Wall Street digerirà anche questa? Il boom delle IPO sfida il mercato toro
A Wall Street c’è un indicatore che raramente compare nelle conversazioni da bar, ma che merita attenzione quando comincia a impennarsi: la quantità di nuova carta azionaria che arriva sul mercato. Finché le Borse salgono e la liquidità abbonda, ogni collocamento viene accolto come la conferma che il capitalismo americano gode di ottima salute; quando però le emissioni si moltiplicano, le dimensioni diventano gigantesche e le società approfittano delle valutazioni elevate per raccogliere denaro, conviene ricordare che gli investitori non dispongono di risorse infinite.
Il primo grafico, fonte Bloomberg, mostra un’accelerazione quasi verticale delle IPO annunciate: il controvalore mensile è salito verso gli 80 miliardi di dollari, ben oltre i picchi del 2021, l’anno dell’euforia per le società tecnologiche, le Spac e tutto ciò che prometteva di cambiare il mondo prima ancora di produrre un utile. Questa volta il motore è l’intelligenza artificiale, con operazioni di dimensioni tali da far sembrare molte vecchie quotazioni poco più che esercizi di riscaldamento.
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Il Wall Street Journal in un articolo dal titolo “Blockbuster Stock Sales Are Threatening to Overwhelm the Bull Market” ha messo il dito nella piaga osservando che la corsa delle grandi società a vendere azioni rischia di sottrarre ossigeno al mercato rialzista. Tra le operazioni citate figurano l’IPO record di SpaceX da 75 miliardi di dollari, l’aumento di capitale di Alphabet da 85 miliardi e la vendita di oltre 26 miliardi di ADR di SK Hynix. Secondo i dati Dealogic riportati dal quotidiano americano, nel 2026 sarebbero già state collocate nuove azioni per 344,7 miliardi di dollari, più dell’intero ammontare registrato in ciascuno degli ultimi quattro anni.
Non è un dettaglio tecnico. Ogni nuova emissione chiede al mercato di assorbire titoli, e il denaro impiegato per comprare una matricola o sottoscrivere un aumento di capitale non può essere utilizzato nello stesso momento per sostenere le azioni già quotate. Per molti anni Wall Street ha beneficiato del fenomeno opposto: buyback giganteschi, riduzione del numero di azioni in circolazione e domanda artificiale creata dalle stesse società. Ora alcune imprese, soprattutto quelle impegnate nella costosissima corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, stanno passando dalla restituzione di capitale agli azionisti alla raccolta di capitale dagli azionisti. Il giornale americano segnala che gli hyperscaler potrebbero superare mille miliardi di dollari di investimenti nel prossimo anno, mentre i riacquisti di azioni rallentano.
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Il secondo grafico, fonte Deutsche Bank Research, aggiunge però una correzione importante. A metà giugno il volume reale delle IPO del 2026 era già vicino ai 150 miliardi di dollari; mantenendo lo stesso passo, l’anno potrebbe avvicinarsi ai massimi storici senza necessariamente superarli. La carta è tanta, dunque, ma il mercato che deve assorbirla è diventato enormemente più grande.
Questo evita di trasformare il grafico in una profezia di crollo. Un’ondata di IPO può segnalare fiducia, maturazione di società private rimaste a lungo fuori dalla Borsa e ritorno alla normalità dopo anni nei quali il mercato delle quotazioni era praticamente congelato. Può anche indicare che i venditori considerano i prezzi sufficientemente generosi da monetizzare, e qui il sorriso dell’investitore dovrebbe diventare un poco meno largo.
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Le fasi finali dei grandi rialzi hanno spesso una caratteristica riconoscibile: chi possiede attività finanziarie si precipita a venderle proprio quando il pubblico è più disposto a comprarle. Non significa che il massimo debba arrivare domani mattina, ma significa che l’equilibrio tra domanda e offerta sta cambiando. Se agli indici costosi, alla concentrazione su pochi titoli e agli investimenti colossali nell’intelligenza artificiale si aggiunge anche una valanga di nuove azioni, il mercato dovrà dimostrare di avere uno stomaco molto più capiente di quanto suggeriscano le statistiche recenti.
Per ora Wall Street continua a digerire tutto, e finché i prezzi salgono nessuno si lamenta del menù. Il problema, come sempre, nasce quando arrivano contemporaneamente il conto e il cameriere.




