I Talk sono morti?

Tutti, ma proprio tutti, i quotidiani scrivono che i talk show sono morti. E c’è un certo compiacimento nel notare come siano finite le vacche grasse per i divetti televisivi. Lunedì Quinta colonna il programma di Del debbio (quello più snobbato dai critici fenomeni, dopo Virus Rai) ha fatto registrare 1,4 milioni di telespettatori. Il paradosso è che a compiacersi della crisi dei talk show sono giornalisti che lavorano in quotidiani che sommati non fanno il pubblico di Del Debbio. Neanche con il binocolo vedono quelle vette, che pure ridicolizzano. Ragazzi se siete così bravi a capire e a pontificare ...

Chi sono i veri padroni?

Ci voleva Matteo Renzi per far risorgere in Italia i padroni. Massimo D’Alema alla segreteria dei democratici si è retoricamente chiesto: è giusto che il padrone possa licenziare? L’unico quotidiano orgogliosamente comunista – e cioè il Manifesto – titolava su una grande foto di Matteo Renzi: la voce del padrone. Ecco sono tornati i padroni. La sola ipotesi di cancellare una parte dell’articolo 18 ha riportato a galla ciò che in profondo la sinistra ha sempre pensato (non i pasti a base di bambini): gli imprenditori sono padroni, sono i nemici del popolo. I lettori dovranno scusarci e promettiamo di ...

Cosa vuol fare Della Valle

Diego Della Valle è volato a Parigi, per lavoro. Ci rimarrà per i prossimi due o tre giorni. Non esattamente il comportamento di chi sta mettendo in piedi un partito in fretta e furia. Prima di tutto viene la sua azienda e poi si vedrà. D’altronde se può permettersi di parlare così duramente prima dei due banchieri top del Paese (Geronzi e Bazoli), poi del primo gruppo editoriale italiano di cui è azionista (Rcs), poi dell’azienda delle aziende (la Fiat) e infine del presidente del Consiglio che vola nei consensi (Renzi), è perché ha il suo miliardino di fatturato nel ...

L’eni e la telenovela Descalzi

Domenica scorsa è successa una cosa meravigliosa. Repubblica si è data allo humour e per di più in prima pagina: «Descalzi: mai preso tangenti. All’Eni decideva tutto Scaroni». La barzelletta ovviamente non è questa. Ci mancherebbe altro che il nuovo boss dell’Eni ammettesse di aver preso tangenti. E fino a prova contraria fino a ieri comandava il suo predecessore e cioè Scaroni. Come oggi comanda il suo successore e cioè Descalzi. Che poi in un’azienda con cda, comitati, governance complessa, revisori, Borsa, azionisti forti e ammennicoli vari, decida un uomo solo è sintesi un po’ forzata. Che peraltro non appartiene ...

Oggi l’Eni di Mattei non sarebbe nata

L’ultimo caso é certamente quello piú clamoroso. Perché riguarda l’eni, una delle poche multinazionali italiane. Per di più coinvolge il suo attuale numero uno e il predecessore. Insomma il top delle aziende italiane, con il top dei suoi vertici. La vicenda é nota. La procura di milano indaga su presunte tangenti che sarebbero state pagate al governo nigeriano per l’esplorazione di un nuovo pozzo. Un caso simile ha riguardato nei mesi scorsi un altro big della manifattura, parapubblica: Finmeccanica. In quel caso fu addirittura arrestato il vertice operativo dell’azienda e aperta una pericolosa, per finmecca, procedura che avrebbe potuto portare ...

Quell’inutile parata di Cernobbio

Non ci voleva il premier Matteo Renzi per rivelare il rito stanco che é diventata la riunione di Cernobbio. Modestamente questa zuppa lo scrive da anni, avendo calcato quel marciapiede per un paio di lustri. Semmai, il premier ha avuto il merito di svelare autorevolmente ció che in molti intuivano. Strano, inoltre, che i giornalisti non si siano ribellati per tempo. In una sorta di apartheid dell’informazione, in quell’amena localitá, gli «ordinedotati» vengono piazzati ai margini, in recinti ad hoc, e ogni tanto sfamati con qualche boccone di carne. Ci vanno perche si é sempre fatto così e perché i ...

Si fa presto a dire carretto di gelati

Ho ricevuto questa mattina da Paolo questa mail: é stupenda. Riguarda il carretto dei gelati di Renzi e il perché l’italia é destinata ad un continuo declino, se continuiamo così. Leggete. E un grazie a Paolo. Eh, si fa presto a dire “carretto dei gelati”. Ma siamo in Italia, a Roma, e Renzi è il capo del governo di un paese che richiede a quel carretto giusto qualche strumentazione obbligatoria, qualche piccolo e banale adempimento burocratico. Visto che con quel carretto sicuramente viene esercitato un commercio in forma itinerante di prodotti alimentari, e visto che non ha venduto a Renzi ...

Gli 80 euro e le ragioni di Friedman

Venerdì il governo darà via al cosiddetto Sblocca Italia. Nomi altrettanto evocativi sono stati dati a decreti precedenti. Nonostante ciò l’Italia è ferma al palo. Il governo Renzi ha fatto un passo in più rispetto ai predecessori: ha restituito agli italiani (o meglio solo a una certa fascia ben identificata) 10 miliardi di euro, in forma di riduzione fiscale. Non è poco. Eppure il Pil, il nostro reddito, è diminuito. Siamo tornati in recessione. Purtroppo il motivo è semplice: gli italiani non si fidano più. Cerchiamo di essere un po’ più specifici. Ogni riduzione fiscale dovrebbe generare una maggiore propensione ...

Economisti da rottamare

A un certo punto negli Stati Uniti fu varata una legge che obbligava ad installare i cosiddetti airbag in tutte le auto. Solo una pattuglia di libertari, un po’ pazzi, si dissociò. Uno di loro ebbe l’intuizione definitiva: se proprio non volete incidenti montate sui volanti delle auto, al posto dell’airbag, un coltellino che si conficchi nel petto in caso di urto. Tutti saranno portati a una guida iper prudenziale. Si tratta di un paradosso, ma anche di una provocazione: gli incentivi individuali contano più delle norme. Sono le idee anticonvenzionali (come quelle di Keynes o Friedman per i loro ...

Il fisco non pensa all’Expo

L’Agenzia delle Entrate con una sua nota dei giorni scorsi ha stabilito che le multinazionali internazionali che parteciperanno all’Expo dovranno essere tassate in Italia. Tecnicamante, pur restando in Italia solo per sei mesi, si considererà la loro organizzazione stabile nel nostro paese e dunque non potranno sfuggire alla tassazione sul reddito in casa nostra. Insomma oltre a pagare l’Iva come è normale, dovranno fare un bilancio fiscale italiano e pagare sugli utili eventualmente realizzati. Sei mesi è il limite previsto dalla legge per definire “stabile” e dunque tassabile un’organizzazione, esattamente la durata dell’Expo. Una seccatura in più per gli investitori ...

Telecom. Dove sono finiti coloro che volevano la separazione della rete?

Sarà una combinazione, ma la nuova gestione della Telecom con presidente Giuseppe Recchi e consiglieri freschi di nomina, ha coinciso con l’uscita dalla tradizionale inerzia strategica dell’ex monopolista. Ci sono due grandi pietanze che sono in cucina. Gli investimenti sulla banda larga (quasi dieci miliardi in tre anni) e la ricerca di un nuovo socio industriale. Che poi sono la stessa cosa. L’intuizione, per la verità, l’aveva avuta già la Telecom di Tronchetti: rete fissa e rete mobile devono convivere ed essere in grado di trasportare una gran massa di dati. Occorre però riempire questi tubi con qualcosa che i ...

Argentina fallita. Ma non serve

L’Argentina non è proprio uno di quei Paesi di cui conviene fidarsi, quando si parla di obbligazioni. Da quando ha iniziato ad emettere carta di debito sui mercati, e cioè dall’inzio dell’800 ad oggi, è fallita la bellezza di otto volte. L’ultima una settimana fa. La piú dolorosa, perchè ha coinvolto anche tanti piccoli risparmiatori italiani, nel 2001. Fece un buco di un centinaio di miliardi di dollari, che si è tradotto nell’emissione di una nuova obbligazione sostitutiva. Più del 90 per cento dei creditori accettarono l’offerta: persero così poco più del 70 per cento del capitale. Meglio di niente, ...
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