inutili. […]
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