Stellantis: maxi perdita 2025, ma il mercato guarda già al 2026

Il bilancio 2025 di Stellantis segna uno spartiacque netto nella storia del gruppo nato dalla fusione FCA–PSA. I numeri sono pesanti e non si prestano a letture edulcorate: ricavi a 153,5 miliardi di euro (-2%), perdita netta di 22,3 miliardi, free cash flow industriale negativo per 4,5 miliardi. Tuttavia, dietro il rosso record si cela un’operazione che il nuovo management definisce senza mezzi termini un “decisive reset”, un azzeramento strategico pensato per rimettere al centro le preferenze dei clienti e non l’ideologia della transizione forzata.

Il nodo centrale: la transizione elettrica sovrastimata

Il cuore del problema è dichiarato apertamente dallo stesso CEO Antonio Filosa: Stellantis ha sovrastimato la velocità della transizione energetica e ha pagato questa scelta in termini di pricing, mix e rigidità industriale. Le svalutazioni e accantonamenti straordinari per 25,4 miliardi riflettono proprio questo cambio di paradigma: revisione dei piani EV, riallineamento della supply chain, nuove stime sulle garanzie e costi legati alla ristrutturazione del personale, soprattutto in Europa.

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Dal punto di vista dell’analista finanziario, è importante sottolineare che non si tratta di perdite operative ricorrenti, ma di un’operazione di pulizia di bilancio che concentra in un solo esercizio errori strategici accumulati negli anni precedenti.

Secondo semestre 2025: i primi segnali di svolta

Se il dato annuale è deprimente, il secondo semestre 2025 racconta una storia diversa. I ricavi H2 crescono del 10% anno su anno, le consegne salgono dell’11%, e il free cash flow industriale negativo si dimezza rispetto al primo semestre. In Nord America, il rimbalzo è evidente: +39% di volumi, complice la normalizzazione delle scorte e il ritorno di modelli più allineati alla domanda reale.

Non è un caso che Stellantis torni a parlare di ICE, ibride ed elettriche sullo stesso piano, abbandonando il dogma del full electric. Il lancio della Dodge Charger SIXPACK, il ritorno dei V8 HEMI su Ram, e l’espansione dell’offerta ibrida in Europa sono segnali chiari: il gruppo torna a fare l’automobilista, non il regolatore.

Dividendo sospeso, liquidità elevata: scelta difensiva ma razionale

La sospensione del dividendo 2026 e l’autorizzazione all’emissione di fino a 5 miliardi di bond ibridi potrebbero spaventare l’investitore retail. In realtà, la liquidità industriale disponibile resta molto robusta (46 miliardi). La mossa va letta come una scelta prudenziale per attraversare una fase di transizione operativa senza compromettere la solidità patrimoniale.

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Guidance 2026: bassa, ma credibile

Stellantis conferma per il 2026:

  • ricavi in crescita mid-single digit

  • margine operativo adjusted a una cifra bassa

  • miglioramento del free cash flow, con ritorno in positivo atteso nel 2027

Non sono numeri entusiasmanti, ma sono realistici. E soprattutto arrivano dopo un reset che riduce il rischio di nuove sorprese negative.

Il punto per l’investitore

Il titolo Stellantis non è più una storia da dividendo, almeno nel breve. È diventato una scommessa di ristrutturazione industriale. Chi cerca cedole deve guardare altrove; chi invece ragiona in ottica contrarian potrebbe trovare interessante un gruppo che ha già pagato gran parte dei suoi errori e ora prova a ricostruire margini e flussi di cassa partendo dal prodotto.

Come spesso accade in Borsa, il mercato non aspetta i bilanci in utile per muoversi, ma i segnali di inversione. E quelli, nel secondo semestre 2025, iniziano finalmente a intravedersi.

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