Software: da principe della Borsa a settore dimenticato
C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui bastava pronunciare la parola “software” e il mercato apriva il portafoglio.
Cloud, SaaS, recurring revenues, margini elevati, crescita secolare. Era il paradiso degli investitori growth. Nel 2021 il settore software trattava a multipli che oggi fanno quasi tenerezza: oltre 60 volte gli utili attesi, contro un S&P 500 che viaggiava intorno alle 20 volte. In pratica il mercato diceva: una società software vale tre volte una società normale. Punto. Poi è arrivata la grande lavatrice della Borsa.
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I tassi sono saliti, il denaro gratis è finito, la crescita futura è stata scontata con un costo del capitale più severo e molti titoli che sembravano immortali hanno scoperto di avere anche loro una forza di gravità. Nel frattempo l’intelligenza artificiale ha spostato i riflettori sui semiconduttori, sui data center, sulle GPU, sulle infrastrutture. Il software, che era stato il bambino prodigio del listino, è finito nell’angolo.
Ed ecco il grafico.
Il Forward P/E del software è sceso fino ad avvicinarsi a quello dell’S&P 500. Il premio di valutazione del settore si è praticamente evaporato. Siamo sui minimi relativi degli ultimi anni.
Attenzione: questo non significa che bisogna comprare software a occhi chiusi. Il mercato non regala niente. Un multiplo più basso può voler dire occasione, ma può anche voler dire utili sotto pressione, crescita meno brillante, margini in compressione o business model meno invincibili di quanto si pensasse.
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Però il dato è importante. Quando un settore passa dall’essere adorato all’essere trattato come un settore qualunque, spesso nasce una zona interessante. Non necessariamente il minimo, non necessariamente il segnale di acquisto, ma una zona in cui vale la pena tornare a guardare.
Il software è diventato economico oppure è semplicemente diventato normale?
Perché se nei prossimi trimestri la crescita degli utili dovesse tenere, allora questi multipli potrebbero rivelarsi meno banali di quanto sembrano. Se invece la crescita continuerà a rallentare, il mercato avrà avuto ragione ancora una volta.
La Borsa è sempre così: prima innamora, poi umilia, poi dimentica. Ed è proprio quando dimentica che bisogna iniziare a leggere i grafici con attenzione.
Fonte grafico: Torsten Slok, Apollo, The Daily Shot.
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