Il coraggio di rompere gli schemi. Cercare di parlare al di fuori della solita cerchia – o circuiti che dir si voglia – della “materia” che si è scelto di esplorare, per progetto, per volonta o per caso (Boulez?). Con una domanda di fondo tanto sintetica quanto forte per le sempre più rare pattuglie di ricercatori del suono, della musica, del ritmo, di universi mai esplorati: ha ancora senso, oggi, dedicarsi a una pratica musicale dichiaratamente impegnata e impegnativa? Non chiedetelo a compositori come Helmut Lachenmann (ospite del MiTosettembremusica), sempre preoccupato per l’arte, “minacciata dall’avanzare della cultura dell’intrattenimento…” (FuoriTono, 29 agosto 2010).

Una domanda lanciata a metà degli anni Novanta anche da Dissonanzen, con base a Napoli, circa le note dell’avanguardia. Una domanda alla quale l’associazione (http://www.dissonanzen.it/)  ha tentato di rispondere con una raccolta di scritti firmati dai più diversi intellettuali interessati a questo ramo del sapere (“Dissonanzen, note dell’avanguardia“, a cura di Massimo A. Bonfandini e Marco Vitali, edizioni scientifiche italiane). Critici, compositori, musicisti, filosofi: una serie di lavori che vale la pena di ripescare, alla luce dell’evoluzione che le musiche hanno avuto in oltre un decennio. Ma vediamo una domanda, tra le più interessanti e vicine al pubblico, che vengono lanciate all’inizio della raccolta di “articoli” e interventi.

Quale incomprensibilità? “La credenza che la nuova musica sia incomprensibile è diventata talmente ovvia e banale nel pubblico e anche in molti interpreti che non ci si chiede più se la colpa di questa incompresibilità sia realmente delle opere stesse o dell’esecuzione (…)”. Personalmente credo che tutti abbiano un po’ ragione. Il pubblico -. Non credo che si possa chiedere o peggio pretendere al pubblico di accettare ogni proposta. Almeno per tre motivi: 1) a volte le proposte non sono di buona qualità, 2) capita di trovarsi innanzi a delle proposte molto complesse o nuove non accessibili a tutti, 3) le esecuzioni sono di scarso valore tanto da non riuscire a comunicare i centenuti della proposta. I compositori – Non credo che si possa chiedere o pretendere dai compositori di scrivere tenendo solo conto dei gusti e della preparazione del pubblico, anche se poi il compositore si rivolge al pubblico facendo un atto di comunicazione e questo è un fatto non trascurabile; 1) Il compositore-ricercatore deve essere il più libero possibile dai condizionamenti nel procedere attraverso terre sconosciute; 2) il compositore deve poter scegliere di comunicare non secondo modalità imposte dal mercato; 3) il compositore però deve essere conscio del fatto che nel processo di comunicazione a cui partecipa c’è un destinatario al quale può “parlare” dei suoi contenuti – se ce ne sono veramente e questo non è scontato – in un linguaggio che sia possibile…
In allegato: musiche di Dissonanzen