Si fa, ma non si fa abbastanza spesso. No, non ne parliamo poi con la produzione contemporanea. Inaugurare mostre con musica adatta ai tempi oppure all’epoca delle opere. Quadri dell’Ottocento, perché non far eseguire un bel quartetto romantico di Schubert, per esempio; sculture del secolo Ventesimo, perché non proporre un “live” a base di Stravinsky, Schoenberg e Debussy. A questo proposito ottima, anzi esemplare si può definire, l’idea avuta dalle parti dell’Istituto italiano di cultura di Osaka per l’inaugurazione della mostra “Leonardo da Vinci e la Battaglia di Anghiari – Il mistero della Tavola Doria”.

Il liutista Angelo Marchese, con il flautista Manuel Staropoli e la soprano Rina Hayama, farà rivivere il rinascimento musicale nella sede della mostra, il Kyoto Bunka Hakubutsukan, eseguendo anche alcuni brani originali del grande genio italiano. Il concerto sarà replicato a Sakai e, in versione di recital, a Osaka. Luoghi decisamente fuori mano, ma l’appuntamento in questo caso occorre per fare qualche considerazione sulla proposta delle musiche, del passto oppure recenti.


Del resto da più parti e da qualificati pulpiti è stato detto e viene detto, ripetuto come un mantra. Uno dei sistemi che si potrebbero adottare, perché no, in maniera sistematica – almeno con gli eventi di un certo spessore e senso – per far “assaggiare” le composizioni soprattutto del nostro tempo che, a parte quelle scritte tenendo conto delle possibilità dell’ascoltatore (vedi, per dire una corrente, i neo-romantici, detto in senso positivo), non di rado si presentano come ostiche. Sarebbe un’occasione di incontro, anche, tra il pubblico e i compositori, che solitamente restano dietro le quinte e di sé e della loro musica, anche per mancanza di occasioni, dicono poco o niente; oppure sono davvero troppo lontani dal pubblico non specializzato.