Gli analisti tendono sistematicamente a sopravvalutare la crescita futura degli utili dell’S&P 500. Questo quanto emerge dal seguente grafico.

Cambiano le etichette, ma non cambia il vizio. Negli anni si è passati dalla “New Economy” ai “Tax Cuts”, poi al rimbalzo post-Covid, oggi alla grande narrativa dell’“AI”. Ogni volta il mercato costruisce una nuova storia per convincersi che la crescita degli utili sarà forte, duratura, quasi inevitabile.

Ed è qui che bisogna stare molto attenti. Perché la Borsa non scende solo quando l’economia va male. La Borsa scende anche quando le aspettative erano troppo alte rispetto alla realtà.

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Se oggi il consensus continua a esibire un ottimismo estremo, il messaggio per l’investitore è semplice: non bisogna farsi ipnotizzare dalla narrativa. Bisogna chiedersi: questi utili arriveranno davvero? E se arrivassero, sono già nei prezzi?

Questo non vuol dire essere per forza ribassisti. Anzi, il quadro di breve può anche restare positivo: nel report del 3 maggio di The Weekly ChartStorm si evidenzia che aprile è stato molto forte per l’S&P 500 (+10,4%) e che storicamente un aprile superiore al 5% tende a lasciare buone prospettive per il resto dell’anno.

Ma proprio qui sta il punto più importante: quando il mercato sale con aspettative così esigenti, il margine di sicurezza si riduce.

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Quindi nel breve il mercato può anche continuare a salire, nel medio periodo però bisogna restare lucidi. Perché quando tutti sono ottimisti sugli utili, spesso il potenziale positivo è già scontato, mentre il rischio di delusione resta sottovalutato.

Wall Street continua a mostrare un ottimismo quasi strutturale sugli utili. E quando l’ottimismo diventa estremo, non è un segnale di tranquillità: è un segnale di vulnerabilità.

Quindi godiamoci Micron, STM, Saipem e compagnia cantando sapendo che cose di questo genere, noi umani, le vediamo raramente.

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