Cina, tra rinnovamento e status quo
Quali interrogativi pone l’investitura di Xi Jinping alla guida del Partito Comunista Cinese per i prossimi dieci anni? Molti, e non solo per la Cina. Non ultime le lotte interne e le contese personali, segno distintivo della politica di Pechino fin dai tempi dell’Impero.
Il nuovo Segretario del Partito, figura centrale nei giochi di palazzo ma ancora sconosciuto ed enigmatico per i più in Occidente, dovrà, infatti, affrontare una delle fasi più delicate dello sviluppo del paese dall’inizio del periodo di riforme inaugurato da Deng alla fine degli anni Settanta. L’impatto della crisi economica globale sulla crescita cinese, la crescente insoddisfazione popolare per il dilagare della corruzione e del degrado ambientale oltre alla necessità di radicali riforme strutturali sono solo alcune delle sfide che la nuova élite dovrà decidersi a raccogliere.
Se il partito comunista ha goduto storicamente di un grande sostegno popolare, nelle diverse fasi della sua storia – dalla conquista del potere nel 49 a oggi – ha dovuto rinnovare il suo ruolo per garantirsi la legittimità e il diritto a guidare il paese. L’aveva capito Deng Xiaoping alla morte di Mao, conscio che ideologia e fiducia nella leadership illuminata della vecchia guardia del partito non erano più sufficienti e che solo un rapido sviluppo sociale ed economico avrebbe permesso di mantenere il consenso popolare.
Oggi non sorprende che neanche la crescita basti più. Il malcontento sembra non trovare più risposta sufficiente nella diffusione del benessere economico. Un segno di rinnovamento dovrà per forza esserci e l’occasione giusta è offerta dalla lotta alla corruzione pubblica e interna al partito e da maggior impegno e apertura nel garantire le libertà individuali e i diritti civili. Significativo è il fatto che sia Hu Jintao nel suo ultimo discorso in qualità di Segretario del Partito che Xi Jingiping abbiano riconosciuto nella lotta alla corruzione la sfida prima per il futuro. Il rinnovamento del partito e della sua legittimità potrà e dovrà partire da qui.
La domanda è fino a che punto Xi avrà la forza di spingersi nello sfidare le gerarchie e gli equilibri di potere dominati dalla vecchia nomenclatura. Riuscirà a portare un afflato di dinamismo espresso dalla nuova generazione di leader o sarà vittima della volontà di stabilità della vecchia guardia? Poco in realtà cambierà nella sostanza. Nessuno si aspetta misure radicali di apertura e riforma che avrebbero la conseguenza di mettere a repentaglio il sistema di potere attuale. La stabilità e lo status quo rimangono le priorità assolute e il sistema di partito unico deve essere salvaguardato: nessuna analisi del contesto politico cinese può prescindere dal riconoscimento di questo sostanziale dato di realtà. Il giro di vite sulla censura che ha innescato proteste veementi tra la società civile a cavallo del nuovo anno ne è la riprova. Era inverosimile, infatti, aspettarsi un atteggiamento diverso da parte della nuova dirigenza così presto.
Cautela è dunque la parola chiave nella definizione delle dinamiche politiche a Pechino. Difficilmente Xi proverà a rompere con la vecchia politica rapidamente e in modo plateale. È più verosimile aspettarsi un atteggiamento prudente, in linea con la continuità e nella consapevolezza che in dieci anni molte cose potranno cambiare, che ci sarà tempo e spazio per rinnovamenti progressivi. La storia cinese ha abituato a lunghi, graduali processi di cambiamento propri di un paese grande e complicato che deve fare i conti con contrasti violenti e realtà crude. Non vi è da stupirsi, dunque, se ancora oggi il pensiero di Deng per il quale il cambiamento in Cina è simile all’“attraversare il fiume tastando i sassi” resta quanto mai attuale.

Caro Gabriele, grazie delle tue parole! Nel mio primo commento avevo appunto frettolosamente detto che è un’impresa titanica parlare del processo sociale, economico e politico che sta avvenendo in Cina proprio perchè ancora poco più di 60 anni fa circa un miliardo di persone uscivano da una sorta di feudalesimo che seppur in modo sfumato si ritrova ancora nelle campagne lontano dalle popolose città. Non bisogna dimenticare inoltre che fino alla famosa partita di ping pong tra la delegazione americana e cinese, ai tempi di Nixon e ancora vivente Mao, la Cina era chiusa al mondo esterno, come ai tempi degli imperatori, considerando il resto del mondo popolato di barbari e loro ombelico del mondo e popolo eletto. Le tensioni sociali quindi si allenteranno man mano che il relativo benessere raggiungerà tutti i cittadini di questo immenso Paese (imperatori romani docet:”panem et circenses”). Al Partito bisogna comunque riconoscere il merito che dai tempi di Deng ha saputo seguire un cauto, giusto e saggio percorso mettendo sempre figure di rilievo ed eminenze grigie nei posti giusti e sopratutto personaggi concilianti, che noi chiamiamo “colombe”, per rassicurare l’Occidente così da sviluppare ulteriormente il loro export di vitale importanza per il raggiungimento dei loro obbiettivi
Cari Claudio e Giacomo,
Ringrazio entrambi per le parole di stima e incoraggiamento e per le riflessioni condivise. Concordo con le opinioni espresse sulla necessità e volontà del ricambio generazionale così come del rinnovamento del rapporto tra classe politica, partito e società civile. E’ un processo estremamente complesso e delicato, che dovrà necessariamente tener conto delle sensibilità culturali e che difficilmente potrà essere paragonabile nelle sue dinamiche a ciò che succede in Italia o in Europa.
Caro Asiaop,
la ringrazio per il suo commento che offre un interessante argomento di confronto. Capisco e in parte condivido la sua valutazione critica sugli interessi delle elité politica cinese. La perplessità nel giudicarle genuine e attente alle necessità della società civile sono di certo condivisibili. Tuttavia credo che un’analisi completa debba riconoscere la complessità delle dinamiche interne alla burocrazia, le innumerevoli anime in contrasto che animano il partito e le diverse fasi storiche che hanno definito profonde trasformazioni politico, sociali e, sopratutto, ideologiche. Invito ad esempio a ricordare il recente passato che è testimone di come queste medesime elité, capaci di affamare milioni di persone in nome di dell’ideologia, col tempo abbiano saputo riconoscere i propri errori e rinnovarsi, portando circa 800 milioni di persone sopra la soglia della povertà, un risultato senza precedenti storici.
Mi rivolgo al Sig. Stefano. Io invece mi meraviglio del suo consiglio di chiudere questo blog o forum sulla Cina che spero che trovi altri adepti! Vorrei ricordargli che i cinesi sono 1/5 dell’umanità e sono una realtà con cui sempre più dovremo confrontarci, non a caso sono divenuti la seconda economia del mondo ed entro 10 anni supereranno anche gli Stati Uniti d’America. Cultura disgraziata? Dovrebbe ripassarsi un po i libri di storia, la civiltà cinese è iniziata ben prima della civiltà romana e fin dai tempi più antichi le ricche matrone romane si adornavano con le sete cinesi allora sconosciuta in Occidente. Per quanto riguarda poi i loro ristoranti, centri massaggi e importatori di prodotti cinesi spesso irregolari, vorrei ricordargli che preferisco loro ad altri extracomunitari che vengono in Italia a rapinare, sequestrare ed ammazzare nostri connazionali, stuprare le nostre donne e smerciare droga! Infine gli ricordo che anche tra i nostri emigranti del ’900, quelli che andavano in America, non erano tutti stinchi di santo, c’erano anche diversi mafiosi e malavitosi colà insediatisi non certo per lavorare e condurre una vita onesta!
Mi meraviglio dell’iniziativa!
Solo anche parlandone di Cina diamo spazio a una cultura disgraziata da cui non abbiamo niente da imparare.
In Italia questa comunita’ pompa in Cina 2 milardi l’anno finanziata dalle loro banche statali.
Ma l’Italia ha bisogno dei loro ristoranti centri massaggi e importatori di prodotti cinesi ?
Econonomia da terzo mondo! Chiudete questo blog!
Salve! Seguirò con molto interesse questo nuovo forum. Per motivi personali trascorro la maggior parte dell’anno in Cina, dove peraltro mi trovo benissimo, approvo diverse opinioni espresse dall’amico Claudio Giordano che conosco fin dai tempi della mia prima giovinezza trascorsa con lui in Collegio. Sono pienamente d’accordo con lui quando accenna alla TV cinese, tutti i presentatori e inviati speciali delle varie TV cinesi sono giovani, altro che i nostri Matusalemme! Per quanto riguarda poi le loro scelte politiche dico solamente che è impresa titanica parlarne. Una nazione di 1,4 miliardi di persone, la terza per espansione territoriale e con circa 60 etnie diverse, mi accontento di ispirarmi alle sagge parole di Zhou Enlai “I misteri cinesi scompaiono in un solo modo, studiando” Anche se amo la mia Patria ultimamente vivo con disagio ed imbarazzo i troppi eventi spesso sgradevoli che spesso viviamo….purtroppo la nostra democrazia è gravemente malata. Cinismi, opportunismi, ricatti, corruzione e mancanza di etica morale non ci porteranno lontano! Non a caso un famoso filosofo francese, credo fosse Voltaire diceva: “Meglio un re illuminato che una democrazia malata”
Ho vissuto e lavorato in Cina tra Ningbo e Shenzhen gli ultimi 7 anni come expatriate e non è tutto oro ciò che luccica in Cina (secondo me, poiché mia moglie è cinese quindi credo di avere un punto di osservazione privilegiato) questa apertura e questa lotta alla corruzione sono l’ennesima farsa di un’elite politica che vive di corruzione e show di propaganda lavando il cervello a 1.5 mld di persone.
Sia lodato il cielo!Nihao, Sig.r Gabriele le auguro che la vita ed il mondo possano donarle tutto il bene e il meglio che possono… relativamente a quanto “offre il mercato”. Degli ultimi 18 mesi ne ho trascorsi 9 in Cina e precipuamente nella Città di Dalian nell’estremo nord est del paese. Le annunciate riforme di XI sono pesanti ma fondamentali,magari le avessimo noi potute fare(vergognoso Monti con quella maggioranza):azzerare i benefits dei papaveri,basta tagli di nastri e passeggiate sui tappeti rossi…il tempo si dedichi a contatto con la gente,basta meetings lunghi ed inutili,basta al terrorismo soprattutto “islamico” etc.etc.etc. e poi tutta una letter of intent per l’economia e la politica salariale per incrementare i consumi e la produttività etc.etc.etc. Voglio poi esprimerle la mia gioia nel sognare di vederla ogni tanto sulla CCTVnews in cambio di Francesco Scisci del Sole 24 ore che ossessivamente intercala con “at the end of the day”…quasi a voler sfumare il suo leggero interloquire, ci facciamo sempre riconoscere. Avrà poi notato,nota leggera finale di questo mio post,che in TV albergano per lo più uomini e donne(forse in maggioranza)giovani(come lei!),preparati su tutto(intervistano senza la minima incertezza personaggi tipo Blair,Kissinger,Clinton etc.)e,cosa che non guasta,belli! Faccia una segnalazione sul suo blog relativa a questo aspetto giovanile(parlando con cinesi anziani e giovani ho sentito all’unisono tale commento: cosa? noi il vecchiume in TV non lo sopportiamo,salvo rare eccezioni,se non ci fossero persone giovani,belle ed intelligenti, spegneremmo la televisione in un attimo! Noi invece:Costanzo,Pippo Baudo,Vaime,Venier, Perego,etc,etc,etc. Termino per non tediarla oltre. Ancora tante cose belle. Auguri Italia.
Ho vissuto nel Far East, con residenza a Hong Kong per 25 anni.Penso di contribuire a questo blog nei prossimi giorni……
carissimo gabriele,
benvenuto tra noi
andrea