Robin pop
L’idea di tassare i petrolieri per i loro extraprofitti (ma chi quantifica e come l’extra? ed è l’unico settore ad avere extra? e nel futuro tutti gli extra saranno da bastonare?) ha l’aria di essere l’idea più pop degli ultimi giorni.
1. Lo Stato, attraverso l’iva, ha già portato a casa tasse extra dai profitti extra del barile extra. Si calcola che in un anno esso ammonti già a 500 milioni. Insomma se proprio crede lo stato potrebbe rinunciare a parte dell’Iva applicata sulla benzina che in Italia è al 20 per cento e in altri paesi europei è al 16 per cento.
2. I profitti maggiori sono realizzati da chi buca e spilla petrolio. Su 1,6 milioni di barili consumati al giorno in Italia, meno di 100mila sono di produzione domestica. Dunque toccare le royalties sui buchi rende poco niente.
3. Il petroliere di gran lunga più ricco d’Italia si chiama l’Eni per un terzo proprietà dello stato. Fattura quasi 90 miliardi di euro con utile vicino ai 10 miliardi (pari al fatturato totale di Erg, secondo petroliere in Italia) ed ha un margine operativo di 20 miliardi. Tassare i petrolieri in Italia, vuol dire per lo Stato tassare se stesso: una partita di giro.
4. Annunciare un’imposta che può facilmente essere traslata sul consumatore ha effetti perversi. Basti pensare che il rincaro di 1 centesimo del costo finale al consumatore della benzina vale per le compagnie petrolifere 500 milioni di euro.
Sono solo alcune notazioni, peraltro imprecise poichè ancora non è preciso l’imponibile della nuova tassa. Ad esempio se veniesse colpita la raffinazione, il discorso sarebbe parzialmente diverso. Resta l’idea molto pop che la manina dello Stato asi occupi degli affari privati.

Un breve commento sulla battuta della satira di sinistra ieri sera ad “ANNOZERO”, penso che sia molto triste ironizzare sulla caduta del soffitto della scuola di Torino almeno solo per rispetto per i parenti del ragazzo morto che finche’ vivranno avranno inciso nel loro cuore un dolore cosi’ innaturale, non voglio che sia un discorso di morale ma soltanto di comune senso civico.
Michela
Egregio dott. Porro
l’altra sera, ad Annozero, le ho sentito affermare che, a proposito di Alitalia e secondo lei, l’altrettanto egregio onorevole Berlusconi avesse sbagliato a fare delle dichiarazioni su quella vicenda e, per giunta, in periodo elettorale.
Non è chiaro in che cosa, a suo dire, abbia sbagliato l’onorevole Berlusconi.
Secondo me invece, l’on. Berlusconi è stato di un tempismo perfetto; non si poteva sceglierlo meglio, il momento in cui lanciare la notizia-bomba della “cordata di imprenditori italiani…. della quale avrebbero fatto parte anche i suoi figli”.
Cordata che non c’era in quel momento, come sappiamo bene tutti.
Ed infatti a seguito di quella notizia, le trattative con Air France, che erano a buon punto, di colpo si irrigidirono e si conclusero con un ritiro definitivo della stessa dal tavolo delle trattative due giorni dopo.
Stia sicuro. Berlusconi non ha sbagliato affatto, come lei afferma, anzi…
Quindi, se crede a quanto da lei stesso affermato, o lei è un ingenuo, … o crede che lo siano gli altri.
un saluto
Giuseppe Di Francia
Dottor Porro
l’ho vista ieri sera a “ANNOZERO”, a parte che Santoro non Le concede molto spazio, volevo farLe i complimenti per i Suoi interventi che sono stati pochi, brevi ma incisivi!
[...] politiche, c’era soltanto Tremonti che elogiava le sue tasse (per una concisa analisi, si legga qui), il suo protezionismo, e il suo nuovo capro espiatorio: la speculazioneIL MERCATO PETROLIFERO – [...]
Il ministro Tremonti di parla del notevole incremento di guadagni, fatti dai petrolieri, speculando sul costo del petrolio in un momento storico in cui il greggio è schizzato molto vicino alle stelle.
E li vuole tassare per destinarli ad altre forme di assistenza statale.
Bene, benissimo anzi malissimo. L’unico che guadagna, senza ombra di dubbio, non è il petroliere ma lo stato italiano che fra imposte, gabelle e quant’altro incassa oltre un euro per ogni litro di carburante (benzina e gasolio), molto di piu’ di quanto guadagna uno stato arabo. Loro sono pieni di soldi mentre noi, italiani, pieni di debiti. Ai voglia di chiedere ai paesi produttori di aumentare le quantità estratte di petrolio giornaliere! Finchè il prezzo sarà ancorato al dollaro, moneta di trattazione internazionale e non piu’ unica moneta di riferimento mondiale, il prezzo non calerà, anzi tendenzialmente salirà.
Ritornando alla Robin Hood Tax, se c’è qualcuno che la deve richiedere è l’italiano ma non al petroliere, allo stato.
Non so che dire ! Non mi intendo affatto di economia, ma leggendo tutti i commenti ho l’impressione che molti di quelli che hanno scritto ne sappiano almeno quanto me; siamo come al solito tutti C.T.! Una sola cosa mi è chiara:comunque siano messe le cose si tratta pur sempre di una nuova tassa. La cosa non mi piace!
A proposito di Robin Hood tax, non sarebbe più conveniente che il mitico personaggio si esercitasse nella inestricabile foresta delle consulenze? Chi ha fatto uso a iosa delle consulenze (instrumentum regni per favorire amici ed amici degli amici) dovrebbe entrare di diritto in un elenco di ineleggibili, per palese incapacità di utilizzare le strutture a disposizione. Non è neppure da ipotizzare l’istituzione di una commissione di inchiesta, perché questa, formata da politici, tenderebbe a minimizzare un fenomeno con le dimensioni di uno tsunami. Accade del resto anche con i magistrati che si giudicano tra di loro.
Giulio di Siena
L’aroganza purtroppo non è solo di sinistra, devo ammettere che anche dalle nostre parti non si scherza. Di solito noi Italiani siamo tutti esperti di calcio, ci atteggiamo a CT della nazionale ed alaboriamo le più fantasiose tattiche di gioco. Per partito preso critichiamo le decisioni del vero responsabile per poi, se si perde urlare che l’avevamo detto, se si vince farfugliare che è andata bene ma che però potevamo perdere. Adesso la moda è atteggiarsi ad esperti in economia ed avere la pretesa, quardando in una palla di cristallo, che il ministro dell’economia del nuovo governo non capendo un fico secco delle leggi di mercato, alla fine farà costare di più i carburanti alla pompa. Roba da pazzi. E’ possibile paragonare i petrolieri ad una qualsiese industria? E’ possibile paragonare una banca o un’assicurazione ad una fabbrica grande o piccola che sia? Io credo di no. Applausi alla super tassazione per questi approfittatori, sempre che il fine sia quello,aggiungendo altri provvedimenti, di fare scendere il costo dei carburanti.Per me il discorso è chiuso.
Non sono un esperto di economia come il Dr Porro o Libertyfighter… mai avrei pensato ad un causa effetto così complicato come “se aumento le tasse ad una azienda questa le scaricherà sul consumatore”… sicuramente ci sarete giunti dopo ampi studi econometrici… immagino pagine e pagine di matrici piene zeppe di dati storici e beta^…
E’ vero ormai quasi tutto finisce in “ismo”… il problema è che quell’ismo sembra sempre volerti offrire una verità assoluta e sinceramente lo è se si prendono per buone le ipotesi da cui si parte… se diciamo che il mercato italiano è perfettamente concorrenziale allora è facile sostenere che una tassazione sui profitti altro non è che una distorsione di un ambiente perfetto…
se il consumatore è perfettamente informato e le aziende sono all’oscuro dei piani commerciali delle concorrenti allora non esisterebbe un extraprofitto (che sarà mai poi questo extraprofitto… per me bastava chiamarlo profitto) e nessuna tassa potrebbe intaccare quello che non c’è
Il problema dal mio punto di vista è che è assurdo voler applicare idee liberiste in un mercato oligarchico… nessuno mi può convincere che il diesel costa quanto la benzina poichè è come volermi far credere che la carne di maiale non lavorata costa quanto l’affettato che se ne deriva… o ci si guadagna sulla carne non lavorata o si perde sull’affettato…
in un mercato sano il costo di un prodotto non può triplicare in un anno ammeno che la materia prima con cui si produce non sia praticamente terminata (e sappiamo bene che le storie sul petrolio in via di esaurimento sono cavolate allarmistiche che si tirano avanti da decenni)
credo improbabile che le società petrolifere rinuncierebbero ai loro profitti solo perchè se li vedono diminuiti… e se devo scegliere tra la mia vita e quella di un petroliere non ho nessun dubbio su chi sceglierei
L’idea di tassare i petrolieri per i loro guadagni non convince. Credo che i guadagni siano già tassati a
scaglioni, anche per le banche. Credo che invece sia da
pensare una revisione della filosofia che legittima la parola ‘tasse’. Il costo del carburante è per un terzo
costo commerciale e per due terzi tasse, solo che le tasse dovrebbero essere imposte e dovute per sovvenzionare servizi resi. Il carburante non è un servizio è un monopolio. Da quì l’idea di togliere i costi dovuti ai monopoli e distribuirne gli introiti sui servizi reali offerti, servizi che aumenteranno di prezzo ma che saranno compensati dai minori costi dei monopoli. L’indubbio vantaggio sociale e psicologico è che a parità di gettito, questo viene pagato solo a fronte di servizi resi e per il reale costo e solo in presenza di richiesta del servizio.
Libertyfighter, ma tu hai la sfera di cristallo?!?!, sai gia quali saranno le misure che adottera realmente tremonti, sei sicuro che imporra ai poveri petrolieri tasse piú alte e niente altro. Ritenere che il ministro delle finanze che tu hai votato, sia cosi stupido da limitarsi a tal banale e controproducente misura, come minimo indica che tu lo sia piú di lui, avendolo votato.
Per quel che riguarda la tua affermazione:”Hai idea di cosa può succedere quando tassi una azienda? Succede solo che questa scarica il costo della tassa sul prodotto finito. E se non può farlo, deve licenziare, ridurre il personale o chiudere. Il che significa MENO prodotto sul mercato e MAGGIOR prezzo. Quindi in entrambi i casi si ottiene MAGGIOR PREZZO.”, behhh, mi pare la solita fesseria e luogo comune, ne piu ne meno di quelli che sparano i vari estremisti di sinistra. Te le vedi le banche che riducono gli sportelli, i petrolieri che chiudono gli impianti di raffinazione perche vessati dallo stato? Hai ragione, probabilmente scaricherebbero tutto sui consumatori..ma é proprio per questo che con loro va usato il bastone perche non é pensabile che questi facciano fortune in un momento di difficolta per tutti. Se sei un vero esperto di mercato mi spieghi perche queste categorie di aziende stanno avendo risultati di profitto che sono opposti a quelli che l’economia globale attuale consente?
@Drugo. Ok usa il termine “libertario”. Hai qualche furba idea di come gestire la cosa che non sia
liberismo ?
interventismo ?
socialismo ?
Senza voler cambiare i nomi, tutti finiscono con ismo. Considerato che il secondo è una via di mezzo tra il primo e il terzo, non ci sono altri stati possibili.
@Franco R.
Hai idea di cosa può succedere quando tassi una azienda? Succede solo che questa scarica il costo della tassa sul prodotto finito. E se non può farlo, deve licenziare, ridurre il personale o chiudere. Il che significa MENO prodotto sul mercato e MAGGIOR prezzo. Quindi in entrambi i casi si ottiene MAGGIOR PREZZO. Sei daccordo?
Anche io ho votato PDL. Ma siccome invece penso di capire un pò di economia, come il dott. Porro, non mi accodo come una pecora al Tremonti pensiero, ma quando dice idiozie lo critico pesantemente. E se ha avuto un atteggiamento da Visco, lo si dica.
Io ho votato PDL e sono contento d’averlo fatto. Sapevo in anticipo che il ministro dell’economia sarebbe stato Tremonti ed ero d’accordo. Ritengo questo governo molto competente ad affrontare i problemi economici che affliggono il nostro paese. Ho letto tutti i commenti fatti su questo blog e sinceramente alcuni mi hanno sfavorevolmente impressionato. Qualcuno ha persino paragonato l’attuale ministro a Visco e Schioppa. Io non sono un’esperto, non so giudicare se è corretto aumentare le tasse ai petrolieri e alle banche,lo lascio fare alle persone che ho votato, so però che sia gli uni sia gli altri, da qualche tempo, ci stanno dissanquando incassando quadagni pazzeschi. Non si capisce il motivo per il quale questo governo non fa in tempo a prospettare un provvedimento che subito è criticato dai soliti giornalisti illuminati sequiti a ruota dai soliti bastiancontrari. Ho la vaga impressione che dopo due lunghissimi anni di visione giornaliera di mortadelle e affini, di liti e sgambetti fra ministri, d’annunci e smentite sugli stessi argomenti nel giro di qualche ora, molta gente è rimasta talmente scioccata da non sapere più distinquere il serio dal ridicolo. Ormai sembra radicato il sospetto che qualunque decisione il governo si appresta a prendere sia iniqua, e che direttamente o indirettamente ci danneggerà. Signori, sta governando gente di centrodestra, non è il governo comunista di Prodi. Dobbiamo essere fiduciosi ed aspettare i risultati che non tarderanno.
Con il petrolio a 140 euro, pochissime case automobilistiche producono motori che funzionano a gas metano, combustibile slegato dalle raffinerie.
Mi domando il perchè.
Giuseppe Quarto
http://www.liberidiscegliere.org
Tassare o non tassare… mercato libero o mercato ingabbiato?
è solo chiacchiericcio che andava bene quando le pance erano piene e la cinta serviva perchè il portafogli faceva scendere le braghe!! Ora è inutile battersi a spada tratta contro coloro che cercano di intaccare la libertà del mercato!! pensiamo davvero che entreranno nuove compagnie petrolifere, abbassando i prezzi, finchè il profitto marginale non sarà pari a “zero”?
il Mercato non è libero e il liberismo è una caxxata come il comunismo o il mercantilismo o come la maggior parte delle parole che finiscono in “ismo”
Non diventate come quegli scialbi sinistri che parlano parlano parlano…i loro discorsi sono pieni zeppi di “ismo”… ci vogliono tre vocabolari e due enciclopedie per capire che non hanno detto proprio niente.
Un pieno nella mia macchina incide per un dodicesimo sul mio stipendio mensile… basta con gli “ismo” parliamo di cose davvero serie
Vorrei, da persona non esperta del settore, provare a fare un’analisi in merito agli aumenti di carburanti.
Il raffronto Euro/Dollaro è obbligatorio, dato che il petrolio lo paghiamo in Dollari.
Da qui la presente considerazione:
Nel 2000 1 $ = 1.2 € e 1 barile di petrolio = 60$ e quindi 1 barile = 72 €
Oggi 1 $ = 0.62 € e 1 barile circa 115$…quindi 1 barile = 71,3 €
cioè dal 2000 ad oggi il prezzo, raffrontato alla svalutazione del dollaro, è rimasto invariato!
Ma allora…è tutta una presa in giro?
Ed i signori petrolieri ci devono spremere ancora come limoni?
Se qualcuno, forse più esperto di me, potesse illuminarmi ne sarei felice.
Grazie
Non riesco ad immaginare le conseguenze del prezzo politico costantemente alto sulla società americana, fondata sull’automobile. Se, come dicono, in America c’è molta povertà, una misura del genere provocherebbe una selezione mirata. Certo, occorrerà tener conto anche delle esigenze di potenza mondiale.
Anche noi, del resto, abbiamo a suo tempo calibrato il nostro sviluppo sulle esigenze della Fiat, a cominciare dalle infrastrutture.
Giulio di Siena
[...] della benzina. Anche perché, la Robin Hood Tax proposta da Tremonti, effetti positivi sui prezzi non ne avrà, e lo dicono in tanti. Secondo Claudio Scajola l’Unione Europea dovrebbe prendere in [...]
Un altro ingrediente per la nostra zuppetta ce lo dà Thomas Friedman (niente a che vedere con il nostro amato). Sul New York times ci racconta, secondo me in modo convincente, perchè gli Usa dovrebbero smetterla di pensare a sussidi alla benzina. Nel suo fondo (http://www.nytimes.com/2008/05/28/opinion/28friedman.html?_r=1&oref=slogin)
ci dice: “il prossimo presidente degli Stati Uniti dovrà impegnarsi a garantire un prezzo alto della benzina per sempre”. Altrimenti, riporto in ingelse, varrà la verità Dodge: “So Dodge wants to sell you a car you don’t really want to buy, that is not fuel-efficient, will further damage our environment, and will further subsidize oil states, some of which are on the other side of the wars we’re currently fighting. … The planet be damned, the troops be forgotten, the economy be ignored: buy a Dodge.”
Nei post c’è un’accusa, “talebani del liberismo”, un poco eccessiva in un paese che di liberalismo ne ha conosciuto veramente poco. Eppure un mercato con più trasparenza, un mercato che combatta le opacità che tendono a formarsi (come i cartelli) e che assicura concorrenza effettiva tra le aziende che operano in determinati settori, gioverebbe anche ai diffidenti nostalgici del centralismo ad ogni costo. La Robin tax è la negazione delle regole del mercato, altro che “mano invisibile” di Smith. Quì c’è la manona dello Stato che, per arraffare ad ogni costo, ricorre al bluff.
Giulio di Siena
Credo che i guadagni, quali che siano e compresi gli alti
guadagni delle banche, siano già tassati in base alla loro entità. L’idea di tassare le soc petrolifere perchè guadagnano, mi sembra un modo nascosto di dire: il prezzo del petrolio aumenta ed io Stato, per limitare l’impatto del costo del carburante senza abbassare le accise, cerco fondi dove li trovo….
personalmente agirei sulla produzione di energia alternativa per risparmiare, ed aumentare l’occupazione e
la produzione industriale. Con l’energia alternativa, anche se costa un pò più di quella da petrolio, si ha il
benefico effetto di non mandare all’estero moneta
spendendo in casa per la produzione dei mezzi tecnici
necessari ed implementando anche l’occupazione sia in produzione che in manutenzione. i benefici di un maggior giro di investimenti e lavoro rendono il petrolio da acquistare meno gravoso. In un paese del nord Sardegna,
con l’impianto di circa 150 pale eoliche, l’amministrazione
comunale incassa fondi altrimenti non disponibili, l’occupazione ha subito un balzo in avanti per decine di unità, e se le pale le costruissimo ed impiantassimo noi
anche l’industria ne avrebbe un beneficio, come su già detto!
Allora guardiamo ai fatti:
Nella Unione Europea solo lo UK dispone di una produzione che copra il 50% del bisogno e scorte per i prossimi 25 anni. Tutti gli altri importano il 90% del fabisogno.
Le compagnie pagano la maggior parte delle tasse & Royalties nei paesi in cui estraggono il petrolio
La Shell (facciamo un esempio) estrae in paesi come Oman, Nigeria e altri. Sempre la Shell paga 4 Miliardi di sterline in tasse poiche’ la residenza fiscale e’ in UK. Se noi cominciamo a inventarci tasse alla Robin Hood o Primula Rossa, quanto pensate che ci metta una compagnia a trasferire la sede fiscale a Dubai? Non Molto.
Stesso discorso vale anche per l’ENI
Non è chiaro cosa abbia in mente il ministro Tremonti, come voglia determinare l’extra-profitto, se intenda identificarlo con dei parametri precisi e naturalmente uguali per tutti, in linea con le normative globali, di cui volenti o nolenti comunque siamo una tessera.
Sotto quest’aspetto e finchè non si concreta, meglio sarebbe tacere, altrimenti rischia di apparire demagogia allo stato puro.
Se invece si riferisce alla classica, vecchia ma sempre più attuale, dicotomia fra “profitti utili” e “profitti inutili” intendendo per utilità , non la provenienza (aggiunta personale)ma il reimpiego, per esempio in investimenti e creare dei meccanismi fiscali che agevolino al meglio gli investimenti in loco , ha tutta (per quello che vale) la mia approvazione.
Cordialità Cosimo Quarta
Grazie Nicola!
Proprio l’articolo che ti avevo chiesto precedentemente
Inutile dire che mi trova daccordissimo.
Solo una breve precisazione a Paolo Mazzarri. Il Suo discorso è chiaro e condivisibile. Ma finché Tremonti si limita a parlare a vanvera, non ho problemi. Mi tappo le orecchie e vado avanti. Il problema è se poi agisce…
Leggendo i post mi pare di essere in presenza di talebani del liberismo. Che male ci sia a tassare chi in questi anni si sta ingrassando come un maiale a discapito di chi invece sta perdendo in potere d’ácqusito e benessere questo qualcuno me lo dovrebbe spiegare. Se poi mi dite che tanto le tasse sui petrolieri la ripaghiamo comunque noi consumatori, questo sará anche vero, ma é unáltra questione. Tutto dipende da come il governo agira sui petrolieri per indurli a ridurre i loro profitti ad un piú equo livello che sia paragionabile a quello di ogni altra azienda presente sul mercato. Perche non si capisce come voi paladini del libero mercato, non vi poniate la domanda di come mai mentre le imprese stanno arrancando, quelle due tre catergorie, vedi banche assicurazioni e petrolieri vanno a gonfie vele?
forse che loro operano sul mercato di un altro pianeta, o forse perche operano in condizioni di vantaggio, di oligopolio? Ma secondo voi, non esiste un limite al profitto oltre il quale é giusto non andare, perche é ovvio che essendo la la ricchezza disponibile un’entita finita, piu qualcuno si arricchisce piu qualcuno si impoverisce. Dico, vabene fare profitto se stai sul mercato e lotti alla pari con gli altri (e in quel caso di conseguenza non potrai mai superare certi livelli di profitto), ma quando le tue fortune derivano dal fatto che pochi gruppi controllano un bene primario, come puo essere l’energia, a cui tu cittadino non puoi rinunciare e sei costretto a comprare da quei tre quattro che te la forniscono (senza quindi una reale concorrenza e mercato, per il fatto che sono pochi, e se va bene non si accordano e per il fatto che non puoi comunque scegliere un altro prodotto o posticiparne lácquisto, se ti serve la benzina quella ci devi mettere nella macchina e non é che puoi andare sempre a piedi), mi chiedo é mercato libero questo?!?!?!? Oscar Giannino, riportava dei dati in cui si diceva che la reale tassazione delle banche si aggira sul 25-30%, mentre per una normale impresa é del 50-60%. Ora non sono un tecnico, ma non ho ragione di dubitare di questi numeri, perche non portare questi valori magari piu in su per banche e petrolieri e un po piu in giu per tutti gli altri? Allora ben venga chi tenta di recuperare questo falso sistema di mercato tassando chi ne approfitta, per poi magari come il signor Moratti sputtanare centinaia di miliardi nel suo giocattolino preferito che é l’inter.
Con la Robin tax mi pare che siamo già alla frutta.
O il nuovo governo inizia dalla frutta? E questo sarebbe il modo serio di affrontare il grave problema del caro benzina?. Poveri noi.
Giulio di Siena
Caro Porro,
siamo sicuri che Tremonti sia proprio Tremonti e non un robot controllato a distanza da Visco? Per la seconda volta in poche settimane Tremonti afferma, in sostanza, di voler risolvere specifici problemi economici mediante l’introduzione di tasse che vanno contro il mercato. Ma questa è una delle fissazioni ideologiche della sinistra, anche se il bersaglio è diverso (probabilmente la sinistra avrebbe scelto di tassare i risparmiatori e gli automobilisti anziché i banchieri e i petrolieri).
Scherzi a parte, mi pongo di nuovo la stessa domanda: perché Tremonti se ne esce con idiozie del genere? Che si tratti di un’idiozia è chiarissimo, infatti essendo la domanda di carburanti piuttosto rigida una tassa sui produttori si traslerebbe quasi interamente sui consumatori, ossia proprio coloro che si vorrebbero tutelare. Inoltre il gettito della tassa sarebbe incassato dallo stato. Come questo si traduca in una riduzione del prezzo dei carburanti alla pompa mi sfugge.
Io credo che Tremonti sia il primo a sapere qual è il problema principale dell’economia italiana in generale e delle famiglie in particolare: una eccessiva pressione fiscale. Però, pur conoscendo il problema, è impossibilitato a risolverlo. Infatti grazie al gettito fiscale e quindi alla spesa pubblica vivono milioni di italiani, non solo dipendenti pubblici ma anche dipendenti di imprese private, artigiani e liberi professionisti che lavorano per lo stato e la pubblica amministrazione. Ridurre seriamente la pressione fiscale avrebbe come effetto immediato la disoccupazione di buona parte di queste persone, e purtroppo nessun governo si può permettere una mossa del genere. C’è poi un’altra difficoltà. Supponiamo di ridurre drasticamente la pressione fiscale e le rigidità del mercato del lavoro: in teoria l’economia vera, ossia quella che non dipende dalla spesa pubblica, dovrebbe riassorbire i disoccupati di cui si parlava poc’anzi, ma in Italia ciò non accadrebbe perché le imprese avrebbero comunque paura ad investire e assumere. E se dopo cinque anni si ritrovassero di nuovo sul groppone personaggi come Prodi e Visco?
In conclusione, non potendo fare niente di concreto non resta che parlare a vanvera.
Un saluto.
Nel paese in cui vivo il costo alla pompa per un litro di verde e di 80 centesimi di euro,il nostro governo sta considerando un taglio di 5 centesimi per litro senza tassare o prendere in giro popolo e compagnie petrolifere.Forse mi ripeto ma la nostra e una democrazia al lavoro,non protestiamo non creiamo problemi di ordine publico e non scendiamo in piazza.La ragione per cui il governo viene eletto e di fare bene per il suo popolo prima,e poi ancora. Quindi vi chiedo mandate un po di questi politici ad imparare come si aiuta il popolo e poi puo darsi che la tassa dell’Abissinia e del regno di Albania scompaiono dalle vostre spese. Ah dimenticavo anche qui i petrolieri sono pochi ed anche ricchi.
Questa idea strana della tassa sui guadagni eccessivi nell’affare petroliero, a parte ogni considerazione sul suo discutibile merito, ignora il fatto essenziale della questione. Ciò che succede è che un cartello, in questo caso la OPEC, sta operando una gigantesca transferenza di capitali dalle economie mondiali a se stesso, è un salasso che puo essere mortale, a parte che ciò è contrario allo spirito della WTO. Il problema è come fermare questo banditaggio. Quì bisogna ignorare WTO e ONU; i paesi dei G8 debbono imporre, e verificare, severe sanzioni economiche e commerciali ai paesi della OPEC, esattamente come si fece con l’Iraq di Saddam, ma con meno umanità. Vorrei vedere come vivranno questi paesi senza i prodotti del mondo occidentale. Ricordiamoci che il petrolio non si mangia e che senza di noi, tutti, e qui includo tutto il Medio Oriente con i suoi enormi deserti, Venezuela che importa il 70% del suo fabbisogno ed Ecuador, morirebbero di fame e dovranno perciò ritornare a migliori consigli.
Il succo di questa proposta è bilanciare il caro petrolio esportato con un caro commercio delle loro importazioni. Ci sarebbero anche altri metodi non ortodossi ma molto effettivi: visto che neanche il denaro si mangia, basta paralizzare l’uso del denaro delle nazioni OPEC e delle loro compagnie nel sistema bancario occidentale, non sarebbe altro che una espansione del sistema, già in uso da parte della OFAC, per fermare internazionalmente il lavaggio di danaro.
Che pena questa idea della Robin Hood tax: c’era bisogno di votare Pdl per sentire cose di sinistra (vecchia, molto vecchia)
Ma anche nella raffinazione al top c’è Eni…
Salve.
Vorrei farvi notare un lato dell’industria petrolifera che pochi conoscono.
Le Navi da Carico bruciano in gran parte combustibile pesante i cosi detto IFO, la Nafta densa, il cui prezzo dipende dal suo grado di densità, che va dai 380 ai 250 $ a suo tempo, quando Navigavo arrivavo a bruciare 80 tonnellate al giorno, un mio collega ne bruciava 120 di tonnellate, sempre al giorno naturalmente.
La faccenda è che questi sono in pratica rifiuti, residui di distillazione con un alto tasso di zolfo (5%) e notevole inquinamento atmosferico che nessuno vuole.
In altre parole, i petroliferi, non solo smaltiscono in questo modo i loro rifiuti, ma se li fanno pure pagare profumatamente.
Il bello di questa storia sta nel fatto che le Nafte prima di essere usate come combustibile per i grandi motori Diesel, sono riscaldate, decantate e ripulite da tante scorie.
Le scorie sono raccolte in apposite Cisterne a Bordo e date ai vari petroliferi nei porti, i quali a loro volta le decantano di nuovo e rimischiano il tutto nella Nafta pesante che rivenderanno alle Navi.
In pratica possiamo dire allora che le Navi non sono altro che dei Thermovalorizzatori speciali che bruciano residui molto tossici, anche riciclati, senza avere gli impianti adeguati a tale funzione, e nessuno dice una parola.
Anche la mentalità dei Direttori di Macchina in pensione come me e maturata, fino ad un paio di lustri fa, di queste cose se ne sapeva poco.
Non solo i petroliferi sarebbero da tassare ma anche ed anche forte, ma con loro anche gli armatori.
Salutonen
Ancora sulle distorsioni al mercato…
Che aggiungere a questo post di Nicola Porro? Pressoché nulla, tanto è condivisibile. Noi attendiamo la formulazione definitiva ed operativa di questa tassazione, che dalle anticipazioni ci pare figlia della demagogia populista e della (apparente…