Semiconduttori: siamo già in bolla oppure siamo solo a metà della storia?
Proviamo a guardare a quanto sta accadendo sul mercato e in particolare alla corsa dei semiconduttori post-ChatGPT con uno sguardo più ampio, non fermandoci all’attualità. E non pensando che siamo murati di azioni che vendono semiconduttori.
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Questi due grafici ci offrono una prospettiva storica. Ci mostrano un confronto con le grandi fasi speculative degli ultimi decenni: Nifty Fifty, Dot Com, homebuilders prima della crisi immobiliare, biotech, SPAC e meme stocks. E il risultato è meno banale di quanto sembri.
Negli ultimi cinque anni i semiconduttori hanno corso moltissimo. Ma la dimensione del rialzo, per ora, è paragonabile più alla grande corsa degli homebuilders dei primi anni 2000 che non alle fasi più estreme della bolla Dot Com.
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Quindi, il movimento è forte, è maturo, è pericoloso se comprato senza metodo. Ma non è ancora necessariamente terminale.
Questo è il punto che molti ribassisti dimenticano. I grandi bull market non finiscono perché “sono saliti tanto”. Finiscono quando cambia la percezione del futuro. Finché il mercato crede che l’intelligenza artificiale sia il nuovo motore della produttività globale, i semiconduttori restano il cuore industriale della narrativa.
Il rischio esiste. Eccome se esiste. Ma il rischio maggiore, per chi investe guardando solo il prezzo, è chiamare bolla troppo presto. Perché il mercato può restare irrazionale molto più a lungo di quanto il nostro ego possa restare liquido.
La domanda vera, quindi, non è: “sono saliti troppo?”. La domanda vera è: “la narrativa sugli utili futuri è ancora viva?”. Per ora la risposta del mercato sembra essere sì.
E noi ci adeguiamo.
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