Un commento con “like” subito dopo una lunga missiva tra rabbia e delusione, in Rete, riassume il senso dalla faccenda: “Ma quale Europa?”. In effetti, che dire di più. La notizia, che è stata resa nota anche grazie al violinista milanese Fulvio Luciani (spiegata in una lettera da un suo ex allievo Demien Baraldi) è di quelle che fanno veramente dispiacere: il presidente del parlamento Ue, Martin Schulz, ha annunciato il taglio dei fondi all’E.U.Y.O., l’orchestra giovanile europea. Che così, quasi sicuramente, sparirà dalla scena. Ecco la lettera scritta da Baraldi

 “Immaginate di tornare a casa e di vedere i vostri figli suonare il pianoforte, il violino, il flauto o magari la tromba. Immaginate di vedere i loro visi assorti e impegnati nello studio. Immaginate dunque di avvicinarvi e di dire loro: <Figlio mio, da domani tu non potrai più suonare, perché non abbiamo più soldi>. Ce la fate? Lo fareste sul serio?
Ebbene, questo è ciò che l’Europa-matrigna sta dicendo al suo figlio più bello: il parlamento europeo ha deciso che l’E.U.Y.O., l’orchestra giovanile europea non dovrà più esistere. Se ormai siamo anestetizzati di fronte alla chiusura di teatri, di orchestre, di industrie, che giornali, televisioni ci propongono ogni giorno, non dovremmo, di fronte a questa notizia, volgere lo sguardo altrove, perché questa può rappresentare la vera fine del sogno di Europa e degli Europei.
L’Orchestra Giovanile Europea non è un’orchestra come tutte le altre. Fondata nel 1976 da Claudio Abbado, dietro decreto europeo, nasce ogni anno scegliendo i migliori musicisti provenienti da tutti e 28 i paesi dell’Unione Europea, non solo come rappresentanti della propria nazione, ma soprattutto come ambasciatori dell’Europa, suonando in Tour europei e mondiali. Migliaia sono gli iscritti ogni anno da ogni angolo del nostro continente e l’audizione gratuita è aperta a chiunque abbia fra i 16 e i 26 anni, senza distinzione di sesso, religione e ideologia politica. Per una primavera e un’estate questi giovani sono chiamati a fare quello che a loro piace di più, cioè suonare, e in particolare, suonare assieme come orchestra.


Nessuno di loro riceve soldi, solo vitto, alloggio e tanto lavoro. Perché dietro ogni concerto ci sono ore di studio personale, di prove giornaliere per oltre due settimane, seguite da altre settimane di tournee che vengono donate per creare qualche cosa di bello. Qui, come avrete capito, non stiamo parlando della solita musica classica noiosa e accademica, ma dell’essenza stessa della gioia di vivere e della bella gioventù, fatta di strumenti in spalla, pochi soldi e piena di sogni e di desideri che tutti noi abbiamo vissuto, unita al più alto ideale che il vecchio continente abbia partorito: quello della fratellanza fra i popoli, ciò che il vecchio Beethoven ha inciso nella storia della musica, nel suo Inno alla gioia, che ora e chissà ancora per quanto è il nostro Inno Europeo. Tutto questo è presente in ognuno dei concerti che li vede coinvolti, come i maggiori teatri del mondo, scossi fin dalle fondamenta dagli applausi fragorosi di platee completamente esaurite , testimoniano.
Questo evidentemente non basta più. Nel 2014 dopo aver tolto i contributi europei e aver costretto l’orchestra a presentare domanda al nuovo Programma Creativo Europeo, l’EUYO si è vista togliere anche questi ultimi fondi ed è ora destinata alla chiusura, annunciata per il 1 settembre del 2016, nell’anno del suo 40esimo anniversario. Se l’orchestra è la rappresentazione in piccolo della società umana, dove ognuno è chiamato a fare al meglio il proprio compito, dietro il suggerimento di un leader, e questa orchestra rappresenta l’Europa, come il suo stesso nome annuncia, ebbene l’Europa attraverso i suoi rappresentanti ha appena dichiarato la propria fine, ha appena autorizzato la fine dei propri ideali in virtù di ragioni puramente economiche. A Churchill durante la seconda guerra mondiale venne chiesto per quale motivo sotto i bombardamenti tedeschi le orchestre continuassero a suonare e lui rispose: “altrimenti per cosa lottiamo?”. La stessa domanda fatela a voi stessi e che le vostre penne feriscano più delle spade e siano rivolte al cuore dell’Europa. Scrivete ai nostri rappresentanti e fate capire che per l’idea di Europa e per il suo simbolo non è ancora il momento per la parola FINE”.