Articolo a cura di Marco Biagioli.

Ah beh, si beh! Si tratta semplicemente di titoli ad effetto studiati dai giornalisti per avere maggiore impatto mediatico, con il verbo bruciare che rende bene l’idea della velocità. E pensare che alcuni scambiano le notizie per informazioni utili per la propria educazione finanziaria. Di certo se i giornali avessero uno scopo educativo, oltre ad essere sensibili alle fiamme, dovrebbero dire anche quando c’è terreno fertile per la semina/costruzione/stampa o altri interessanti termini che gentilmente vorranno coniare.

Sta di fatto che l’effetto concreto è di generare una gran paura, che allontana il risparmiatore da una “roba infiammabile” come la borsa: l’innocuo mercato che registra la variazione del valore degli asset. Questo linguaggio rafforza l’idea che l’azionario sia qualcosa di “pericoloso” o “speculativo”. In un paese come il nostro dove regna una scarsa cultura finanziaria, nel quale dominano liquidità, titoli di stato ed immobili. Un paese in cui, ancora oggi, molti scelgono strategie troppo prudenti anche su orizzonti temporali lunghi come i Fondi Pensione.

C’è una frase di L Tzu, o forse un proverbio africano, che dice:” Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”. Bene, se c’è un fuoco che distrugge allora il linguaggio figurato dei giornalisti dovrebbe trovare una metafora anche per la fase della creazione così tutti noi potremmo approfittare degli insegnamenti che provengono dalla immensa sapienza di cui dispongono.

Se parliamo di “creazione di miliardi” dovremmo registrarne 60000 $ a partire dal satanico 666 di S&P del marzo 2009 fino ai 6700 odierni. C’è un po’ di differenza rispetto ai circa 4000$ bruciati dal rogo. In Europa le fiamme erano più basse e ne sono andati in fumo 1000€. Le notizie danno enfasi alle perdite rapide ignorando la lenta salita nel tempo ma si sa: la paura vende più dell’educazione finanziaria.

Si potrebbe fare un paragone con la casa. Ad esempio un appartamento Milano valeva 500000 € nel 2008, poi ha bruciato 100000€ ed è scesa 400000€ nel 2014, infine oggi è risalita a 800000€. Anzi no! Non è un esempio calzante; qualcosa non torna in quanto il proprietario non ha mai visto fumo nel salotto e nessuno nel frattempo ha incendiato e ricostruito il bagno né ha aggiunto una stanza. Il valore di un immobile può scendere senza che nessuno “bruci” davvero qualcosa. Esiste in effetti solo una differenza di percezione. Mentre il mercato immobiliare si muove lentamente, la borsa ha una volatilità ben visibile. In questo caso chiedo aiuto ai giornalisti per trovare un bel titolo con forte impatto mediatico con l’intento di creare panico nell’immobiliare e vendere bene la notizia. In realtà il real estate è un settore dove si comprende in maniera razionale che il valore oscilla con cicli lunghi ma non viene distrutto in un mese.

E arriviamo al petrolio, che fa disastri quando si rivaluta del 100% in un anno come nella recessione del 1990-1991 o del 2001 ovvero del 2007-2009. Mentre ad oggi siamo lontani in quanto si dovrebbe superare la soglia dei 140 $ ed un petrolio alle stelle non conviene a nessuno, ma proprio a nessuno.

Quindi spostiamo lo sguardo dallo Stretto di Hormuz verso i grafici. Lasciamo gli estintori ai giornalisti ed armiamoci di binocolo, per vedere cosa fare sulla componente azionaria, oggi al 65 %, da qui ad un mese; e prendiamo il telefono per parlarne con i clienti. Il titolo sul giornale potrebbe essere ”grandi switch silenziosi muovono i portafogli”, ma probabilmente non avrebbe gran presa sul pubblico. Forse la finanza non è un incendio da spegnere ma un terreno da osservare, comprendere e gestire con strategia. Paura e metafore non sostituiscono l’educazione finanziaria.

A mio padre