Venerdì 16 maggio 2014 – Sant’Ubaldo v – Compleanno di Rosaria (Auguri, Nipotina Mia!!!) –  Redazione SUD, Piana di Gioia Tauro, di ritorno da Berlino

Già! LGBTQIA. E gli etero?

Di ritorno da Berlino, dove sono andato a presentare il Diario di una vecchia checca, mi sono ritrovato in mano una rivista di quelle patinate e ricche di fin troppi articoli. Tra pagine di pubblicità che, così esageratamente presente, diventa irritante e poco rispettosa della povertà che c’è in giro, uno degli articoli mi spiegava, finalmente, cosa significa, nella sua interezza (per ora), la sigla LGBTQIA. Ed ho avuto una sorta di smarrimento mentale. Mi sono sentito immerso nella “vuotezza” di questa società moderna. Così ipocritamente complicata. Così falsamente protettiva. Così stupidamente spendacciona in slogan e gadget e furbescamente approfittatrice della semplicità intellettiva dell’umano contemporaneo.

La dicitura completa, in realtà, sarebbe (leggete e tremate!!!) LGBTTTQQIA.

Che comprenderebbe:

Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Transgender, Two Spirits, Queer, Questionning, Intersex, Alleati Etero.

Legenda: i Questionning sarebbero coloro i quali mettono in discussione la propria identità sessuale; Gli Intersex, sono quelle persone che non sono riconducibili solo al sesso maschile o femminile; il Transgender, dal Dizionario della medicina 2010, è un  individuo con disturbi dell’identità di genere e del comportamento sessuale che vanno dal travestimento con abiti del sesso anatomico opposto al proprio, alla ricerca di interventi medicochirurgici di modifica degli organi sessuali e dei caratteri sessuali secondari, in una accezione sempre più ampia e indefinita; “Queer” è un termine della lingua inglese, che in origine, significava “eccentrico”, “insolito”. Il termine deriva dal tedesco “quer” che significa “di traverso, diagonalmente” (da Wikipedia). Il resto, direi, è quasi chiaro.

Ora, chi mi spiega che senso abbia tutta questa apparecchiata? In cosa differirebbero, ad esempio, i diritti dei Bisessuali (?) da quelli di qualsiasi altro umano? E, ancora, un Intersex che avrebbe a pretendere più di un pensionato al minimo?

Un Alleato Etero dovrebbe avere maggiori garanzie di un comune mortale?

E, considerata la moltitudine di gusti e preferenze elencati, perché non ci hanno aggiunto anche una bella E, che indicasse quei pochi miliardi di Eterosessuali ancora viventi?

Attenzione! Sono frocio! Mica parlo da eterorazzistatransomofobofascistacattoclericale, come, mediamente, viene frustato ed etichettato chi non si riempie la bocca di sigle.

Sono omosessuale, quanto sono calabrese, robusto, cinquantenne, barbuto, autore, presbite, astigmatico, onnivoro, e un milione e mezzo di altre cose.

Ma non voglio entrare in nessuna categoria. E invito ad un sonoro vaffanculo chiunque cerchi di mettermi una giubba addosso.

Ora, per tornare a bomba sull’argomento, mi richiedo “Perché gli eterosessuali non vengono elencati fra le categorie da tutelare e proteggere?” Non mi sembra una cosa carina nei confronti di chi, da millenni, tira la barca di questa faticosa società umana. Ci sono miliardi di poveri cristi che, da sempre, senza manco porselo il problema di cosa accada nella stanza a fianco, nella capanna in fondo al villaggio, fra le frasche della giungla o i cespugli della savana, nelle grotte dell’Aspromonte o a quell’ultimo piano del grattacielo di Dubai o Manhattan, si fanno un mazzo colossale per sé e per gli altri. Ma a questi sventurati non bisogna pensare, altrimenti si corre il rischio, concentrandosi su pochi miliardi di terrestri, di perdere il contatto con la Comunità Rainbow, di qualche milioncino di individui. Che ha imparato ad urlare, ma non ancora a parlare. E tantomeno a tacere.

“Parlami di te, Amico. A prescindere. Raccontami la tua storia. Anche quella omosessuale, se vuoi. Imparerò a conoscerti. Ad accettarti o rifiutarti. Come è nella possibilità di ognuno di noi. Fedele alla legge del libero arbitrio. Ma non cercare di impormi la tua necessità. Potrei offendermi. Reagire.

E, soprattutto, non ti azzardare a classificarmi, categorizzarmi, intrupparmi. Perché, allora, mi costringeresti a difendermi da te. E sarei ANCHE violento.”

Ecco, io, Nino Spirlì, la penso esattamente così. Senza ipocriti altarini pseudopolitici, senza pulpiti arcobaleno, senza processioni carnevalesche, senza leggi aggiuntive, senza troppi sindacalismi ed associazionismi.

Sei come sei, Amico mio. Se hai bisogno, ti aiuto; ma, se urli, mi perdi. E non fare quel sorrisino finto ironico: con me non attacca! Perché, allora, mi ricordo che sono una vecchia checca navigata. E, se sorrido io, tu sparisci. Perché te ne racconto, di cose… Tutte vissute. Tutte ingoiate e spalmate sull’anima. Ognuna, una piaga. Un chiodo. Una goccia di sangue. Versato. Ognuna, una lacrima. 

Ma questo non mi impedisce, giovane LGBTTTQQIA incazzato, di essere tanto altro. Talmente tanto altro, che quei colori dell’arcobaleno mi sembrano così pochi e sbiaditi, che non ci perdo l’occhio manco a guardarli.

Ecco cosa mi passa per la testa, quando non leggo, fra le tante iniziali, una E che metterebbe pace fra tutti. Quando vedo barricate tra figli e genitori e genitori e figli. Quando il gioco diventa lotta e la guerra non trova pace.

Etero, omo, eterofroci, asessuati, bi, tri… Chi se ne frega! Era meglio quando le cose del cuore, dell’anima e delle mutande non avevano voce.

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Fra me e me. Perché si fa…

 

 

 

 

 

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