Le Borse mondiali valgono 166 trilioni di dollari. E adesso tutti gridano alla bolla
La capitalizzazione globale dei mercati azionari ha raggiunto un nuovo record storico: 166 trilioni di dollari.
Il grafico qui sotto è impressionante. Dal 2000 ad oggi abbiamo avuto la bolla dot-com, la crisi finanziaria del 2008, il Covid, il rialzo dei tassi, le guerre, le recessioni annunciate e mai arrivate, le recessioni arrivate e poi dimenticate. Eppure il mercato è ancora lì. Più alto.
Source: @econovisuals
Questo non significa che bisogna comprare tutto a occhi chiusi. Anzi, quando un grafico inizia a diventare verticale, la prudenza non è mai sbagliata, però bisogna evitare anche l’errore opposto: pensare che ogni nuovo massimo storico sia automaticamente una condanna. I massimi storici fanno parte della natura dei mercati rialzisti.
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Oltre al record, c’è un altro dato interessante nel grafico. È il rendimento composto: dal 2006 al 2026 la crescita della capitalizzazione globale è stata pari a circa il 7% annuo. Non una follia speculativa permanente, ma una crescita composta, sporcata da drawdown feroci e ripartenze altrettanto feroci.
Poi c’è la parte finale, quella dell’AI boom. Qui il discorso cambia perché l’intelligenza artificiale è sicuramente una rivoluzione industriale, ma il mercato non prezza solo la rivoluzione: prezza anche le aspettative, l’entusiasmo, la liquidità e qualche volta anche la fantasia. E quando la fantasia entra in Borsa, il confine tra investimento e narrazione diventa sottile.
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Il grafico ci dice che il mercato globale sale nel lungo periodo, ma non sale mai in modo educato. Sale facendo fuori prima gli impazienti, poi gli scettici, poi gli euforici. Per questo l’investitore non deve dire “è bolla” solo perché i prezzi sono alti, non deve dire “stavolta è diverso” solo perché c’è l’intelligenza artificiale. Deve guardare il trend, rispettarlo, seguirlo finché tiene, ma avere sempre un piano d’uscita. Perché il mercato non avvisa con un messaggio quando decide di cambiare direzione.
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